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in KAYAK DA MARE, bivaccando libera-mente

DELTA del PO

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Trekking di 110 km. in 3 giorni e mezzo

esplorando in kayak da mare

IL  GRANDE  DELTA

                                                                                                          Delta del Fiume Po

Mare Adriatico Settentrionale

Eko-foto e mappe  ©  Testo di Lorenzo Molinari  ©  Eko-prefazione e conclusione.


Stefano ci guida nella Laguna degli Allagamenti Sud

Poster – Stefano ci guida nella Laguna degli Allagamenti Sud

Eko-prefazione

Posso comprendere che Lorenzo, cresciuto canoisticamente su fiumi cristallini e ricchi di vitalità alpina, veda nel Grande Delta più la morte del fiume che la nascita di nuova vita.

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Poster – Stefano ci guida nella Laguna degli Allagamenti sud

Chi vive nel Delta del Po e del Delta vive, come chi ha una formazione più marina che fluviale, osserva la morte del fiume con occhi diversi.
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Lo sguardo si proietta verso la grandiosità e la bellezza di queste terre così estreme. 
Terre di confine che traggono vita proprio dalla morte del fiume. 
Sabbie che, nonostante e malgrado “tutto”, nascono e crescono dal seme vitale  del Fiume Po.
Ekomappa - 100 km. e più nel Delta del Po - Percorso in kayak

Ekomappa – 110 km. in kayak, nel Delta del Po

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Acque che si mescolano e si sposano senza interruzione. 
Fiume, laguna e mare uniscono le loro forze modellando l’immensità del Delta e creano giovani spiagge a mare, davvero molto belle!
Un grande dono della natura!
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Il silenzioso bivacco su spazi immensi e selvaggi, con le candide creste di onde marine davanti agli occhi, dopo aver solcato lagune che respirano al ritmo di più maree giornaliere, maree che spesso superano il metro di altezza. 
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Affrontare problematiche di non facile orientamento tra i canneti e la foschia.
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Navigare in un paesaggio non certo banale o scontato, anche se “discutibile”. 
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E’ questa un’esperienza che un buon kayaker non dovrebbe lasciarsi sfuggire.

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Michele e Lorenzo al Bonello Bacucco

POSTER – Michele e Lorenzo al Bonello Bacucco

  • Testo di Lorenzo** 

Il fiume trasuda
olio e catrame
le chiatte scivolano
con la marea che si volge…

sospingono
tronchi che vanno alla deriva…

Thomas Stearns Eliot, da “The waste land”

   

  Non posso ingannarmi, convincendomi di aver attraversato luoghi che ricorderò per la loro bellezza. Al di là che possa non piacermi ciò che per altri è bello, credo di saper cogliere la bellezza ma nel morente per prima cosa si percepisce essenzialmente altro.

Quando il fiume cessa di essere, cessa di scorrere, quando la sua vitalità è ormai venuta meno, quando le sue acque hanno perso da tempo trasparenza e lucentezza, imputridite e inquinate da liquami e sostanze chimiche riversate senza posa da civiltà che prolificarono e prolificano per le centinaia di chilometri delle sue sponde e lungo quelle dei suoi affluenti, quando alle sue acque non resta che il saltuario ribollio di un lento fermentare, perché svuotate di ogni respiro, anche la vita che fino allora accoglieva si è persa a valle. Le acque opache e torbide si disperdono per fermarsi in lagune paludose e melmose, in attesa di essere risucchiate e sparire oltre la foce, dove il fiume dissolverà ogni traccia di quel suo lungo e maestoso scivolare dalle montagne innevate fino a questa desolata terra. Come ombra di se stesso, attende stanco un cambio di marea, che lo cancellerà definitivamente, per quanto speri ancora e sempre che lo rapisca il traboccare di una sua stessa piena, evitandogli la fine peggiore, il disperdersi in vapore nell’aria, come cenere di morti, quando il sole incessantemente picchia sullo sfavillante specchio, non consentendo neppure quell’ultimo attimo, sussulto, nell’incontro mortale con il tanto atteso mare.

reti stese a Scardovari

reti stese nella Sacca di Scardovari

Qui nel delta si deposita finalmente ciò che gelosamente ha macinato e trasportato in sospensione dalle vette alpine, creando scanni, delimitando immense sacche salmastre, in cui sovente anche la canoa s’insabbia, se non si seguono le briccole dei canali periodicamente dragati. Granelli di nulla che vanificano oggi sforzo umano nel mantenere l’esistente, spostando inevitabilmente i confini sempre più avanti, prolungando l’agonia verso un mare anch’esso arenato su se stesso, nel desolante monito della lanterna vecchia al Mezzanino, neppure troppo antica, ormai inglobata a un paio di chilometri dal mare e privata della sua originaria funzione di guida.

Il fiume ha trasportato fin qui una memoria lontana e antica, disciolta e impercettibile, da cui affiorano ricordi e sensazioni melanconiche di luoghi ormai passati e dimenticati; così come mutato è il corso stesso del fiume e del suo sbocco, nel trasportare sempre nuove acque, accogliendo il passaggio di barche e chiatte destinate anch’esse a passare, passare e passare, in quell’eternità che è propria del fiume e che per noi naviganti si concilia solo con l’esserci ora.

allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

allevamenti di cozze nella Sacca di Scardovari

Questo è il delta: acqua e terra di confine; spazio salmastro dove altre specie di pesci nuotano cieche, strisciano lungo il fondo, si mimetizzano nel fango o, smarrite e soffocate, saltano all’aria rivelando la loro presenza a becchi affamati e veloci, che non si fanno mancare la preda.

L’uomo ha cercato per millenni di fermarvi il tempo, di non farlo morire proprio qui sul delta, uno spazio a se stante, non solo e non tanto geograficamente, quanto temporalmente. Ma anche qui il destino ultimo del morente si sta consumando: la fabbrica naturale di canneti, per quanto florida, è stata abbandonata, sostituendo la canna delle capanne e dei ricoveri con materiali sintetici, preferendo i tessuti plastici come riparo per il sole e i termoplastici per produrre contenitori. I tronchi, trasportati abbondanti dalle piene pluviali e depositati sugli scanni, non saranno più né legna da ardere, né sostegni immersi di palafitte e tanto meno diventeranno assito nella barca del cozzaro con cui andare a coltivare il mitilo, lungo i fili sommersi che pendono da tralicci disseminati nelle sacche, o del vongolaro con cui raggiungere la sua area di secca, per rastrellare il fondo e raccogliere il bivalve prelibato.

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

seguendo le briccole nella Sacca del Canarin

Chilometri e chilometri di argini, fino all’orizzonte, costruiti con pesanti blocchi provenienti da cave montane e quindi lontane e quindi a caro prezzo e quindi – viene facile pensare – con tutti gli annessi e connessi derivanti dagli appalti per la realizzazione di queste opere monumentali, il cui misero e fallimentare intento sta nel mantenere una precaria stabilità nella salinità delle acque, nel continuo scambio tra mare e fiume, per permettere l’antica industria del mollusco a quelle ormai poche persone che a fatica ci cavano un magro stipendio. Archeologia industriale, che non si capisce perché sia ancora tenuta in vita, quando l’investimento complessivo supera di gran lunga il guadagno, e non credo che avvenga per una politica specifica, quanto per incrociarsi di circostanze confluenti, e non perché questa industria valga, anche storicamente, più di quella del baco da seta o di tante altre ormai perdute, avendo il mondo il suo corso, il verso a cui prima o poi ci si deve non tanto arrendere ma inevitabilmente adeguare.

spettrale ciminiera dell'Enel - Sacca del Canarin - Polesine Camerini

La ciclopica e spettrale ciminiera dell’Enel è il monumento al disastro ambientale del Delta. Testimonianza d’inquinamento e di morte* – Sacca del Canarin – Polesine Camerini

E verrà dell’altro, del nuovo, che, se aggrappati all’antico non sapremo traguardare, certificherà l’ennesimo fallimento. Già ci aveva pensato l’Enel con la centrale termoelettrica di Porto Tolle, nel cuore del delta, ora in spettrale abbandono, dopo aver causato numerose morti per l’inquinamento con la sua torre funeraria in cemento armato di oltre 250 metri, visibile ovunque, che fino a tempi recenti era il manufatto più alto d’Europa, lo scempio per eccellenza in un’area tra le più selvagge. Oggi troppo costoso da demolire, da cancellare, e così non resterà che trovarne una degna riqualificazione ma in questi luoghi apparirà per sempre in penoso contrasto, una ferita aperta.

Sacca della Batteria - case allagate

Sacca della Batteria – case allagate

Come se non bastasse, lo sfruttamento del sottosuolo del delta avvenuto in passato, avviato per la presenza di gas fossili, ha progressivamente affondato intere aree un tempo agricole, con i loro fabbricati rurali, cascine e magazzini per la raccolta dei frutti della terra, costringendo all’abbandono e alla migrazione al di là degli argini, dove la terra è fertile per le bonifiche, o più spesso verso mete lontane in cerca di fortuna. Ma ciò che gli argini hanno artificialmente confinato, appare sradicato e forzosamente altro, non più appartenente alla cultura, al divenire del delta.

Il delta è zona depressa e, in quanto abbandonato, è delta e niente più. La connotazione umana, economica e sociale, che all’uomo piace tanto dare a ogni spazio: invadendolo, frazionandolo, accatastandolo e sfruttandolo, qui ha perso senso più che altrove, perché ciò che per noi è connotabile, per la natura semplicemente è, in attesa di riprendere il suo corso, di riappropriarsi prima o poi di ciò che le è stato sottratto, un battito d’ali per i tempi del mondo.

Ciò che è abbandonato può diventare facile terra di conquista d’imprenditori interessati più al ritorno economico dell’investimento che alla salvaguardia del delta, e l’impatto ambientale non dipende solo dal tipo di attività ma anche dalla dimensione che tale attività assume. Potrebbe proliferare il turismo in battello, il birdwatching, potrebbero realizzare porti per barche da diporto, villaggi turistici, stabilimenti balneari, parchi acquatici, parcheggi attrezzati per camperisti e chissà cos’altro. Tutto ciò potrà riportare luce al delta, rilanciandone l’economia, ma certamente io, Marco Ferrario e Michele Varin non avremo alcun dubbio a puntare altrove la prua della nostra canoa, per provare ancora quel leggero fruscio che accompagna lo scorrere della carena sull’acqua. Stefano Barbiero, canoista e conoscitore del delta, non solo perché vi è nato ma perché ama la sua terra, è da tempo interessato al recupero economico a livello turistico di alcune aree dismesse, tra cui la ex centrale elettrica dell’Enel (per chi fosse interessato alle sue proposte: stefano.barbiero@teletu.it).

Eko-mappe  Delta del Po

Ekomappa 1 - dal Po di Tramontana agli Allagamenti con la Sacca Canarin

Eko-mappa 1 – Delta del Po – Dal Po di Tramontana alla Busa degli Allagamenti

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Ekomappa 2 Delta Po - dagli Allagamenti al Bacucco con la Sacca Scardovari.

Eko-mappa 2 – Delta del Po – Dagli Allagamenti al Bonello Bacucco, con la Sacca Scardovari.

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Ekomappa 3 - Delta Po -  Dal Bonello Bacucco alla Sacca di Goro

Eko-mappa 3 – Delta del Po – Dal Bonello Bacucco alla Sacca di Goro

poco dopo l'imbarco - ore 7,30 - risalendo il Po di Tolle da Barricata

poco dopo l’imbarco – ore 7,30 – risalendo il Po di Tolle da Barricata

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1° giorno. Siamo partiti dalla punta di Barricata lungo il Po delle Tolle e abbiamo risalito verso Nord per i labirinti del delta, d’altronde l’andare per il delta si apprezza proprio non prendendo la via maestra ma perdendosi per canaletti e canneti, esplorando l’esplorabile, pur sempre ricordandosi la via da cui si proviene in quel dedalo senza approdi, anche perché le mappe, per quanto si possa disporne di recenti, non sono mai fedeli a una realtà mutevole a ogni piena e alluvione.

nel Po di Tolle

nel Po di Tolle

Nel Po di Tolle

Nel Po di Tolle

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

paradelo dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

paradelo dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

Tenuta Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

Tenuta Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

Silos Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

Silos Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

laguna degli Allagamenti Sud - Daccò

laguna degli Allagamenti Sud – Daccò

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Casa in tenuta Daccò - Laguna degli Allagamenti

Casa in tenuta Daccò – Laguna degli Allagamenti

Tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

Tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò – kayak da mare in Laguna degli Allagamenti

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Tenuta Daccò

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Tenuta Daccò

tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

Siamo passati per la Tenuta Daccò, abbiamo attraversato la Busa del Bastimento per entrare in Laguna di Canarin e, vagabondando per canaletti, spesso a fondo cieco, siamo giunti ai laghetti del Girotto, sempre in vista dell’orribile mostro dell’ex centrale dell’Enel.

Mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

Quel mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

Mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

Mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

 la Busa di Bastimento

in Busa di Bastimento

nella Sacca del Canarin, sotto il cielo del Delta

nella Sacca del Canarin, sotto il cielo del Delta

navigando nel Canarin

navigando nel Canarin

nella laguna del Canarin

nella laguna del Canarin

Sacca del Canarin - ansa di Polesine Camerini

Sacca del Canarin – ansa di Polesine Camerini

Casa-barca alla Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Casa-barca alla Sacca del Canarin – Polesine Camerini

Casa-barca alla Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Casa-barca con camino, alla Sacca del Canarin – Polesine Camerini

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Reti disordinate alla Sacca del Canarin

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Sacca del Canarin – Polesine Camerini

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Sacca del Canarin – Polesine Camerini

A causa del vento e del freddo, abbiamo pagaiato senza sosta per scaldarci. Ci siamo fermati per una veloce merenda su una spiaggetta di conchiglie presso un vecchio barcone, come quelli del ponte di Bereguardo sul Ticino, e su cui una gentile coppia aveva costruito negli anni una casetta.

approdo al faro di Maistra

audace approdo al faro di Punta Maistra

 il faro di Punta Maistra - brutto come una ciminiera

il faro di Punta Maistra – brutto come una ciminiera

il faro di Punta Maistra

il faro di Punta Maistra

approdo al faro di Maistra

inconsueto approdo al faro di Maistra

Una seconda sosta l’abbiamo fatta lungo la Busa Dritta, al faro di Punta Maistra, brutto come una ciminiera, abbandonato da suo custode e famiglia, dopo l’avvento dell’elettronica.

lo sbarco al faro di Busa Dritta è rischioso

Busa Dritta – lo sbarco al faro di Punta Maistra è rischioso

Sacca della Batteria

Sacca della Batteria

Sacca della Batteria

Sacca della Batteria

Poi per Batteria alle case allagate, spettrali cascine e costruzioni sprofondate e, di conseguenza, sommerse.

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case allagate in Sacca Batteria

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case allagate in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

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Case allagate in Sacca Batteria

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case allagate in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

Sacca della Batteria

il camino della Sacca della Batteria

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Casa allagata in Sacca Batteria

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Casa Allagata in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

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Case allagate in Sacca Batteria

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Case Allagate in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

53a - Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca Batteria

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Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – in kayak tra le Case Allagate

Laguna del Burcio

Laguna del Burcio

Anche qui a girovagare in cerca di un’uscita, dato che la bassa marea impediva le rotte più logiche, fino a vedere in lontananza un barcone che transitava oltre un canneto, indicandoci dove andare e, trovato un canale con un buon fondale, fino a uno sbocco sul mare tra lo Scanno del Gallo e quello del Burcio.

Scanno del Burcio

Scanno del Burcio

All’arrivo sulla lunga lingua di spiaggia deserta e desolata dello Scanno del Gallo (o del Burcio), appena prima della Busa di Tramontana, un forte vento incontrastato da terra ci ha fatto lottare per piantare le tende, intanto che Stefano Barbiero ci salutava, prendendo il mare come via di ritorno, dopo averci guidato per tutto il primo giorno.

Spiaggia dello Scanno del Burcio

Kayak da Mare sotto il cielo plumbeo, alla Spiaggia dello Scanno del Burcio

 cena sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

cena sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

Sotto un cielo plumbeo, che fortunatamente ci ha risparmiati fino al calare della notte, il vento si è preso la rivincita impastandoci la bocca di minuti granelli sabbia. Ci siamo preparati una di quelle semplici cene, che sa apprezzare solo chi ha trascorso tutta la giornata a pagaiare o a camminare, mentre una volpe attraversava la spiaggia e si nascondeva nella vegetazione oltre la duna, e chissà com’era giunta su quell’isolotto!

In questo periodo dell’anno le zanzare non sono ancora proliferate e anche per questo non abbiamo faticato ad addormentarci, dopo circa trentacinque chilometri percorsi in lungo e in largo su fondali spesso tanto bassi da arenarci e avendo dovuto contrastare correnti, maree e il vento teso con canoe pesanti di tutto il necessario per quattro giorni.

Spiaggia allo scanno del Burcio

Spiaggia allo Scanno del Burcio

bivacco all'alba, con pioggia, sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

bivacco all’alba, con pioggia, sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

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Spiaggia del Burcio

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Spiaggia del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

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spiaggia del Burcio

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spiaggia del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio – per pochi secondi, è arrivato un raggio di sole.

A pochi metri da noi, una pinna di delfino sorge dal mare al largo di Scanno Boa.

A pochi metri da noi, una pinna di delfino sorge dal mare al largo di Scanno Boa.

2° giorno. La mattina il mare era poco mosso, così abbiamo preferito tornare verso Sud pagaiando sotto costa e, come ci siamo allontanati dal litorale per evitare i frangenti, a non più di un centinaio di metri da riva, siamo stati accolti da un branco di delfini adulti, che pascolava forse in cerca di prede tra le reti lasciate in mare dai pescatori.

Spiaggia e porticciolo all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Spiaggia e porticciolo all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

porticciolo all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

porticciolo all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Porticciolo di pesca all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Porticciolo di pesca all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

lavori al porticciolo di pesca all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

lavori al porticciolo di pesca all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Spiaggia all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Spiaggia all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Superata la Bocca del Po delle Tolle, lasciato il mare, ci siamo fermati a mangiare sulla spiaggetta riparata appena oltre Barricata, di fianco agli approdi del porticciolo dei pescatori.

Sacca di Scardovari - pagaiata tra gli allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari – in kayak da mare pagaiata tra gli allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari - allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari – allevamenti di cozze.

barche e cavane di Scardovari

barche e palafitte di Scardovari

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Barche e palafitte ala Sacca di Scardovari

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Barche e palafitte alla Sacca di Scardovari

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barche e palafitte di Scardovari

reti, cavana e barca a Scardovari

reti, palafitte e barca a Scardovari

barca di Scardovari

barca di Scardovari

barca da pesca della sacca di Scardovari

barca da pesca della sacca di Scardovari

barca e cavana di Scardovari

barca e palafitta alla Sacca di Scardovari

barche e cavane di Scardovari

barche e palafitte alla Sacca di Scardovari

cavane di Scardovari

barche e palafitte alla Sacca di Scardovari

barca e cavana di Scardovari

barca e palafitta alla Sacca di Scardovari

cavana a Scardovari

palafitta a Scardovari

reti, cavana e barca a Scardovari

reti, palafitta e barca a Scardovari

sotto la cavana - Scardovari

palafitta – Scardovari

sotto la cavana - Scardovari

in kayak sotto la palafitta – Scardovari

cavana a Scardovari

Barca e palafitta alla Sacca di Scardovari

barca e cavane di Scardovari

barche e palafitte di Scardovari

Pagaiando lungo la riva della Sacca di Scardovari, abbiamo superato le palafitte allineate dei cozzari e attraversato la Sacca tra i filari degli allevamenti di cozze,

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traversata tra gli allevamenti di cozze

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traversata tra gli allevamenti di cozze

traversata della Sacca di Scardovari tra gli allevamenti di cozze.

traversata est-ovest della Sacca di Scardovari tra gli allevamenti di cozze.

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in kayak – traversata tra gli allevamenti di cozze

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in kayak – traversata tra gli allevamenti di cozze

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

reti alla Sacca di Scardovari

reti alla Sacca di Scardovari

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allevamenti di cozze alla sacca di Scardovari

Sacca di Scardovari - La pesa delle cozze

Sacca di Scardovari – La pesa delle cozze

Sacca di Scardovari

Sacca di Scardovari

Sacca di Scardovari - La pesa delle cozze

Sacca di Scardovari – La pesa delle cozze

 dirigendoci poi verso la Sacca di Bottonera.

Nuovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Kayak da mare sul nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

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Nuovo Scanno tra Scardovari e Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

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nuovo scanno tra Scardovari e Bottonera

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uova su nuovo scanno

Uova sul uovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Uova sul nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

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Nuovo scanno tra Scardovari e Bottonera

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nuovo scanno tra Scardovari e Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca

Canale dalla Sacca Bottonera al Po di Gnocca

Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca - e la sacca della Bottonera in bassa marea

Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca – e la sacca della Bottonera in bassa marea

71b - Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca

in Kayak da mare nel canale dalla Bottonera al Po di Gnocca

Superato il Po di Gnocca, abbiamo girovagato tra i meandri delle acque interne e tra i canneti per ammirare la natura.

sbarco alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

sbarco alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

chiari del Bonello Bacucco

chiari del Bonello Bacucco

sbarco alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

Kayak da mare sbarcano alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

Paradeli del Bonello Bacucco

In kayak da mare nella giungla del Delta – Paradelo del Bonello Bacucco

Preparativi di cena alla spiaggia del Bonello Bacucco

Preparativi di cena alla spiaggia del Bonello Bacucco

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Il cameriere del Bacucco  ;-)

 Il cuoco del Bacucco

Il cuoco del Bacucco  ;-)

 

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Preparativi per la serata al Bacucco

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l’oste del Bacucco  :-))

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luna piena sul nostro bivacco

Bivacco al Bonello Bacucco

Tramonto con kayak, tenda e cappello – Bivacco al Bonello Bacucco

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tramonto sul kayak da mare al Bonello Bacucco

Dopo aver percorso una quarantina di chilometri, il secondo giorno si è concluso sulla magnifica spiaggia del Bacucco, invasa da tronchi e coperta di innumerevoli conchiglie.

Nel mese di maggio è facile trovare lungo le spiagge uova di uccelli, anche prive di un vero è proprio nido e che apparentemente sembrano abbandonate a se stesse, e non a causa della presenza di noi canoisti.

Abbiamo cenato seduti al tavolo di una costruzione estiva, realizzata con tronchi spiaggiati da villeggianti che approdano in giornata con barche a motore, brindando con una dovuta bottiglia di vino rosso. Il vento, che ancora non ci dava tregua, ma ora proveniva dal mare, aveva finalmente spazzato via le nuvole, offrendoci un cielo a sera illuminato dal plenilunio, mentre sul resto del Nord Italia e sul Tirreno pioveva a dirotto.

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

colazione attendendo l'alba al Bonello Bacucco

colazione attendendo l’alba al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

Bivacco con uova, al Bonello Bacucco

una sorpresa, uova al Bonello Bacucco

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

nel Bonello Bacucco

nel Bonello Bacucco

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

 

 Il faro di Goro

Il faro di Goro

3° giorno. Ripreso il largo tra i canneti, siamo arrivati, attraversando il Po di Goro, al Faro omonimo, tuttora abitato e meta turistica nella stagione estiva, per la presenza di un bar-trattoria e della famosa spiaggia dell’amore.

 Il faro di Goro

Il faro di Goro

Il faro di Goro

Il faro di Goro

La chiusa (trovata aperta) del Canale che va dal Po di Goro alla Sacca di Goro (a nord del faro)

La chiusa (trovata aperta) del Canale che va dal Po di Goro alla Sacca di Goro (a nord del faro)

Approfittando della chiusa ancora aperta, regolata in base dal flusso delle maree, per evitare che si alteri la salinità delle acque interne, siamo entrati nel Mezzanino.

Aironi nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Aironi nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

il tempo sgretola – Nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nel mezzo della Sacca di Goro

Briccole e gabbiano – Nel mezzo della Sacca di Goro

Nel mezzo della Sacca di Goro, Barca per vongole.

Nel mezzo della Sacca di Goro, Barca per vongole.

Nel mezzo della Sacca di Goro, la pesa delle vongole

Nel mezzo della Sacca di Goro, la pesa delle vongole

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

kayak da mare all’Ultima Spiaggia – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

Passando per la lanterna vecchia e navigando tutta la lunghezza della valle di Gorino, fino alla Sacca di Goro, abbiamo raggiunto lo Scanno di Piallazza, lingua di sabbia sul finire a pelo d’acqua, anch’essa coperta di tronchi e conchiglie e, ovviamente, anche degli immancabili contenitori e bottiglie di plastica, per quanto mi sembra che il loro numero sia in progressivo calo.

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

Atollo Mediterraneo – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

kayak da mare all’Ultima Spiaggia – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

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Sull’ultima spiaggia

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Sull’ultima spiaggia

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

all’Ultima Spiaggia – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

al largo dello Scanno di Goro (o spiaggia dell'amore)

al largo dello Scanno di Goro (o spiaggia dell’amore) – “Lorenzo, s’è scordato il kayak   :-)”

Una breve pausa per riposarci e mangiare qualcosa, per poi prendere il largo sul mare e navigare verso Nord-Est con il vento in parte alle spalle, ma non più violento come il primo giorno.

la foce del Po di Goro e il Faro

la foce del Po di Goro e il Faro

Tornati al Faro di Goro e surfando per accedere al Po di Goro, ci siamo inoltrati per i canali tra i canneti per raggiungere nuovamente la spiaggia dove avevamo trascorso la notte precedente.

 Avendo pagaiato solo venticinque chilometri, abbiamo piantato le tende già nel primo pomeriggio e ci siamo goduti del fascino di quell’insolita spiaggia.

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po -Stramonita, un Gasteropode del genere Murex - Delta del Po

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po -Stramonita, un Gasteropode del genere Murex

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po - Stramonita, un Gasteropode del genere Murex - Delta del Po

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po – Stramonita, un Gasteropode del genere Murex

Bonello Bacucco

kayak da mare al Bonello Bacucco

Camminando lungo la riva io raccoglievo conchiglie, tra cui un raro e magnifico esemplare di una dozzina di centimetri di Stramonita, un Gasteropode del genere Murex, mentre Marco cercava ceppi di forme particolari, che caricati sulla coperta delle canoe, ha portato a casa come cimeli.

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Paradelo del Bonello Bacucco

3d - Paradelio del Bonello Bacucco

paradelo del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

4° giorno. Smontato il campo con calma, abbiamo pagaiato per canneti e canali fino a tagliare la Sacca di Bottonera e, seguendo lo Scanno di Scardovari, siamo arrivati dopo poco meno di una ventina di chilometri al porticciolo dei pescatori di Barricata, a breve distanza dalla macchina.

l'ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera  con marea crescente.

l’ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera con la corrente della marea crescente.

 l'ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera

l’ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera

Nella Sacca di Scardovari

Nella Sacca di Scardovari

nel chiaro del Bonello Bacucco

nel chiaro del Bonello Bacucco

Nella Sacca di Scardovari

Nella Sacca di Scardovari

un chiaro del Bonello Bacucco

un chiaro del Bonello Bacucco

Vongola nella Nella Sacca di Scardovari

Vongola nella Nella Sacca di Scardovari

 Nella Sacca di Scardovari

Nella Sacca di Scardovari

Nel Po di Gnocca

Nel Po di Gnocca

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

La sacca di Scardovari

Lo sbarco finale alla spiaggietta della Sacca Scardovari (zona Barricata)

Fine Trekking – Sbarco alla spiaggietta della Sacca Scardovari (zona Barricata) – – kayak carichi di legna.

Prima di rientrare a casa, non è mancato un brindisi di prosecco con un discreto piatto di spaghetti alle vongole da Renata, una delle trattorie della zona, dove purtroppo non si respira più quell’atmosfera genuina come appare nelle foto sulle pareti, e non solo per l’arredamento, anche per il menù e le ricette, un po’ leziose, come forse predilige il palato del turista.

Testo: Lorenzo Molinari ©

Foto: Marco (Eko) Ferrario ©



 1/4 Maggio 2015 –

Lorenzo Molinari, Michele Varin e Marco (Eko) Ferrario

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Poster - con Stefano, la Guida del Delta - in Laguna degli Allagamenti

Poster – Stefano, la Guida del Delta, ci indica il percorso in Laguna degli Allagamenti.

Eko-conclusione

Ringrazio l’amico Stefano Barbiero, kayaker del Delta (di Porto Tolle), che con passione ha vissuto insieme a noi il primo giorno di questo trekking.

Stefano è una eccellente guida e un profondo conoscitore del Delta Veneto, il suo contributo è stato per noi un arricchimento necessario e utile per comprendere meglio il Delta e questa avventura.

Stefano, ci ha chiesto, quale sentimento e desiderio ci conduce a pagaiare su queste acque e cosa più ci ha colpito ed entusiasmato del nostro trekking?
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Caro Stefano,
 Il faro di Goro

Al Faro di Goro

a distanza di anni, è la terza volta che in  Kayak da Mare, torno per qualche giorno a pagaiare e vagabondare nel Delta del Po.

Tra le cose che più ci sono piaciute, mi soffermo subito a descriverti la nostra tappa alla Sacca di Goro (la parte romagnola del Delta), che assolutamente devi conoscere ed apprezzare quanto la parte veneta.
La Sacca di Goro piace molto per gli spazi immensi e i profondi silenzi.
La foschia ovatta il paesaggio, donando un intenso mistero alla nostra esplorazione.
Abbiamo percorso in giornata un giro ad anello, imbarcandoci e rientrando dal/al Bonello Bacucco (vedi Eko-mappa 3).
Prima di entrare in Sacca siamo sbarcati al bel Faro di Goro, uno dei pochissimi luoghi durante  i quattro giorni di navigazione nel delta, in cui abbiamo notato una certa presenza umana.
Poche decine di metri a nord del Faro, c’è un ampio canale e noi siamo fortunati! La chiusa in corrispondenza del ponte è aperta così possiamo entrare, navigando in kayak, nella Sacca di Goro.
Alla nostra destra i canneti delimitano l’Oasi di Mezzanino ed è stato bello entrare e perdersi specchiandoci in questi chiari. L’acqua qui è più limpida, ci sono aironi, qualche cormorano e altri uccelli.
Nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Più a nord, lungo la riva, c’è un relitto di una barca da pesca che il tempo sta lentamente consumando.

In lontananza scorgiamo la Vecchia Lanterna, il faro di quando la foce del Po arrivava fino a qui; più a sud, le acque appena percorse, sono tutte acque nuove, nate negli ultimi secoli, sono le giovani figlie dal Po.
Dopo questo vagabondare, è stato bello attraversare l’immensità della Sacca di Goro, percorrendo i canali ben tracciati dal susseguire delle briccole. E’ questa una importante zona di coltivazione e raccolta di vongole e, qua e la, sono collocate curiose reti di pesca disposte per intrappolare i pesci, mi hanno ricordato le reti per imprigionare i tonni, ma ovviamente tutto molto più in piccolo.
Ormai è mattina inoltrata e le vongolare avevano già abbandonato il lavoro, sarebbe stato bello vederle all’opera, sarà per la prossima volta.
In mezzo alla sacca, raggiungiamo la palafitta della pesa delle vongole e poi proseguiamo la nostra navigazione verso l’uscita a mare, che si ritrova di fronte a Volano, a circa 3 chilometri, ma la foschia allunga le distanze a dismisura.
all'Ultima Spiaggia - La punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

all’Ultima Spiaggia – La punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

Alla punta dello scanno di Goro (o di Piallazza), su quella che mi piace definire l’Ultima Spiaggia, ci fermiamo a pranzare.

La marea e le onde scoprono e coprono più volte al giorno questo lembo di spiaggia e aggiungono sabbia a sabbia depositando anche una enorme quantità di magnifiche conchiglie. Ci troviamo in un luogo estremo, il limite di un magnifico atollo mediterraneo, la fantasia mi porta a immaginare la bellezza di questo luogo (esotico) illuminato da un sole splendente.
Nel pomeriggio siamo poi tornati pagaiando a mare e dopo il faro di Goro, surfando l’onda tra le correnti della foce ci siamo infilati nel Po di Goro per prendere poi l’ampio canale che conduce verso il Bonello Bacucco.
Attraversato poi il ramo Morto (che da qualche anno non è più morto) siamo entrati nuovamente nel Bonello e percorsi alcuni suoi paradeli abbiamo raggiunto la spiaggia del nostro bivacco, la stessa della notte precedente.
In totale, nella giornata, avremo percorso 25 km. ma volendo avremmo potuto allungare il percorso di esplorazione della Sacca di Goro.

È presto, così abbiamo tutto il tempo per godere pienamente di questa vastissima spiaggia lunga un paio di chilometri che va dalla foce del Po Morto alla foce del Po di Gnocca.
Sulla spiaggia scorgiamo numerosi nidi con le uova, così cerchiamo di sistemare il nostro campo stando il più lontano possibile.

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cavane di Scardovari

cavane di Scardovari

E’ piaciuto molto l’aspetto esplorativo e avventuroso del trekking in kayak.

Non si tratta semplicemente di andare in canoa. Per navigare ed esplorare queste acque, se non si vive nel Delta, è indispensabile studiare la variazione delle maree e delle correnti, ragionare sui percorsi, per non perdersi e per non finire in secca, la qual cosa è veramente poco piacevole, prestando anche attenzione al mare, che anche quando è poco mosso, ha onde che frangono per centinaia di metri lungo le spiagge e le correnti alle varie bocche del Po possono essere molto impegnative da superare.
Entusiasmano le spiagge degli scanni; immense, silenziose, ricche di legna e di conchiglie portate dal mare e frequentate dagli uccelli marini.
cavane di Scardovari

palafitte e barche di Scardovari

Su di esse ci sono pochi rifiuti di plastica, le ricordavo più sporche in anni passati, forse i bagnanti, come anche i canoisti, hanno imparato a portare via i  loro rifiuti.

Piacciono gli spazi immensi della Sacca di Scardovari, le numerose palafitte lungo la riva di Scardovari e i caratteristici tralicci degli allevamenti delle cozze; questi ultimi ci hanno accompagnato durante la traversata della sacca, le corde penzolanti sull’acqua hanno creato una scenografia unica ed è stato bello giocare fotograficamente con le luci e i riflessi sull’acqua.

Sacca di Scardovari - allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari – allevamenti di cozze.

Bivacco al Bonello Bacucco

Bivacco al Bonello Bacucco

Ci ha entusiasmato l’incontro con un gruppo di delfini che gironzolavano nei pressi delle reti a mare, al largo dello Scanno  Boa e guizzando  fuori dall’acqua, erano ben più veloci di un semplice clik delle nostre macchine fotografiche.

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Sulle spiagge ci sono piaciuti i comodi rifugi fatti con i tronchi d’albero e la legna depositata dal mare. Meno bello vedere spesso questi capanni vestiti da teli agricoli verdi o neri. Con tutte le canne nei paraggi, si poteva fare molto di meglio, senza spargere immondizia e deturpare il paesaggio.

Bivacco al Bonello Bacucco

Bivacco al Bonello Bacucco

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Ci è piaciuta la luna quasi piena che ha illuminato la nostra notte del 2 maggio alla spiaggia del Bacucco.
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Ci sono immensamente piaciuti i nostri tre bivacchi, senza i quali il trekking avrebbe perso il suo fascino e le sue motivazioni.
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 l'ex magazzino del riso della Sacca della Bottonera

l’ex magazzino del riso della Sacca della Bottonera

Ci è piaciuto e incuriosito, gironzolare nelle lagune, in particolare tra le case e di magazzini allagati e ormai diroccati e divenuti archeologia del Delta.

 quel mazzolin di fiori in mezzo al ramo nord del Po di Bastimento

quel mazzolin di fiori in mezzo al Po di Bastimento

Ci è piaciuto quel mazzolin di fiori gialli cresciuto tra i rami di un albero arenato nel mezzo della corrente del Po di Bastimento.

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Ci è piaciuta la sosta sul nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca Bottonera, eletto dagli uccelli marini come luogo di nidificazione.
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Ci è piaciuto pagaiare facendo parte di un piccolo gruppo di amici che condividono le stesse emozioni per la natura, la tranquillità, i silenzi, l’avventura e il viaggiare slow con pagaia.
Anche se qui gli spazi sono vasti e ci sarebbe spazio per tanti, questi luoghi, per comprenderli, vanno vissuti con molta discrezione, in solitudine o tuttalpiù assieme a un ristrettissimo gruppetto di tranquilli kayaker.
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Ci è piaciuto quel piatto di spaghetti con le vongole veraci del Delta, che abbiamo gustato in una trattoria tra Barricata e Scardovari, prima di affrontare il viaggio di ritorno in auto per tornare a casa.
Stefano e il suo riflesso nel canale dal Po di Tolle agli Allagamenti Sud

Stefano e il suo riflesso nel Delta

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Non piace
l’invadente e irrispettosa presenza della ciminiera Enel di Polesine Camerini.
Deturpa il Delta sovrastandolo con sfacciata prepotenza.
Ovunque ci si trova, la ciminiera è onnipresente.
Una presenza asfissiante per questo paesaggio così morbido, basso e piatto.
Quella ciminiera è uno sfregio al Delta.
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Non ci sono piaciuti i molti chilometri di sassi e scogli che circondano la Sacca di Scardovari, molti Scanni e che arginano i rami del Po. Immaginiamo quale suprema bellezza in un Delta più selvaggio, in cui la natura avrebbe potuto essere davvero libera di svolgere interamente il suo corso, a scapito forse della vita dei propri abitanti, hai loro!
Ma forse è giusto così.
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Non c’è piaciuta l’acqua opaca, fangosa e marrone. Nelle passate esplorazioni autunnali la ricordavo più limpida, ma dipende anche dalle piogge che in primavera annaffiano abbondantemente la pianura Padana portando fango al Delta e poi, il grigiore di questo cielo rende l’acqua ancora più tetra.
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al faro di Punta Maistra

Tristezza e desolazione, al faro di Punta Maistra

Non c’è piaciuta la desolazione del faro di Punta Maistra, sulla Busa Dritta.

Un brutto faro, abbandonato e in rovina, triste e angosciante. Come dice Stefano: “simbolo della rassegnazione dell’uomo del Delta”. Immagino la tristezza nel cuore di Stefano, quando lo abbiamo fatto sbarcare qui, ha dovuto ricordare gli anni della sua gioventù, quando era accolto nel giardino ben tenuto dalla famiglia del guardiano del Faro, con l’orto e gli alberi da frutta e con gli attracchi in ordine.

Se l’uomo del Delta volesse e, sopratutto, se la Marina Militare non lo lasciasse colpevolmente abbandonato a marcire, penso che questo Faro possa ancora essere recuperato, per rinascere e trasformarsi in un punto di riferimento per tutto il Delta, come per il Faro di Goro e forse ancor più, trovandosi sulla foce principale del Po. Queste mura potrebbero trasformarsi in un rifugio, simile a quelli delle nostre montagne, con magari anche un piccolo museo del Delta e un punto di ristoro con servizi per i canoisti e non solo. La prima cosa da fare è la realizzazione di uno sbarco sicuro e decente, oggi è un vero rischio sbarcare dal kayak e poggiare piede su una banchina pericolante, con legni rotti e altri prossimi alla rottura.
Questo luogo potrebbe essere attrezzato per diventare un punto di arrivo o di sosta anche per escursioni in kayak. Un luogo adatto ad essere raggiunto dagli amanti della pagaia e del remo, che potrebbero imbarcarsi dall’ansa di Polesine Camerini (Canarin), luogo dove, anziché realizzare un grande porto turistico, che (se funzionasse) limiterebbe ulteriormente la pace e snaturerebbe ulteriormente il Delta, si potrebbe invece realizzare un centro remiero sfruttando le acque del Canarin, un punto di riferimento per quanti amano visitare il Delta con rispetto, sfruttando la propulsione umana.

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Per una navigazione più sicura, oltre ai soliti siti di meteo-mare abbiamo consultato l’utilissimo calendario delle maree cliccando su questo link: http://www.portobarricata.it/maree.html

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Per programmare escursioni in kayak sul Delta Veneto, consiglio la consultazione
di “Il Delta In Canoa” 
dettagliata guida redatta nel 2001 da Fabio Roccato.
impronte di uccelli marini sulla sabbia del Bonello Bacucco

Impronte di uccelli marini sulla spiaggia del Delta – fotografia di Michele Varin***

Anche se il Delta muta ad ogni piena, rimane questo il miglior documento: utile, ben fatto e necessario per chi, amante della natura, vuole conoscere intimamente e affrontare serenamente il Delta a remi.

Mi piace concludere con queste parole d’amore che Fabio Roccato dedica al Delta e alla Canoa.

Amo il Delta
perché placa il mio desiderio di solitudine.
Amo il Delta
perché mi riserva angoli dove dimenticarmi dei mali dell’umanità.

Amo la canoa
perché mi fa sentire parte integrante del Delta:
canna tra le canne,
acqua tra le acque,
uccello tra gli uccelli.



Note –

* Il disastro ambientale di Porto Tolle – http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/processo-enel-porto-tolle-scaroni-ha-non-indifferente-capacita-a-delinquere/1133170/

** Il racconto di Lorenzo Molinari (in PDF), con altre belle fotografie del nostro trekking, pubblicato anche su CUS Milano Canoa.

*** Michele Varin, racconta sul suo blog il Delta del Po – maggio 2015, aggiungendo  significative testimonianze fotografiche.

Claudio Villani, dopo aver conosciuto il Delta in kayak, ha voluto goderselo anche dall’alto. Ecco il suo volo di 3 minuti in Foce di Busa Dritta, sorvolando il Faro di Punta Maistra per raggiungere la spiaggia a mare: https://www.youtube.com/watch?v=DS3TzgQoIE4.  Magnifico!  

 

 

Serata Lariana di fotografie dal kayak da mare – a Plesio, Sabato 27 settembre 2014

with 3 comments

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IL RAMO DI COMO IN INVERNO

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VISTO CON GLI OCCHI DI UN CIGNO

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in kayak da mare, navigando e fotografando.

Da villa in giardino,

da giardino in villa.

Borghi, paesaggi e dettagli che si specchiano nelle acque del
Ramo di Como.

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Sabato 27 Settembre 2014  ore 19,30

P L E S I O

(Val Menaggio – lago di Como) 

Palazzetto Polifunzionale – Via alla Grona, 88
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La cultura … vien mangiando

 

“A Tavola sul Lario”

  • Polenta taragna di farina nostrana macinata a freddo in mulino,
  • filetto di lavarello,
  • pescato di lago in carpione,
  • zincarlino,
  • formaggio d’alpe.
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Euro 15
(bevande e dolci esclusi)
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POSTI DISPONIBILI 100
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PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA*

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P1140535 Nel Golfo di Como+

Vento e onde, navigazione instabile, fotografia mossa.

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Il Ramo di Como d’inverno,

visto con gli occhi di un cigno.

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Costeggiando il Ramo di Como

Costeggiando il Ramo di Como

Dopo cena,

alle ore 21,

il percorso fotografico

verrà presentato e commentato

da Ekokayak.

* Informazioni e prenotazioni entro giovedì 25
Elena:   348.7654218     elymolteni1966@libero.it
un saluto da una vecchia darsena lariana.

Un saluto a tutti da una vecchia darsena lariana.

 

 
Ringraziamenti: Sorgente Chiarella di Plesio, Oleificio Vanini di Lenno, Mulino Mambretti di Carlazzo.

Evento organizzato dall’Associazione Pro Plesio in collaborazione con l’Amministrazione Comunale.

 

21 settembre 2013 – Presentazione “Inverno in Alto Lario””

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L’associazione Pro Plesio organizza presso il Palazzetto Polifunzionale di PLESIO – Val Menaggio – Lago di Como

Sabato 21 settembre 2013 – ore 21*

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Alto Lario

PROIEZIONE

A

INGRESSO

LIBERO

INVERNO IN ALTO LARIO

visto con gli occhi di un cigno

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Punta e Villa La Gaeta

DA PUNTA LA GAETA  

   E DA PUNTA MORCATE

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Punta Morcate

   NAVIGANDO VERSO NORD LUNGO LE SPONDE DELL’ALTO LARIO

Summo Lacu - Fiume Mera (nord) piccola

Summo Lacu

   … E ANCORA PIU A NORD, VERSO IL SUMMO LACU

   … ALLA RICERCA DELLE ANTICHE ORIGINI DEL GRANDE LARIO

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PERCORSO FOTOGRAFICO

a cura di

Marco Ferrario (ekokayak)

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ispirato ai testi di
Davide Van De Sfroos

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Trasparenze e riflessi dell'Alto Lario

Trasparenze e riflessi dell’Alto Lario

Sabato 21 settembre 2013 – ORE 21

PRESSO IL PALAZZETTO POLIFUNZIONALE DI PLESIO (Lago di Como – Val Menaggio)

Palazzetto Polifunzionale di Plesio

raggiungere Plesio da Menaggio

 
_______*       “A tavola tra Lario e Valtellina”
Nel Palazzetto Polifunzionale di Plesio è possibile cenare prima della proiezione. Per la cena l’appuntamento è alle ore 19 e il costo è di 15 euro (escluse bevande e dolci). La prenotazione alla cena deve pervenire entro giovedì 19 chiamando telefonicamente al numero 3487654218 oppure inviando una e-mail a elymolteni@alice.it. Menù: polenta e missoltino, pescato di lago in carpione, sciatt e pizzoccheri fatti a mano, polenta uncia, formaggi locali.
 

Credit fotografici: Marco Ferrario – Clicca sulle immagini per ingrandirle

SUMMO LACU (Altissimo Lario) – Eko-intervista

with 7 comments

Nel nebbioso silenzio del Summo Lacu, soli con noi stessi ma in compagnia della natura.

Nell’assoluto silenzio, penetrando le nebbie del Summo Lacu, in compagnia della natura.

INVERNO

ALPINO

IN

SUMMO

LACU

Navigare su monti innevati

Summo Lacu – Navigare sui monti della Val Codera

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L’Ansa di Dascio – Basso Mera e Piano di Spagna

IN KAYAK

DA MARE

SULL’ALTISSIMO

LARIO

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Il piano di Spagna

                                                       .

Nebbia fitta al Piano di Spagna

Lago di Novate Mezzola

Vincenzo Maritati, giornalista redattore di PIEDI LIBERI – Itinerari nella natura

intervista Marco Ferrario (Ekokayak)

Nebbia al Piano di Spagna

 
 
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Nebbia sul lago di Novate Mezzola

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Nebbia nell’Ansa di Albonico – Lago di Novate Mezzola

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Alla Cascata di Albonico – Lago di Novate Mezzola

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Nebbia sul lago di Novate Mezzola

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Lago di Novate Mezzola – La Cascata di Albonico

V.M. – Abbiamo chiesto a Marco Ferrario, creatore di EKO e grande appassionato del kayak e dell’avventura, di raccontarci qualcosa della sua grande passione.

Nelle sue parole un esempio di come l’amore per la natura si manifesti in tutte le stagioni, senza fermarsi neppure davanti alle rigidità del clima, anzi, l’esplorazione del lago d’inverno assume una bellezza e un fascino del tutto particolari.

Marco, come nasce la tua passione per il kayak da mare?

Eko – All’origine di questa passione c’è l’amore per i viaggi avventurosi verso le

isole mediterranee.

La prima volta che utilizzai un kayak fu trent’anni fa quando Ettore, un amico a cui sarò sempre grato, mi condusse ad esplorare le anse del fiume Ticino.

Compresi subito che il kayak era l’anello mancante verso la realizzazione dei miei sogni.

Navigare nella nebbia – Lago di Novate Mezzola

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Scogliere del Monte Peschiera – Lago di Novate Mezzola

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Scogliere del Monte Peschiera – Lago di Novate Mezzola

 
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Lago di Novate Mezzola – I monti sorgono dalla nebbia

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Le scogliere del Monte Peschiera

V.M. – Cosa vuol dire Eko–kayak?

Eko – Il significato di Eko sta in queste tre lettere che lo compongono:

E di esplorazione,

K di kayak da mare,

O, rappresenta la “rotondità” del pianeta Terra sul quale l’unico confine possibile è la linea che separa le terre dalle acque, è su questa rotta che costruisco i percorsi dei miei viaggi.

Eko significa anche ecocompatibile e il kayak lo è davvero, scorre silenzioso e non lascia traccia del suo passaggio.

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Le scogliere del Monte Peschiera

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Avvolto dalla nebbia nel mezzo del Lago di Novate Mezzola

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Lago di Novate Mezzola – Le scogliere del Monte Peschiera

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Lago di Mezzola – scogliere del Monte Peschiera

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Lago di Mezzola – la sponda nord nei pressi della foce del Mera

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Sponda dell’Alto Mera

V.M. – So che durante le tue esplorazioni documenti anche scempi edilizi, segnali inquinamenti…

Eko – Navigare in kayak è un privilegio.

Scivolare sull’acqua lentamente e con “passo” umano, consente di osservare la costa e vivere intensamente il paesaggio sentendosi parte di esso.

Un buon kayaker non può accontentarsi di un fluido qualsiasi su cui pagaiare e non può vedere solo il bello, è necessario avere occhi anche per i danni che l’uomo reca alla natura.

Occorre documentare, diffondere, denunciare e contrastare la devastante cementificazione costiera e gli episodi di inquinamento.

Ritengo che impegnarsi in tale senso sia un dovere che abbiamo nei confronti delle future generazioni che erediteranno questo pianeta.

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Sponda selvaggia dell’Alto Mera

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San Fedelino sull’Alto Mera

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Neve, nebbia e monti – L’Inverno del Summo Lacu

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Ghiaccio al Summo Lacu

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Summo Lacu – sosta su spiaggia innevata

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Navigando specchiandosi nel Summo Lacu

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L’Alto Mera e i Monti della Val Codera

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Nebbie del Summo Lacu, tra i monti della Val Chiavenna

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La corrente dell’alto Mera

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La corrente dell’alto Mera

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Il vertice del Summo Lacu tra le ultime correnti dell’Alto Mera

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Alto Mera

V.M. – Come prepari le tue escursioni?

Eko – Le escursioni giornaliere richiedono una minima preparazione, più o meno la stessa di un escursionista di montagna, ma ovviamente con altri mezzi.

Più attenta è la preparazione a un viaggio nautico di più giorni.

Un kayak da mare adatto al trekking possiede ampi gavoni, nei quali sistemare tutto l’occorrente per affrontare diversi giorni in completa autonomia e non si fatica a pagaiare col kayak carico di provviste e di tutto l’occorrente per la navigazione e il bivacco.

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Alto Mera

Nel preparare un viaggio è anche indispensabile uno studio della mappa e perciò del percorso, per sapere dove è possibile sbarcare facilmente e dove è meglio sistemare il campo, inoltre non va trascurata la sicurezza e in tale senso è importante monitorare attentamente la situazione meteo-marina.

Summo Lacu - spiaggia innevata

Summo Lacu – spiaggia innevata

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Alto Mera

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Alto Mera

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Tra nebbie e monti del Summo Lacu

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Summo Lacu – Navigando coi cigni

V.M. – Qual’è la stagione migliore per andare in kayak?

Eko – In kayak da mare si può viaggiare tutto l’anno.

Con opportuni accorgimenti, ogni stagione lo consente ed è proprio navigando in kayak sottocosta che si apprezzano e si comprendono pienamente le diversità stagionali.

Quando arriva la primavera il Mediterraneo mi attende con tutta la sua luce, i suoi colori e i suoi profumi. In particolare sono attratto dagli arcipelaghi, preziosi scrigni di natura e di vita vera.

Invece, col clima freddo e le giornate brevi, amo pagaiare sui laghi prealpini.

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la foce dell’Alto Mera nel Lago di Novate Mezzola

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Cielo d’inverno sul Pozzo di Riva – sullo sfondo il Monte Legnone

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Casolare a Novate Mezzola – sullo sfondo i monti della Val Codera

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Emissario del Pozzo di Riva

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Ghiaccio al Pozzo di Riva e i monti della Val Chiavenna

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Alla foce del Mera sul lago di Novate Mezzola e il Monte Legnone

V.M. – Quali sono i laghi e gli itinerari più belli nella stagione invernale?

Eko – Per quanto concerne i laghi prealpini, il Lario stretto tra i monti, è sicuramente al primo posto tra le mie preferenze e conosco ormai ogni suo capriccio. Percorrendo le sue sponde è possibile pagaiare per oltre 200 km. senza soluzione di continuità, è una grande fortuna avere una palestra simile vicino a casa.

Anche il Benaco è molto bello, lo frequentavo negli anni della fanciullezza contemplando il suo bacino inferiore che mi appariva immenso e perciò misterioso, quasi fosse mare. Quando ho iniziato a navigarlo in kayak ho potuto finalmente conoscerlo in ogni suo dettaglio e raggiungere la parte nord che ha un fascino molto particolare, accarezzata spesso dal vento teso e gagliardo e coronata a occidente da magnifiche scogliere strapiombanti e a oriente dai più dolci declivi del Monte Baldo.

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Ghiaccio nel Pozzo di Riva e le ultime vette delle Alpi Lepontine in Val Chiavenna

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Lago di Novate Mezzola – sosta sulla spiaggia nei pressi della foce del torrente Codera – sullo sfondo il Monte Berlinghera

Eko – Non ho parole adatte per descrivere pienamente le sensazioni e il piacere di una pagaiata, l’immagine fotografica è più significativa di qualsiasi racconto, perciò lascio parlare le fotografie.

Summo Lacu

Summo Lacu 

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INTERVISTA  pubblicata il 18 febbraio 2013 su PIEDI LIBERI – Itinerari nella natura

Fotografie realizzate in Summo Lacu il 16.dicembre.2012

Credit fotografici: Marco Ferrario

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Groenlandia – Kayak e climb

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G R O E N L A N D I A

Trekking in kayak e alpinismo

SABATO 13 DICEMBRE 2014 – ore 21

Ingresso libero

Lavena Ponte Tresa (VA) – Sala Polivalente Bennet

spedizioni in Groenlandia

Matteo Della Bordella, Christian Ledergerber e Silvan Schupbach sono alpinisti che hanno utilizzato i Kayak da Mare per avvicinarsi alla vetta da scalare.

Iniziarono a prendere confidenza col kayak lo scorso aprile, uscendo settimanalmente sul Lago di Lugano e seguendo gli insegnamenti degli amici Emanuele Rodari e Andrea Bolis, così, in poche settimane, hanno appreso e interiorizzato le tecniche di pagaiata e le manovre di rolling o eskimo per l’auto-salvataggio.

Prima di partire per la loro spedizione hanno pagaiato anche sul Lago di Pusiano, ascoltando e mettendo in pratica i preziosi suggerimenti di Antonio Rossi.

Il 5 agosto, Matteo, Christian e Silvan arrivano a Ittoqqortomiq, un piccolo villaggio di 469 abitanti; è l’insediamento di pescatori Inuit più a nord situato sulla costa est della Groenlandia, qui ha inizio la loro avventura.

Stivano nei gavoni di ciascun kayak una ottantina di chili che comprendono il materiale e provviste necessarie per sopravvivere per cinque settimane in completa autonomia e indossata la muta stagna (utile abbigliamento adatto a navigare in stretto contatto con l’acqua di quel mare che in estate raggiunge temperature di poco superiore a zero gradi), pagaiano per oltre 200 km. risalendo il fiordo.

Matteo sulle pagine dei Ragni di Lecco racconta così la sua esperienza in kayak:

… il 6 agosto alle 16 partiamo. Da qui in avanti siamo soli: noi 3 e la Groenlandia, con le sue bellezze e la sua natura selvaggia ed incontaminata. 

Mi bastano pochi minuti per capire che pagaiare nel mare Artico, con tanto di vento, di onde, e un kayak pesante 170 kg, è molto diverso che pagaiare sul lago di Lugano. Beh, non è che ci volesse una scienza per arrivarci, ma solo quando sei lì ti rendi conto davvero di cosa vuol dire. Adesso siamo in ballo, bisogna ballare. Il kayak mi sembra totalmente ingovernabile, è affondato come un sottomarino e non reagisce ai miei comandi, lo scafo viene continuamente girato e sballottato tra vento e onde. Più che pagaiare, qui si tratta di lottare per restare a galla! Dopo circa 2 ore e mezza ci accampiamo per passare la notte. E’ vero siamo partiti, e questa era la cosa più importante, ma abbiamo fatto solo 10 km (con sforzi spropositati) e ne abbiamo davanti ancora 200… Le facce sono piuttosto preoccupate e anche Silvan, notoriamente sempre ottimista, fatica a stemperare la tensione. Con la sua classica risata, ci confida: “prima di questo viaggio ero molto preoccupato ed avevo parecchi punti interrogativi nella mia testa, ma ero convinto che, una volta partiti con i kayak, i dubbi si sarebbero risolti e mi sarei sentito più tranquillo e rilassato…beh, questa volta è decisamente l’opposto: dopo questo primo assaggio in acqua, i miei dubbi e le mie paure sono molto più grandi!”. “Andiamo bene…” penso io. Meglio dormirci su, domani è un altro giorno. 

Il 7 agosto è effettivamente un altro giorno, e la musica un po’ cambia, anche se non del tutto. Per lo meno, vento e onde si calmano notevolmente. Perfezioniamo le regolazioni personali nei kayak, ma  nonostante questo sono tremendamente lenti! Non posso credere di fare uno sforzo così grande e di andare così piano. Pagaiando il tempo scorre molto lentamente, è uno sport ripetitivo, e la mente è libera di vagare nei suoi pensieri. A differenza del lago di Lugano, dove il paesaggio varia in continuazione, qui in Groenlandia le distanze sono enormi e ti sembra di essere sempre fermo: sembra che la fine di una baia o di una spiaggia non arrivi mai. E’ uno sport dove occorre trovare il proprio ritmo, avanzare senza stancarsi troppo trovando il compromesso tra velocità e sforzo. Un compromesso che, personalmente, ho cercato a lungo ed invano per giorni, e che ho poi trovato a poco a poco a forza di fare. Dopo un impatto traumatico infatti, mente e corpo si abituano, e pian piano pagaiare risulta più facile, anzi, più normale. Entriamo in una sorta di routine, le nostre giornate sono tutte uguali: sveglia verso le 8, alle 9.30 salpiamo con i kayak… Poi 7-8 ore a pagaiare, fino a sera, con qualche stop intermedio per mangiare e tirare il fiato. Verso le 18 si prepara il campo, alle 19 si cena e alle 20 crolliamo distrutti nei sacchi a pelo, pronti per 12 rigeneranti ore di sonno. Ho avuto la sensazione di entrare in un circolo, dove dopo un po’ diventa tutto normale, ordinario, anche se per pochi giorni; un circolo per fortuna virtuoso, che ti fa sentire sempre più in sintonia con mare, kayak, pagaia e muta stagna e che in 7 giorni ci ha portato a destinazione, alla fine del fiordo di Skjllebukt, sulla penisola di Renland.

Non è tempo però di rilassarsi, sappiamo che l’alta pressione estiva in Groenlandia, dopo la metà di agosto, ha i giorni contati. Dobbiamo iniziare la nostra marcia verso il punto dove allestiremo il campo base.
Nonostante spalle e schiena siano piuttosto provate dai 210 km in mare, le gambe sono invece belle fresche e riposate, pronte a dare il loro contributo al raggiungimento del nostro obiettivo.

Dopo la prima parte del viaggio consistente nel trekking marino in kayak, Matteo, Christian e Silvan, proseguono il loro percorso camminando tra i ghiacci per 25 km., fino alla base dello Shark Tooth (Dente di Squalo), una roccia granitica verticale alta 900 metri.  Tre giorni di arrampicata libera e sono in vetta. Il rientro sempre a piedi e poi nuovamente in kayak da mare per rientrare a Ittoqqortomiq.

……………………….. Passano i giorni e arriva il momento di rientrare. Siamo tutti ansiosi e curiosi di provare di nuovo l’ebrezza di infilarsi nei kayak e nelle umide mute stagne, nostre abituali compagne di viaggio in mare.

E’ il 30 Agosto quando iniziamo la lunga via del ritorno. Gli 85 kg che avevamo sui kayak all’andata (oltre al nostro peso) ora sono almeno dimezzati e la differenza in acqua si sente. Ritrovo ora il mio laser 5,50 come lo conoscevo e ritrovo in mare gli equilibri che mi mancavano nel viaggio di andata. Il primo giorno avanziamo alla grande, pagaiando in mezzo ad iceberg di diverse dimensioni, copriamo una distanza di circa 50 km. “Se continua così, il rientro è una passeggiata!”, penso durante le ultime pagaiate prima di accamparci.
Purtroppo, però, non continua così. Anzi, la situazione cambia radicalmente: prima la pioggia, poi il vento forte; impensabile andare avanti, siamo costretti a due giorni di attesa. Il terzo giorno piove ancora e la temperatura è scesa, ma niente vento. Decidiamo quindi di provare a partire. L’umidità derivata dal sudore che fatica a traspirare nella muta stagna amplifica la sensazione di freddo e la pioggia cade incessantemente tutto il giorno. Dopo 7 ore quasi no stop, stabiliamo che è il caso di accamparsi. Nella nostra tenda è tutto umido e bagnato, acqua dentro, acqua fuori, difficile mantenere qualcosa di asciutto. I giorni successivi alternano vento contrario a condizioni favorevoli per pagaiare quindi, dopo aver valutato che controvento servono sforzi enormi per progressi minimi, decidiamo di farci furbi e di essere pronti a saltare nei kayak non appena il vento cala, e ad uscirne non appena il vento si rinforza.

Altri 3 giorni di pagaiata ci conducono quasi alla nostra meta. Troviamo riparo in una vecchia casa diroccata. Domani sarà il nostro ultimo giorno: 20-25 km, 4 ore di kayak, ci separano da Ittoqqotoormiit. Ci godiamo l’ultima cena e l’ultima notte di questa spedizione in un riparo asciutto. Sono già 3 notti che sogno di essere a casa: sogno Arianna, sogno gli amici, sogno il mio letto. E’ un sentimento condiviso, anche gli altri non vedono l’ora di rientrare nella civiltà e ritrovare le persone a loro care. Ma non è finita, finché non è finita!

……………………………………. Colazione: un caffè, poi un tè, poi una tisana. Seconda colazione: un altro caffè, un altro tè… e 3 ore che volano, pensando e ripensando a Berta. Il tempo, almeno quello, sembra finalmente migliorato e saltiamo per l’ultima volta nei kayak. Il mare artico però non ci fa nessuno sconto, anche gli ultimi 20 km che ci dividono da Ittoqqotoormiit li dobbiamo sudare, lottando duramente contro il vento e le onde.Nonostante questo riusciamo a rientrare senza altri imprevisti. Sabato 6 settembre alle 15 ritorniamo alla civiltà, 32 giorni dopo esserne usciti.

Peccato! Adesso la nostra spedizione è finita sul serio.

– Il racconto completo con la descrizione della scalata, l’incontro con l’orso e altri dettagli dell’avventura è su questa pagina dei Ragni di Lecco http://ragnilecco.com/groenlandia-grande-caccia-squalo/

– Matteo racconta prima della partenza: http://vimeo.com/99225838  video MountainblogTV

– Matteo racconta poi: http://play.montagna.tv/media/4371/il-kayak-lorso-e-lo-shark-tooth-matteo-della-bordella-racconta-la-sua-groenlandia/ video montagna.tv

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Durante la serata verranno proposti anche due cortometraggi  che descrivono il viaggio estivo dei kayakers Giancarlo Albertari e Luciano Riva, i quali, sempre lungo la costa orientale della Groenlandia, ma un poco più a sud, hanno pagaiato per 300 km. nei fiordi della regione di Angmagssalik.

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100 giorni in kayak

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disponibile in libreria dal 2 dicembre 2014
disponibile in libreria dal 2 dicembre 2014

2014, 176 pagine, f.to150 x 210 Cento giorni navigando in Kayak da Mare, lungo la costa italiana. Una navigazione solitaria. Un diario di bordo che è una guida del Bel Paese visto dal mare, tra natura, storia e cultura dell’accoglienza…

Il libro è pubblicato a più d’un anno da quando Fabrizio Trivella, pagaiando su un kayak da mare, con una tenda, un pannello solare per ricaricare l’i-pad e poche altre provviste, terminava la circumnavigazione della Penisola Italiana  Si tratta di un diario ricco d’insegnamenti non soltanto per “navigatori”. Difficoltà, paura ma anche gioia e ammirazione per l’Italia e i suoi abitanti, visti da una prospettiva davvero unica, si susseguono nel libro, con ampia citazione delle località incontrate, raccontate anche attraverso brevi note storiche e curiosità. Il libro è una guida ma anche una storia di incontri, di cordialità e accoglienza spontanea delle tante persone che Fabrizio ha trovato lungo il percorso. Non manca il brivido dell’avventura; «oggi ho passato momenti drammatici, – scrive ad esempio il 18 maggio – mi sono sentito in pericolo a causa del mare molto mosso e del temporale in corso, in più non riuscivo a trovare un approdo lungo questo tratto di costa roccioso». «Ho avuto paura», confessa, ma alla fine, per fortuna, «dopo circa 10 miglia, quando già stava facendosi sera, ecco una caletta riparata, una minuscola spiaggia di sassi, neanche raggiungibile via terra…» E vi sono anche episodi curiosi o divertenti come quello in cui, in mezzo al mare, la voglia di un caffé spinge Fabrizio a vincere la sua naturale ritrosia quando, avvistato uno yacht, si avvicina chiamando: «Ehi, di bordo!». Seguono stupore, cortesia e intesa tra uomini di mare con il comandante dello yacht che, incuriosito, s’informa sulla sua impresa e gli offre un ottimo caffè! Un autentico momento di sconforto è quello che lo coglie il 16 agosto con un mare in cui «non mancavano delle belle onde – racconta la moglie Anna Maria, coautrice e “spalla” on line del nostro kayaker – e una, in particolare, l’ha tradito proprio mentre stava prendendo la videocamera per fare qualche ripresa. Il kayak s’è rovesciato e la camera è finita in fondo al mare!» Ma proprio come in una bella favola a lieto fine, un pescatore veneto, di Boccasette, la ripescherà mesi dopo tra i rulli di una “vongolara”. E grazie anche a quel “recupero” oggi possiamo vedere nel libro molte delle foto scattate durante il viaggio. Il libro è stampato con certificazione ecologica FSC, standard del Forest Stewardship Council Ecco il sito della casa editrice: http://www.edizionigiacche.com/100-giorni-in-kayak-da-San-Terenzo-a-Trieste.html

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