Eko

in KAYAK DA MARE, bivaccando libera-mente

Groenlandia – Kayak e climb

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G R O E N L A N D I A

Trekking in kayak e alpinismo

SABATO 13 DICEMBRE 2014 – ore 21

Ingresso libero

Lavena Ponte Tresa (VA) – Sala Polivalente Bennet

spedizioni in Groenlandia

Matteo Della Bordella, Christian Ledergerber e Silvan Schupbach sono alpinisti che hanno utilizzato i Kayak da Mare per avvicinarsi alla vetta da scalare.

Iniziarono a prendere confidenza col kayak lo scorso aprile, uscendo settimanalmente sul Lago di Lugano e seguendo gli insegnamenti degli amici Emanuele Rodari e Andrea Bolis, così, in poche settimane, hanno appreso e interiorizzato le tecniche di pagaiata e le manovre di rolling o eskimo per l’auto-salvataggio.

Prima di partire per la loro spedizione hanno pagaiato anche sul Lago di Pusiano, ascoltando e mettendo in pratica i preziosi suggerimenti di Antonio Rossi.

Il 5 agosto, Matteo, Christian e Silvan arrivano a Ittoqqortomiq, un piccolo villaggio di 469 abitanti; è l’insediamento di pescatori Inuit più a nord situato sulla costa est della Groenlandia, qui ha inizio la loro avventura.

Stivano nei gavoni di ciascun kayak una ottantina di chili che comprendono il materiale e provviste necessarie per sopravvivere per cinque settimane in completa autonomia e indossata la muta stagna (utile abbigliamento adatto a navigare in stretto contatto con l’acqua di quel mare che in estate raggiunge temperature di poco superiore a zero gradi), pagaiano per oltre 200 km. risalendo il fiordo.

Matteo sulle pagine dei Ragni di Lecco racconta così la sua esperienza in kayak:

… il 6 agosto alle 16 partiamo. Da qui in avanti siamo soli: noi 3 e la Groenlandia, con le sue bellezze e la sua natura selvaggia ed incontaminata. 

Mi bastano pochi minuti per capire che pagaiare nel mare Artico, con tanto di vento, di onde, e un kayak pesante 170 kg, è molto diverso che pagaiare sul lago di Lugano. Beh, non è che ci volesse una scienza per arrivarci, ma solo quando sei lì ti rendi conto davvero di cosa vuol dire. Adesso siamo in ballo, bisogna ballare. Il kayak mi sembra totalmente ingovernabile, è affondato come un sottomarino e non reagisce ai miei comandi, lo scafo viene continuamente girato e sballottato tra vento e onde. Più che pagaiare, qui si tratta di lottare per restare a galla! Dopo circa 2 ore e mezza ci accampiamo per passare la notte. E’ vero siamo partiti, e questa era la cosa più importante, ma abbiamo fatto solo 10 km (con sforzi spropositati) e ne abbiamo davanti ancora 200… Le facce sono piuttosto preoccupate e anche Silvan, notoriamente sempre ottimista, fatica a stemperare la tensione. Con la sua classica risata, ci confida: “prima di questo viaggio ero molto preoccupato ed avevo parecchi punti interrogativi nella mia testa, ma ero convinto che, una volta partiti con i kayak, i dubbi si sarebbero risolti e mi sarei sentito più tranquillo e rilassato…beh, questa volta è decisamente l’opposto: dopo questo primo assaggio in acqua, i miei dubbi e le mie paure sono molto più grandi!”. “Andiamo bene…” penso io. Meglio dormirci su, domani è un altro giorno. 

Il 7 agosto è effettivamente un altro giorno, e la musica un po’ cambia, anche se non del tutto. Per lo meno, vento e onde si calmano notevolmente. Perfezioniamo le regolazioni personali nei kayak, ma  nonostante questo sono tremendamente lenti! Non posso credere di fare uno sforzo così grande e di andare così piano. Pagaiando il tempo scorre molto lentamente, è uno sport ripetitivo, e la mente è libera di vagare nei suoi pensieri. A differenza del lago di Lugano, dove il paesaggio varia in continuazione, qui in Groenlandia le distanze sono enormi e ti sembra di essere sempre fermo: sembra che la fine di una baia o di una spiaggia non arrivi mai. E’ uno sport dove occorre trovare il proprio ritmo, avanzare senza stancarsi troppo trovando il compromesso tra velocità e sforzo. Un compromesso che, personalmente, ho cercato a lungo ed invano per giorni, e che ho poi trovato a poco a poco a forza di fare. Dopo un impatto traumatico infatti, mente e corpo si abituano, e pian piano pagaiare risulta più facile, anzi, più normale. Entriamo in una sorta di routine, le nostre giornate sono tutte uguali: sveglia verso le 8, alle 9.30 salpiamo con i kayak… Poi 7-8 ore a pagaiare, fino a sera, con qualche stop intermedio per mangiare e tirare il fiato. Verso le 18 si prepara il campo, alle 19 si cena e alle 20 crolliamo distrutti nei sacchi a pelo, pronti per 12 rigeneranti ore di sonno. Ho avuto la sensazione di entrare in un circolo, dove dopo un po’ diventa tutto normale, ordinario, anche se per pochi giorni; un circolo per fortuna virtuoso, che ti fa sentire sempre più in sintonia con mare, kayak, pagaia e muta stagna e che in 7 giorni ci ha portato a destinazione, alla fine del fiordo di Skjllebukt, sulla penisola di Renland.

Non è tempo però di rilassarsi, sappiamo che l’alta pressione estiva in Groenlandia, dopo la metà di agosto, ha i giorni contati. Dobbiamo iniziare la nostra marcia verso il punto dove allestiremo il campo base.
Nonostante spalle e schiena siano piuttosto provate dai 210 km in mare, le gambe sono invece belle fresche e riposate, pronte a dare il loro contributo al raggiungimento del nostro obiettivo.

Dopo la prima parte del viaggio consistente nel trekking marino in kayak, Matteo, Christian e Silvan, proseguono il loro percorso camminando tra i ghiacci per 25 km., fino alla base dello Shark Tooth (Dente di Squalo), una roccia granitica verticale alta 900 metri.  Tre giorni di arrampicata libera e sono in vetta. Il rientro sempre a piedi e poi nuovamente in kayak da mare per rientrare a Ittoqqortomiq.

……………………….. Passano i giorni e arriva il momento di rientrare. Siamo tutti ansiosi e curiosi di provare di nuovo l’ebrezza di infilarsi nei kayak e nelle umide mute stagne, nostre abituali compagne di viaggio in mare.

E’ il 30 Agosto quando iniziamo la lunga via del ritorno. Gli 85 kg che avevamo sui kayak all’andata (oltre al nostro peso) ora sono almeno dimezzati e la differenza in acqua si sente. Ritrovo ora il mio laser 5,50 come lo conoscevo e ritrovo in mare gli equilibri che mi mancavano nel viaggio di andata. Il primo giorno avanziamo alla grande, pagaiando in mezzo ad iceberg di diverse dimensioni, copriamo una distanza di circa 50 km. “Se continua così, il rientro è una passeggiata!”, penso durante le ultime pagaiate prima di accamparci.
Purtroppo, però, non continua così. Anzi, la situazione cambia radicalmente: prima la pioggia, poi il vento forte; impensabile andare avanti, siamo costretti a due giorni di attesa. Il terzo giorno piove ancora e la temperatura è scesa, ma niente vento. Decidiamo quindi di provare a partire. L’umidità derivata dal sudore che fatica a traspirare nella muta stagna amplifica la sensazione di freddo e la pioggia cade incessantemente tutto il giorno. Dopo 7 ore quasi no stop, stabiliamo che è il caso di accamparsi. Nella nostra tenda è tutto umido e bagnato, acqua dentro, acqua fuori, difficile mantenere qualcosa di asciutto. I giorni successivi alternano vento contrario a condizioni favorevoli per pagaiare quindi, dopo aver valutato che controvento servono sforzi enormi per progressi minimi, decidiamo di farci furbi e di essere pronti a saltare nei kayak non appena il vento cala, e ad uscirne non appena il vento si rinforza.

Altri 3 giorni di pagaiata ci conducono quasi alla nostra meta. Troviamo riparo in una vecchia casa diroccata. Domani sarà il nostro ultimo giorno: 20-25 km, 4 ore di kayak, ci separano da Ittoqqotoormiit. Ci godiamo l’ultima cena e l’ultima notte di questa spedizione in un riparo asciutto. Sono già 3 notti che sogno di essere a casa: sogno Arianna, sogno gli amici, sogno il mio letto. E’ un sentimento condiviso, anche gli altri non vedono l’ora di rientrare nella civiltà e ritrovare le persone a loro care. Ma non è finita, finché non è finita!

……………………………………. Colazione: un caffè, poi un tè, poi una tisana. Seconda colazione: un altro caffè, un altro tè… e 3 ore che volano, pensando e ripensando a Berta. Il tempo, almeno quello, sembra finalmente migliorato e saltiamo per l’ultima volta nei kayak. Il mare artico però non ci fa nessuno sconto, anche gli ultimi 20 km che ci dividono da Ittoqqotoormiit li dobbiamo sudare, lottando duramente contro il vento e le onde.Nonostante questo riusciamo a rientrare senza altri imprevisti. Sabato 6 settembre alle 15 ritorniamo alla civiltà, 32 giorni dopo esserne usciti.

Peccato! Adesso la nostra spedizione è finita sul serio.

– Il racconto completo con la descrizione della scalata, l’incontro con l’orso e altri dettagli dell’avventura è su questa pagina dei Ragni di Lecco http://ragnilecco.com/groenlandia-grande-caccia-squalo/

– Matteo racconta prima della partenza: http://vimeo.com/99225838  video MountainblogTV

– Matteo racconta poi: http://play.montagna.tv/media/4371/il-kayak-lorso-e-lo-shark-tooth-matteo-della-bordella-racconta-la-sua-groenlandia/ video montagna.tv

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Durante la serata verranno proposti anche due cortometraggi  che descrivono il viaggio estivo dei kayakers Giancarlo Albertari e Luciano Riva, i quali, sempre lungo la costa orientale della Groenlandia, ma un poco più a sud, hanno pagaiato per 300 km. nei fiordi della regione di Angmagssalik.

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100 giorni in kayak

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disponibile in libreria dal 2 dicembre 2014
disponibile in libreria dal 2 dicembre 2014

2014, 176 pagine, f.to150 x 210 Cento giorni navigando in Kayak da Mare, lungo la costa italiana. Una navigazione solitaria. Un diario di bordo che è una guida del Bel Paese visto dal mare, tra natura, storia e cultura dell’accoglienza…

Il libro è pubblicato a più d’un anno da quando Fabrizio Trivella, pagaiando su un kayak da mare, con una tenda, un pannello solare per ricaricare l’i-pad e poche altre provviste, terminava la circumnavigazione della Penisola Italiana  Si tratta di un diario ricco d’insegnamenti non soltanto per “navigatori”. Difficoltà, paura ma anche gioia e ammirazione per l’Italia e i suoi abitanti, visti da una prospettiva davvero unica, si susseguono nel libro, con ampia citazione delle località incontrate, raccontate anche attraverso brevi note storiche e curiosità. Il libro è una guida ma anche una storia di incontri, di cordialità e accoglienza spontanea delle tante persone che Fabrizio ha trovato lungo il percorso. Non manca il brivido dell’avventura; «oggi ho passato momenti drammatici, – scrive ad esempio il 18 maggio – mi sono sentito in pericolo a causa del mare molto mosso e del temporale in corso, in più non riuscivo a trovare un approdo lungo questo tratto di costa roccioso». «Ho avuto paura», confessa, ma alla fine, per fortuna, «dopo circa 10 miglia, quando già stava facendosi sera, ecco una caletta riparata, una minuscola spiaggia di sassi, neanche raggiungibile via terra…» E vi sono anche episodi curiosi o divertenti come quello in cui, in mezzo al mare, la voglia di un caffé spinge Fabrizio a vincere la sua naturale ritrosia quando, avvistato uno yacht, si avvicina chiamando: «Ehi, di bordo!». Seguono stupore, cortesia e intesa tra uomini di mare con il comandante dello yacht che, incuriosito, s’informa sulla sua impresa e gli offre un ottimo caffè! Un autentico momento di sconforto è quello che lo coglie il 16 agosto con un mare in cui «non mancavano delle belle onde – racconta la moglie Anna Maria, coautrice e “spalla” on line del nostro kayaker – e una, in particolare, l’ha tradito proprio mentre stava prendendo la videocamera per fare qualche ripresa. Il kayak s’è rovesciato e la camera è finita in fondo al mare!» Ma proprio come in una bella favola a lieto fine, un pescatore veneto, di Boccasette, la ripescherà mesi dopo tra i rulli di una “vongolara”. E grazie anche a quel “recupero” oggi possiamo vedere nel libro molte delle foto scattate durante il viaggio. Il libro è stampato con certificazione ecologica FSC, standard del Forest Stewardship Council Ecco il sito della casa editrice: http://www.edizionigiacche.com/100-giorni-in-kayak-da-San-Terenzo-a-Trieste.html

Serata Lariana di fotografie dal kayak da mare – a Plesio, Sabato 27 settembre 2014

with 3 comments

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IL RAMO DI COMO IN INVERNO

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VISTO CON GLI OCCHI DI UN CIGNO

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in kayak da mare, navigando e fotografando.

Da villa in giardino,

da giardino in villa.

Borghi, paesaggi e dettagli che si specchiano nelle acque del
Ramo di Como.

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Sabato 27 Settembre 2014  ore 19,30

P L E S I O

(Val Menaggio – lago di Como) 

Palazzetto Polifunzionale – Via alla Grona, 88
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La cultura … vien mangiando

 

“A Tavola sul Lario”

  • Polenta taragna di farina nostrana macinata a freddo in mulino,
  • filetto di lavarello,
  • pescato di lago in carpione,
  • zincarlino,
  • formaggio d’alpe.
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Euro 15
(bevande e dolci esclusi)
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POSTI DISPONIBILI 100
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PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA*

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P1140535 Nel Golfo di Como+

Vento e onde, navigazione instabile, fotografia mossa.

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Il Ramo di Como d’inverno,

visto con gli occhi di un cigno.

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Costeggiando il Ramo di Como

Costeggiando il Ramo di Como

Dopo cena,

alle ore 21,

il percorso fotografico

verrà presentato e commentato

da Ekokayak.

* Informazioni e prenotazioni entro giovedì 25
Elena:   348.7654218     elymolteni1966@libero.it
un saluto da una vecchia darsena lariana.

Un saluto a tutti da una vecchia darsena lariana.

 

 
Ringraziamenti: Sorgente Chiarella di Plesio, Oleificio Vanini di Lenno, Mulino Mambretti di Carlazzo.

Evento organizzato dall’Associazione Pro Plesio in collaborazione con l’Amministrazione Comunale.

 

SUMMO LACU (Altissimo Lario) – Eko-intervista

with 7 comments

Nel nebbioso silenzio del Summo Lacu, soli con noi stessi ma in compagnia della natura.

Nell’assoluto silenzio, penetrando le nebbie del Summo Lacu, in compagnia della natura.

INVERNO

ALPINO

IN

SUMMO

LACU

Navigare su monti innevati

Summo Lacu – Navigare sui monti della Val Codera

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L’Ansa di Dascio – Basso Mera e Piano di Spagna

IN KAYAK

DA MARE

SULL’ALTISSIMO

LARIO

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Il piano di Spagna

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Nebbia fitta al Piano di Spagna

Lago di Novate Mezzola

Vincenzo Maritati, giornalista redattore di PIEDI LIBERI – Itinerari nella natura

intervista Marco Ferrario (Ekokayak)

Nebbia al Piano di Spagna

 
 
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Nebbia sul lago di Novate Mezzola

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Nebbia nell’Ansa di Albonico – Lago di Novate Mezzola

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Alla Cascata di Albonico – Lago di Novate Mezzola

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Nebbia sul lago di Novate Mezzola

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Lago di Novate Mezzola – La Cascata di Albonico

V.M. – Abbiamo chiesto a Marco Ferrario, creatore di EKO e grande appassionato del kayak e dell’avventura, di raccontarci qualcosa della sua grande passione.

Nelle sue parole un esempio di come l’amore per la natura si manifesti in tutte le stagioni, senza fermarsi neppure davanti alle rigidità del clima, anzi, l’esplorazione del lago d’inverno assume una bellezza e un fascino del tutto particolari.

Marco, come nasce la tua passione per il kayak da mare?

Eko – All’origine di questa passione c’è l’amore per i viaggi avventurosi verso le

isole mediterranee.

La prima volta che utilizzai un kayak fu trent’anni fa quando Ettore, un amico a cui sarò sempre grato, mi condusse ad esplorare le anse del fiume Ticino.

Compresi subito che il kayak era l’anello mancante verso la realizzazione dei miei sogni.

Navigare nella nebbia – Lago di Novate Mezzola

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Scogliere del Monte Peschiera – Lago di Novate Mezzola

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Scogliere del Monte Peschiera – Lago di Novate Mezzola

 
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Lago di Novate Mezzola – I monti sorgono dalla nebbia

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Le scogliere del Monte Peschiera

V.M. – Cosa vuol dire Eko–kayak?

Eko – Il significato di Eko sta in queste tre lettere che lo compongono:

E di esplorazione,

K di kayak da mare,

O, rappresenta la “rotondità” del pianeta Terra sul quale l’unico confine possibile è la linea che separa le terre dalle acque, è su questa rotta che costruisco i percorsi dei miei viaggi.

Eko significa anche ecocompatibile e il kayak lo è davvero, scorre silenzioso e non lascia traccia del suo passaggio.

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Le scogliere del Monte Peschiera

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Avvolto dalla nebbia nel mezzo del Lago di Novate Mezzola

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Lago di Novate Mezzola – Le scogliere del Monte Peschiera

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Lago di Mezzola – scogliere del Monte Peschiera

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Lago di Mezzola – la sponda nord nei pressi della foce del Mera

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Sponda dell’Alto Mera

V.M. - So che durante le tue esplorazioni documenti anche scempi edilizi, segnali inquinamenti…

Eko – Navigare in kayak è un privilegio.

Scivolare sull’acqua lentamente e con “passo” umano, consente di osservare la costa e vivere intensamente il paesaggio sentendosi parte di esso.

Un buon kayaker non può accontentarsi di un fluido qualsiasi su cui pagaiare e non può vedere solo il bello, è necessario avere occhi anche per i danni che l’uomo reca alla natura.

Occorre documentare, diffondere, denunciare e contrastare la devastante cementificazione costiera e gli episodi di inquinamento.

Ritengo che impegnarsi in tale senso sia un dovere che abbiamo nei confronti delle future generazioni che erediteranno questo pianeta.

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Sponda selvaggia dell’Alto Mera

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San Fedelino sull’Alto Mera

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Neve, nebbia e monti – L’Inverno del Summo Lacu

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Ghiaccio al Summo Lacu

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Summo Lacu – sosta su spiaggia innevata

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Navigando specchiandosi nel Summo Lacu

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L’Alto Mera e i Monti della Val Codera

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Nebbie del Summo Lacu, tra i monti della Val Chiavenna

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La corrente dell’alto Mera

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La corrente dell’alto Mera

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Il vertice del Summo Lacu tra le ultime correnti dell’Alto Mera

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Alto Mera

V.M. – Come prepari le tue escursioni?

Eko – Le escursioni giornaliere richiedono una minima preparazione, più o meno la stessa di un escursionista di montagna, ma ovviamente con altri mezzi.

Più attenta è la preparazione a un viaggio nautico di più giorni.

Un kayak da mare adatto al trekking possiede ampi gavoni, nei quali sistemare tutto l’occorrente per affrontare diversi giorni in completa autonomia e non si fatica a pagaiare col kayak carico di provviste e di tutto l’occorrente per la navigazione e il bivacco.

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Alto Mera

Nel preparare un viaggio è anche indispensabile uno studio della mappa e perciò del percorso, per sapere dove è possibile sbarcare facilmente e dove è meglio sistemare il campo, inoltre non va trascurata la sicurezza e in tale senso è importante monitorare attentamente la situazione meteo-marina.

Summo Lacu - spiaggia innevata

Summo Lacu – spiaggia innevata

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Alto Mera

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Alto Mera

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Tra nebbie e monti del Summo Lacu

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Summo Lacu – Navigando coi cigni

V.M. – Qual’è la stagione migliore per andare in kayak?

Eko – In kayak da mare si può viaggiare tutto l’anno.

Con opportuni accorgimenti, ogni stagione lo consente ed è proprio navigando in kayak sottocosta che si apprezzano e si comprendono pienamente le diversità stagionali.

Quando arriva la primavera il Mediterraneo mi attende con tutta la sua luce, i suoi colori e i suoi profumi. In particolare sono attratto dagli arcipelaghi, preziosi scrigni di natura e di vita vera.

Invece, col clima freddo e le giornate brevi, amo pagaiare sui laghi prealpini.

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la foce dell’Alto Mera nel Lago di Novate Mezzola

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Cielo d’inverno sul Pozzo di Riva – sullo sfondo il Monte Legnone

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Casolare a Novate Mezzola – sullo sfondo i monti della Val Codera

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Emissario del Pozzo di Riva

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Ghiaccio al Pozzo di Riva e i monti della Val Chiavenna

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Alla foce del Mera sul lago di Novate Mezzola e il Monte Legnone

V.M. – Quali sono i laghi e gli itinerari più belli nella stagione invernale?

Eko – Per quanto concerne i laghi prealpini, il Lario stretto tra i monti, è sicuramente al primo posto tra le mie preferenze e conosco ormai ogni suo capriccio. Percorrendo le sue sponde è possibile pagaiare per oltre 200 km. senza soluzione di continuità, è una grande fortuna avere una palestra simile vicino a casa.

Anche il Benaco è molto bello, lo frequentavo negli anni della fanciullezza contemplando il suo bacino inferiore che mi appariva immenso e perciò misterioso, quasi fosse mare. Quando ho iniziato a navigarlo in kayak ho potuto finalmente conoscerlo in ogni suo dettaglio e raggiungere la parte nord che ha un fascino molto particolare, accarezzata spesso dal vento teso e gagliardo e coronata a occidente da magnifiche scogliere strapiombanti e a oriente dai più dolci declivi del Monte Baldo.

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Ghiaccio nel Pozzo di Riva e le ultime vette delle Alpi Lepontine in Val Chiavenna

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Lago di Novate Mezzola – sosta sulla spiaggia nei pressi della foce del torrente Codera – sullo sfondo il Monte Berlinghera

Eko - Non ho parole adatte per descrivere pienamente le sensazioni e il piacere di una pagaiata, l’immagine fotografica è più significativa di qualsiasi racconto, perciò lascio parlare le fotografie.

Summo Lacu

Summo Lacu 

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INTERVISTA  pubblicata il 18 febbraio 2013 su PIEDI LIBERI – Itinerari nella natura

Fotografie realizzate in Summo Lacu il 16.dicembre.2012

Credit fotografici: Marco Ferrario

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Written by eko

1 aprile 2013 at 03:33

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