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DELTA del PO

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Trekking di 110 km. in 3 giorni e mezzo

esplorando in kayak da mare

IL  GRANDE  DELTA

                                                                                                          Delta del Fiume Po

Mare Adriatico Settentrionale

Eko-foto e mappe  ©  Testo di Lorenzo Molinari  ©  Eko-prefazione e conclusione.


Stefano ci guida nella Laguna degli Allagamenti Sud

Poster – Stefano ci guida nella Laguna degli Allagamenti Sud

Eko-prefazione

Posso comprendere che Lorenzo, cresciuto canoisticamente su fiumi cristallini e ricchi di vitalità alpina, veda nel Grande Delta più la morte del fiume che la nascita di nuova vita.

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Poster – Stefano ci guida nella Laguna degli Allagamenti sud

Chi vive nel Delta del Po e del Delta vive, come chi ha una formazione più marina che fluviale, osserva la morte del fiume con occhi diversi.
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Lo sguardo si proietta verso la grandiosità e la bellezza di queste terre così estreme. 
Terre di confine che traggono vita proprio dalla morte del fiume. 
Sabbie che, nonostante e malgrado “tutto”, nascono e crescono dal seme vitale  del Fiume Po.
Ekomappa - 100 km. e più nel Delta del Po - Percorso in kayak

Ekomappa – 110 km. in kayak, nel Delta del Po

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Acque che si mescolano e si sposano senza interruzione. 
Fiume, laguna e mare uniscono le loro forze modellando l’immensità del Delta e creano giovani spiagge a mare, davvero molto belle!
Un grande dono della natura!
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Il silenzioso bivacco su spazi immensi e selvaggi, con le candide creste di onde marine davanti agli occhi, dopo aver solcato lagune che respirano al ritmo di più maree giornaliere, maree che spesso superano il metro di altezza. 
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Affrontare problematiche di non facile orientamento tra i canneti e la foschia.
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Navigare in un paesaggio non certo banale o scontato, anche se “discutibile”. 
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E’ questa un’esperienza che un buon kayaker non dovrebbe lasciarsi sfuggire.

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Michele e Lorenzo al Bonello Bacucco

POSTER – Michele e Lorenzo al Bonello Bacucco

  • Testo di Lorenzo** 

Il fiume trasuda
olio e catrame
le chiatte scivolano
con la marea che si volge…

sospingono
tronchi che vanno alla deriva…

Thomas Stearns Eliot, da “The waste land”

   

  Non posso ingannarmi, convincendomi di aver attraversato luoghi che ricorderò per la loro bellezza. Al di là che possa non piacermi ciò che per altri è bello, credo di saper cogliere la bellezza ma nel morente per prima cosa si percepisce essenzialmente altro.

Quando il fiume cessa di essere, cessa di scorrere, quando la sua vitalità è ormai venuta meno, quando le sue acque hanno perso da tempo trasparenza e lucentezza, imputridite e inquinate da liquami e sostanze chimiche riversate senza posa da civiltà che prolificarono e prolificano per le centinaia di chilometri delle sue sponde e lungo quelle dei suoi affluenti, quando alle sue acque non resta che il saltuario ribollio di un lento fermentare, perché svuotate di ogni respiro, anche la vita che fino allora accoglieva si è persa a valle. Le acque opache e torbide si disperdono per fermarsi in lagune paludose e melmose, in attesa di essere risucchiate e sparire oltre la foce, dove il fiume dissolverà ogni traccia di quel suo lungo e maestoso scivolare dalle montagne innevate fino a questa desolata terra. Come ombra di se stesso, attende stanco un cambio di marea, che lo cancellerà definitivamente, per quanto speri ancora e sempre che lo rapisca il traboccare di una sua stessa piena, evitandogli la fine peggiore, il disperdersi in vapore nell’aria, come cenere di morti, quando il sole incessantemente picchia sullo sfavillante specchio, non consentendo neppure quell’ultimo attimo, sussulto, nell’incontro mortale con il tanto atteso mare.

reti stese a Scardovari

reti stese nella Sacca di Scardovari

Qui nel delta si deposita finalmente ciò che gelosamente ha macinato e trasportato in sospensione dalle vette alpine, creando scanni, delimitando immense sacche salmastre, in cui sovente anche la canoa s’insabbia, se non si seguono le briccole dei canali periodicamente dragati. Granelli di nulla che vanificano oggi sforzo umano nel mantenere l’esistente, spostando inevitabilmente i confini sempre più avanti, prolungando l’agonia verso un mare anch’esso arenato su se stesso, nel desolante monito della lanterna vecchia al Mezzanino, neppure troppo antica, ormai inglobata a un paio di chilometri dal mare e privata della sua originaria funzione di guida.

Il fiume ha trasportato fin qui una memoria lontana e antica, disciolta e impercettibile, da cui affiorano ricordi e sensazioni melanconiche di luoghi ormai passati e dimenticati; così come mutato è il corso stesso del fiume e del suo sbocco, nel trasportare sempre nuove acque, accogliendo il passaggio di barche e chiatte destinate anch’esse a passare, passare e passare, in quell’eternità che è propria del fiume e che per noi naviganti si concilia solo con l’esserci ora.

allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

allevamenti di cozze nella Sacca di Scardovari

Questo è il delta: acqua e terra di confine; spazio salmastro dove altre specie di pesci nuotano cieche, strisciano lungo il fondo, si mimetizzano nel fango o, smarrite e soffocate, saltano all’aria rivelando la loro presenza a becchi affamati e veloci, che non si fanno mancare la preda.

L’uomo ha cercato per millenni di fermarvi il tempo, di non farlo morire proprio qui sul delta, uno spazio a se stante, non solo e non tanto geograficamente, quanto temporalmente. Ma anche qui il destino ultimo del morente si sta consumando: la fabbrica naturale di canneti, per quanto florida, è stata abbandonata, sostituendo la canna delle capanne e dei ricoveri con materiali sintetici, preferendo i tessuti plastici come riparo per il sole e i termoplastici per produrre contenitori. I tronchi, trasportati abbondanti dalle piene pluviali e depositati sugli scanni, non saranno più né legna da ardere, né sostegni immersi di palafitte e tanto meno diventeranno assito nella barca del cozzaro con cui andare a coltivare il mitilo, lungo i fili sommersi che pendono da tralicci disseminati nelle sacche, o del vongolaro con cui raggiungere la sua area di secca, per rastrellare il fondo e raccogliere il bivalve prelibato.

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

seguendo le briccole nella Sacca del Canarin

Chilometri e chilometri di argini, fino all’orizzonte, costruiti con pesanti blocchi provenienti da cave montane e quindi lontane e quindi a caro prezzo e quindi – viene facile pensare – con tutti gli annessi e connessi derivanti dagli appalti per la realizzazione di queste opere monumentali, il cui misero e fallimentare intento sta nel mantenere una precaria stabilità nella salinità delle acque, nel continuo scambio tra mare e fiume, per permettere l’antica industria del mollusco a quelle ormai poche persone che a fatica ci cavano un magro stipendio. Archeologia industriale, che non si capisce perché sia ancora tenuta in vita, quando l’investimento complessivo supera di gran lunga il guadagno, e non credo che avvenga per una politica specifica, quanto per incrociarsi di circostanze confluenti, e non perché questa industria valga, anche storicamente, più di quella del baco da seta o di tante altre ormai perdute, avendo il mondo il suo corso, il verso a cui prima o poi ci si deve non tanto arrendere ma inevitabilmente adeguare.

spettrale ciminiera dell'Enel - Sacca del Canarin - Polesine Camerini

La ciclopica e spettrale ciminiera dell’Enel è il monumento al disastro ambientale del Delta. Testimonianza d’inquinamento e di morte* – Sacca del Canarin – Polesine Camerini

E verrà dell’altro, del nuovo, che, se aggrappati all’antico non sapremo traguardare, certificherà l’ennesimo fallimento. Già ci aveva pensato l’Enel con la centrale termoelettrica di Porto Tolle, nel cuore del delta, ora in spettrale abbandono, dopo aver causato numerose morti per l’inquinamento con la sua torre funeraria in cemento armato di oltre 250 metri, visibile ovunque, che fino a tempi recenti era il manufatto più alto d’Europa, lo scempio per eccellenza in un’area tra le più selvagge. Oggi troppo costoso da demolire, da cancellare, e così non resterà che trovarne una degna riqualificazione ma in questi luoghi apparirà per sempre in penoso contrasto, una ferita aperta.

Sacca della Batteria - case allagate

Sacca della Batteria – case allagate

Come se non bastasse, lo sfruttamento del sottosuolo del delta avvenuto in passato, avviato per la presenza di gas fossili, ha progressivamente affondato intere aree un tempo agricole, con i loro fabbricati rurali, cascine e magazzini per la raccolta dei frutti della terra, costringendo all’abbandono e alla migrazione al di là degli argini, dove la terra è fertile per le bonifiche, o più spesso verso mete lontane in cerca di fortuna. Ma ciò che gli argini hanno artificialmente confinato, appare sradicato e forzosamente altro, non più appartenente alla cultura, al divenire del delta.

Il delta è zona depressa e, in quanto abbandonato, è delta e niente più. La connotazione umana, economica e sociale, che all’uomo piace tanto dare a ogni spazio: invadendolo, frazionandolo, accatastandolo e sfruttandolo, qui ha perso senso più che altrove, perché ciò che per noi è connotabile, per la natura semplicemente è, in attesa di riprendere il suo corso, di riappropriarsi prima o poi di ciò che le è stato sottratto, un battito d’ali per i tempi del mondo.

Ciò che è abbandonato può diventare facile terra di conquista d’imprenditori interessati più al ritorno economico dell’investimento che alla salvaguardia del delta, e l’impatto ambientale non dipende solo dal tipo di attività ma anche dalla dimensione che tale attività assume. Potrebbe proliferare il turismo in battello, il birdwatching, potrebbero realizzare porti per barche da diporto, villaggi turistici, stabilimenti balneari, parchi acquatici, parcheggi attrezzati per camperisti e chissà cos’altro. Tutto ciò potrà riportare luce al delta, rilanciandone l’economia, ma certamente io, Marco Ferrario e Michele Varin non avremo alcun dubbio a puntare altrove la prua della nostra canoa, per provare ancora quel leggero fruscio che accompagna lo scorrere della carena sull’acqua. Stefano Barbiero, canoista e conoscitore del delta, non solo perché vi è nato ma perché ama la sua terra, è da tempo interessato al recupero economico a livello turistico di alcune aree dismesse, tra cui la ex centrale elettrica dell’Enel (per chi fosse interessato alle sue proposte: stefano.barbiero@teletu.it).

Eko-mappe  Delta del Po

Ekomappa 1 - dal Po di Tramontana agli Allagamenti con la Sacca Canarin

Eko-mappa 1 – Delta del Po – Dal Po di Tramontana alla Busa degli Allagamenti

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Ekomappa 2 Delta Po - dagli Allagamenti al Bacucco con la Sacca Scardovari.

Eko-mappa 2 – Delta del Po – Dagli Allagamenti al Bonello Bacucco, con la Sacca Scardovari.

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Ekomappa 3 - Delta Po -  Dal Bonello Bacucco alla Sacca di Goro

Eko-mappa 3 – Delta del Po – Dal Bonello Bacucco alla Sacca di Goro

poco dopo l'imbarco - ore 7,30 - risalendo il Po di Tolle da Barricata

poco dopo l’imbarco – ore 7,30 – risalendo il Po di Tolle da Barricata

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1° giorno. Siamo partiti dalla punta di Barricata lungo il Po delle Tolle e abbiamo risalito verso Nord per i labirinti del delta, d’altronde l’andare per il delta si apprezza proprio non prendendo la via maestra ma perdendosi per canaletti e canneti, esplorando l’esplorabile, pur sempre ricordandosi la via da cui si proviene in quel dedalo senza approdi, anche perché le mappe, per quanto si possa disporne di recenti, non sono mai fedeli a una realtà mutevole a ogni piena e alluvione.

nel Po di Tolle

nel Po di Tolle

Nel Po di Tolle

Nel Po di Tolle

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

canale dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

paradelo dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

paradelo dal Po di Tolle alla laguna degli Allagamenti Sud

Tenuta Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

Tenuta Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

Silos Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

Silos Daccò in laguna degli Allagamenti Sud

laguna degli Allagamenti Sud - Daccò

laguna degli Allagamenti Sud – Daccò

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Casa in tenuta Daccò - Laguna degli Allagamenti

Casa in tenuta Daccò – Laguna degli Allagamenti

Tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

Tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò in Laguna degli Allagamenti

Palazzo Daccò – kayak da mare in Laguna degli Allagamenti

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Tenuta Daccò

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Tenuta Daccò

tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

tenuta Daccò in Laguna degli Allagamenti

Siamo passati per la Tenuta Daccò, abbiamo attraversato la Busa del Bastimento per entrare in Laguna di Canarin e, vagabondando per canaletti, spesso a fondo cieco, siamo giunti ai laghetti del Girotto, sempre in vista dell’orribile mostro dell’ex centrale dell’Enel.

Mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

Quel mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

Mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

Mazzolin di fiori in mezzo alla Busa di Bastimento

 la Busa di Bastimento

in Busa di Bastimento

nella Sacca del Canarin, sotto il cielo del Delta

nella Sacca del Canarin, sotto il cielo del Delta

navigando nel Canarin

navigando nel Canarin

nella laguna del Canarin

nella laguna del Canarin

Sacca del Canarin - ansa di Polesine Camerini

Sacca del Canarin – ansa di Polesine Camerini

Casa-barca alla Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Casa-barca alla Sacca del Canarin – Polesine Camerini

Casa-barca alla Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Casa-barca con camino, alla Sacca del Canarin – Polesine Camerini

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Reti disordinate alla Sacca del Canarin

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Sacca del Canarin – Polesine Camerini

Sacca del Canarin - Polesine Camerini

Sacca del Canarin – Polesine Camerini

A causa del vento e del freddo, abbiamo pagaiato senza sosta per scaldarci. Ci siamo fermati per una veloce merenda su una spiaggetta di conchiglie presso un vecchio barcone, come quelli del ponte di Bereguardo sul Ticino, e su cui una gentile coppia aveva costruito negli anni una casetta.

approdo al faro di Maistra

audace approdo al faro di Punta Maistra

 il faro di Punta Maistra - brutto come una ciminiera

il faro di Punta Maistra – brutto come una ciminiera

il faro di Punta Maistra

il faro di Punta Maistra

approdo al faro di Maistra

inconsueto approdo al faro di Maistra

Una seconda sosta l’abbiamo fatta lungo la Busa Dritta, al faro di Punta Maistra, brutto come una ciminiera, abbandonato da suo custode e famiglia, dopo l’avvento dell’elettronica.

lo sbarco al faro di Busa Dritta è rischioso

Busa Dritta – lo sbarco al faro di Punta Maistra è rischioso

Sacca della Batteria

Sacca della Batteria

Sacca della Batteria

Sacca della Batteria

Poi per Batteria alle case allagate, spettrali cascine e costruzioni sprofondate e, di conseguenza, sommerse.

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case allagate in Sacca Batteria

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case allagate in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

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Case allagate in Sacca Batteria

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case allagate in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

Sacca della Batteria

il camino della Sacca della Batteria

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Casa allagata in Sacca Batteria

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Casa Allagata in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

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Case allagate in Sacca Batteria

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Case Allagate in Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – Case Allagate

53a - Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca Batteria

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Sacca Batteria

Sacca della Batteria - Case Allagate

Sacca della Batteria – in kayak tra le Case Allagate

Laguna del Burcio

Laguna del Burcio

Anche qui a girovagare in cerca di un’uscita, dato che la bassa marea impediva le rotte più logiche, fino a vedere in lontananza un barcone che transitava oltre un canneto, indicandoci dove andare e, trovato un canale con un buon fondale, fino a uno sbocco sul mare tra lo Scanno del Gallo e quello del Burcio.

Scanno del Burcio

Scanno del Burcio

All’arrivo sulla lunga lingua di spiaggia deserta e desolata dello Scanno del Gallo (o del Burcio), appena prima della Busa di Tramontana, un forte vento incontrastato da terra ci ha fatto lottare per piantare le tende, intanto che Stefano Barbiero ci salutava, prendendo il mare come via di ritorno, dopo averci guidato per tutto il primo giorno.

Spiaggia dello Scanno del Burcio

Kayak da Mare sotto il cielo plumbeo, alla Spiaggia dello Scanno del Burcio

 cena sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

cena sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

Sotto un cielo plumbeo, che fortunatamente ci ha risparmiati fino al calare della notte, il vento si è preso la rivincita impastandoci la bocca di minuti granelli sabbia. Ci siamo preparati una di quelle semplici cene, che sa apprezzare solo chi ha trascorso tutta la giornata a pagaiare o a camminare, mentre una volpe attraversava la spiaggia e si nascondeva nella vegetazione oltre la duna, e chissà com’era giunta su quell’isolotto!

In questo periodo dell’anno le zanzare non sono ancora proliferate e anche per questo non abbiamo faticato ad addormentarci, dopo circa trentacinque chilometri percorsi in lungo e in largo su fondali spesso tanto bassi da arenarci e avendo dovuto contrastare correnti, maree e il vento teso con canoe pesanti di tutto il necessario per quattro giorni.

Spiaggia allo scanno del Burcio

Spiaggia allo Scanno del Burcio

bivacco all'alba, con pioggia, sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

bivacco all’alba, con pioggia, sulla spiaggia dello Scanno del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

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Spiaggia del Burcio

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Spiaggia del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

Spiaggia allo scanno del Burcio

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spiaggia del Burcio

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spiaggia del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio

Bivacco in Spiaggia allo Scanno del Burcio – per pochi secondi, è arrivato un raggio di sole.

A pochi metri da noi, una pinna di delfino sorge dal mare al largo di Scanno Boa.

A pochi metri da noi, una pinna di delfino sorge dal mare al largo di Scanno Boa.

2° giorno. La mattina il mare era poco mosso, così abbiamo preferito tornare verso Sud pagaiando sotto costa e, come ci siamo allontanati dal litorale per evitare i frangenti, a non più di un centinaio di metri da riva, siamo stati accolti da un branco di delfini adulti, che pascolava forse in cerca di prede tra le reti lasciate in mare dai pescatori.

Spiaggia e porticciolo all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Spiaggia e porticciolo all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

porticciolo all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

porticciolo all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Porticciolo di pesca all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Porticciolo di pesca all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

lavori al porticciolo di pesca all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

lavori al porticciolo di pesca all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Spiaggia all'ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Spiaggia all’ingresso della sacca di Scardovari (vicino a Barricata)

Superata la Bocca del Po delle Tolle, lasciato il mare, ci siamo fermati a mangiare sulla spiaggetta riparata appena oltre Barricata, di fianco agli approdi del porticciolo dei pescatori.

Sacca di Scardovari - pagaiata tra gli allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari – in kayak da mare pagaiata tra gli allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari - allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari – allevamenti di cozze.

barche e cavane di Scardovari

barche e palafitte di Scardovari

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Barche e palafitte ala Sacca di Scardovari

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Barche e palafitte alla Sacca di Scardovari

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barche e palafitte di Scardovari

reti, cavana e barca a Scardovari

reti, palafitte e barca a Scardovari

barca di Scardovari

barca di Scardovari

barca da pesca della sacca di Scardovari

barca da pesca della sacca di Scardovari

barca e cavana di Scardovari

barca e palafitta alla Sacca di Scardovari

barche e cavane di Scardovari

barche e palafitte alla Sacca di Scardovari

cavane di Scardovari

barche e palafitte alla Sacca di Scardovari

barca e cavana di Scardovari

barca e palafitta alla Sacca di Scardovari

cavana a Scardovari

palafitta a Scardovari

reti, cavana e barca a Scardovari

reti, palafitta e barca a Scardovari

sotto la cavana - Scardovari

palafitta – Scardovari

sotto la cavana - Scardovari

in kayak sotto la palafitta – Scardovari

cavana a Scardovari

Barca e palafitta alla Sacca di Scardovari

barca e cavane di Scardovari

barche e palafitte di Scardovari

Pagaiando lungo la riva della Sacca di Scardovari, abbiamo superato le palafitte allineate dei cozzari e attraversato la Sacca tra i filari degli allevamenti di cozze,

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traversata tra gli allevamenti di cozze

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traversata tra gli allevamenti di cozze

traversata della Sacca di Scardovari tra gli allevamenti di cozze.

traversata est-ovest della Sacca di Scardovari tra gli allevamenti di cozze.

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in kayak – traversata tra gli allevamenti di cozze

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in kayak – traversata tra gli allevamenti di cozze

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

pagaiando tra gli allevamenti di cozze della Sacca di Scardovari

reti alla Sacca di Scardovari

reti alla Sacca di Scardovari

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allevamenti di cozze alla sacca di Scardovari

Sacca di Scardovari - La pesa delle cozze

Sacca di Scardovari – La pesa delle cozze

Sacca di Scardovari

Sacca di Scardovari

Sacca di Scardovari - La pesa delle cozze

Sacca di Scardovari – La pesa delle cozze

 dirigendoci poi verso la Sacca di Bottonera.

Nuovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Kayak da mare sul nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

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Nuovo Scanno tra Scardovari e Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

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nuovo scanno tra Scardovari e Bottonera

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uova su nuovo scanno

Uova sul uovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Uova sul nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

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Nuovo scanno tra Scardovari e Bottonera

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nuovo scanno tra Scardovari e Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di  Scardovari e la Sacca della Bottonera

Nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca della Bottonera

Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca

Canale dalla Sacca Bottonera al Po di Gnocca

Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca - e la sacca della Bottonera in bassa marea

Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca – e la sacca della Bottonera in bassa marea

71b - Canale dalla Bottonera al Po di Gnocca

in Kayak da mare nel canale dalla Bottonera al Po di Gnocca

Superato il Po di Gnocca, abbiamo girovagato tra i meandri delle acque interne e tra i canneti per ammirare la natura.

sbarco alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

sbarco alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

chiari del Bonello Bacucco

chiari del Bonello Bacucco

sbarco alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

Kayak da mare sbarcano alla spiaggia interna del Bonello Bacucco

Paradeli del Bonello Bacucco

In kayak da mare nella giungla del Delta – Paradelo del Bonello Bacucco

Preparativi di cena alla spiaggia del Bonello Bacucco

Preparativi di cena alla spiaggia del Bonello Bacucco

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Il cameriere del Bacucco  😉

 Il cuoco del Bacucco

Il cuoco del Bacucco  😉

 

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Preparativi per la serata al Bacucco

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l’oste del Bacucco  :-))

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luna piena sul nostro bivacco

Bivacco al Bonello Bacucco

Tramonto con kayak, tenda e cappello – Bivacco al Bonello Bacucco

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tramonto sul kayak da mare al Bonello Bacucco

Dopo aver percorso una quarantina di chilometri, il secondo giorno si è concluso sulla magnifica spiaggia del Bacucco, invasa da tronchi e coperta di innumerevoli conchiglie.

Nel mese di maggio è facile trovare lungo le spiagge uova di uccelli, anche prive di un vero è proprio nido e che apparentemente sembrano abbandonate a se stesse, e non a causa della presenza di noi canoisti.

Abbiamo cenato seduti al tavolo di una costruzione estiva, realizzata con tronchi spiaggiati da villeggianti che approdano in giornata con barche a motore, brindando con una dovuta bottiglia di vino rosso. Il vento, che ancora non ci dava tregua, ma ora proveniva dal mare, aveva finalmente spazzato via le nuvole, offrendoci un cielo a sera illuminato dal plenilunio, mentre sul resto del Nord Italia e sul Tirreno pioveva a dirotto.

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

Tramonto sul chiaro del Bonello Bacucco

colazione attendendo l'alba al Bonello Bacucco

colazione attendendo l’alba al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

colazione al Bonello Bacucco

Bivacco con uova, al Bonello Bacucco

una sorpresa, uova al Bonello Bacucco

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

nel Bonello Bacucco

nel Bonello Bacucco

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

canale dal Bacucco al Po di Goro

 

 Il faro di Goro

Il faro di Goro

3° giorno. Ripreso il largo tra i canneti, siamo arrivati, attraversando il Po di Goro, al Faro omonimo, tuttora abitato e meta turistica nella stagione estiva, per la presenza di un bar-trattoria e della famosa spiaggia dell’amore.

 Il faro di Goro

Il faro di Goro

Il faro di Goro

Il faro di Goro

La chiusa (trovata aperta) del Canale che va dal Po di Goro alla Sacca di Goro (a nord del faro)

La chiusa (trovata aperta) del Canale che va dal Po di Goro alla Sacca di Goro (a nord del faro)

Approfittando della chiusa ancora aperta, regolata in base dal flusso delle maree, per evitare che si alteri la salinità delle acque interne, siamo entrati nel Mezzanino.

Aironi nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Aironi nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

il tempo sgretola – Nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nel mezzo della Sacca di Goro

Briccole e gabbiano – Nel mezzo della Sacca di Goro

Nel mezzo della Sacca di Goro, Barca per vongole.

Nel mezzo della Sacca di Goro, Barca per vongole.

Nel mezzo della Sacca di Goro, la pesa delle vongole

Nel mezzo della Sacca di Goro, la pesa delle vongole

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

kayak da mare all’Ultima Spiaggia – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

Passando per la lanterna vecchia e navigando tutta la lunghezza della valle di Gorino, fino alla Sacca di Goro, abbiamo raggiunto lo Scanno di Piallazza, lingua di sabbia sul finire a pelo d’acqua, anch’essa coperta di tronchi e conchiglie e, ovviamente, anche degli immancabili contenitori e bottiglie di plastica, per quanto mi sembra che il loro numero sia in progressivo calo.

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

Atollo Mediterraneo – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

kayak da mare all’Ultima Spiaggia – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

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Sull’ultima spiaggia

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Sull’ultima spiaggia

all'Ultima Spiaggia - l'estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

all’Ultima Spiaggia – l’estrema punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

al largo dello Scanno di Goro (o spiaggia dell'amore)

al largo dello Scanno di Goro (o spiaggia dell’amore) – “Lorenzo, s’è scordato il kayak   :-)”

Una breve pausa per riposarci e mangiare qualcosa, per poi prendere il largo sul mare e navigare verso Nord-Est con il vento in parte alle spalle, ma non più violento come il primo giorno.

la foce del Po di Goro e il Faro

la foce del Po di Goro e il Faro

Tornati al Faro di Goro e surfando per accedere al Po di Goro, ci siamo inoltrati per i canali tra i canneti per raggiungere nuovamente la spiaggia dove avevamo trascorso la notte precedente.

 Avendo pagaiato solo venticinque chilometri, abbiamo piantato le tende già nel primo pomeriggio e ci siamo goduti del fascino di quell’insolita spiaggia.

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po -Stramonita, un Gasteropode del genere Murex - Delta del Po

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po -Stramonita, un Gasteropode del genere Murex

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po - Stramonita, un Gasteropode del genere Murex - Delta del Po

La grossa conchiglia trovata al Delta del Po – Stramonita, un Gasteropode del genere Murex

Bonello Bacucco

kayak da mare al Bonello Bacucco

Camminando lungo la riva io raccoglievo conchiglie, tra cui un raro e magnifico esemplare di una dozzina di centimetri di Stramonita, un Gasteropode del genere Murex, mentre Marco cercava ceppi di forme particolari, che caricati sulla coperta delle canoe, ha portato a casa come cimeli.

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Paradelo del Bonello Bacucco

3d - Paradelio del Bonello Bacucco

paradelo del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

Paradelio del Bonello Bacucco

4° giorno. Smontato il campo con calma, abbiamo pagaiato per canneti e canali fino a tagliare la Sacca di Bottonera e, seguendo lo Scanno di Scardovari, siamo arrivati dopo poco meno di una ventina di chilometri al porticciolo dei pescatori di Barricata, a breve distanza dalla macchina.

l'ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera  con marea crescente.

l’ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera con la corrente della marea crescente.

 l'ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera

l’ex magazzino del riso nella Sacca della Bottonera

Nella Sacca di Scardovari

Nella Sacca di Scardovari

nel chiaro del Bonello Bacucco

nel chiaro del Bonello Bacucco

Nella Sacca di Scardovari

Nella Sacca di Scardovari

un chiaro del Bonello Bacucco

un chiaro del Bonello Bacucco

Vongola nella Nella Sacca di Scardovari

Vongola nella Nella Sacca di Scardovari

 Nella Sacca di Scardovari

Nella Sacca di Scardovari

Nel Po di Gnocca

Nel Po di Gnocca

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

Reti da pesca nella Sacca di Scardovari

La sacca di Scardovari

Lo sbarco finale alla spiaggietta della Sacca Scardovari (zona Barricata)

Fine Trekking – Sbarco alla spiaggietta della Sacca Scardovari (zona Barricata) – – kayak carichi di legna.

Prima di rientrare a casa, non è mancato un brindisi di prosecco con un discreto piatto di spaghetti alle vongole da Renata, una delle trattorie della zona, dove purtroppo non si respira più quell’atmosfera genuina come appare nelle foto sulle pareti, e non solo per l’arredamento, anche per il menù e le ricette, un po’ leziose, come forse predilige il palato del turista.

Testo: Lorenzo Molinari ©

Foto: Marco (Eko) Ferrario ©



 1/4 Maggio 2015 –

Lorenzo Molinari, Michele Varin e Marco (Eko) Ferrario

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Poster - con Stefano, la Guida del Delta - in Laguna degli Allagamenti

Poster – Stefano, la Guida del Delta, ci indica il percorso in Laguna degli Allagamenti.

Eko-conclusione

Ringrazio l’amico Stefano Barbiero, kayaker del Delta (di Porto Tolle), che con passione ha vissuto insieme a noi il primo giorno di questo trekking.

Stefano è una eccellente guida e un profondo conoscitore del Delta Veneto, il suo contributo è stato per noi un arricchimento necessario e utile per comprendere meglio il Delta e questa avventura.

Stefano, ci ha chiesto, quale sentimento e desiderio ci conduce a pagaiare su queste acque e cosa più ci ha colpito ed entusiasmato del nostro trekking?
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Caro Stefano,
 Il faro di Goro

Al Faro di Goro

a distanza di anni, è la terza volta che in  Kayak da Mare, torno per qualche giorno a pagaiare e vagabondare nel Delta del Po.

Tra le cose che più ci sono piaciute, mi soffermo subito a descriverti la nostra tappa alla Sacca di Goro (la parte romagnola del Delta), che assolutamente devi conoscere ed apprezzare quanto la parte veneta.
La Sacca di Goro piace molto per gli spazi immensi e i profondi silenzi.
La foschia ovatta il paesaggio, donando un intenso mistero alla nostra esplorazione.
Abbiamo percorso in giornata un giro ad anello, imbarcandoci e rientrando dal/al Bonello Bacucco (vedi Eko-mappa 3).
Prima di entrare in Sacca siamo sbarcati al bel Faro di Goro, uno dei pochissimi luoghi durante  i quattro giorni di navigazione nel delta, in cui abbiamo notato una certa presenza umana.
Poche decine di metri a nord del Faro, c’è un ampio canale e noi siamo fortunati! La chiusa in corrispondenza del ponte è aperta così possiamo entrare, navigando in kayak, nella Sacca di Goro.
Alla nostra destra i canneti delimitano l’Oasi di Mezzanino ed è stato bello entrare e perdersi specchiandoci in questi chiari. L’acqua qui è più limpida, ci sono aironi, qualche cormorano e altri uccelli.
Nell'Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Nell’Oasi di Mezzanino (Sacca di Goro)

Più a nord, lungo la riva, c’è un relitto di una barca da pesca che il tempo sta lentamente consumando.

In lontananza scorgiamo la Vecchia Lanterna, il faro di quando la foce del Po arrivava fino a qui; più a sud, le acque appena percorse, sono tutte acque nuove, nate negli ultimi secoli, sono le giovani figlie dal Po.
Dopo questo vagabondare, è stato bello attraversare l’immensità della Sacca di Goro, percorrendo i canali ben tracciati dal susseguire delle briccole. E’ questa una importante zona di coltivazione e raccolta di vongole e, qua e la, sono collocate curiose reti di pesca disposte per intrappolare i pesci, mi hanno ricordato le reti per imprigionare i tonni, ma ovviamente tutto molto più in piccolo.
Ormai è mattina inoltrata e le vongolare avevano già abbandonato il lavoro, sarebbe stato bello vederle all’opera, sarà per la prossima volta.
In mezzo alla sacca, raggiungiamo la palafitta della pesa delle vongole e poi proseguiamo la nostra navigazione verso l’uscita a mare, che si ritrova di fronte a Volano, a circa 3 chilometri, ma la foschia allunga le distanze a dismisura.
all'Ultima Spiaggia - La punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

all’Ultima Spiaggia – La punta occidentale dello scanno di Goro (o di Piallazza)

Alla punta dello scanno di Goro (o di Piallazza), su quella che mi piace definire l’Ultima Spiaggia, ci fermiamo a pranzare.

La marea e le onde scoprono e coprono più volte al giorno questo lembo di spiaggia e aggiungono sabbia a sabbia depositando anche una enorme quantità di magnifiche conchiglie. Ci troviamo in un luogo estremo, il limite di un magnifico atollo mediterraneo, la fantasia mi porta a immaginare la bellezza di questo luogo (esotico) illuminato da un sole splendente.
Nel pomeriggio siamo poi tornati pagaiando a mare e dopo il faro di Goro, surfando l’onda tra le correnti della foce ci siamo infilati nel Po di Goro per prendere poi l’ampio canale che conduce verso il Bonello Bacucco.
Attraversato poi il ramo Morto (che da qualche anno non è più morto) siamo entrati nuovamente nel Bonello e percorsi alcuni suoi paradeli abbiamo raggiunto la spiaggia del nostro bivacco, la stessa della notte precedente.
In totale, nella giornata, avremo percorso 25 km. ma volendo avremmo potuto allungare il percorso di esplorazione della Sacca di Goro.

È presto, così abbiamo tutto il tempo per godere pienamente di questa vastissima spiaggia lunga un paio di chilometri che va dalla foce del Po Morto alla foce del Po di Gnocca.
Sulla spiaggia scorgiamo numerosi nidi con le uova, così cerchiamo di sistemare il nostro campo stando il più lontano possibile.

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cavane di Scardovari

cavane di Scardovari

E’ piaciuto molto l’aspetto esplorativo e avventuroso del trekking in kayak.

Non si tratta semplicemente di andare in canoa. Per navigare ed esplorare queste acque, se non si vive nel Delta, è indispensabile studiare la variazione delle maree e delle correnti, ragionare sui percorsi, per non perdersi e per non finire in secca, la qual cosa è veramente poco piacevole, prestando anche attenzione al mare, che anche quando è poco mosso, ha onde che frangono per centinaia di metri lungo le spiagge e le correnti alle varie bocche del Po possono essere molto impegnative da superare.
Entusiasmano le spiagge degli scanni; immense, silenziose, ricche di legna e di conchiglie portate dal mare e frequentate dagli uccelli marini.
cavane di Scardovari

palafitte e barche di Scardovari

Su di esse ci sono pochi rifiuti di plastica, le ricordavo più sporche in anni passati, forse i bagnanti, come anche i canoisti, hanno imparato a portare via i  loro rifiuti.

Piacciono gli spazi immensi della Sacca di Scardovari, le numerose palafitte lungo la riva di Scardovari e i caratteristici tralicci degli allevamenti delle cozze; questi ultimi ci hanno accompagnato durante la traversata della sacca, le corde penzolanti sull’acqua hanno creato una scenografia unica ed è stato bello giocare fotograficamente con le luci e i riflessi sull’acqua.

Sacca di Scardovari - allevamenti di cozze.

Sacca di Scardovari – allevamenti di cozze.

Bivacco al Bonello Bacucco

Bivacco al Bonello Bacucco

Ci ha entusiasmato l’incontro con un gruppo di delfini che gironzolavano nei pressi delle reti a mare, al largo dello Scanno  Boa e guizzando  fuori dall’acqua, erano ben più veloci di un semplice clik delle nostre macchine fotografiche.

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Sulle spiagge ci sono piaciuti i comodi rifugi fatti con i tronchi d’albero e la legna depositata dal mare. Meno bello vedere spesso questi capanni vestiti da teli agricoli verdi o neri. Con tutte le canne nei paraggi, si poteva fare molto di meglio, senza spargere immondizia e deturpare il paesaggio.

Bivacco al Bonello Bacucco

Bivacco al Bonello Bacucco

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Ci è piaciuta la luna quasi piena che ha illuminato la nostra notte del 2 maggio alla spiaggia del Bacucco.
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Ci sono immensamente piaciuti i nostri tre bivacchi, senza i quali il trekking avrebbe perso il suo fascino e le sue motivazioni.
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 l'ex magazzino del riso della Sacca della Bottonera

l’ex magazzino del riso della Sacca della Bottonera

Ci è piaciuto e incuriosito, gironzolare nelle lagune, in particolare tra le case e di magazzini allagati e ormai diroccati e divenuti archeologia del Delta.

 quel mazzolin di fiori in mezzo al ramo nord del Po di Bastimento

quel mazzolin di fiori in mezzo al Po di Bastimento

Ci è piaciuto quel mazzolin di fiori gialli cresciuto tra i rami di un albero arenato nel mezzo della corrente del Po di Bastimento.

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Ci è piaciuta la sosta sul nuovo scanno tra la Sacca di Scardovari e la Sacca Bottonera, eletto dagli uccelli marini come luogo di nidificazione.
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Ci è piaciuto pagaiare facendo parte di un piccolo gruppo di amici che condividono le stesse emozioni per la natura, la tranquillità, i silenzi, l’avventura e il viaggiare slow con pagaia.
Anche se qui gli spazi sono vasti e ci sarebbe spazio per tanti, questi luoghi, per comprenderli, vanno vissuti con molta discrezione, in solitudine o tuttalpiù assieme a un ristrettissimo gruppetto di tranquilli kayaker.
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Ci è piaciuto quel piatto di spaghetti con le vongole veraci del Delta, che abbiamo gustato in una trattoria tra Barricata e Scardovari, prima di affrontare il viaggio di ritorno in auto per tornare a casa.
Stefano e il suo riflesso nel canale dal Po di Tolle agli Allagamenti Sud

Stefano e il suo riflesso nel Delta

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Non piace
l’invadente e irrispettosa presenza della ciminiera Enel di Polesine Camerini.
Deturpa il Delta sovrastandolo con sfacciata prepotenza.
Ovunque ci si trova, la ciminiera è onnipresente.
Una presenza asfissiante per questo paesaggio così morbido, basso e piatto.
Quella ciminiera è uno sfregio al Delta.
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Non ci sono piaciuti i molti chilometri di sassi e scogli che circondano la Sacca di Scardovari, molti Scanni e che arginano i rami del Po. Immaginiamo quale suprema bellezza in un Delta più selvaggio, in cui la natura avrebbe potuto essere davvero libera di svolgere interamente il suo corso, a scapito forse della vita dei propri abitanti, hai loro!
Ma forse è giusto così.
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Non c’è piaciuta l’acqua opaca, fangosa e marrone. Nelle passate esplorazioni autunnali la ricordavo più limpida, ma dipende anche dalle piogge che in primavera annaffiano abbondantemente la pianura Padana portando fango al Delta e poi, il grigiore di questo cielo rende l’acqua ancora più tetra.
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al faro di Punta Maistra

Tristezza e desolazione, al faro di Punta Maistra

Non c’è piaciuta la desolazione del faro di Punta Maistra, sulla Busa Dritta.

Un brutto faro, abbandonato e in rovina, triste e angosciante. Come dice Stefano: “simbolo della rassegnazione dell’uomo del Delta”. Immagino la tristezza nel cuore di Stefano, quando lo abbiamo fatto sbarcare qui, ha dovuto ricordare gli anni della sua gioventù, quando era accolto nel giardino ben tenuto dalla famiglia del guardiano del Faro, con l’orto e gli alberi da frutta e con gli attracchi in ordine.

Se l’uomo del Delta volesse e, sopratutto, se la Marina Militare non lo lasciasse colpevolmente abbandonato a marcire, penso che questo Faro possa ancora essere recuperato, per rinascere e trasformarsi in un punto di riferimento per tutto il Delta, come per il Faro di Goro e forse ancor più, trovandosi sulla foce principale del Po. Queste mura potrebbero trasformarsi in un rifugio, simile a quelli delle nostre montagne, con magari anche un piccolo museo del Delta e un punto di ristoro con servizi per i canoisti e non solo. La prima cosa da fare è la realizzazione di uno sbarco sicuro e decente, oggi è un vero rischio sbarcare dal kayak e poggiare piede su una banchina pericolante, con legni rotti e altri prossimi alla rottura.
Questo luogo potrebbe essere attrezzato per diventare un punto di arrivo o di sosta anche per escursioni in kayak. Un luogo adatto ad essere raggiunto dagli amanti della pagaia e del remo, che potrebbero imbarcarsi dall’ansa di Polesine Camerini (Canarin), luogo dove, anziché realizzare un grande porto turistico, che (se funzionasse) limiterebbe ulteriormente la pace e snaturerebbe ulteriormente il Delta, si potrebbe invece realizzare un centro remiero sfruttando le acque del Canarin, un punto di riferimento per quanti amano visitare il Delta con rispetto, sfruttando la propulsione umana.

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Per una navigazione più sicura, oltre ai soliti siti di meteo-mare abbiamo consultato l’utilissimo calendario delle maree cliccando su questo link: http://www.portobarricata.it/maree.html

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Per programmare escursioni in kayak sul Delta Veneto, consiglio la consultazione
di “Il Delta In Canoa” 
dettagliata guida redatta nel 2001 da Fabio Roccato.
impronte di uccelli marini sulla sabbia del Bonello Bacucco

Impronte di uccelli marini sulla spiaggia del Delta – fotografia di Michele Varin***

Anche se il Delta muta ad ogni piena, rimane questo il miglior documento: utile, ben fatto e necessario per chi, amante della natura, vuole conoscere intimamente e affrontare serenamente il Delta a remi.

Mi piace concludere con queste parole d’amore che Fabio Roccato dedica al Delta e alla Canoa.

Amo il Delta
perché placa il mio desiderio di solitudine.
Amo il Delta
perché mi riserva angoli dove dimenticarmi dei mali dell’umanità.

Amo la canoa
perché mi fa sentire parte integrante del Delta:
canna tra le canne,
acqua tra le acque,
uccello tra gli uccelli.



Note –

* Il disastro ambientale di Porto Tolle – http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/processo-enel-porto-tolle-scaroni-ha-non-indifferente-capacita-a-delinquere/1133170/

** Il racconto di Lorenzo Molinari (in PDF), con altre belle fotografie del nostro trekking, pubblicato anche su CUS Milano Canoa.

*** Michele Varin, racconta sul suo blog il Delta del Po – maggio 2015, aggiungendo  significative testimonianze fotografiche.

Claudio Villani, dopo aver conosciuto il Delta in kayak, ha voluto goderselo anche dall’alto. Ecco il suo volo di 3 minuti in Foce di Busa Dritta, sorvolando il Faro di Punta Maistra per raggiungere la spiaggia a mare: https://www.youtube.com/watch?v=DS3TzgQoIE4.  Magnifico!  

 

 

Isola di CAPRAIA

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Week-end  di  fine  estate 

 pagaiando  attorno  all’ Isola di CAPRAIA

alla scoperta delle sue origini vulcaniche.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – in kayak da mare navigando verso Punta del Turco

Isola di Capraia – costa occidentale – l’arco del Reciso

Isola di Capraia – aspettando l’alba – bivacco a Cala Mortola

Isola di Capraia – Cala Rossa e la torre dello Zenobito

Mediterraneo – Italia

Mare Tirreno Settentrionale 

 Isola dell’Arcipelago Toscano 

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Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – Punta Zenobito

Il kayak da mare ci consente di avvicinarci con attenzione e delicatezza alle coste di Capraia.

E’ con il massimo rispetto per la natura dell’Isola che pagaiando sulle sue acque, entriamo a far parte del paesaggio vivendolo intensamente e con interesse e curiosità, comprendiamo ed apprezziamo la sua movimentata storia geologica.

Nove milioni di anni fa l’isola emerse dal mare  sotto forma di lava e di magma.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Per due milioni di anni il vulcano rimase attivo, poi si spense, ma si risvegliò nel Pliocene, quando con una serie di terremoti e fratture si formò il cono vulcanico dello Zenobito che rimase attivo per un breve periodo.

Isola di Capraia – costa orientale

Pagaiando sotto costa, si osservano gli affascinanti colori delle rocce e le diverse conformazioni delle scogliere che evidenziano l’inequivocabile origine vulcanica dell’isola. 

Isola di Capraia – costa occidentale

Sullo strato di lava consolidata è cresciuta una macchia mediterranea che ricordo di aver visto, in primavera, esplodere in strepitose fioriture.

Capraia è quasi incontaminata.

La presenza della Colonia Penale (1873-1986) l’ha preservata dalla cementificazione e l’isola è rimasta abbastanza selvaggia e non presenta ancora segni evidenti di scempi edilizi, come invece si osservano nella vicina Isola d’Elba.

Eko-mappa – Isola di Capraia – posizione nel Mare Tirreno Settentrionale

Isola di Capraia – costa sud-orientale – colata lavica

Dal 1989 Capraia è entrata a far parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ma in questi ultimi anni la pressione turistica inizia a farsi sentire e a creare i primi problemi.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Colate laviche allo Scoglione

Isola di Capraia – costa sud-orientale – colate laviche

Il porto, che è stato ingrandito sacrificando la spiaggia, oggi occupa l’intera baia e d’estate offre riparo a troppe barche motorizzate che di giorno scorrazzano lungo queste coste.

Anche dall’Elba arrivano numerose imbarcazioni che cariche di turisti percorrono il perimetro dell’isola.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – colate laviche

Le barche motorizzate inquinano l’aria e l’acqua ed emettono rumori che disturbano la pace e la tranquillità della fauna locale, ce ne rendiamo ben conto quando le incrociamo sulla nostra rotta.

E’ un modo di gestire il territorio e le acque di un Parco Marino Protetto che stento a comprendere, anzi, lo comprendo solo se si antepongono gli interessi economici a breve scadenza, a quelli di lunga scadenza, che sono poi i veri interessi di una zona protetta, cioè la conservazione e la salvaguardia della natura, preservandola per le future generazioni. 

Un Parco Nazionale Marino, per certi aspetti, oggi è meno salvaguardato di un semplice parco di città. In un parco cittadino sono banditi tutti i veicoli motorizzati e inquinanti privati e non di servizio, mentre chiunque può liberamente accedervi a piedi o con piccoli veicoli che non emettono scarichi inquinanti e forti rumori.

Perciò, come in tanti parchi cittadini è possibile circolare in bicicletta, coi pattini, con gli skiroll o gli skeit; anche sul mare di un Parco Nazionale dovrebbero poter circolare liberamente solo le imbarcazioni a vela, le canoe, i kayak e ogni mezzo ecologicamente compatibile; certamente non i motoscafi, non i rumorosissimi acquascooter puzzolenti di smog e nemmeno gli yacht che spesso rilasciano in acqua chiazze oleose e non solo.

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IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.32

IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.33

Non è la prima volta che andiamo a Capraia, in passato abbiamo pagaiato più volte su queste acque, ma sempre nella stagione primaverile, la più bella per ammirare i vivaci colori della vegetazione.

Il primo di questi viaggi è stato raccontato dall’amico Luciano Belloni sulle pagine della rivista trimestrale “Il Kayak da Mare” (autunno 1998).

IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.34

IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.35

Durante quel viaggio

il forte vento e il mare mosso non ci permisero di fare il giro completo dell’isola.

A lato: le pagine del racconto di Luciano e la mia prefazione.

Cliccare sulle pagine per leggere.

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L’Isola di Capraia ha un aspetto montuoso e culmina col Monte Castello (mt. 445).

Nell’unico centro abitato risiedono circa 350 persone. Qualche abitazione e alcuni negozi si trovano anche attorno al porto dove, nella Salata: lo stabilimento in cui i detenuti della Colonia Penale salavano le acciughe, è ospitata la sede del punto informativo del Parco.

Al molo arrivano i traghetti da Livorno e da Portoferraio (Isola d’Elba).

I venti sono spesso impetuosi ed è facile incontrare mare mosso lungo i tratti più esposti. Le possibilità di sbarco sono pochissime ed anche da terra la costa è poco accessibile presentandosi con pareti verticali e impressionanti, in particolare lungo il versante occidentale.

Una buona rete di sentieri e mulattiere, permettono l’esplorazione dell’isola, così, volendo, è consigliabile intervallare i trekking in kayak con altrettanto interessanti escursioni a piedi.

Eko-mappa – Isola di Capraia

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Livorno – l’ingresso nel traghetto per Capraia – Kayak da mare e carrellino

Livorno – l’ingresso nel traghetto Toremar – Kayak da mare e carrellino

Lasciamo l’auto parcheggiata nei pressi del Porto di Livorno e, col carrellino, portiamo i kayak nel garage del traghetto  Toremar che parte alle ore 8,30 di sabato.

(andata e ritorno, due persone con due kayak, al costo di poco superiore le 60 euro).

l’Isola di Capraia vista dal traghetto della Toremar

Tre ore dopo siamo già a Capraia e sempre col carrellino usciamo dal traghetto per percorrere trecento metri e raggiungere un piccolo scivolo all’interno del porto e qui calziamo i nostri kayak.

Navigando tagliando i golfi, da promontorio a promontorio, si percorrono poco più di una ventina di chilometri, ma costeggiando scrupolosamente ed entrando nelle grotte i chilometri sono oltre trenta e a Capraia, per noi, è prioritaria la lenta navigazione esplorativa sotto costa. 

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Attraversiamo il porto e ci dirigiamo a nord, costeggiando l’isola in senso antiorario.

Isola di Capraia – costa orientale – la Ripa Rossa

Dietro al molo di attracco del traghetto, dove un tempo c’erano solo scogli, è stata sistemata una spiaggia di ghiaia e un tavolato in legno per prendere il sole. Avrebbe potuto essere un comodo punto d’imbarco per i nostri kayak, ma in questo sabato di settembre la spiaggia è troppo affollata.

Isola di Capraia – costa orientale – Punta di Porto Vecchio

Dopo la Ripa Rossa e la Punta di Porto Vecchio entriamo nell’ampia cala omonima e osserviamo i rilievi affacciati al golfo, distinguendo i terrazzamenti ormai non più coltivati.

Punta della Barbice, che chiude a nord la Cala di Porto Vecchio, è frequentata dai gabbiani e dai Marangoni dal ciuffo che depositano i loro bianchi escrementi sugli scogli affioranti e in particolare sullo scoglio del Corso, il più alto sul mare.

Isola di Capraia – costa orientale – le scogliere di Cala di Porto Vecchio e di Punta Barbice

Isola di Capraia – costa orientale – le scogliere di Cala  Porto Vecchio

Isola di Capraia – costa nord-orientale – le scogliere a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa nord-orientale – Grotta a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa orientale – le scogliere a Punta Barbice

Isola di Capraia – costa nord-orientale – le scogliere a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa nord

A Punta del Vecchiaione ci soffermiamo in una grotta e poco oltre entriamo nella Grotta della Mortola. 

Isola di Capraia – costa nord

Isola di Capraia – le scogliere a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa nord-orientale – Grotta della Mortola

Isola di Capraia – costa nord – Cala Mortola

A Cala Mortola ammiriamo la spiaggia sabbiosa, l’unica di tutta l’isola;

nei nostri precedenti viaggi, non abbiamo mai potuto godere di questo litorale, qui c’erano solo grossi ciottoli che rendevano troppo complicato lo sbarco.

Isola di Capraia – la spiaggia a Cala Mortola (sabbia, sassi e tanta legna portata dal mare).

Isola di Capraia – costa nord-orientale – sosta sulla spiaggia di Cala Mortola

Il mistero della spiaggia che appare e scompare si spiega con l’andamento delle mareggiate. In inverno i violenti venti da nord-est scatenano burrasche che spazzano la sabbia portandola nei fondali della baia. 

In estate invece, il vento dominante è il Libeccio, e così, la corrente che si forma durante le libecciate, ricrea la spiaggia sabbiosa. 

Sapendo che non ci saranno altre comode possibilità di sbarco, approfittiamo di questo miracolo della natura per una breve sosta e un bagno in acque limpide.

Isola di Capraia – le rocce di Cala Mortola

Isola di Capraia – le rocce di Cala Mortola

Isola di Capraia – le rocce di Cala Mortola

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Riprendiamo i kayak e fatti pochi metri ci ritroviamo a pagaiare davanti a spettacolari rocce tafonate e poi, ai piedi delle scogliere delle Frane dei Neri e della Botte, dove la roccia, geologicamente molto interessante, è intensamente colorata da striature orizzontali rosso-arancio.

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Isola di Capraia – La Torre della Regina a Punta della Teglia

Lo scalo della Teglia è posto ai piedi della Torre della Regina che svetta sul monte della Punta della Teglia, estremo nord dell’isola. La Torre, l’unica dell’isola a pianta quadrata, risale al 17° secolo e fu eretta dai genovesi per sorvegliare il tratto di mare che guarda verso l’isola di Gorgona, la Toscana e Capo Corso.

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Isola di Capraia – costa nord-orientale

Al largo di Punta Teglia gli scogli delle Formiche sono frequentati dagli uccelli marini.

Isola di Capraia – costa nord-orientale

Isola di Capraia – grotta lungo la costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord – nei pressi di Punta La Teglia

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord

Oltrepassato il capo a nord dell’isola, in lontananza scorgiamo, verso ovest, i monti di Capo Corso. La Corsica non è poi così lontana, da qui sono meno di trenta chilometri.

La scogliera occidentale di Capraia ci appare subito alta e strapiombante in mare.

Nella zona del Dattero, in quota crescono le palme nane.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale – Grotta dell’Acquissucola

Più a sud, lo scenario è caratterizzato da grotte e frane

e poco dopo il promontorio dell’Acquissucola entriamo nella Grotta omonima.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Dopo Punta Seccatoia la costa scoscesa è molto frastagliata e noi ci divertiamo a zigzagare tra i numerosi scogli affioranti.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale – rocce tafonate nei pressi di Punta Manza

A Punta Manza le rocce tafonate dall’azione erosiva del vento sono spettacolari, le contempliamo mentre passiamo tra il promontorio e un grande scoglio frequentato dai cormorani.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale – rocce tafonate nei pressi di Punta Manza

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Dopo il Seno della Peruccia, una stretta fenditura si insinua spezzando Punta Recisello.

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale – l’arco del Reciso

Più avanti arriviamo a uno spettacolare pinnacolo roccioso che si protende in mare e in cui si apre un arco naturale, è lo Scoglio del Reciso che precede la cala omonima. 

La costa prosegue verticale e spettacolare anche a Punta e a Cala del Fondo, con rocce tafonate in cui nidificano i corvi imperiali.

Isola di Capraia – costa occidentale

L’Isolotto di Peraiola (o dei Gabbiani) è alto 34 metri e presenta una scoscesa costa occidentale, su esso nidificano i gabbiani reali.

Nella Cala del Vetriolo, tra falesie, tafoni e sculture naturali scolpite dal vento nella roccia lavica, si insinua una piccola grotta con doppio ingresso.

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – le rocce tafonate

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

A punta Trattorio proseguono le falesie tafonate. In alto, a 167 metri, scorgiamo un faro, è l’unica traccia di intervento umano lungo la costa occidentale. 

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Nella zona delle Cote, è necessario pagaiare scrupolosamente sottocosta per scorgere, dietro ad uno sperone roccioso, l’ingresso della Grotta della Foca, frequentata dalla foca monaca fino ai primi decenni del ventesimo secolo. Sul fondo della grotta c’è una spiaggetta ciottolosa.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – Zonno in grotta

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – spiaggia di grotta

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Dopo la lunga costa del Sondaretto, a Punta Linguelle incontriamo numerosi gabbiani reali

e oltre il promontorio si trova l’impressionante fenditura delle Cantine. 

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – controluce marino

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – sovrapposizioni di colate laviche

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – le rocce laviche di Cala del Moreto

Nell’ampia Cala del Moretto osserviamo le sovrapposizioni di colate laviche caratterizzate da strati rocciosi di differenti colori.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – le rocce di Cala del Moreto

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – navigando verso Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – navigando verso Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – navigando verso Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – la Torre dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

La Calanca del Sordo è ai piedi dell’antica Torre dello Zenobito (mt.81), posta sul promontorio dello Zenobito, estrema propaggine meridionale dell’isola. La Torre,  osservabile anche da Cala Rossa, è databile al 16° secolo e oggi appare abbandonata sullo sperone roccioso ed esposta da secoli all’erosione dei venti, ha assunto un aspetto inquietante, inserendosi perfettamente in questo paesaggio estremamente selvaggio.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – Punta dello Zenobito                                       – lo scoglio della foca che sale sulla scogliera

Isola di Capraia – pagaiamo tra le onde a Punta Zenobito – sullo sfondo Punta Rossa

Isola di Capraia – il mare mosso a Punta Zenobito e il nostro ingresso a Cala Rossa

Isola di Capraia – Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – Punta Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Zenobito e Punta Rossa

Doppiata Punta Zenobito, ci troviamo a pagaiare in quello che cinque milioni di anni fa era un condotto vulcanico in piena attività e oggi, aperto verso il mare, prende il nome di Cala Rossa.

Qui la falesia a picco sull’acqua è molto particolare e unica, dal netto contrasto cromatico: per un terzo bianca-grigia e per due terzi rossa-amaranto, posta tra l’azzurro del cielo vivacizzato da piccole e sfumate nubi bianche e il blu-cobalto del mare.  

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Cala Rossa

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Cala Rossa

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Rossa

Ricordo che in primavera la cromaticità della baia è ulteriormente arricchita dal colore verde-argentato della Cineraria e sopratutto dai suoi numerosi fiori di un bel giallo intenso.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Rossa

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Rossa

Isola di Capraia – Cala Rossa e Punta dello Zenobito

Ci intratteniamo a lungo a contemplare e godere del paesaggio di questa baia; prima, prestando attenzione ai numerosi scogli affioranti, pagaiamo sotto la scogliera, poi ci spostiamo al largo, per ammirarla nella sua totalità. Il mare un poco mosso rende più divertente l’esplorazione e le onde donano dinamismo alla superficie dell’acqua.

Isola di Capraia – Cala Rossa e la torre dello Zenobito

Isola di Capraia – Cala Rossa

Isola di Capraia – Cala Rossa e la torre dello Zenobito

Punta Rossa, con le sue rocce laviche di color rosso scuro, chiude la baia.

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Proseguendo sotto costa, è sempre con estremo interesse che continuiamo ad osservare l’evoluzione geologica dell’isola.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – in kayak da mare navigando sulle onde verso Punta del Turco

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Vicino allo scoglio del Gatto ecco la Grotta del Sale, ma le onde rendendo difficoltoso l’ingresso e perciò proseguiamo oltre.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Punta del Turco è riconoscibile per le rocce grigie fessurate verticalmente, le quali fanno da scenografia al volo dei gabbiani; mentre, il promontorio successivo, è frequentato dal falco pellegrino e dai corvi imperiali.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – scoglio di lava

Passiamo poi ai piedi di un grosso scoglio di roccia vulcanica che si eleva dal mare ed è molto frequentato dagli uccelli marini.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Impressionanti pareti laviche si susseguono e assumono aspetti molto suggestivi a Punta Patello e sopratutto dopo la Cala del Ceppo (raggiungibile anche tramite un sentiero) e a Punta della Cividata, dove la scogliera vulcanica si eleva per oltre duecento metri.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale – isolotto di lava (lo Scoglione)

Isola di Capraia – costa sud-orientale

La Costa delle Capre è caratterizzata da colate laviche fratturate verticalmente e sulle pendici del monte si intravedono antichi muretti a secco e terrazzamenti agricoli da tempo abbandonati.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa orientale – Punta Belvedere

Isola di Capraia – costa orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – rocce tafonate lungo la costa sud-orientale

Isola di Capraia – pagaiando all’ombra della costa orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

In un tratto di costa tafonata, un caratteristico scoglio lavico si è piegato su se stesso e attira la nostra attenzione, lo fotografo, ma non mi sono accorto che uno schizzo d’acqua marina ha sporcato l’obbiettivo e così l’immagine è inutilizzabile, peccato.

Siamo ormai a Cala Zurletto, nella quale scende un sentiero.

Isola di Capraia – costa sud-orientale –

Isola di Capraia – costa orientale

Isola di Capraia – costa orientale

I fichi d’india svettano sulla scogliera di Punta Bellavista o della Fica e poco oltre ecco la caratteristica Torre del Bagno: risale al 15° secolo ed è collocata accanto all’antico scalo che un tempo serviva da approdo per accedere al sovrastante Forte di San Giorgio.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa orientale – Punta Bellavista

Isola di Capraia – costa orientale – La Torre del Bagno

Isola di Capraia – La Torre del Bagno ai piedi del Castello di San Giorgio

Isola di Capraia – il vecchio convento di Sant’Anatonio si affaccia sulla cala omonima – a destra il Faro di Capraia e a sinistra la Torre del Porto

Dopo le chiare rocce tufacee e di pomici, c’è una grotta franata, e poi ecco la Cala San Francesco, ai piedi del vecchio convento di Sant’Antonio.

Raggiungiamo le nere rocce di Punta del Fanale o di Ferraione, in alto svetta l’inconfondibile e bianchissimo Faro, mentre a mare, collocata su uno scoglio, si trova la Statua di Cristo Re che benedice tutti i marinai.

costa orientale – il Faro di Capraia e Punta Ferraione

costa orientale – il Faro di Capraia

Isola di Capraia – costa orientale – il paese

Anche su queste rocce volano i gabbiani e i cormorani mentre, oltre il promontorio, all’ingresso del golfo del Porto, i corvi imperiali volteggiano tra le scogliere e la Torre del Porto.

Capraia – La Torre del Porto si affaccia al Golfo

Costeggiando il golfo, arriviamo in località La Grotta, dove è stato ricavato sulla scogliera uno spazio organizzato con un tavolato adibito alla balneazione. Poi entriamo in un porto-canale e raggiungiamo il ponte della strada che porta in paese.  

Ritornati nel Porto, lo attraversiamo per sbarcare alla spiaggia dei Frati, posta a nord accanto al molo del traghetto. Ormai la zona è in ombra e i bagnanti l’hanno abbandonata.

Isola di Capraia – bivacco notturno a Cala Mortola

Isola di Capraia – bivacco aspettando l’alba a Cala Mortola

Al tramonto, mentre Zonno preferisce recarsi in campeggio, riprendo il kayak per realizzare un sogno: raggiungere, tre chilometri più a nord, la Cala della Mortola per trascorrere la notte bivaccando sulla magica e famosa spiaggia che scompare e riappare.

Isola di Capraia – bivacco aspettando l’alba a Cala Mortola

Nella baia non sono solo, alcune barche hanno gettato l’ancora per trascorrere la notte sulle placide acque del golfo. 

Isola di Capraia – bivacco all’alba a Cala Mortola

Isola di Capraia – Cala Mortola

La spiaggia è cosparsa di tronchi e rami portati dal mare, così evito di montare la tenda e approfitto della legna per organizzare un  bivacco che mi ripari dall’umidità notturna.

Trascorro la notte in compagnia di luna e stelle e al primo albeggio mi tuffo in mare per una nuotata in assoluta libertà e in totale comunione con la natura che mi circonda, poi, faccio colazione, rimetto tutto nei gavoni e via !

un altro giro dell’isola mi attende, questa volta in senso orario.  

La prospettiva è cambiata ed è quasi come fare un trekking marino in una nuova isola. Il sole illumina diversamente la costa, valorizzando le zone che il giorno precedente erano in ombra. Intercalando la navigazione sotto costa con tratti di navigazione al largo, ho potuto così godere di un paesaggio non ripetitivo, ammirando sia nuovi pregiati dettagli, che la panoramicità complessiva.

Il traghetto della Toremar al molo del porto di Capraia

Rientro al Porto nel primo pomeriggio e ritrovo  Zonno reduce da un’escursione a piedi all’interno dell’isola.

La nave della Toremar è già al molo d’imbarco, ma abbiamo ancora tutto il tempo per fare una breve passeggiata in paese e raggiungere Punta Belvedere dove c’è un meraviglioso balcone affacciato al mare Tirreno.

Dal porto, la strada asfaltata sale per ottocento metri e finisce nel paese di Capraia Isola, ma noi percorriamo la  mulattiera lastricata di origini romane, che sale ripida attraverso la verde macchia mediterranea impreziosita dalle bacche violacee del mirto.

Isola di Capraia – Punta Bellavista – panorama Tirrenico con fichi d’india

Il Paese è costruito sopra al promontorio di Punta Ferraione ed è dominato dal Castello di San Giorgio, posto a strapiombo sul mare.

Tra il Castello e Punta Belvedere, un sentiero scende alla suggestiva Torretta del Bagno, ma non c’è tempo per altre escursioni, tra poco più di un’ora la nostra nave parte per Livorno.

Sbarchiamo a Livorno quando il sole è ormai tramontato.

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Ho cercato di raccontare Capraia vista dal kayak, ma sono le fotografie  (sebbene scattate con una semplice macchina digitale compatta e durante una navigazione non sempre tranquilla, perciò in movimento e tra spruzzi d’acqua che bagnano l’obbiettivo)  che più di qualsiasi parola, esprimono tutto il fascino e la ricchezza naturalistica di questo policromatico smeraldo mediterraneo.

Eko – autoritratto in kayak da mare a Cala Rossa – Isola di Capraia.

Trekking in kayak da mare di Marco Zonno e Marco Ferrario

Fotografie e testo di Marco Ferrario