Eko

in KAYAK DA MARE, bivaccando libera-mente

Isole EGADI

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ARCIPELAGO  DELLE  ISOLE  EGADI

in kayak da mare

e non solo

CANALE DI SICILIA

Trekking di Roberto Kratter, Stefano Oprandi e Marco Ferrario

Isola di Favignana – le scogliere delle Cave di tufo nella zona del Bue Marino

Isola di Levanzo – il Faraglione e sullo sfondo, Favignana e il Monte Santa Caterina

Isola di Marettimo – il nostro campo a Plaia dei Nacchi e Punta Bassana sullo sfondo

 

Pagaiando col Favonio

L’arcipelago delle isole Egadi,

propaggine occidentale della Sicilia che si protende verso l’Africa,

è composto dalle isole di Favignana, Levanzo, Marettimo e dagli isolotti di Maraone e Formica.

Eko-mappa – Arcipelago delle Egadi

Il mare, protetto dalla Riserva Marina delle Isole Egadi, si presenta limpido e pulito.

Per navigare in questo arcipelago è necessario fare i conti col Favonio (vento proveniente da Ovest-Nord-Ovest) che ha continuato a soffiare, costringendoci a scendere a compromessi.

Favignana – Roberto al largo di Punta Longa

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Abbiamo così rivisto i nostri progetti e in particolare rinunciamo a navigare lungo la costa occidentale di Favignana e limitiamo le traversate in kayak tra alcune isole, ma, amando la natura, è stato piacevole intervallare i trekking marini con le escursioni terrestri, anch’esse molto intense ed appaganti.


Marettimo – Marco prende fiato durante la scalata al Pizzo Falcone

 

Stefano e Marco in trekking a Levanzo – Favignana sullo sfondo

Negli ultimi giorni di maggio, il mare in burrasca aveva isolato l’arcipelago e anche il 31 maggio la nave-traghetto non ha potuto raggiungere l’isola di Marettimo.

Così siamo rimasti un paio di giorni in Sicilia, ad attendere che il vento e le acque si calmassero un poco, ma nel contempo abbiamo pagaiato sotto costa e ridossati dal vento alla Riserva dello Zingaro, e all’interno dell’affascinante Stagnone di Marsala.

All’alba del 1° giungo 2010, finalmente sembra che il Favonio stia lentamente calando d’intensità e perciò è giunto il tempo di dedicarci alle Egadi.

Il nostro programma prevedeva di raggiungere l’Arcipelago attraversando il mare, pagaiando per sei chilometri, da Punta Scario di Isola Grande dello Stagnone, al faro di Punta Marsala dell’Isola di Favignana, ma è ancora molto mosso e così rinunciamo alla traversata e ci rechiamo al porto di Trapani per imbarcarci sul primo traghetto Siremarche parte alle ore 7 e dopo un’ora e mezza sbarchiamo a Favignana con i kayak ancora legati sul tetto dell’auto.

 

Eko-mappa – FAVIGNANA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ISOLA di FAVIGNANA è la più turistica e popolata dell’arcipelago (3600 abitanti), ed è anche la più vasta delle Egadi con un perimetro di 33 km.

Il suo nome deriva dal Favonio, il vento dominante, che in questi giorni ci ha fatto compagnia.

 

Una piccola catena montuosa culminante col Monte Santa Caterina (314 m.) separa le zone pianeggianti di ponente: il Bosco, un tempo ricoperta da alberi, e di levante: la Piana.

Favignana possiede una articolata rete viaria che permette facilmente di raggiungere numerose spiagge e molte scogliere.

Favignana – Le scogliere delle Cave di tufo nella zona del Bue Marino

Favignana – Le scogliere delle Cave di tufo nella zona del Bue Marino

Favignana – Le scogliere e le gallerie delle Cave di tufo nella zona del Bue Marino

In auto ci rechiamo a Cala Azzurra, a sud-est dell’isola, che essendo riparata dal promontorio di Punta Fanfaro, è protetta dal Favonio. C’è un piccolo parcheggio e con facilità portiamo i kayak in spiaggia ed entriamo in acqua.

Esploriamo prima la parte occidentale dell’isola, la più spettacolare, caratterizzata dalle cave di tufo che si affacciano al mare.

Cala Rossa – Favignana

Doppiato il faro di Punta Marsala, l’acqua è calma e lo spettacolo si fa più affascinante. Il limpido azzurro del mare e la scogliera dai molteplici colori, donano al paesaggio una intensissima cromaticità.

Le sorprendenti architetture delle cave di tufo, scolpite dal faticosissimo lavoro millenario degli scalpellini, hanno l’aspetto di torri abbandonate e tra esse, nella zona del Bue Marino, osserviamo maestose gallerie tufacee che si aprono sul mare.

 

Favignana – Cala Rossa

Oltrepassata Punta Vituzzo, ci appare in tutta la sua imponenza, l’anfiteatro roccioso del golfo di Cala Rossa; lo attraversiamo al largo e raggiungiamo Punta San Nicola, la scogliera qui si abbassa e la cittadina di Favignana è ormai vicina, ma il mare in questo tratto è decisamente mosso.

Favignana – Cala Rossa

La nostra sosta pranzo all’ombra del tufo lungo la costa orientale di Favignana

Sulla via del ritorno, costeggiamo Cala San Nicola, la Scogliera del Cavallo e l’intero golfo di Cala Rossa.

Cala Rossa assunse questo nome a ricordo del sangue versato nella terribile battaglia navale del 241 a.C. nota come Battaglia delle Egadi, che segnò l’esito della Prima Guerra Punica. Fu la più grande battaglia navale dell’antichità, combattuta tra 400 navi Cartaginesi e 300 navi Romane. Nell’agguato i Romani affondarono 150 navi Cartaginesi, i morti furono 14.000 e 10.000 Cartaginesi furono fatti prigionieri. La battaglia segnò la definitiva disfatta della flotta Cartaginese cambiò il corso della storia, con i Romani che conquistarono il dominio nel Mediterraneo.

Fu proprio con i Romani che si sviluppò il commercio del tufo, utilizzato anche nei secoli successivi per realizzare le case siciliane e nord-africane. Oggi queste cave non sono più sfruttate, il cappero cresce ovunque e in esse si sono realizzati orti e magnifici giardini ipogei, protetti dal vento.

Pranziamo tra le cave del Bue Marino, affacciati su questo mare così bello e ricco e di storia.

Favignana – il Monte Santa Caterina

 

Favignana – costa sud – il Monte Santa Caterina

Rientrati a Cala Azzurra, il pomeriggio lo dedichiamo all’esplorazione della costa sud dell’isola.

Favignana – barche al riparo nella baia dell’isola Preveto

Oltrepassata Punta Fanfalo siamo esposti al vento contrario, ma, percorrendo tutta la costa sud, pagaiata dopo pagaiata, raggiungiamo le scogliere basse e scure dello Scoglio della Corrente, all’estremità sud-occidentale dell’isola, oltre al quale, è troppo rischioso proseguire, la zona è molto esposta al forte vento e il mare è molto mosso.

Sulla via del ritorno, dopo l’Isola Galera e Cala Stornello, ci spostiamo al largo verso la scogliera nerastra dell’Isola Galeotta.

Giunti all’Isola Preveto ci fermiamo a riposare sulla spiaggia, protetta e rivolta verso nord-est, che guarda il Monte di Santa Caterina.

Dopo l’impegnativo tratto percorso, è bellissimo rilassarsi in questa tranquilla baia frequentata da molti gabbiani che nidificano sull’isola.

Nella baia non siamo i soli, qualche altra barca ha pensato di rifugiarsi in questa oasi di pace.

Favignana – Il nostro sbarco sulla spiaggia dell’Isola Preveto

Ripreso il mare, pagaiamo nei pressi dello scoglio Palumbo e proseguiamo al largo di Cala del Passo, posta ai piedi del Monte Santa Caterina.

Favignana – anche i gabbiani amano la tranquillità della baia dell’Isola Preveto, davanti all’ultima propaggine del Monte Santa Caterina

Il lungo e basso promontorio roccioso di Punta Longa separa Cala Marasolo da Cala Monaci, ai suoi piedi c’è un piccolo porticciolo con un minuscolo villaggio di pescatori.

Oltrepassato il promontorio della Puntazza si trova il Lido Burrone, la spiaggia più grande e più frequentata dell’isola.

Favignana – la scogliera di Punta Longa

Poco prima di Punta Fanfalo ecco la Grotta Perciata e a Cala Tuono un villaggio turistico si affaccia al mare .

Cala Rotonda – L’arco di Ulisse – Favignana

Nel tardo pomeriggio, in auto esploriamo velocemente la costa occidentale.

Cala Rotonda è molto bella e raccolta, il mare è protetto dai venti ed il golfo è caratterizzato dall’arco di Ulisse e da alcune spiagge comode per uno sbarco e adatte al bivacco.

Dopo Cala Grande e il Pozzo di Ponente giungiamo al faro di Punta Sottile, qui la bassa scogliera è flagellata dalle onde spumeggianti.

Il Faro di Punta Sottile è alto 43 metri, ed è il faro siciliano più importante per la navigazione aereonavale. Fu ricostruito nel 1904 con un impasto di tufo e zolfo, al fine di renderlo resistente alle intemperie e ai venti.

costa occidentale di Favignana battura dal Favonio

La costa nord-occidentale prosegue, bassa e rocciosa, intervallata da qualche spiaggia.

La scogliera si alza solo nei pressi di Punta Faraglione.

Tra Punta Sottile e Punta Ferro si estende la Sichitella, segue Cala di Pozzo dell’Alga e la Calazza, poi Punta Ciacca precede Punta Faraglione.

Grotta delle Uccerie – Favignana

Favignana – Punta Faraglione vista dall’ingresso della Grotta delle Uccerie – sullo sfondo l’isola di Levanzo

Tutta questa costa è raggiungibile in auto con un facile percorso sterrato che permette di arrivare nei pressi di Punta Faraglione.

Sulla spiaggetta di Cala Trapanese troviamo un buon luogo per il nostro bivacco al riparo dal vento; la cala si affaccia ad est ed è avvolta da un anfiteatro di rocce.

Prima del tramonto effettuiamo una brevissima escursione a piedi fino alla Grotta delle Uccerie, che si trova sul versante nord del monte di Punta Grosso, a poche centinaia di metri da Cala Trapanese.

 

Favignana – Cala Trapanese – albeggia sul nostro campo – sullo sfondo l’isola di Levanzo

Favignana – colazione a Cala Trapanese

Favignana – Capo Grosso

Favignana – Capo Grosso

Favignana – Capo Grosso

Favignana – grotte e scogliere di Capo Grosso

Favignana – La costa di capo Grosso

Il giorno seguente, in kayak esploriamo la costa che da Punta Faraglione va a sud, verso il paese di Favignana.

Il primo tratto, sino oltre Capo Grosso, è di costa alta, molto bella e inaccessibile da terra. Ci sono alcune grotte da esplorare: la Grotta Marione, la Grotta Azzurra, degli Innamorati , la Grottarola e la Grotta Rimbs.

Al largo di questa costa, proprio in questa stagione, ma nel 1978, ho assistito alla mattanza. Ricordo che i tonni, imprigionati dalle reti della camera della morte, venivano arpionati e uccisi, e l’acqua del mare si colorava di un terribile rosso sangue.

La sanguinosa pesca era accompagnata dalle “cialome”: i canti dei tonnaroti.

E’ questa la stagione in cui il Mediterraneo raggiunge la giusta temperatura e salinità per i tonni, che entrati attraverso lo stretto di Gilbitterra, lo percorrono alla ricerca del luogo ideale per deporre le uova.

Favignana – le scogliere di Capo Grosso

 

in Grotta a Capo Grosso

La luce nel buio – in una grotta di Capo Grosso

la costa di Capo Grosso

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Clemente – tonnaroto rais di Favignana – Racconta che alla catenella d’oro che porta al collo è appeso un dente del pescecane pescato in gioventù durante una mattanza. “Faccio il pescatore da quando ero bambino. La mia è una passione. Saltavo la scuola e andavo a pescare: la sera per non farmi dare le botte dalla mamma le portavo il pesce, ma le botte le prendevo lo stesso. IL MARE E’ COME IL FUOCO: QUANDO VOGLIO DIMENTICARE TUTTO, ME NE VADO SU UNO SCOGLIO, LO GUARDO E TUTTI I MIEI PENSIERI SE NE VANNO COL VENTO”.

Oggi la mattanza di Favignana non si svolge più.

I tonni non riescono più a migrare nel Mediterraneo come facevano da millenni. Clemente, il tonnaroto che ho riconosciuto sul molo di Favignana, ci racconta con nostalgia questa storia.

Ormai solo pochi tonni riescono ad entrare nel Mediterraneo. Già in Atlantico, i branchi di tonni vengono prima intercettati dagli aerei e poi catturati dai grandi pescherecci giapponesi che chiudono lo stretto di Gilbitterra e ne fanno razzia.

Ecco perchè non si fa più la mattanza dei tonni a Favignana.

stabilimenti della tonnara a Favignana e a sinistra la Plaia del paese

siamo arrivati al porto di Favignana

Il paese di Favignana sorge affacciato alla Cala Principale, a est il molo San Leonardo e il Molo Principale delimitano il porto dell’isola.

In fondo alla baia le case si affacciano sull’ampia spiaggia sabbiosa della Plaia, oltre la quale, a ovest del golfo, si trovano gli stabilimenti della tonnara, fatti erigere oltre 150 anni fa da Vincenzo Florio e recentemente in parte ristrutturati e adibiti a museo. Erano gli stabilimenti della più grande tonnara del Mediterraneo.

 

il gabbiano al porto di Favignana

Visitiamo il paese di Favignana, passeggiando nei vicoli tra le casette di tufo in stile arabo e sostiamo in Piazza Madice, dove si trova la settecentesca Chiesa di Santa Maria Immacolata, caratterizzata dalla cupola in maiolica verde.

Un portone dipinto a Favignana paese

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In piazza ci sediamo per gustare una granita al gelso, poi acquistiamo i tipici biscotti all’anice, il pane “cunzato” con i pomodorini e i ricchissimi arancini destinati al nostro pranzo.

Avvicinandoci al porto non può sfuggire l’elegante Palazzo Florio (1876), oggi sede municipale, ma è in fase di ristrutturazione e perciò non abbiamo potuto visitarlo.

Una buona alternativa all’escursione in kayak, è la comoda possibilità di visitare l’isola in bicicletta, vicino al porto ci sono alcuni noleggiatori.

Prima di dedicarci alle altre isole dell’arcipelago, parcheggiamo l’auto a 200 metri dal porto, sullo sterrato del grande parcheggio libero di Largo San Leonardo, leghiamo i kayak sui nostri carrellini e, visto il mare ancora mosso, decidiamo di raggiungere Levanzo utilizzando il traghetto.

 

Roberto, Stefano e Marco – i kayak sui carrellini al porto di Favignana

Sul traghetto Siremar in partenza dal porto di Favignana incontriamo il camper di Maremotu con la flotta dei loro kayak ben legati sul tetto.

 

i carrellini con i nostri kayak, sul traghetto in sosta al porto di Favignana –  sullo sfondo Villa Florio in ristrutturazione è coperta dalle impalcature

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Eko-mappa – LEVANZO

Manca poco a mezzogiorno quando sbarchiamo sull’ISOLA di LEVANZO.

Lasciati i kayak sui carrellini e parcheggiati vicino al molo di Cala Dogana, l’intero pomeriggio lo decidiamo al giro dell’isola a piedi.

 

Il Faraglione di Levanzo

L’escursione è intensa e pregevole. Dal paesino di Levanzo, percorriamo una comoda stradina che conduce in breve a Punta Pesce e prosegue  fino allo Scoglio del Faraglione, dove le onde frangono spumeggianti. Da qui i sentieri si fanno più disagevoli e a tratti svaniscono tra la vegetazione mediterranea.

Seguendo il nostro senso d’orientamento e con un poco di fortuna raggiungiamo la Grotta del Genovese. Questo tempio di arte preistorica è di immenso valore scientifico-culturale. La visitai nel 1978, in essa ci sono significativi graffiti e pitture risalenti all’età del Paleolitico e Neolitico che raffigurano figure umane e animali: cervi, bovini, equini e tonni; peccato sia chiusa.

 

Levanzo – scogliera nei pressi della Grotta del Genovese

 

Levanzo – l’ingresso della Grotta del Genovese

Levanzo – la costa occidentale

Levanzo il mare della costa orientale di Capo Grosso

in lontananza gli isolotti di Formica e Maraone e la costa siciliana

Levanzo – Il Faro di Capo Grosso

Levanzo – Il Faro di Capo Grosso

Dalla grotta percorriamo agevolmente la stradina con vista sull’ampio golfo di Cala Tramontana e raggiungiamo la spettacolare punta di Capo Grosso, estremo nord dell’isola, dove ci soffermiamo ad esplorare l’alta scogliera frequentata dai gabbiani e il vecchio faro abbandonato e ormai in rovina.

Levanzo – il Faro di Capo Grosso

Levanzo – Il Faro di Capo Grosso

Levanzo – una finestra del Faro di Capo Grosso e il muro scolpito dal Favonio

Levanzo – Finestra del Faro di Capo Grosso

Levanzo – il Faro di Capo Grosso

 

Levanzo – le dolci sfumature di Cala Minnola

Torniamo poi a Cala Dogana percorrendo lo sterrato che attraversa l’ampia piana. Alla nostra destra il Pizzo del Monaco raggiunge l’altezza di 278 metri, massima elevazione dell’isola.

Levanzo – Cala Minnola

Il piccolo paese di Levanzo composto da poche case bianche affacciate e raccolte attorno al porticciolo di Cala Dogana, è abitato da 230 persone che vivono avvolte dalle sfumature azzurro-blu di mare e cielo, su un’isola in cui la natura ha ancora il sopravvento. E’ una vita che ci appare serena e dai ritmi lenti, niente vita mondana e niente traffico.

Sono andato a cercare Gioia, da cui, nel 1978, in viaggio di nozze, avevamo trascorso una magnifica settimana con la tendina sistemata tra le palme del suo giardino. La sua grande villa affacciata a Cala Dogana era un punto di riferimento per i giovani, ma oggi ho trovato all’ingresso un triste cartello: “Proprietà Privata”, è il brutto segno dei tempi, Gioia non c’è, mi rimane un melanconico e gradevole ricordo.

Il bivacco a Cala Minnola

E’ ormai sera quando ci spostiamo più a est, a Cala Minnola, dove si trova una estesa pineta mediterranea. La baia è riparata dal vento e l’acqua è calma e cristallina, un luogo ideale per il nostro bivacco.

Levanzo – l’alba dal nostro bivacco di cala Minnola

Levanzo – la villa di Gioia affacciata su Cala Dogana

il paese di Levanzo affacciato a Cala Dogana

Lo sviluppo costiero dell’Isola di Levanzo è di 12 km.

 

navigando in controsole verso il Faraglione di Levanzo

 

Levanzo – scogliera sud-occidentale

Levanzo – La spiaggia del Faraglione

Con partenza da Cala Minnola, in senso orario, facciamo il giro dell’isola in kayak.

 

Levanzo – la costa occidentale

Oltre punta San Leonardo, si trova la rocciosa Cala Fredda, poi dopo Cala Dogana, Punta Pesce e Cala Cammero, ci fermiamo alla spiaggetta ghiaiosa di fronte allo scoglio conico del Faraglione.

In lontananza, più a ovest, scorgiamo l’inconfondibile monte di Marettimo.

La costa prosegue lungo una scogliera con grotte a mezzacosta, tra esse riconosciamo quella del Buco e più avanti l’ampia volta dell’ingresso della Grotta del Genovese.

 

Levanzo – navigando ai piedi della grotta del Genovese

Levanzo – la costa occidentale

Levanzo – la costa occidentale

Punta dei Sorci è ormai rivolta a nord, oltrepassiamo l’ampia Cala Tramontana e arriviamo all’alta scogliera di Punta Grosso, ai piedi del faro visitato il giorno precedente.

 

Levanzo – la costa occidentale

Levanzo – Capo Grosso

Levanzo – Capo Grosso

La costa nord-orientale è alta e inaccessibile.

Levanzo – costa orientale

A Cala Granchio e nei pressi di altre cale scendono ripide le pareti del Pizzo del Corvo (201 m.).

A Cala Calcara la scogliera si abbassa e dopo Punta Arenella concludiamo il giro dell’isola a Cala Minnola.

 

L’isola di Levanzo vista dalla traversata verso l’isolotto di Formica

 

Favignana vista dalla traversata tra l’isola di Levanzo e l’isolotto di Formica

Più a est, a 6 km. da Cala Minnola, in mezzo al mare, tra l’Isola di Levanzo e la costa siciliana, si intravedono due isolotti: Maraone e Formica.

 

L’isolotto di Formica appare interamente urbanizzato

 

Isolotto Maraone

In mare aperto, l’ncontro con la Guardia Costiera

Maraone è una striscia rocciosa che emerge dal mare, lunga 600 metri e larga poche decine. L’isolotto è privo di vegetazione, senza approdi e vi nidificano molti gabbiani.

L’isolotto di Formica, situato a poche centinaia di metri da Maraone, appare invece interamente edificato. Un tempo vi sorgeva un’importante tonnara con annesse le abitazioni dei pescatori, ma oggi l’isola è interamente riconvertita in comunità di recupero.

Navighiamo verso i due isolotti e quando siamo a poche pagaiate da Formica, veniamo raggiunti dalla motovedetta della Guardia Costiera e veniamo informati che non possiamo avvicinarci alle coste di Maraone perchè zona protetta e che non possiamo proseguire per sbarcare a Formica, perchè l’isola è privata.

Durante la traversata indossiamo i salvagenti e documentiamo il nostro equipaggiamento di sicurezza comprendente anche i razzi e i fumogeni di segnalazione. Molto cortesemente ci invitano a tornare da dove venivamo, perciò all’isola di Levanzo e ci scortano fino al largo di Cala Dogana.

 

Levanzo – il paese – sullo sfondo Marettimo

Levanzo – il paese affacciato su Cala Dogana

Levanzo – Punta Pesce


Giunti a Levanzo, continuiamo a pagaiare per raggiungere il Faraglione, dove il mare è abbastanza calmo, così sbarchiamo sulla spiaggia di sassi bianchi per godere di un po’ di relax.

 

Levanzo – costa sud-occidentale

Levanzo – costa sud-occidentale

Il Faraglione di Levanzo

Levanzo – la baia del Faraglione

Levanzo – sbarchiamo alla baia del Faraglione – il monte di Favignana sullo sfondo

Levanzo – la nostra sosta sulla spiaggia del Faraglione

la scogliera del Faraglione di Levanzo – Marettimo sullo sfondo

Levanzo – la baia del Faraglione

Levanzo – l’alba a Cala Minnola

sullo sfondo il monte di Favignana visto da Cala Fradda di Levanzo

Traversata dal Faraglione di Levanzo a Punta Faraglione di Favignana

Traversata Levanzo-Favignana – Marettimo sullo sfondo – Quando si fotografa dal kayak tra le onde, non è semplice fare fotografie non mosse ed è facile che l’obiettivo si bagni, questo è il risultato.

Traversata Levanzo-Favignana (il monte di Favignana)

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Marettimo – vista dalla traversata Levanzo-Favignana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ISOLA di MARETTIMO ha il fascino estremo della lontananza e non è ancora stata contaminata dal turismo di massa.

 

Roberto e Stefano sul molo del porto di Marettimo

Marco in una via di Marettimo

Si trova 21 km più a ovest di Levanzo, isolata nel bel mezzo del canale di Sicila o di Cap Bon, a soli 130 Km. dalla costa Africana della Tunisia.

 

Marettimo – La nave della Siremar è ancora ferma al porto

A Marettimo, gli asinelli sono il mezzo di trasporto

La raggiungiamo con l’unico traghetto del giorno che arriva a Marettimo alle ore 13.

Marettimo, il paese tra lo Scalo Vecchio e lo Scalo Nuovo

Sistemati i nostri kayak vicino al molo, tra le barche dei pescatori, attrezziamo lo zaino e affrontiamo il trekking più impegnativo del nostro viaggio, che ci porta sulla vetta dell’isola: il Pizzo Falcone a 686 m. (cima più alta dell’intero arcipelago delle Egadi).

La rigogliosa vegetazione ai piedi della chiesetta Bizzantina – Marettimo

L’isola ha una conformazione dolomitica ed è ricca di sorgenti che alimentano una lussureggiante vegetazione con numerosi pini marittimi e lecci.

 

La chiesetta Bizzantina in località Case Romane – Marettimo

Marettimo – La chiesetta Bizzantina alle Case Romane – sullo sfondo, all’orizzonte, Levanzo e Favignana

Percorriamo la ripida mulattiera che sale alle spalle del paese, è ben lastricata e conduce in meno di mezz’ora, in località Case Romane, a quota 240 m., dove si trova una piccola chiesetta in stile bizzantino risalente al 11° sec. e resti di costruzione romane del 36 a.C. e abitate sino al 5° sec. d.C. A destra della costruzione c’è una fontana in cui vengono convogliate le acque sorgive.

Marettimo – Punta Troia e lo scoglio del Cammello

Marettimo – Stefano lungo la salita al Pizzo Falcone

Marettimo – la salita al Pizzo Falcone e nubi che avvolgono la vetta

Marettimo – Punta Troia e lo Scoglio del Cammello

Marettimo

Stefano: quel puntino avvolto dall’intenso verde di Marettimo 

Un sentiero prosegue tra la vegetazione e attraversa una zona di immenso valore botanico. Il nome Marettimo, unisce le parole”mare” e “timo”, l’erba che profuma l’aria dell’isola. La folta vegetazione mediterranea è ricca anche di piante di rosmarino, euforbia, cisto, erica e molti altri vegetali; sull’isola ne sono stati censiti oltre 500.

Più si sale proseguendo verso nord, più il panorama si fa aereo, sul paese di Marettimo, sul promontorio di Punta Troia e sull’intero versante orientale dell’isola.

Verdi valli laterali scendono scoscese ed inaccessibili verso il mare.

 

Stefano lungo la salita al Pizzo Falcone, in lontananza Punta Bassana

Marettimo verde e blu

Ancora più in alto, la vegetazione si dirada e il paesaggio si fa sempre più aspro e selvaggio. Iniziamo così a scalare le rocce dall’aspetto dolomitico.

Le nubi corrono spinte dal vento e a tratti nascondono la vetta o si incuneano nei valloni.

Dopo un ultimo quarto d’ora di massi e placche rocciose, eccoci in vetta al Pizzo Falcone (m.686) – (h. 2 e mezza dal paese).

Marettimo – la salita in vetta del Pizzo Falcone

Marettimo – verso la vetta del Pizzo Falcone

Marettimo – Marco, Stefano e Roberto in vetta sul Pizzo Falcone

Purtroppo le nuvole nascondono il panorama verso ovest, il versante più selvaggio dell’isola e più caratterizzato dai picchi dolomitici.

 

Marettimo – Punta Troia vista dalla vetta del Pizzo Falcone

Marettimo – dalla vetta del Pizzo Falcone

Marettimo – siamo in cima al Pizzo Falcone

Marettimo – sulla vetta del Pizzo Falcone, le nubi oscurano la vista dei picchi dolomitici occidentali

Marettimo – sentiero tra la rigogliosa vegetazione

Anche la fauna dell’isola è molto interessante. Sulla via del ritorno, mentre ci fermiamo a scattare qualche fotografia, Roberto prosegue e alla curva del sentiero scorge un muflone, mentre i falchi e l’aquila di bonelli volteggiano nel cielo.

Tornati al paese di Marettimo, calziamo i kayak e pagaiando per pochi minuti verso sud, raggiungiamo l’affascinante spiaggia ghiaiosa di Praia Nacchi, la più ampia tra le spiaggette di Cala Marino, dove sistemiamo il nostro campo.

 

Marettimo – Plaia dei Nacchi e il nostro campo alla luce del tramonto

Marettimo – il nostro campo a Plaia dei Nacchi

Prima del tramonto andiamo a piedi sino al vicino cimitero, è un mistico luogo di memoria, in cui sono sepolti anche molti migranti andati in America e in Australia e tornati alla loro terra per il riposo eterno. I sepolcri, bianchi parallelepipedi, si affacciano a terrazza sul mare.

Marettimo – il nostro campo al tramonto sulla spiaggia 

Marettimo – albeggia sul nostro campo a Plaia dei Nacchi

Lo sviluppo costiero di Marettimo è di 19 km. Vanno tutti percorsi in kayak con molta calma, per gustare le numerose grotte e le imponenti scogliere dolomitiche, l’approccio marino è di straordinaria bellezza.

 

Marettimo – Plaia dei Nacchi

Marettimo – Roberto davanti a Plaia dei Nacchi

Marettimo – Stefano in navigazione sotto le scogliere di Punta Bassana

Pagaiando verso sud, oltre Punta Bassana inizia il versante sud-occidentale, un tratto verdeggiante caratterizzato da piccole cale e sporgenze.

Marettimo – Scogliere di Punta Bassana

Marettimo – Scogliere di Punta Bassana

Marettimo costa sud

Marettimo – a La Conca incontriamo i pescatori

Si susseguono: Punta Gaffarello, la costa del Facciazzo, Punta Martaino, Cala Sarde, Punta Cortiglio, la Conca, Punta Galera, il Cardone, Punta Cretazzo e prima della lunga Punta Libeccio, individuiamo il faro di Libeccio posto sopra alla scogliera di Cala Nera.

 

Marettimo costa sud

Marettimo costa sud

Marettimo costa sud

 

Marettimo – Il faro di Punta Libeccio sopra Cala Nera

Doppiata Punta Libeccio ci fermiamo per una sosta alla piccola spiaggia posta ai piedi del promontorio e riparata dal vento, e saliamo i pochi metri di scogliera per fare una breve passeggiata sino al Faro.

Marettimo – Punta Libeccio

Marettimo – Punta Libeccio

Marettimo – Punta Libeccio e il faro

Marettimo – la sosta sulla spiaggetta del versante nord di Punta Libeccio

Marettimo -Punta Libeccio

Marettimo – Il Faro di Punta Libeccio

Nella spiaggia adiacente è fermo il gruppo di kayaker di Maremotu, anch’essi impegnati nel giro dell’isola, ma in senso inverso al nostro.

Marettimo – la nostra sosta sulla spiaggetta del versante nord di Punta Libeccio

Marettimo – spiaggetta nel versante nord di Punta Libeccio

Marettimo – Punta Libeccio

Marettimo – Stefano e Roberto al Faro di Punta Libeccio

Marettimo – costa occidentale

Dopo Cala Spalmatore, ammiriamo la zona dei grandiosi torrioni dolomitici denominati “Barranche” e a mare si succedono alcune grotte: di Bombardella, della Bombarda e del Presepio, che però non ci fidiamo ad esplorare a causa del mare un poco mosso che rende troppo rischioso l’ingresso.

 

Mentre il cielo si annuvola proseguiamo verso nord, si susseguono Punta Pegna e Cala Ficala.

 

Nei pressi di Testa del Polipo scorgiamo la grotta della Perciata e poco dopo quella delle Sirene.

Ecco poi l’imponente Cala Bianca dominata dall’omonimo promontorio alto 400 metri.

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A punta Mugnone inizia la costa nord dove si sussuegono Punta Galera, Punta dei Frati e nella scogliera del Libano si apre la Grotta della Pipa.

Marettimo – costa nord – Punta Troia e Scalo Maestro sullo sfondo

Facciamo una nuova sosta poco dopo, allo Scalo Maestro, posto sull’istmo a nord del Promontorio di Punta Troia.

Stefano in grotta

 

Marettimo – Punta Troia – versante nord

Marettimo – la nostra sosta allo Scalo Maestro

Marettimo – Cala Manione

scalo Maestro e la costa Nord di Marettimo

Su Punta Troia (m.116) si trova il castello Saraceno, poi passato ai Normanni e successivamente trasformato in Fortezza Borbonica. Purtroppo il sentiero che porta alla fortezza è sbarrato per i lavori di ristrutturazione. Vicino alla fortezza, in una cisterna svuotata dall’acqua, nei primi anni del 1800 vennero richiusi alcuni detenuti tra cui il patriota Guglielmo Pepe.

Marettimo – Scalo Maestro e la costa nord

Marettimo – la grotta a Scalo Maestro

Marettimo – Scalo Maestro e la costa nord

Marettimo – la spiaggia dello Scalo Maestro

Marettimo – Punta Troia

Marettimo – Punta Troia

Marettimo – la grotta del Tuono a Punta Troia

Ripresi i kayak costeggiamo il promontorio di Punta Troia dove è situata l’ampia apertura della Grotta del Tuono.

 

Marettimo – Punta Troia e il Forte

Marettimo – costa nord-orientale

Marettimo – Cala Manione e Punta Troia 

Al di la del promontorio, dopo Cala Manione c’è l’inconfondibile Scoglio del Cammello posto di fronte all’ingresso della grotta omonima.

Marettimo – ingresso della Grotta del Cammello

Marettimo – All’interno della Grotta del Cammello

Marettimo – la spiaggetta della grotta del Cammello, un tempo rifugio della Foca Monaca

Marettimo – La Grotta del Cammello e lo scoglio omonimo

Su questo versante dell’isola il mare è calmo e così possiamo entrare in questa magnifica grotta per raggiungere la spiaggia ciottolosa un tempo rifugio di foche monache (fino verso la metà del secolo scorso).

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Marettimo – all’interno della Grotta del Cammello

Marettimo – L’interno della Grotta del Cammello

Marettimo – La Grotta del Cammello e lo scoglio omonimo

Dalla ampia volta a cielo aperto entra la luce che riflettendosi in acqua la rischiara donandole suggestive sfumature turchesi.

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Marettimo – all’interno della Grotta del Cammello

 

Marettimo – La Grotta del Cammello

Marettimo – La Grotta del Cammello e lo scoglio omonimo

Marettimo – lo Scoglio del Cammello

 

Marettimo – il paese e lo Scalo Nuovo visto dalla nave

Concludiamo la circumpagaiata di Marettimo allo Scalo Vecchio, il vecchio porto in cui i pescatori accudiscono le loro barche.

Marettimo è un grazioso paesino di case bianche adagiate ai piedi del monte, tra lo Scalo Vecchio e lo Scalo Nuovo. Vi risiedono 800 persone, ma sembra che chi vi abita veramente siano molte di meno. L’atmosfera è assolutamente tranquilla e non ci sono strade percorribili dalle automobili.

Ci spiace abbandonare già quest’isola inzuppata nel mare e schiaffeggiata dai venti,                           è così pura e selvaggia.

E’ un’isola dai bisogni minimi che molto potrebbe insegnare all’uomo contemporaneo                      e perciò ha trovato un posto speciale nel nostro cuore.

Qualcuno disse: “Trovata Marettimo, ritrovi te stesso”.

I nostri kayak sul traghetto

Tornati a Favignana, abbiamo ripreso l’automobile lasciata in sosta qualche giorno prima e siamo saliti sul traghetto per Trapani, concludendo così la nostra avventura alle isole Egadi.

1-5 giugno 2010 – Escursione effettuata da

Roberto Kratter, Stefano Oprandi e Marco Ferrario.

10 Risposte

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  1. Pompa di sentina
    Serve per togliere l’acqua dal kayak.
    Un significativo e importante utilizzo della pompa lo puoi leggere sul racconto inerente le Isole TAVOLARA e MOLARA del giorno Domenica 19 settembre ()
    Se leggi l’articolo capirai l’importanza della pompa.
    Se poi ingrandisci la foto n°369
    https://ekokayak.files.wordpress.com/2010/11/369-isola-proratora.jpg dello stesso articolo, puoi vedere la pompa legata in coperta accanto alla sacca gialla.
    Esistono anche pompe elettriche e sessole (cioè palette per togliere acqua).
    Oltre alla pompa di sentina manuale, porto sempre in kayak anche una grossa spugna che utilizzo spesso per togliere l’acqua entrata nel pozzetto durante un imbarco con onde.

    Sacca da lancio
    Non è altro che un sacchetto che consente di lanciare lontano una cima mantenendo un capo di essa. La corda è di tipo galleggiante e di colore di facile localizzazione in acqua, è lunga quindici metri e opportunamente sistemata in un sacchetto è facilmente lanciabile verso chi potrebbe avere necessità di soccorso. Durante il lancio la corda si srotola uscendo dal sacchetto.
    La corda, alle estremità porta un moschettone che può essere facilmente agganciato al salvagente di chi necessita di soccorso o al kayak.
    In passato ho utilizzato la cima contenuta nel sacco da lancio per trainare un kayak di un amico che aveva esaurito le forze e non riusciva più a pagaiare, anche se per il traino sarebbe meglio utilizzare una cima dotata di un robusto ammortizzatore.
    La cima mi è servita anche per legare i kayak in mare, non essendoci altre possibilità di sbarco su spiagge.
    Inoltre, qualche anno fa, nel Salento, ho utilizzato il sacco da lancio per soccorrere un bagnante che si era tuffato da una scogliera e col mare mosso aveva perso le forze necessarie per risalire.

    Paddle float
    Serve per risalire da soli in kayak, quando ci si trova in fondali profondi.
    Utilizzo a volte il paddle float per scendere in acqua a fare il bagno e rientrare facilmente nel pozzetto.
    Il paddle float è un doppio cuscino gonfiabile o di materiale galleggiante, il cucchiaio della pagaia va infilato nel mezzo e appoggiandolo in acqua serve da sostegno per rientrare in kayak con semplicità.
    Per l’utilizzo, fai scorrere queste sette pagine animate e guarda attentamente ()
    E’ necessario allenarsi un poco per imparare ad utilizzarlo in modo efficace.

    Ingrandendo questa fotografia: https://ekokayak.wordpress.com/2011/03/13/egadi/694-favignana-la-spiaggia-sullisola-preveto/ puoi vedere, in primo piano sul kayak, il sacco di lancio (giallo e rosa) con la corda gialla che fuoriesce e un moschettone,
    piegato sotto al sacco di lancio c’è il paddle float giallo gonfiabile.
    Per navigare in sicurezza, questi accessori vanno tenuti a portata di mano durante la navigazione.

    Eko

    eko

    19 aprile 2011 at 22:22

  2. Sei molto chiaro nelle risposte, per le quali ti ringrazio e pertanto, sperando di non “asciugarti” troppo, provo a buttare sul tappeto tre accessori, che se non indispensabili, meritano però una valutazione:
    – il paddle float
    – la sacca da lancio
    – la pompa di sentina

    Per questi accessori, che non ho mai usato, non ho alcuna idea sulla loro utilità ed eventualmente sulla loro scelta.
    Se per il kayak, la pagaia e il salvagente avevo già fatto delle esperienze e quindi ho potuto fare delle scelte che tu mi hai confermato, per questa attrezzatura non so nulla. Ancora grazie !
    Roberto

    roberto

    18 aprile 2011 at 19:47

  3. Caro Roberto
    cercherò di rispondere a queste tue domande:

    1) immaginando solo alcune uscite giornaliere senza necessità di campeggiare, cosa ritieni sia indispensabile e cosa invece facoltativo ?

    2) tra le cose indispensabili, nella loro scelta cosa deve essere verificato per evitare sorprese ?

    questi sono i miei suggerimenti che derivano dall’esperienza maturata.

    Innanzi tutto per navigare in sicurezza dovrai utilizzare un buon kayak da mare reso inaffondabile da gavoni stagni o sacchi di punta a poppa e a prua.
    Anche la pagaia è molto importante.
    Per decidere quale kayak e quale pagaia utilizzare sarebbe meglio sperimentare e provare prima le diverse soluzioni per decidere ciò che è meglio utilizzare in funzione di quello che si vuole fare con il kayak.
    Ascolta i preziosi consigli di chi in kayak naviga da anni, ma non farti troppo influenzare dai produttori, dai venditori e dai tanti “maestri”, sperimenta e ragiona con la tua testa prima di un acquisto.
    Non esiste il miglior kayak e la miglior pagaia, ma il miglior compromesso kayak/pagaia in funzione delle aspettative, che sono molto diverse e soggettive da individuo ad individuo.

    Dopo questa necessaria premessa veniamo alle poche cose indispensabili.

    Indispensabile è saper nuotare.
    In teoria anche chi non sa nuotare potrebbe navigare in kayak, ma ritengo che per essere tranquilli e rilassati sia indispensabile saper nuotare.
    Non affronterei mai una escursione in kayak insieme ad amici che non sanno nuotare, è una regola basilare di sicurezza.

    Il paraspruzzi è indispensabile, anche se con molti kayak e navigando in mare calmo, si potrebbe non chiuderlo sul pozzetto, va comunque sempre indossato per essere pronti a chiudere il pozzetto in caso di onde.
    Le condizioni marine durante una escursione possono mutare improvvisamente, ad esempio spesso capita che per oltrepassare un promontorio i venti e le correnti agitino il mare che appariva calmo all’interno del golfo.
    In mare sono sempre possibili cambiamenti improvvisi, e perciò il paraspruzzi è un accessorio indispensabile.

    Per una escursione giornaliera estiva di qualche chilometro e di poche ore, è meglio portare sempre con se un buon salvagente, da utilizzare in caso non ci si senta sicuri e sempre indossato in condizioni di mare mosso.
    Il buon salvagente non si misura dal numero delle tasche, che servono solo a far lievitare il prezzo di vendita, un buon salvagente deve essere comodo e specifico per il kayaker, e ovviamente deve rispettare le normative per il galleggiamento che normalmente sono riportate sul salvagente stesso.

    Ritengo indispensabile navigare in sicurezza, perciò prima di partire per una escursione, controlla sempre le previsioni del vento, del mare e il meteo e non intraprendere escursioni se non sei certo di affrontare le condizioni previste.

    Per l’utilizzo che hai descritto, non c’è altro di indispensabile, ma molte altre cose potrebbero essere utili e in alcune circostanze diventare quasi indispensabili.

    Ciao
    e buona pagaiata.
    Eko

    eko

    17 aprile 2011 at 23:05

  4. Le prime uscite cercherò di farle a Pasqua, mare permettendo. Al momento conto comunque di andare solo nei periodi estivi. In quanto ai km non riesco a darti indicazioni precise, l’unica esperienza è stata a Ventotene, che in 2-3 ore riuscivo a circumnavigare pur fermandomi per qualche bagnetto o per curiosare in qualche anfratto. Indicativamente mi risulta che il perimetro sia di circa 6-7 km.
    Roberto

    roberto

    15 aprile 2011 at 16:57

  5. Prima di rispondere ti devo chiedere:
    1) Le tue uscite giornaliere in quale stagione ?
    Al caldo o al freddo ? (temperatura dell’aria e dell’acqua).
    2) Quanti km. vorresti/dovresti percorrere ?
    Ciao da Eko

    eko

    13 aprile 2011 at 21:18

  6. La tua risposta giustamente ampia fa la stessa funzione delle ciliegie, di attirare altre domande. Provo pertanto a scendere nei particolari con alcune domande più mirate:
    1) immaginando solo alcune uscite giornaliere senza necessità di campeggiare, cosa ritieni sia indispensabile e cosa invece facoltativo ?
    2) tra le cose indispensabile, nella loro scelta cosa deve essere verificato per evitare sorprese ?

    Al momento mi fermo, anche perchè di cose da dire penso ne avrai già abbastanza.
    Un Saluto
    Roberto

    roberto

    13 aprile 2011 at 19:26

  7. Ciao Roberto,
    fare escursionismo in kayak è una ottima idea e l’Isola d’Elba in primavera e in autunno può trasmettere piacevolissime sensazioni, escluderei l’estate perchè è troppo affollata dai turisti.
    All’Elba, molti anni fa, ho effettuato il mio primo trekking nautico di media durata (4 giorni e tre notti) percorrendo, con molta calma, l’intero perimetro.
    Oggi mi piacerebbe esplorare nuovamente quelle coste, aggiungendo anche l’Isola di Pianosa, che ai tempi, essendo colonia penale, non era visitabile.

    Per quanto concerne le tue richieste inerenti le indicazioni pratiche sull’equipaggiamento, gli argomenti sono molti e articolati e sarebbe interessante condividere le esperienze e le idee con altri kayakers da trekking.

    Leggendo gli articoli su Eko e sopratutto osservando attentamente alcune fotografie e ingrandendole, puoi distinguere molti accessori inerenti l’equipaggiamento: il carrellino per trasportare il kayak, tutti gli accessori legati sul ponte del kayak (pagaia di scorta, pompa di sentina, sacco di lancio, corda con moscotteni, paddle-float), il salvagente, il paraspruzzi e il cappello, le tende coi teli, sacco a pelo e materassino, le scorte d’acqua (circa 2,5-3 litri al giorno) e contenitori stagni in plastica per gli alimenti (risotti istantanei, frutta secca, fette biscottate, latte condensato, ecc. ecc.), lo sgabellino, alcuni sacchi stagni contenenti la biancheria per gli sport acquatici e quella per l’escursionismo a terra, le scarpe per kayak e per trekking a piedi, la caffettiera con tutto il necessario, il fornello, il gas, il pentolino, il bicchiere e la tazza, le posate, ecc., i razzi e i fumogeni, uno zaino, la macchina fotografica, e molto altro come il necessario per l’igiene personale, per la riparazione del kayak, i medicinali e le creme solari e tutto ciò che può essere utile per intraprendere un trekking nautico in sicurezza (la bussola, le mappe, il vhf, il telefono cellulare in sacchettino stagno, pila a torcia e pila frontale, gli occhiali, una grossa spugna, ecc,)
    Perciò un buon “Kayak da Viaggio” deve essere in grado di trasportare comodamente tutto il necessario per trascorrere una decina di giorni in completa autosufficienza, pertanto si dovrà avere un kayak ad alto volume e con i tappi dei gavoni sufficientemente ambi da poter accedervi con facilità per sistemare il tutto comodamente, organizzando efficacemente gli spazi e rispettando la corretta e uniforme distribuzione dei pesi.
    Caro Roberto, questa mia risposta è solo una premessa, se vuoi possiamo continuare il dibattito affrontando nello specifico ciascun argomento.

    Un saluto … con pagaia.
    Marco

    eko

    13 aprile 2011 at 03:33

  8. Ciao
    il tuo sito, mi piace moltissimo in quanto ho da poco ricomprato un kayak e intendo portarlo all’Isola d’Elba; mi sto quindi interessando ai percorsi, alle tecniche e a tutto ciò che è utile conoscere per prepararsi e per organizzare dei viaggi come quelli che proponi.
    A questo proposito ho però notato la mancanza di indicazioni pratiche, sull’equipaggiamento necessario all’uso del kayak.
    Non intendo tanto per i marchi da utilizzare, quanto per gli accessori necessari, quali caratteristiche devono avere e quali funzioni è necessario che debbano risolvere per far fronte alle problematiche che possono accadere.
    Mi farebbe piacere trovare oltre ai viaggi, anche consigli e necessità che avete già sperimentato negli anni scorsi.
    Grazie comunque
    Roberto

    roberto

    12 aprile 2011 at 20:18

  9. […] A R C I P E L A G O    D E L L E    E G A D I in kayak da mare e non solo CANALE DI SICILIA Trekking di Roberto Kratter, Stefano Oprandi e Marco Ferrario

  10. I – Per aprire le pagine di altri itinerari, cliccare tra l’elenco proposto a destra,”Trekking con la pagaia”
    _____________________________________________________
    F – Pour ouvrir les pages d’autres routes, cliquez entre la liste proposée sur la droite”Trekking with the paddle”.
    _____________________________________________________
    E – To open the pages of other routes, click in the list on the right “Trekking aux paddle”.
    _____________________________________________________
    S – Para abrir las páginas de otras rutas, haga clic entre la lista propuesta a la derecha, “Trekking con la paddle”.

    eko

    14 marzo 2011 at 09:02


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