Eko

in KAYAK DA MARE, bivaccando libera-mente

SUMMO LACU (Altissimo Lario) – Eko-intervista

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Nel nebbioso silenzio del Summo Lacu, soli con noi stessi ma in compagnia della natura.

Nell’assoluto silenzio, penetrando le nebbie del Summo Lacu, in compagnia della natura.

INVERNO

ALPINO

IN

SUMMO

LACU

Navigare su monti innevati

Summo Lacu – Navigare sui monti della Val Codera

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L’Ansa di Dascio – Basso Mera e Piano di Spagna

IN KAYAK

DA MARE

SULL’ALTISSIMO

LARIO

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Il piano di Spagna

                                                       .

Nebbia fitta al Piano di Spagna

Lago di Novate Mezzola

Vincenzo Maritati, giornalista redattore di PIEDI LIBERI – Itinerari nella natura

intervista Marco Ferrario (Ekokayak)

Nebbia al Piano di Spagna

 
 
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Nebbia sul lago di Novate Mezzola

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Nebbia nell’Ansa di Albonico – Lago di Novate Mezzola

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Alla Cascata di Albonico – Lago di Novate Mezzola

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Nebbia sul lago di Novate Mezzola

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Lago di Novate Mezzola – La Cascata di Albonico

V.M. – Abbiamo chiesto a Marco Ferrario, creatore di EKO e grande appassionato del kayak e dell’avventura, di raccontarci qualcosa della sua grande passione.

Nelle sue parole un esempio di come l’amore per la natura si manifesti in tutte le stagioni, senza fermarsi neppure davanti alle rigidità del clima, anzi, l’esplorazione del lago d’inverno assume una bellezza e un fascino del tutto particolari.

Marco, come nasce la tua passione per il kayak da mare?

Eko – All’origine di questa passione c’è l’amore per i viaggi avventurosi verso le

isole mediterranee.

La prima volta che utilizzai un kayak fu trent’anni fa quando Ettore, un amico a cui sarò sempre grato, mi condusse ad esplorare le anse del fiume Ticino.

Compresi subito che il kayak era l’anello mancante verso la realizzazione dei miei sogni.

Navigare nella nebbia – Lago di Novate Mezzola

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Scogliere del Monte Peschiera – Lago di Novate Mezzola

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Scogliere del Monte Peschiera – Lago di Novate Mezzola

 
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Lago di Novate Mezzola – I monti sorgono dalla nebbia

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Le scogliere del Monte Peschiera

V.M. – Cosa vuol dire Eko–kayak?

Eko – Il significato di Eko sta in queste tre lettere che lo compongono:

E di esplorazione,

K di kayak da mare,

O, rappresenta la “rotondità” del pianeta Terra sul quale l’unico confine possibile è la linea che separa le terre dalle acque, è su questa rotta che costruisco i percorsi dei miei viaggi.

Eko significa anche ecocompatibile e il kayak lo è davvero, scorre silenzioso e non lascia traccia del suo passaggio.

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Le scogliere del Monte Peschiera

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Avvolto dalla nebbia nel mezzo del Lago di Novate Mezzola

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Lago di Novate Mezzola – Le scogliere del Monte Peschiera

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Lago di Mezzola – scogliere del Monte Peschiera

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Lago di Mezzola – la sponda nord nei pressi della foce del Mera

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Sponda dell’Alto Mera

V.M. – So che durante le tue esplorazioni documenti anche scempi edilizi, segnali inquinamenti…

Eko – Navigare in kayak è un privilegio.

Scivolare sull’acqua lentamente e con “passo” umano, consente di osservare la costa e vivere intensamente il paesaggio sentendosi parte di esso.

Un buon kayaker non può accontentarsi di un fluido qualsiasi su cui pagaiare e non può vedere solo il bello, è necessario avere occhi anche per i danni che l’uomo reca alla natura.

Occorre documentare, diffondere, denunciare e contrastare la devastante cementificazione costiera e gli episodi di inquinamento.

Ritengo che impegnarsi in tale senso sia un dovere che abbiamo nei confronti delle future generazioni che erediteranno questo pianeta.

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Sponda selvaggia dell’Alto Mera

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San Fedelino sull’Alto Mera

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Neve, nebbia e monti – L’Inverno del Summo Lacu

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Ghiaccio al Summo Lacu

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Summo Lacu – sosta su spiaggia innevata

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Navigando specchiandosi nel Summo Lacu

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L’Alto Mera e i Monti della Val Codera

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Nebbie del Summo Lacu, tra i monti della Val Chiavenna

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La corrente dell’alto Mera

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La corrente dell’alto Mera

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Il vertice del Summo Lacu tra le ultime correnti dell’Alto Mera

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Alto Mera

V.M. – Come prepari le tue escursioni?

Eko – Le escursioni giornaliere richiedono una minima preparazione, più o meno la stessa di un escursionista di montagna, ma ovviamente con altri mezzi.

Più attenta è la preparazione a un viaggio nautico di più giorni.

Un kayak da mare adatto al trekking possiede ampi gavoni, nei quali sistemare tutto l’occorrente per affrontare diversi giorni in completa autonomia e non si fatica a pagaiare col kayak carico di provviste e di tutto l’occorrente per la navigazione e il bivacco.

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Alto Mera

Nel preparare un viaggio è anche indispensabile uno studio della mappa e perciò del percorso, per sapere dove è possibile sbarcare facilmente e dove è meglio sistemare il campo, inoltre non va trascurata la sicurezza e in tale senso è importante monitorare attentamente la situazione meteo-marina.

Summo Lacu - spiaggia innevata

Summo Lacu – spiaggia innevata

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Alto Mera

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Alto Mera

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Tra nebbie e monti del Summo Lacu

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Summo Lacu – Navigando coi cigni

V.M. – Qual’è la stagione migliore per andare in kayak?

Eko – In kayak da mare si può viaggiare tutto l’anno.

Con opportuni accorgimenti, ogni stagione lo consente ed è proprio navigando in kayak sottocosta che si apprezzano e si comprendono pienamente le diversità stagionali.

Quando arriva la primavera il Mediterraneo mi attende con tutta la sua luce, i suoi colori e i suoi profumi. In particolare sono attratto dagli arcipelaghi, preziosi scrigni di natura e di vita vera.

Invece, col clima freddo e le giornate brevi, amo pagaiare sui laghi prealpini.

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la foce dell’Alto Mera nel Lago di Novate Mezzola

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Cielo d’inverno sul Pozzo di Riva – sullo sfondo il Monte Legnone

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Casolare a Novate Mezzola – sullo sfondo i monti della Val Codera

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Emissario del Pozzo di Riva

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Ghiaccio al Pozzo di Riva e i monti della Val Chiavenna

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Alla foce del Mera sul lago di Novate Mezzola e il Monte Legnone

V.M. – Quali sono i laghi e gli itinerari più belli nella stagione invernale?

Eko – Per quanto concerne i laghi prealpini, il Lario stretto tra i monti, è sicuramente al primo posto tra le mie preferenze e conosco ormai ogni suo capriccio. Percorrendo le sue sponde è possibile pagaiare per oltre 200 km. senza soluzione di continuità, è una grande fortuna avere una palestra simile vicino a casa.

Anche il Benaco è molto bello, lo frequentavo negli anni della fanciullezza contemplando il suo bacino inferiore che mi appariva immenso e perciò misterioso, quasi fosse mare. Quando ho iniziato a navigarlo in kayak ho potuto finalmente conoscerlo in ogni suo dettaglio e raggiungere la parte nord che ha un fascino molto particolare, accarezzata spesso dal vento teso e gagliardo e coronata a occidente da magnifiche scogliere strapiombanti e a oriente dai più dolci declivi del Monte Baldo.

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Ghiaccio nel Pozzo di Riva e le ultime vette delle Alpi Lepontine in Val Chiavenna

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Lago di Novate Mezzola – sosta sulla spiaggia nei pressi della foce del torrente Codera – sullo sfondo il Monte Berlinghera

Eko – Non ho parole adatte per descrivere pienamente le sensazioni e il piacere di una pagaiata, l’immagine fotografica è più significativa di qualsiasi racconto, perciò lascio parlare le fotografie.

Summo Lacu

Summo Lacu 

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INTERVISTA  pubblicata il 18 febbraio 2013 su PIEDI LIBERI – Itinerari nella natura

Fotografie realizzate in Summo Lacu il 16.dicembre.2012

Credit fotografici: Marco Ferrario

Clicca sulle immagini per ingrandirle

7 Risposte

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  1. Stefano, riguardo alla tua seconda domanda, quella inerente al vento,
    potrei risponderti in modo molto semplificato:
    fino a 5 nodi di vento può navigare anche un principiante.
    fino a 10 nodi è necessario avere un minimo di esperienza.
    fino a 15 nodi occorre avere una discreta esperienza.
    fino a 20 nodi occorre una ottima esperienza
    oltre i 20 nodi è una rischiosa lotta tra l’uomo e gli elementi.
    Ma è una cattiva risposta, troppo superficiale e che non analizza i molteplici aspetti della navigazione.
    È sbagliato prendere in considerazione solo il vento.
    Il vento in se è importante ma non è tutto. Potrei dirti che un buon kayaker può navigare con qualsiasi vento fino a che il vento non strappa la pagaia dalle mani; dipende esclusivamente dalla nostra forza e dalla nostra attenzione il non farcela strappare.
    Perciò, un buon kayaker potrebbe navigare senza grosse difficoltà, anche con più di 40 nodi di vento, ma solo se il fetch è nullo o breve. Un fetch lungo molti chilometri e un periodo lungo di più giorni di vento forte provocano una burrasca ingovernabile.
    Il vento è un fattore importantissimo che va valutato con attenzione in quanto condiziona il moto ondoso del mare.
    Occorre sempre metterlo in relazione alla direzione da cui proviene, alla conformità della costa, al fetch e alla durata.

    Per parlare di vento in relazione alla nostra navigazione occorrerebbe scrivere un trattato per poi, dopo aver analizzato i molteplici aspetti, giungere alla conclusione che non c’è un rapporto matematico certo sulla forza del vento e la navigazione. Tra l’altro, nella specifica tabella Beaufort, la previsione della forza del vento viene calcolata a una altezza di 10 metri e non a 10 centimetri dall’acqua sulla quale noi navighiamo, inoltre si riferisce alla forza del vento in alto mare, dove perciò non ci sono montagne, scogliere, promontori ecc. che influenzano notevolmente le correnti d’aria e le correnti marine. Noi prevalentemente navighiamo sottocosta e navigare sottocosta significa trovare lungo il nostro percorso, condizioni di vento mutabili. Prova a circumnavigare un’isola in giornate ventose, troverai condizioni molto diverse a secondo della direzione del vento, della conformità della costa e anche delle alture. Navigare su un versante anzichè sull’altro, col vento che proviene dal mare o da terra, in un golfo protetto anziche nei pressi di un promontorio esposto, sono alcuni esempi di navigabilità molto diversa.
    Perciò sono molte le variabili e i fattori che influenzano la navigazione.
    Il vento è uno di essi ed è importantissimo, lo ribadisco, non solo in considerazione della sua forza, ma sopratutto occorre valutarlo tenendo ben presente tutti i moltecipli aspetti e, in particolare:
    A) la conformazione della costa punto per punto. Ad esempio spesso capita che nel vertice di un promontorio il vento sia molto più forte che nella parte più interna del golfo, ma potrei fare molti altri esempi. Sui nostri laghi prealpini spesso assistiamo a venti violenti scendere improvvisamente dalle valli e se siamo a navigare in corrispondenza degli sbocchi di tali valli, la navigazione si fa certamente molto impegnativa. Considera comunque che sui laghi il fetch è minimo se confrontato agli ampi spazi marini.
    Concretamente, ho visto, che con il sole sul lago ma con un temporale in Val d’Intelvi, nel golfo di Argegno si scatenano venti violenti, in questo caso, eviterei di attraversare il golfo.
    Ho visto anche più volte, sui nostri laghi, ma anche al mare, alzarsi venti impetuosi che in pochissimi secondi rendevano sicuramente molto problematica la navigazione.
    B) un altro fattore che rende la navigazione meno sicura è la temperatura percepita, ad esempio pagaiando in inverno sul Summo Lacu la temperatura dell’aria potrebbe essere facilmente attorno agli zero gradi. Se soffiano venti da 5 nodi la temperatura percepita scende a circa -3 gradi centigradi, ma se la forza del vento è di 10 nodi, la temperatura percepita è di circa -9 gradi centigradi e nel caso di un vento di 20 nodi la temperatura percepita è di -15 gradi centigradi. Ciò comporta sicuramente una lotta sempre più impegnativa e critica tra l’uomo e gli elementi.
    C) un altro fattore determinante che influenza notevolmente la nostra navigazione sono le onde e le onde sono provocate dal vento, dipendono non solo dalla sua forza ma anche dalla sua durata e dal fetch, ma qui si apre l’argomento “onde”, un altro capitolo, anche se direttamente collegato all’argomento vento.

    Perciò il vento non può essere preso in considerazione come fosse una entità a se stante e slegata dal contesto, non è un numero sopra il quale non si naviga e sotto il quale si naviga.
    Sarebbe una grave errore di superficialità associare un fattore numerico alla nostra possibilità di navigare. Sopra tanti nodi non navigo, sotto navigo, non è così semplece, le variabili sono molte e spesso imprevedibili.
    Pagaiando occorre essere ben coscenti di queste premesse.
    Perciò prendiamo in considerazione anche le variabili:
    navighiamo sottovento o siamo ad esso esposti?
    navighiamo in alto mare o sottocosta?
    qual’è la direzione del vento?
    e qual’è la direzione del vento rispetto al nostro percorso?
    quanto è lungo il fetch?
    da quanto tempo soffia il vento?
    con quale temperatura navighiamo?

    Per i nostri laghi prealpini preferisco consultare questi siti meteo e se prevedono venti forti, il temuto favonio (fohn) o forti temporali evito di pagaiare sul lago.
    http://www.centrometeolombardo.com/content.asp?contentid=1150&ContentType=Previsionii
    http://www2.arpalombardia.it/siti/arpalombardia/meteo/Pagine/default.aspx
    Qui http://www.astrogeo.va.it/meteo.htm#deltaplan c’è anche un riquadro specifico per le piccole imbarcazioni e se viene sconsigliata la navigazione cerco di rinviare la mia uscita in kayak.
    A volte comunque le previsioni del vento sono poco attendibili e perciò non abbiamo certezze, in particolare se pretendiamo di basarci su previsioni non aggiornate e distanti nel tempo.

    eko

    2 ottobre 2014 at 22:18

  2. Inizio ad affrontare il primo argomento: le moffole, per il vento porta pazienza ancora.

    Stefano, guarda bene le foto del Summo Lacu, vedrai che sul manico della mia pagaia ci sono sempre le moffole montate. Pagaiando in inverno su quelle acque ho portato sempre le moffole con me.

    Guarda la prima fotografia, dove c’è la mia pagaia appoggiata a ponte tra il kayak e la neve, guarda anche la terza fotografia, quella dove c’è anche il cigno, in primo piano puoi vedere una mia moffola montata sulla pagaia, e anche in altre fotografie vedrai le moffole montate sul manico della mia pagaia.

    In inverno porto sempre con me le moffole e le utilizzo spesso, sopratutto se la temperatura è vicina o inferiore allo zero o se soffia un vento gelido.

    È anche vero che il mio compagno di pagaiata sul Summo Lacu non utilizzava le moffole e, infatti, mi chiedo come faccia. Lui dice di non sentire freddo alle mani. Beato lui!

    Perciò, deduco che l’utilizzo o meno delle moffole sia una scelta soggettiva.

    Un altro metodo per proteggere la pelle dal freddo è quello di spalmare della crema a gel riscaldante. Con le temperature sotto lo zero o con vento gelido, utilizzo una crema canforata sia sui muscoli delle gambe, sui piedi e sulle spalle e anche sulle mani. Le moffole, in questo caso, le utilizzo meno ma spesso mi servono comunque.

    Le moffole sono scomode e fastidiose, spratutto se devi sfilare la mano per fare fotografie e poi devi reinserirla per continuare la pagaiata. A volte è necessario aiutarsi con i denti per calzarla meglio.

    Perciò stai attento di scegliere una moffola comoda, o perlomeno, la meno scomoda possibile.

    Invece i guanti in neoprene, provati in passato, mi fanno troppo sudare, anche quelli specifici con l’apertura sul palmo della mano; ma è anche vero che altri amici li utilizzano e dicono di trovarsi bene.

    Anche queste scelte diversificate, confermano che le opzioni di cosa utilizzare sono molto soggettive. Sono comunque pochissimi quelli che pagaiano sul Summo Lacu in inverno senza proteggere le mani dal freddo.

    ciao.
    m.

    eko

    27 settembre 2014 at 00:38

  3. Ciao Marco,grazie per la risposta.
    Vorrei ancora affrontare qualche questione:
    vedo dalle foto che nonostante fosse pieno inverno non utilizzi le muffole,e proprio della loro presunta o reale utilità vorrei un tuo parere:servono veramente? Con quali temperature? Come proteggere le mani dal freddo durante la pagaiata?
    La seconda questione invece riguarda lo spinoso problema del vento,croce di ogni kayaker:i siti specializzati in meteo vento (ho trovato ottimo Windfinder) parlano di velocità in termini di nodi e le classificazioni vanno da 1 a 60 nodi. Vorrei sapere secondo la tua esperienza qual’è la soglia di vento espressa in nodi entro la quale si può ragionevolmente pagaiare senza che l’uscita si trasformi in una lotta tra l’uomo e gli elementi.
    Riferiamoci per favore ad un kayaker di medio allenamento con un kayak dalle medie prestazioni ed una conoscenza tecnicadi base.
    Ti ringrazio ancora per la pazienza e per le preziose informazioni.

    stefano

    25 settembre 2014 at 21:37

  4. Certo Stefano, la costa occidentale del Lago di Movate Mezzola è spettacolare, perciò ti consiglio di esplorarla durante le ore del mattino, per meglio apprezzarla essendo illuminata dal sole, invece al pomeriggio rimane in ombra, perciò sfuggono i particolari e perde di fascino. Anche per questo motivo preferisco imbarcarmi da Dascio e fare il percorso in senso orario.
    Il perimetro del lago di Novate Mezzola è di una decina di km., molto interessante anche la parte sud dove c’è il canneto del Pian di Spagna.
    La parte alta del fiume Mera si può risalire per circa 4 km.. (dalla foce sul lago sono 8 km. tra andata e ritorno). Sul fiume, più lo risali e più trovi corrente, ma pagaiando si riesce a navigare abbastanza speditamente. Quando scorgi in lontananza il primo ponte (Ponte Nave) hai percorso tutta la parte navigabile in KdM. Poco prima del ponte c’è uno sbarramento di sassi. Questo tratto l’ho percorso più volte durante i mesi invernali trovando anche parti ghiacciate. Le continue e abbondanti piogge estive e le nevicate in alta montagna, dovrebbero aver aumentato la forza della corrente.
    Per la sosta pranzo ti suggerisco di fermarti al prato di San Fedelino, è un ottimo posto, accessibile dal fiume, ma lo sbarco non sempre è agevole e se il fiume non è alto si sprofonda nel fango. San Fedelino è raggiugibile anche tramite una brevissima camminata seguendo un sentiero nel bosco che parte dalla spiaggia sabbiosa del lago che si trova di fronte alla spettazolare scogliera del Salto della Capra.
    Se vuoi raggiungere anche il Pozzo di Riva (lo puoi osservare dalla strada che scende da Chiavenna), alla sinistra idrografica del Mera, nei pressi della foce, devi imboccare il canale emissario e risalirlo per quasi 1,5 km.. Poi, il perimetro del Pozzo di Riva è un altro km.e mezzo. Qui il panorama è ampio sugli alti monti. Volendo continuare l’esplorazione, lungo la sponda occidentale del Pozzo di Riva ci sono dei canali stretti e, a secondo della stagione, in parte navigabili (Merette) che si inoltrano nella Piana di Chiavenna.
    Il vento sul Summo Lacu può essere molto forte, sopratutto se scende dalla Val Chiavenna e dalla Val Codera può rendere la navigazione molto impegnativa. Attenzione che a volte arriva all’improvviso. Ti sconsiglio la navigazione se è previsto fohn e anche quando ci sono temporali in arrivo, in quanto sono spesso accompagnati da raffiche micidiali. Nel 2010, proprio durante una improvvisa tempesta è affondato il piroscafo Plinio che era ormeggiato alla Barcaccia di Verceia.
    Tutto il giro, imbarcandosi da Dascio, costeggiando il lago, risalendo il Mera Alto e raggiugendo anche il Pozzo di Riva è un percorso di circa 23 km.
    Al rientro si può allungare il percorso esplorando l’ansa di Dascio, è un giro di altri 2,5 km..
    Attenzione nell’avvicinarsi ai canneti dove la navigazione non so se sia consentita.

    eko

    23 settembre 2014 at 22:05

  5. Ciao Marco, grazie per la tua risposta. poiché la notte prima del giro la trascorreremo a Chiavenna potrebbe risultare molto comodo imbarcarci a Verceia.
    Mi pare di capire che la costa più interessante sia quella ovest (lato Albonico per intenderci) quindi partendo da Verceia meglio procedere in senso orario,giusto?
    Saresti in grado di dirmi in questo caso quanti chilometri sarebbero fino a Samolaco e ritorno a Verceia?
    Ancora un paio di domande: qual’è la situazione dei venti in questa parte del lago che io non conosco per nulla?
    La risalita del Mera è con corrente?
    Grazie ancora per la tua disponibilità.

    stefano

    22 settembre 2014 at 16:42

  6. Stefano,
    potresti imbarcarti a Verceia prendendo la stradina a sinistra, pochi metri prima della galleria, oppure potresti raggiungere Novate Mezzola e imbarcarti prima del ponticello stradale di via Giumello, in questo caso entri nel canale che dal Pozzo di Riva conduce alla foce del Mera nel lago di Novate Mezzola.
    L’imbarco che preferisco è quello di Dascio, in via Dascio, 50 metri oltre l’Hotel Berlinghera. Qui il parcheggio è comodissimo e c’è spazio, il posto è molto bello, sei sul ramo sud del Mera a meno di 300 metri dal lago di Novate Mezzola.
    Per il percorso ti consiglio di costeggiare tutto il lago di Novate Mezzola e risalire l’alto Mera per alcuni chilometri fino a quasi al Ponte Nave di Samolaco, molto panoramico è anche il Pozzo di Riva.
    Per le soste, preferisco la spiaggia della cascata di Albonico, la spiaggia di San Fedelino oppure il prato della chiesetta che si trova già sul Mera alto. Volendo, ti puoi fermare anche su una spiaggia dell’Alto Mera (ma in inverno è freddissimo) e anche alla spiaggia di Campo che si trova tra la foce del torrente Codera e il campo sportivo.

    eko

    22 settembre 2014 at 00:37

  7. Ciao Marco, stiamo pensando di fare il giro del Summo Lacu nel prossimo mese di novembre. Potresti per cortesia darci qualche info pratica sul percorso e da quale luogo partire?
    Grazie, Stefano.

    stefano

    20 settembre 2014 at 10:05


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