Eko

in KAYAK DA MARE, bivaccando libera-mente

Isole TAVOLARA e MOLARA

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Pagaiando tra dolomiti e graniti

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IN   KAYAK   DA   MARE

ALLE   ISOLE   DI

TAVOLARA    e    MOLARA


Mare Tirreno centrale – settore ovest

Gallura sud-orientale (SARDEGNA)

Trekking nautico di Ettore Moretti, Roberto Kratter, Marco Ferrario.

18-20 settembre 2010

 

 

Il paesaggio marino della Gallura sud-orientale è da annoverare tra i più belli del Mediterraneo ed è caratterizzato dall’imponente mole del monte di Tavolara.

 

la spiaggia dello Spalmatore di Terra e il monte dolomitico di Tavolara

Da Capo Ceraso (che chiude a sud il Golfo di Olbia) a Punta l’Isuledda (poco più a sud di San Teodoro), si estende l’Area Marina Protetta denominata Tavolara – Punta Coda Cavallo.

 

Il nostro campo al tramonto sulla spiaggia dello Spalmatore di Terra – Tavolara

La costa è frastagliata da numerosi promontori che separano calette e insenature affacciate su un mare dalle mille sfumature di blu, azzurro e turchese.

Le spiagge sono di sabbia candida che si fa rosata in prossimità dell’acqua.

Le rocce granitiche, splendidamente scolpite dai venti, inluminate dal sole riflettono il loro colore che assume infinite e calde tonalità rosa-arancioni.

E’ una costa di grande valore paesistico, che in passato non è stata sufficientemente protetta e così oggi appare deturpata dalla speculazione edilizia.

 

Tavolara – il monte visto dallo Spalmatore di Terra – a destra Molara

Villaggi, villette e casupole lambiscono numerose spiagge e spesso anche i promontori rocciosi non sono stati risparmiati dallo scempio.

Al largo di questo tratto di costa Gallurese, si trovano le Isole di Tavolara, di Molara, alcuni isolotti e un arcipelago di piccoli scogli disseminati in un mare incantevole.

Sono luoghi incontaminati e fruibili dal kayaker amante e rispettoso della natura.

Sono quese le pregevoli mete del nostro viaggio e settembre, come anche la primavera, è il periodo migliore per godere di queste meraviglie, lontano dall’affollamento che caratterizza i mesi di luglio e agosto.

Tavolara, emergendo dall’acqua con tutto il fascino di una montagna dolomitica, è sempre visibile da ogni luogo del nostro percorso e spicca anche per il comtrasto col paesaggio granitico circostante.

 

Tavolara – navigando verso Punta La Mandria battuta dal maestrale

i graniti dell’Isola di Molara – Punta di Levante – lo scoglio del dinosauro

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Raggiungere la Sardegna dal continente è semplice.

Diverse navi partono alla sera da Genova, Livorno, e Civitavecchia e arrivano in prima mattina a Golfo Aranci e a Olbia.

Noi viaggiamo comodamente su un traghetto della Sardinia Ferries che percorre la tratta Livorno-Golfo Aranci.

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Eko Mappa del nostro itinerario in kayak nell’Area Marina TAVOLARA – Punta Coda Cavallo ___________________ Errata corrige:  1° giorno Km. 43  –  2° gg Km. 5  –  3° gg Km. 47

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  • Sabato 18 settembre

    Cala d’Ambra a San Teodoro – I preparativi della partenza

Dalla nave, che sfiora il promontorio di Capo Figari, non può sfuggire, osservando a sud, un enorme blocco di calcare strapiombante sul mare, è Isola di Tavolara, la nostra meta.

Sbarcati a Golfo Aranci, in auto percorriamo velocemente una cinquantina di chilometri e raggiungiamo il paese turistico di San Teodoro.

Dal centro del paesino imbocchiamo via Cala d’Ambra e alla fine della strada asfaltata ci fermiamo nel vasto piazzale sterrato affacciato al mare e adiacente alla spiaggia.

Il posto è ottimo per il nostro imbarco e preparati i kayak, lasciamo l’auto parcheggiata a poche decine di metri, di fronte a un hotel-ristorante.

Pagaiando nel grigio verso Punta Coda Cavallo

 

Ettore, Roberto e TAVOLARA

Pioviggina mentre stiviamo nei gavoni tutto l’occorrente per trascorrere tre giorni in completa autonomia.

Alle 10 del mattino tutto è pronto e iniziamo a pagaiare verso Capo Coda Cavallo, l’inconfondibile promontorio situato a nord.

Siamo avvolti, anzi immersi, nelle sfumatore grigie di mare, terra e cielo.

Senza il sole diventa difficile godere pienamente delle bellezze della costa, perciò decidiamo di guadagnare tempo evitando di costeggiare e pagaiando al largo di Punta Sabotino e Isola Rossa. Dopo 10 km. raggiungiamo Capo Coda Cavallo, doppiato il quale, costeggiamo a nord l’Isola Proratora.

su una spiaggia a Punta Don Diego – La vetta di Tavolara sullo sfondo

Proseguiamo poi verso Punta Molara e Punta M. Pedrosu e oltrepassata l’Isola Cana, attraversiamo il golfo di Porto Taverna.

Quando finalmente arriva il primo raggio di sole, ci fermiamo su una incantevole spiaggia subito a sud di Punta Don Diego.

Da Cala D’Ambra, abbiamo percorso 17 Km., tagliando tutti i golfi, ci ripromettiamo di costeggiarli quando saremo sulla via del ritorno.

Dopo la sosta-pranzo, ci rimettiamo a pagaiare.

Ora la luce solare fa risplendere le affascinanti scogliere granitiche.

 

Punta Don Diego e Tavolara

 

Marangoni sul granito di Punta Don Diego

Al largo tra Punta Don Diego e Punta La Greca, ci sono una serie di scogli pericolosi per la navigazione, i Cerri.

Nei pressi giace il relitto del mercantile cipriota Chrisso, arenatosi nel 1974 durante una mareggiata di tramontana; oggi appare spezzato in due tronconi ormai corrosi dalla salsedine e dalla violenza del mare e dei venti, è comunque un suggestivo monumento che si innalza tra la costa sarda e l’Isola di Tavolara.

 

Il relitto della Chrisso tra Tavolara e Punta La Greca

       

Le nuvole ricoprono il sole mentre passiamo da Punta La Greca

Isola Piana

Non lontano dal relitto, è d’obbligo una sosta su Isola Piana.

Approdiamo sull’affascinante spiaggia dell’Isola Piana

 

Isola Piana

E’ un isolotto, habitat di gabbiani e cormorani, coronato da rocce e scogli rossastri.

 

scogliere di Isola Piana e il monte di Tavolara

Sbarchiamo su una candida spiaggia e rimaniamo affascinati dal mare limpido e turchese.

 

Cormorani e Tavolara

 

Scogli lungo la costa sud-orientale di Capo Ceraso

Proseguendo, passiamo a nord dell’Isola Cavalli e stando al largo, vediamo il triste panorama di Porto San Paolo ormai abbruttito dal troppo cemento.

Per attirare gli acquirenti degli alloggi, un tratto di questa costa è stato battezzato col nome di Costa Corallina.

Le nostre pagaie si mantengono al largo mentre osserviamo che anche l’adiacente golfo di Porto Istana è ridotto ad un grosso insediamento balneare, non rimane che dirigere la prua verso il versante sud-orientale di Capo Ceraso che presenta invece una costa ancora selvaggia e rocciosa, intervallata da alcune spiaggette tra cui: Sas Enas Appara, del Dottore e di Porto Legnaiolo sulla quale ci fermiamo brevemente.

 

Scogli lungo la costa sud-orientale di Capo Ceraso – Tavolara sullo sfondo

la costa sud-orientale di Capo Ceraso

la costa sud-orientale di Capo Ceraso

Isola Barca Sconcia e sullo sfondo Punta Timone di Tavolara

Poco prima del vertice di Capo Ceraso incontriamo l’Isola Barca Sconcia, frequentata da molti gabbiani.

 

Gli scogli e i gabbiani dell’isola Barca Sconcia – Tavolara sullo sfondo

Travarsata da Capo Ceraso a Punta Timone di Tavolara

Da Capo Ceraso, pagaiamo a vista verso l’inconfondibile Punta Timone, il capo più a nord dell’Isola di Tavolara, molto suggestivo e caratterizzato da una inconfondibile piramide rocciosa alta 184 metri sulla quale è posta una lunga antenna.

 

Il monte di Tavolara versante nord-occidentale

Spalmatore di Fuori – Tavolara versante nord-occidentale

E’ una traversata di 8 Km., durante la quale abbiamo modo di ammirare alla nostra sinistra, in lontananza, il panorama delle ripide e alte falesie di Capo Figari, che delimitano e proteggono Golfo Aranci, forse un giorno saranno la meta di una nostra nuova  pagaiata.

 

Punta Timone di Tavolara

Tavolara versante nord-occidentale

Alla nostra destra, verso sud-est, contempliamo nella sua globalità la montagna di Tavolara, che su questo versante presenta folte macchie mediterranee.

 

Tavolara versante nord-occidentale

 

Tavolara versante nord-occidentale

Da Punta Timone costeggiamo l’aspra penisola dello Spalmatore di Fuori che termina al porto militare della Cala di Ponente, alcuni cartelli sulla scogliera avvisano di mantenersi a 500 metri dalla costa.

Versante nord-occidentale di Tavolara

Porto di Ponente (porto militare) – Tavolara

Sulla vetta del promontorio, ci sono le antenne radio ad onda lunga utilizzate per le comunicazioni militari con i sommergibili.

 

Tavolara versante nord-occidentale

Tavolara versante nord-occidentale

Continuiamo a pagaiare sottocosta verso sud-ovest, ai piedi della catena montuosa di Tavolara che termina sopra la Cala di Tramontana.

Tavolara versante nord-occidentale

 

Tavolara versante nord-occidentale

La costa rivolta a nord-ovest dello Spalmatore di Terra presenta spiagge sassose e con alghe.

 

Dal mare di Tavolara: tramonto Gallurese su Capo Ceraso

Costeggiando è necessario pagaiare con molta attenzione per via dei numerosi scogli affioranti culminanti, poche centinaia di metri al largo, con le Isolette dei Topi e dei Porri.

Dal mare di Tavolara: Tramonto sulle colline della Gallura

 

L’Isola di Molara vista all’alba dalla mia tenda

Il sole è tramontato mentre passiamo dal Passetto, la lingua di sabbia a pelo d’acqua che unisce l’isola ad una grossa zolla granitica.

Doppiata l’estremità sud-occidentale dell’isola di Tavolara, sbarchiamo sulla grande spiaggia dello Spalmatore di Terra e sistemiamo il nostro campo notturno.

Prima di ritirarci nelle tende ascoltiamo il bellettino del mare, per domani è previsto molto mosso e vento forza 6, accidenti !

(18 settembre – percorsi in kayak km.43)

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  • Domenica 19 settembre

    Tavolara – il nostro campo all’alba sulla spiaggia dello Spalmatore di Terra

Durante la notte il vento si è fatto sempre più forte e la tenda di Roberto al mattino conterà ben due bacchette rotte.

All’alba l’ultimo bollettino VHF è ancora più preoccupante di quello ascoltato la sera precedente.

Nelle prossime ore il maestrale raggiungerà forza 7 e il mare sarà agitato.

Smontiamo il campo e mentre facciamo colazione ragioniamo su come organizzare la giornata.

 

Mappa del sentiero del Prolago su Spalmatore di Terra a Tavolara

Percorriamo il Sentiero del Prolago, attrezzato con cartellonistica esplicativa e delimitato da staccionate, effettuiando così una piacevole e facilissima passeggiata che permette di visionare l’intera penisola dello Spalmatore di Terra.

Ci soffermiamo alla piccola e candida spiaggia del Passetto, un luogo per così dire, magico.

 

Il Passetto di Tavolara

Il Passetto di Tavolara

Passeggiando tra dune e ginepri, arriviamo al versante nord-occidentale dello Spalmatore di Terra,

 

Tavolara – gli scogli del versante nord-occidentale dello Spalmatore di Terra – al largo l’isola dei Topi – in lontananza Capo Figari

 

Tavolara – Il cimitero

poi raggiungiamo il caratteristico e minuscolo cimitero che ospita le tombe dei re di Tavolara e dei loro famigliari.

 

Ettore e Roberto al cimitero di Tavolara tra tombe di re e principesse

Le capre di Tavolara

Incontriamo un piccolo gregge di capre selvatiche,

 

 

Il pozzo di Tavolara allo Spalmatore di Terra

e ci spostiamo nella zona residenziale dell’isola, dove ci sono una dozzina di semplici abitazioni un poco dimesse e due ristoranti con bar annesso.

 

case a Spalmatore di Dentro

Tavolara – Spalmatore di Dentro

Spiaggia dello Spalmatore di Terra – Tavolara

Dal punto di vista urbanistico, nulla di rilevante, anzi, la casa più grande è un “pugno in un occhio” al mirabile paesaggio in cui è collocata.

A parte le rare costruzioni dello Spalmatore di Dentro e gli stabili della base militare allo Spalmatore di Fuori, Tavolara è rimasta incontaminata.

Due piccoli pontili si protendono in mare e alla loro radice ci sono i due ristoranti con bar annesso dove ci sediamo al tavolo per ragionare sulle opportunità della giornata.

Il maestrale, vento da nord-ovest, non dovrebbe alzare onde molto alte, il tratto di mare in cui ci troviamo è abbastanza protetto dalle alture galluresi e, in particolare, il versante orientale di Tavolara dovrebbe essere ancora più protetto pichè la catena montuosa si erge a baluardo, perpendicolare alla direzione del vento.”

 

Tavolara – pagaiando verso Punta La Mandria

Esternizzo  il mio pensiero che viene recepito da Ettore e Roberto.

 

Tavolara – Punta La Mandria

Tavolara – ai piedi di Pizzo Cannone

Con molta attenzione potremmo raggiungere Punta La Mandria, doppiata la quale continueremo a pagaiare lungo l’intero versante orientale di Tavolara, il più spettacolare dell’isola.

 

Accidenti, qui si rischia

E così, sfidando il vento, mettiamo i kayak in acqua, costeggiamo tutto il golfo dello Spalmatore di Terra e raggiungiamo Punta La Mandria.

Giunti al promontorio il vento è fortissimo ma pagaiamo ancora per qualche centinaia di metri oltre Punta La Mandria.

Dalle vette della catena montuosa, raffiche di vento, violente ed irregolari, si gettano nel mare, mescolando ulteriormente le acque già agitate dal maestrale

Ci troviamo presto avvolti da una nuvola d’acqua e la respiriamo, l’attenzione è massima, fare fotografie è impossibile in questo “rodeo”.

Roberto inverte la direzione per tornare, e noi non abbiamo dubbi, è meglio rientrare e ci accodiamo.

Poco dopo, un’onda frangendo lateralmente sorprende Roberto che si ritrova scuffiato in acqua.

Fatico molto a manovrare per raggiungerlo e mentre mi affianco al suo kayak per effettuare un soccorso assistito, il vento e la corrente ci spingono lontano dal promontorio, in mezzo al canale che separa Tavolara da Molara.

Il kayak di Roberto appesantito dall’acqua è molto basso. In questo mare agitato è complicato mantenere l’equilibrio senza essere sostenuti, perciò cerco di bilanciare il peso mentre Roberto con facilità rientra nel pozzetto.

Per svuotare il pozzetto è necessario prima riallacciare il paraspruzzi, l’aiuto è indispensabile per non scuffiare nuovamente.

Solo ora, infilando la pompa di sentina dall’alto del paraspruzzi, Roberto riesce a svuotare il kayak pompando l’acqua imbarcata e in pochi minuti il suo kayak torna agibile, ma intanto ci siamo ulteriormente allontanati da Tavolara.

 

dal mare di Tavolara – vista su Molara e Capo Coda Cavallo

A operazione terminata posso rimettermi a pagaiare.

Il rientro nella baia dello Spalmatore di Terra è stato molto impegnativo, non solo per l’equilibrio, ma sopratutto per vincere la forza del vento e delle correnti contrarie.

 

Tavolara – il rientro allo Spalmatore di Terra

Le rocce del monte e del promontorio ci appaiono sempre nella stessa posizione, nonostante continuiamo a pagaiare con forza e senza sosta, sembra di essere quasi fermi.

Sono lunghi minuti di battaglia contro le forze della natura.

Evidentemente procediamo, molto lentamente, ma procediamo, riuscendo a raggiungere la spiaggia dalla quale ci eravamo imbarcati. Finalmente !

Per tutto il resto della giornata i kayak rimarranno abbandonati sulla spiaggia.

In questa ultima domenica estiva, sulla grande spiaggia di Tavolara ci siamo solo noi.

Oggi anche le barche che fanno servizio da Porto San Paolo non navigano, Tavolara è praticamente isolata,

e ora, per noi è d’obbligo un pò di relax sulla spiaggia.

 

Sulla spiaggia di Spalmatore di Terra – TAVOLARA – due modi diversi per riprendersi dopo le fatiche

 

Ettore e la mia ombra sulla spiaggia dello Spalmatore di Terra – Tavolara

Tavolara – il monte visto dallo Spalmatore di Terra

Tavolara e l’isola di Molara

Molara vista dallo Spalmatore di Terra di Tavolara

Nel pomeriggio ripercorriamo il Sentiero del Prolago

 

Tavolara – il Passetto

Tavolara – il Passetto

Tavolara – il Passetto

Tavolara – la spiaggia dello Spalmatore di Terra

Tavolara – la costa nord dello Spalmatore di Terra – L’isola dei Topi e sullo sfondo Capo Ceraso e Capo Figari

e raggiungiamo il bar dove ci sediamo ai tavolini sorseggiando una granita e commentando la giornata con alcuni alpinisti di ritorno dalla scalata.

Ci raccontano che la montagna è aspra e difficile e il panorama è unico e magnifico, dolomitico, anzi ancora più particolare perchè ai piedi c’è la distesa blu del mare.

La vetta di Punta Cannone (565 m.), si raggiunge in un’ora e mezza di trekking impegnativo che richiede doti alpinistiche e un’attrezzatura adeguata con corde ed imbragature per affrontare gli ultimi 80 metri di parete di 3° grado. E’ opportuno farsi accompagnare da una guida locale, perchè il sentiero è invaso dalla macchia e perciò non è facile da individuare.

Durante la loro ascesa, sono rimasti particolarmente impressionati dagli spruzzi d’acqua marina che salivano sino a quota 300. Non possiamo far altro che pensare che poche ore prima, noi eravamo 300 metri più in basso, tra quell’acqua.

Passeggiamo poi nel piazzale sterrato dove a fine luglio si svolge il Festival del Nuovo Cinema Italiano “Una notte in Italia”, e immaginiamo tutto il piacere di trascorre le serate vedendo film nell’incantevole cornice di questo memorabile paesaggio mediterraneo.

 

Cinema Tavolara

Tavolara Cinema – Una notte in Italia

Tavolara – piccolo murales del Festival del Cinema

(Per info: cinema-tavolara)

La storia moderna del minuscolo regno di Tavolara è piuttosto particolare e inizia nel 1807, quando dalla Corsica, Giuseppe Bertoleoni, dopo aver lasciato parte della sua famiglia su alcune isole dell’arcipelago della Maddalena, raggiunse Tavolara, allora disabitata e si stabilì costruendo una casa e vivendo da pastore e coltivatore.

Quando nel 1839 il Re di Sardegna Carlo Alberto volle fare una battuta di caccia sull’isola, conobbe Giuseppe che lo ospitò. Fu in quell’occasione che il sovrano gli riconobbe il titolo di re di Tavolara.

 

Il nostro campo al tramonto sulla spiaggia dello Spalmatore di Terra – Tavolara

Paolo Bertoleoni, il figlio di Giuseppe, succedette al padre come re Paolo 1° e successivamente ereditò il regno suo figlio Carlo 1°, del quale si può ammirare un ritratto con famiglia a Buchingham Palace (Londra) tra le collezioni dei ritratti reali della Regina Vittoria, con questa didascalia “”La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova, il più piccolo regno del mondo.”

Nel 1861 a Tavolara venne costruito il faro.

Una Bertoleoni sposata Molinas si trasferì a Spalmatore di Fuori vivendo di allevamento, caccia e pesca.

Nel 1920 il vecchio faro venne sostituito col nuovo a Punta Timone e i discendenti di Molinas-Bertoleoni furono assunti per la conduzione.

Nel 1930 quattro famiglie risiedevano sull’isola, due a Spalmatore di Fuori e due a Spalmatore di Terra, in totale venti persone che alle vecchie attività di pesca e pastorizia, aggiunsero anche la preparazione della calce.

I sardi però iniziarono a prelevare la pietra calcarea e il legname, provocando gravi disboscamenti ed erosione della costa, alterando così l’equilibrio ecologico dell’isola di Tavolara.

Roberto, Marco e Ettore al bar di Tonino, re di Tavolara

Alcuni pescatori ponzesi si spostarono definitivamente sull’isola così la popolazione, nel censimento del 1952, raggiunse i 61 abitanti.

Negli anni cinquanta a Tavolara arrivarono i primi tutisti, ma, dopo la morte del re Paolo 2° nel 1962, e la realizzazione a Punta Timone della base militare Nato, la regina erede al trono si trasferì con la famiglia sulla costa sarda, a Porto San Paolo e a Capo Testa, così come il resto della popolazione.

Dal 1993, il re è Tonino, secondo figlio di Carlo 2°, con la sua famiglia si dedica all’attività turistica, trasportando in barca i visitatori da Porto San Paolo a Spalmatore di Terra e gestistendo il ristorante “Da Tonino – Re di Tavolara”, mentre la famiglia della sorella principessa,  possiede il ristorante adiacente “La Corona”. Pochi ed essenziali alloggi, vengono affittati a chi ama l’isola.

 

Dopo che il vento ha rotto i sostegni della tenda, ecco il nuovo bivacco di Roberto sulla spiaggia dello Spalmatore di Terra – Tavolara

La nostra giornata si conclude con la cena al ristorante del Re di Tavolara, siamo gli unici avventori, oggi nessuno turista è sbarcato sull’isola.

Chissà se domani riusciremo a predere mare, il bollettino serale prevede  ancora mare mosso con maestrale forza 6.

(Domenica 19 settembre – percorsi in kayak km. 5 )

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  • Lunedì 20 settembre

    Stà albeggiando sulla spiaggia dello Spalmatore di Terra – Tavolara

All’alba il mare è spesso più calmo, perciò ci svegliamo che il sole è ancora nascosto dietro al monte di Tavolara.

L’alba di Tavolara

 

L’alba a Tavolara

Il maestrale ha ridotto la sua violenza, il mare è poco mosso e il VHF annuncia una giornata con vento in calo da forza 5 a forza 4.

 

Molara all’alba

 

osservando Molara all’alba

 

L’alba di Tavolara – Molara in lontananza

Per evitare sorprese, decidiamo di attraversare subito verso la Sardegna, e perciò, rinunciamo alla colazione e ci mettiamo in acqua a pagaiare velocemente per raggiungere i graniti dell’Isolotto Rosso che, con il sole dell’alba, ci appare molto rosso, è rosso anche il mare.

l’alba all’Isolotto rosso

 

l’alba dell’Isolotto rosso

Il relitto della Chrisso all’alba

Deviamo poi verso il relitto incagliato che, con questa illuminazione, sembra diverso da come l’avevamo osservato nel pomeriggio di due giorni prima.

Pagaiare coi colori dell’alba a Punta Don Diego

Costeggiamo poi i graniti erosi dal vento di Punta Greca e Punta Don Diego ed entriamo nel golfo di Porto Taverna.

 

Le invadenti villette  di Costa Dorata

Alla nostra destra il litorale denominato Costa Dorata, pullula di villette.

Ci fermiamo a far colazione sulla soffice sabbia della grande spiaggia di Porto Taverna, che divide lo stagno dal mare.

Sulla spiaggia di Porto Taverna

 

Le numerose case di cala Girgolu

Il moto ondoso e il vento sono in calo e così proseguiamo il nostro trekking pagaiando verso Cala Girgolu, che appare circondata da numerose villette sulla scogliera.

 

Scogli di Punta Pedrosu

Isola Cana e Punta M. Pedrosu chiudono il golfo di Porto Taverna con i loro massi granitici.

Scogli di Punta Pedrosu

Scogli di Punta Pedrosu

Tavolara e l’isola Cana vista da Punta di M. Pedrosu

 

Il granito di Punta Molara

 

Belle anche le rocce frastagliate di Punta Molara e tutta la costa della penisola di Capo Caoda Cavallo, che però presenta numerose lottizzazioni che deturpano il paesaggio.

Pagaiare accanto al granito di Punta Molara

Tavolara vista da Punta Molara

Ettore sul mare di Tavolara

 

Scogliere di Punta Molara

Si susseguono: Cala Ginepro, Cala Purgatorio, Punta dell’Isoledda, Cala Suaraccia, Punta Lastra Ruia e Cala Coda Cavallo caratterizzata da una lunga spiaggia.

           Scogliere e vegetazione di Punta Molara

Scogliere e vegetazione di Punta Molara

Il granito di Punta Molara

Il granito di Punta Molara

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Il brutto che avanza a Cala Ginepro

Il brutto che avanza a Capo Coda Cavallo

Lo scempio di Capo Coda Cavallo

 

 

Capo Coda Cavallo

Capo Coda Cavallo

 

La spiaggetta dell’isola di Proratora

Dopo aver costeggiato l’intero golfo, sbarchiamo sulla graziosa spiaggetta dell’Isola di Proratora, di fronte alla punta di Coda di Lu Furru.

 

La vegetazione dell’isola di Proratora e la vetta di Tavolara

Anche Proratora è formata di granito rosso e anche Proratora è magnifica, è alta 27 metri e scoscesa sul versante rivolto verso Molara dove c’è anche una grotta.

Sbarchiamo sull’isola di Proratora

Isola Proratora

scogli dell’isola di Proratora e l’isolotto di Molarotto sullo sfondo

scogli dell’isola di Proratora

L’isola Proratora e la grotta

 

Isola di Molara – Traversata dall’isola Proratora

Ripreso il mare decidiamo di andare alla scoperta dell’Isola di Molara.

 

Molara punta Scirocco

Molara ha un perimetro di circa 9,5 km. e raggiunge l’altezza massima di 158 metri a Punta La Guardia.

Molara punta Scirocco – Molarotto a destra sullo sfondo

 

Molara Punta Scirocco

E’ molto diversa da Tavolara, collinare, più dolce e il suo aspetto è tipicamente gallurese, perciò anch’essa caratterizzata da magnifiche rocce granitiche e da una lussureggiante vegetazione mediterranea alimentata da alcune sorgenti.

Molara versante est

E’ un isola privata che lungo la costa si presenta incontaminata e libera da insediamenti.

Molara versante est

 

Molara versante est

 

Molara versante est

E’ consentito accedere alle sponde e sbarcare, ma occorre avere il permesso del custode per esplorare l’interno.

Molara versante est

Molara versante est

Dall’isola di Proratora, con una breve traversata di meno di 2 km.,  giungiamo a Punta l’Aia di Molara, dalla quale inizia il nostro giro antiorario dell’isola.

 

Molara versante est

Doppiata Punta Scirocco ci appare in lontananza l’isolotto conico di Molarotto, uno scoglio alto 51 metri e frequentato da numerosi uccelli marini che si riproducono trovando ospitalità tra le rocce granitiche. Non è possibile avvicinarsi perchè protetto dalla Riserva Integrale. Su Molarotto è presente anche una lucertola, unica al mondo.

Molara versante est

 

Molara versante est

Il versante est di Molara è bellissimo e il granito assume forme stravaganti.

Molarotto

 

Punta di Levante – lo scoglio del dinosauro

Tavolara vista da Punta Arresto di Molara

In alto all’isola, a quota 110, si trovano i resti delle antiche mura di un castello di epoca medioevale che serviva a difesa dai frequenti attacchi di pirati saraceni.

Molara – versante nord – Tavolara sullo sfondo

Punta Levante è caratterizzata dalla monumentale roccia detta del Dinosauro.

Molara – versante nord

 

Tavolara osservata dal versante nord di Molara

Poco dopo, ci soffermiamo a Punta Falcone per osservare la costa di Tavolara che termina a nord-est con la Punta del Papa. Spettacolare è l’imponente verticalità dell’intero massiccio calcareo.

 

Marangoni di Molara versante nord

Avremmo voluto deviare verso queste falesie, che non siamo riusciti ad esplorare il giorno precedente a causa del mare agitato, ma il tempo non lo consente, dobbiamo necessariamente continuare e comunque questa costa è classificata come Riserva Integrale ed è anche zona militare, perciò vi è il divieto di navigazione a meno di 500 metri dalla costa, l’area è delimitata da grosse boe galleggianti.

 

Lungo la costa nord di Molara, 1 km. oltre Punta Arresto, si trova Cala Chiesa.

Molara – guardando verso Tavolara

Lo sbarco nella cala ciottolosa ci avrebbe permesso di visitare i ruderi della chiesetta romanica di San Ponziano ormai seminascosti dalla vegetazione e di inoltrarci alla scoperta del villaggio medioevale di Gurguray, abbandonato definitivamente da diversi secoli.

 

Molara versante nord

 

Molara versante nord – Cala Chiesa

Appostati sugli scogli di Molara ci sono numerosi marangoni (cormorani).

Molara versante nord

Lo scoglio più grosso è quello del Fico, al largo di Cala Spagnola.

Molara versante nord

 

Isola del Fico e Tavolara

 

Molara cala Spagnola

Arrivati a Cala Spagnola, approdiamo sulla piccola spiaggia per una breve sosta. Da qui parte uno sterrato che porta verso l’interno dell’isola, alla villa padronale e alla casa del custode.

Molara – lo sbarco a cala Spagnola

Molara cala Spagnola

Tavolara vista da Cala Spagnola di Molara

Molara costa ovest

 

Le Piscine di Molara

La costa rivolta verso sud-ovest è caratterizzata dalla zona denominata le Piscine, cioè da un mare turchese delimitato da numerosi scogli molto affascinanti.

Le Piscine di Molara

Le Piscine di Molara

scoglio nei pressi dell’isola Proratora

Terminata la circumnavigazione dell’isola di Molara, riattraversiamo lo stretto che ci separa da Capo Coda Cavallo e proseguiamo costeggiando il versante sud del promontorio, caratterizzato da un lungo susseguirsi di scogli e scogliere.

Capo Coda Cavallo – Coda di lu Furru

 

Spiaggetta a ovest di Punta Tamarigio

Giunti all’ingresso del golfo di Porto Brandinchi, nelle vicinanze di Isola Rossa, oltrepassata Punta Tamargio, sostiamo per pranzare su un’incantevole spiaggetta tra gli scogli.

 

Cala Brandinchi

Davanti ai nostri occhi il paesaggio del golfo di Porto Brandinchi ci appare deturpato dall’intensa urbanizzazione a esclusivo scopo turistico. E’ un vero peccato, perchè le candide spiagge di sabbia fine: di Salinedda, Cala Brandinchi (denominata Tahiti) e Porto Brandinchi, mantengono i colori esotici, ma la vegetazione è stata in gran parte sostituita da dense architetture tanto false quanto poco abitate, se si esclude l’affollamento dell’alta stagione estiva.

lo scempio di Porto Brandinchi

E’ un paesaggio triste di casette in multiproprietà, casette che non dovrebbero esistere, tantomeno in un parco naturale, casette che dovrebbero essere abbattute per ridare alla natura lo spazio sottratto.

 

Isola Rossa

Dopo la Marina di Lu Impostu e nei pressi del grande porto turistico di Marina di Puntaldia (400 posti barca), osserviamo, affacciato al mare, un vasto campo da golf.

 

Punta Sabatino

Oltre il promontorio di Punta Sabatino, inizia l’ampio golfo della Cinta e di San Teodoro.

 

La peschiera dello Stagno di San Teodoro

Una duna sabbiosa lunga 3 km. e ricca di vegetazione mediterranea, separa lo Stagno di San Teodoro dal mare, noi ci fermiamo poco oltre la foce dello stagno per farci un buon caffè.

Sulla spiaggia della Cinta

l’ultimo caffè lo beviamo sulla spiaggia della Cinta

Ripreso il mare, pagaiamo verso il molo del porto di San Teodoro, poi, surfando un poco, concludiamo il nostro viaggio in kayak sbarcando a Cala d’Ambra, da dove eravamo partiti tre giorni prima.

( 20 settembre – percorsi in kayak km. 47 )

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Percorso totale in kayak da mare: Km.95

nel mare stellato al largo dell’isola di Proratora

Sono stati giorni belli e intensi, che non dimenticheremo mai.

Rimanne il desiderio di tornare su queste isole, visitando in kayak anche la parte orientale di Tavolara, da Punta La Mandria a Punta Timpone, sfiorando la guglia del Papa per entrare nella grotta, esplorare le altre grotte tra queste alte falesie e pagaiare ai piedi dell’Arco di Ulisse.

Avremmo voluto dedicare altro tempo anche a Molara, per scoprirne i segreti più intimi e interni.

Ho deciso!

Tornerò su queste isole, col mio kayak e un paio di amici.

 

Tavolo a Tavolara

Fotografie di Ettore Moretti e Marco Ferrario

P.S. – Per vedere la circimpagaiata completa dell’Isola di Tavolara, cliccare su

Written by eko

7 novembre 2010 a 00:45

12 Risposte

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  1. – Dave,
    l’allenamento e le uscite sono molto utili per raffinare la tecnica e migliorare la resistenza. Più navighi e più impari, almeno così è stato per me, che, a parte un paio di corsi di eskimo in piscina, ho cercato di guardare ed ascoltare chi ne sa più di me, sperimentando poi da solo o con gli amici desiderosi di fare la stessa esperienza.

    Rispondo ora alle tue domande sui Link meteo-mare e sugli accessori e la sicurezza.

    – Ecco i LINK METEO-MARE-VENTO che consulto prima dei miei trekking in Sardegna, alcuni hanno interessanti applicazioni anche per smartphone e i-pad, tra esse quella che preferisco è questa https://play.google.com/store/apps/details?id=com.lachainemeteo.marine.androidapp&hl=it
    gli altri sono:
    http://www.sar.sardegna.it/servizi/meteo/bollettinomare_it.asp
    http://mer.meteoconsult.fr/meteo-marine/it/high
    http://www.lamma.rete.toscana.it/mare/modelli/vento-e-mare
    http://www.eurometeo.com/italian/meteomed/id_005M
    http://it.windfinder.com/forecast/tavolara_island
    http://www.meteo-allerta.it/it/europa/italia/meteo-olbia/details/N-189114/
    http://www.meteoblue.com/it/italia/tempo-isola-tavolara
    http://www.meteoam.it/?q=prodotti_grafici/statoMareVento10metri

    Inoltre un VHF permette di ascoltare il bollettino del mare aggiornato.

    N.B. – Ho verificato più volte che non esistono previsioni meteo-marine sicure al 100% e spesso si differenziano a secondo del sito consultato o del modello preso in esame. Perciò è bene sapere che nelle previsioni meteo un poco di incertezza c’è sempre e questa incertezza cresce nel caso che le previsioni riguardino il moto ondoso e i venti.
    Più una previsione è lontana nel tempo e più probabile sarà la sua scarsa attendibilità, perciò una previsione va sempre verificata giorno per giorno.
    Nei trekking di più giorni, a casa c’è chi controlla giornalmente le previsioni e mi invia un messaggio in caso ci siano importanti variazioni non precedentemente segnalate.

    ACCESSORI E SICUREZZA IN KAYAK DA MARE (KdM)
    Negli appunti qui sotto, potrai cogliere alcuni spunti per l’utilizzo in sicurezza del KdM. Il tuo Jilong Pathfinder o Viamare XXL, è una imbarcazione con diversità anche rilevanti rispetto a un KdM.
    Sta a te cogliere gli spunti che ritieni utili.

    1) Per la sicurezza, prima di calzare un kayak o di sedersi su una canoa è necessario sempre saper nuotare.

    2) Un buon KdM ha riserve di galleggiamento a poppa e a prua che lo rendono inaffondabile anche a pozzetto pieno d’acqua, inoltre i gavoni stagni di cui è dotato, aumentano ulteriormente la sua galleggiabilità.
    Un mezzo che non ha queste caratteristiche potrebbe essere meno sicuro.
    Un KdM per essere tale, deve avere, per definizione, le caratteristiche essenziali del kayak da mare, cioè di quell’imbarcazione inventata dai popoli inuit e utilizzata per i loro spostamenti e la caccia nel mare artico. Perciò un KdM deve avere le caratteristiche di una imbarcazione completamente coperta a poppa e a prua e deve avere un pozzetto che può essere chiuso con un paraspruzzi indossato dal kayaker. Con queste caratteristiche, un KdM è un mezzo idoneo ad eseguire autosalvataggi mediante una manovra chiamata rolling o volgarmente eskimo.
    Una imbarcazione che non consente tale manovra non è un KdM.
    Fondamentale è poi l’utilizzo del paraspruzzi che va tenuto sempre indossato e che all’occorrenza va utilizzato per chiudere il pozzetto. Un KdM deve avere un pozzetto che possa essere completamente chiuso dal paraspruzzi indossato.

    3) Per legge, se si naviga entro i 300 metri da riva con un kayak o canoa di proprietà (non noleggiati), non si è obbligati ad averne a bordo un salvagente, ma comunque, per sicurezza metto sempre in kayak un salvagente anche quando prevedo solamente di costeggiare.
    Se si oltrepassano i 300 metri dalla riva, la legge rende obbligatorio il tenere sull’imbarcazione un salvagente di almeno 150N. I giubbotti da 50N comunemente indossati da molti kayakers non sono salvagenti e correttamente sono definiti aiuti al galleggiamento in quanto non assicurano un sufficiente galleggiamento nel caso si venga colti da malore o ci si trovi in acqua con un mare agitato. È consentito l’uso di un 50N solo se si è in grado di essere immediatamente soccorsi, perciò solo se si naviga in gruppo o con barca d’appoggio.
    Un vero salvagente deve invece garantire la totale galleggiabilità e deve reggere la testa tenendola fuori dall’acqua.
    Anch’io mi sono messo in regola e da circa un anno non utilizzo più il 50N, ma un gonfiabile da 150N, tra l’altro è decisamente meno voluminoso e meno fastidioso del giubbotto da 50N, in quanto le sue dimensioni sono contenute, ci sta in un piccolo marsupio, lo si indossa all’occorrenza e lo si può gonfiare sia a bocca in pochi secondi, come anche automaticamente tirando un cordino.
    Le normative europee per i salvagenti sono riassunte molto bene in questo pdf: http://www.veleriasangiorgio.com/VSG_norme_ce.pdf

    4) La pagaia è importante almeno quanto il kayak. Senza di essa il kayak sarebbe in balia totale del mare e del vento, perciò è importante legare la pagaia al kayak tramite un cordino, per evitare che finisca in mare in caso che un colpo di vento ce la strappi di mano oppure quando viene abbandonata per fare delle fotografie.
    In coperta, per qualsiasi evenienza, sotto agli elastici sistemo sempre la pagaia smontabile di scorta.

    5) Il Canale 16 del VHF serve per chiedere soccorso in mare. In realtà il VHF funziona bene per la navigazione al largo, mentre per la navigazione sottocosta spesso il segnale, schermato dai promontori, è insufficente e il VHF non trasmette e non prende in modo accettabile.
    Da anni l’ho sostituito con un telefono stagno (oggi smartphone) che inserisco in un apposito sacchetto stagno per ulteriore protezione da acqua e sabbia e lo tengo legato, a portata di mano, davanti al pozzetto. Il sacchetto stagno permette un utilizzo senza estrarre il telefono e se c’è campo, si riesce bene a comunicare.
    Nel telefono ho memorizzato il numero 1530 del soccorso in mare della Guardia Costiera.
    Durante la navigazione lo tengo sempre spento, anche per non consumare inutilmente le batterie.
    Durante i viaggi in kayak di diversi giorni, porto una batteria di scorta già caricata al massimo e nell’eventualità anche il carica batteria a corrente, in questo caso potrei avere la necessità di fermarmi per ricaricare la batteria presso qualche abitazione o ristoro lungo la costa.
    Alcuni amici hanno risolto il problema con un impianto a pannello solare collegato ad un accumulatore.

    6) È importante avere in dotazione un mezzo di svuotamento dell’acqua, perciò porto sempre una pompa di sentina manuale (ma esistono anche pompe di sentina elettriche a batteria) oltre a una spugna a grande assorbimento.

    7) Legato dietro al sedile, ho il sacchetto stagno con i fuochi di segnalazione e i fumogeni. Il sacchetto contiene 2 fuochi a mano rossi, 2 boette fumogene e 2 razzi rossi a paracadute. Sono queste le dotazioni di bordo obbligatorie per legge per le imbarcazioni che vogliono navigare al largo fino a un massimo di sei miglia dalla costa, ma credo comunque siano una sicurezza opportuna anche per chi naviga a un solo miglio dalla costa.
    Ecco la Tabella delle Dotazioni di Sicurezza: http://www.guardiacostiera.it/servizi/documents/dotazioni%20di%20sicurezza/dotazionidisicurezza_upd20042010.pdf

    8) Il fischietto lo tengo legato a un cordino insieme al salvagente.

    9) Per riuscire facilmente a rimanere vicini al kayak se si dovesse finire in acqua, un KdM deve avere delle corde di sicurezza fisse in coperta e delle maniglie molto robuste sia a poppa che e prua, queste ultime utili anche per effettuare un eventuale traino.

    10) Il paddle-float è un doppio cuscinetto galleggiante, gonfiabile o rigido, che inserito in una estremità della pagaia consente di risalire in kayak dopo un ribaltamento oppure dopo un volontario bagno in mare. In questo filmato http://youtu.be/N9qtEJOCqOw si comprende cos’è e come si usa. È un importate mezzo di autosoccorso da portare sempre in kayak e occorre allenarsi un poco per imparare ad utilizzarlo nel migliore dei modi.

    11) Se si viaggia di notte o in condizioni di scarsa visibilità (nebbia, neve, forte pioggia) è necessario utilizzare una luce bianca che deve essere vista ad un angolo di 360 gradi e ad una distanza di almeno un miglio.

    12) È bene avere a bordo anche una bussola e una mappa precedentemente tracciata con le rotte da seguire. Per il nostro navigare sottocosta le mappe escursionistiche in scala 1:25000 o 1:50000 sono decisamente più utili delle mappe nautiche. La mappa deve essere plastificata oppure inserita in un apposito contenitore stagno trasparente.

    13) Una corda di traino galleggiante lunga 12-15 metri con due moschettoni alle estremità.

    14) Un kit di riparazione per il kayak.

    15) Nei miei trekking porto anche le seguenti luci: una luce strobo, una boetta luminosa, una torcia stagna.

    16) In mare, il nostro kayak è la nostra zattera di salvataggio, non va mai abbandonato.

    17) Acqua e viveri necessari ai giorni di trekking.

    18) Indumenti tecnici a secondo della stagione, per proteggersi dal sole, dalla pioggia, dal vento dal freddo. Su questo argomento ci sarebbe molto da scrivere e si potrebbe aprire un nuovo capitolo. Ma le scelte degli indumenti da utilizzare sono spesso molto soggettive e devono essere ponderate.
    ———–

    eko

    22 giugno 2014 at 00:07

  2. Caro Marco, ti ringrazio molto per tua gentile e completa risposta.
    Condivido tutto quanto hai scritto sui fini della sicurezza, esperienza, resistenza: aspetti che avevo già preso in considerazione e su cui ora mi focalizzerò maggiormente.
    Ho tempo prima dell’arrivo delle vacanze estive, quindi proverò a valutare la mia resistenza fisica e tecnica sulle tue indicazioni onde evitare di “fare il passo più lungo della gamba”.
    Ti ringrazio anche per tutti i tuoi consigli che ho letto con attenzione e che prenderò tutti in considerazione, dal primo all’ultimo. La tua esperienza è molto preziosa.

    A tal proposito vorrei chiederti, sperando di non abusare della tua gentilezza, circa dove consultare, magari in mobilità (siti internet o app per cellulari), previsioni meteomarine affidabili e chiare. Hai qualche consiglio da darmi?
    Mentre circa l’attrezzatura da portarsi in mare, oltre a tutto ciò che la sicurezza e il buonsenso impone, hai qualche consiglio o trucco da esperto da darmi?

    Ti ringrazio molto e prometto di farti sapere come procederà il mio avvicinamento alla disciplina con il Pathfinder (che in realtà è un Viamare XXL, identico al Pathfinder ma brandizzato diversamente).

    Dave

    19 giugno 2014 at 16:50

  3. Ciao Dave,
    non ho mai pagaiato su una Jilong Pathfinder, perciò non me la sento di esprimere giudizi categorici.
    Posso ipotizzare che il gonfiabile sia verosimilmente più lento di un buon kayak da mare e che risenta maggiormente della forza del vento e delle onde, perciò con vento e mare formato la navigazione non sarà altrettanto efficace e sicura.
    Se avete poca esperienza di navigazione, prima di intraprendere una traversata verso Tavolara, vi consiglio di fare delle escursioni costeggiando, pagaiando per 12/15 chilometri, questo per valutare la vostra tenuta e per acquisire l’esperienza necessaria.
    Inoltre è molto importante comprendere come il Jilong Pathfinder si comporta in presenza di vento e onde, perciò, gradualmente e in sicurezza, approfittate dell’estate per fare uscite anche con un poco di vento e di onda. Questo per non trovarsi impreparati, in quanto il mare e il vento di Tavolara non è detto che in agosto sia sempre tranquillo, anzi, in quella zona, spesso, quando persiste l’alta pressione, nel primo pomeriggio si alza una discreta brezza che potrebbe rendere impegnativa la vostra navigazione. È importante conoscere bene i propri limiti e quelli dell’imbarcazione prima di intraprendere l’escursione in quel mare.
    Detto ciò, durante la mia navigazione ho visto che Tavolara è stata raggiunta anche da chi ha utilizzato un gonfiabile.
    Rispondendo alla tua domanda, secondo me con un Jilong Pathfinder, partendo da Porto San Paolo, si potrebbe raggiungere Tavolara, l’impresa è fattibile, ma non conoscendo le vostre capacità di navigare, la vostra resistenza e la vostra tecnica, non posso esprimermi con certezza e comunque se siete principianti, prima di attraversare su Tavolara, è bene sperimentare itinerari sottocosta e con facilità di sbarco e solo quando vi sarete esercitati a sufficienza e avrete sperimentato bene il vostro mezzo e voi stessi, potrete raggiungere Tavolara con una discreta sicurezza e tranquillità.
    Una cosa importantissima è comunque quella di studiare con molta attenzione le previsioni meteo-marine, vanno consultate poco prima della partenza e in caso di previsioni non buone, non esitate a rinviare il trekking a tempi migliori.
    Non fidatevi del fatto che pensate che Tavolara sia in una zona riparata, non è così e il nostro trekking lo dimostra.
    Detto ciò, per raggungere Tavolara partendo da Porto San Paolo, vi suggerisco di passare dall’Isola Cavalli e poi di fare una sosta all’Isola Piana per godervi le magnifiche spiaggette. Raggiunta la punta sud-occodentale di Tavolara (il Passetto) è molto meglio sbarcare allo Spalmatore di Terra nella ampia baia rivolta a SSE, di solito qui il mare è più tranquillo e la spiaggia è magnifica. Invece, la costa opposta dello Spalmatore di Terra, quella rivolta verso NNO, ha spiagge meno belle e in mare ci sono moltissimi scogli affioranti che immagino siano particolarmente pericolosi per un gonfiabile.
    Per rientrare a Porto San Paolo vi consiglio di passare dall’Isolotto Rosso (davvero rosso all’alba, come anche al pomeriggio inoltrato o ancor più al tramonto). Poi potreste raggiungere il suggestivo relitto della Chrisso che emerge dalle acque (sempre che non sia stato spazzato via da qualche recente burrasca). Infine, dal relitto, in poche pagaiate si raggiunge Punta Don Diego e costeggiando (questo tratto merita per numerose e bellissime calette tra le rocce granitiche) o tagliando i piccoli golfi, potreste raggiungere nuovamente Porto San Paolo percorrendo in totale un itinerario di una decina di chilometri in mare.
    Andate a vedere anche questo altro articolo, https://ekokayak.wordpress.com/2012/08/13/isola-di-tavolara/ dove racconto l’ultima mia Tavolara partendo proprio da Porto San Paolo, spero sia utile alla vostra escursione.

    Ottima anche l’idea di navigare nel Golfo di Orosei e raggiungere Cala Luna partendo da Cala Gonone. Conosco bene questo golfo, è bellissimo, ma in agosto, durante le ore centrali della giornata, c’è un intensissimo traffico di natanti a cui occorre prestare attenzione. Il mare del golfo di Orosei non è tra i più esposti della Sardegna, è abbastanza protetto ma se è previsto mare mosso o venti forti, eviterei di avventurarmi. Nelle giornate di maestrale il vento da terra, scendendo dalle codule aumenta la sua forza e pur non alzando grosse onde, può creare notevoli difficoltà alla navigazione a pagaia. Il levante invece alza un mare molto impegnativo e navigare diventa proibitivo.
    Nel caso che farete questa escursione, consiglio di entrare nell’ampio ingresso della Grotta del Bue Marino (a meno di un chilometro a sud di Cala Fuili) e ancora più a sud (a poco più di un chilometro a nord di Cala Luna) fate una sosta alla piccola Caletta Oddoana.

    Buone Pagaiate

    eko

    17 giugno 2014 at 21:55

  4. Ciao Marco,

    Volevo farti i complimenti per il tuo bellissimo sito ekokayak, è veramente fonte di sogno e avventura !!

    Mi son avvicinato da pochissimo al mondo del kayak acquistando un Jilong Pathfinder gonfiabile. 2 posti, utilizzabile anche singolarmente, 4 metri x 0.90.
    Se vuoi dargli un’occhiata, eccolo:
    http://www.zefirosport.it/p-715!18!66—Kayak_Canoa_Gonfiabile_Doppio_%3Cb%3EJilong_Pathfinder_Biposto_%3Cb%3E_-_2_Posti

    Finora ho fatto solo piccole e timide escursioni sui laghi della mia zona per prenderci “la mano” e mi sembra un mezzo che tiene molto bene per quanto sia “economico”. Inoltre su youtube ci sono numerosi video di questo kayak trasformato a vela, oppure utilizzato per scendere fiumi (in maniera soft), oppure ancora attrezzato da pesca: questo mi fa ben sperare sulla sua versatilità e affidabilità.
    Questa estate sarò in vacanza proprio nella zona dove tu e i tuoi amici avete vissuto la magnifica esperienza così ben documentata in questo report.

    Consapevole di essere ai primi passi in questa disciplina, volevo chiederti un parere: secondo te, con il mio Pathfinder, partendo dal molo di Porto San Paolo, riesco a raggiungere la spiaggia est di Tavolara passando sottocosta all’isola Cavalli e all’isola Piana, oppure è un’idea per me impraticabile?

    Sono abbastanza pratico nell’utilizzo e nella consultazione di cartine e gps e, almeno sulla carta, la distanza di circa 3.5 km da percorrere mi sembra abbordabile, tra andata e ritorno dovremmo essere sugli 8 km. Tuttavia non conosco le condizioni di mare di quella zona (anche se mi sembra riparata) quindi volevo chiederti se vale la pena provarci o se lasciar perdere e rimanere sottocosta a godermi con il kayak le splendide spiagge che quella zona offre. Sono altresì consapevole che il lato Nord-Est di Tavolara è molto esposto e quindi mi sarebbe offlimits, in ogni caso non mi spingerei mai così lontano.
    L’unica cosa che ci interesserebbe sarebbe arrivare alla spiaggia a Sud-Est, non oltre.

    Nel corso della nostra vacanza ci sposteremo anche più a sud, ad Orosei.
    Ci piacerebbe, partendo da Cala Gonone, raggiungere Cala Luna (dove siamo già andati spesso sia con i barconi taxi sia percorrendo l’accidentato sentiero nella macchia) tuttavia so che qui le condizioni di mare posso anche essere poco favorevoli quindi immagino vada pensata bene la cosa, anche se si tratta di un trasferimento sottocosta.

    Ti rinnovo i complimenti per il sito e ti ringrazio in anticipo se troverai il tempo di rispondermi !

    Dave

    16 giugno 2014 at 09:50

  5. quanta passione ed emozione traspare da queste pagine complimenti.😉

    Luca Sabato

    3 gennaio 2011 at 18:41

  6. Felicidades Marco, por esta ruta tan sugestiva en el lado oriental de Cerdeña.Un lugar donde seguro que el silencio del mar y la carencia de contaminacion hacen que la navegacion y la acampada sean un placer para los sentidos.
    Por cierto, me parecen perfectos tus mapas de campo sobre las rutas que haceis a menudo.
    Un abrazo desde España. Rafa.

    Rafa

    16 dicembre 2010 at 12:33

  7. Wonderful pics’! They seem to tell the story. I can’t understand the language but as an avid kayaker, I can definitely connect!
    Thanks.

    Prakash Alfonso

    15 dicembre 2010 at 06:38

  8. Ringrazio tutti per i commenti molto gratificanti.

    Cliccando i titoli della colonna a destra potete leggere e sopratutto osservare le fotografie inerenti altri 16 itinerari, tutti in kayak da mare e alcuni anche in camper.

    eko

    2 dicembre 2010 at 19:45

  9. Complimenti, bellissimo articolo con tante foto che rendono molto bene l’idea di cosa devono essere quei posti. Siete una fonte di idee e di informazioni preziosa ! Vincenzo

    vincenzo

    2 dicembre 2010 at 18:38

  10. Bellissimo, grazie!!! Claudio.

    Claudio Castellano

    25 novembre 2010 at 21:38

  11. Ho rivissuto con grande piacere la vacanza fatta in Kayak alcuni anni fa. Facendo campo base al Camping Coda Cavallo abbiamo (io e mia moglie) girato in lungo ed in largo Tavolara, Molara e la costa. In pratica pagaiata dopo pagaiata, (anch’io con il KDM 520 di Alessandrini) il giro così ben documentato dalla’amico Marco Ferrario. Grazie per aver rinverdito il bel ricordo. Piero

    Piero Monti

    22 novembre 2010 at 14:16

  12. […] más info en este post (en […]


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