martedì 14 luglio questo blog alzerà la voce contro il decreto Alfano


Su Ning la pagina ufficiale dell’iniziativa “Questo blog alza la voce contro il decreto Alfano”.
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Penisola del SALENTO
S A L E N T O
Italia – mare Ionio settentrionale e Adriatico meridionale
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la pizzica, lu mare, lu sule, lu ientu.

il mare, il sole, il vento

le scogliere

le grotte

- camper e scogliera
In camper, kayak e bicicletta lungo la costa tra Taranto a Lecce.

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- agosto 2004 –
Prefazione
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La penisola salentina è il tacco d’Italia che si protende verso sud tra il mare Ionio e l’Adriatico.
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Il mare del Salento ha acque chiare e limpide, la costa è caratterizzata da numerose spiagge sabbiose e da affascinanti scogliere nelle quali si aprono numerose grotte.
Lo sviluppo costiero è di circa 200 chilometri, scandito da un susseguirsi di torri sorte nei luoghi strategici e panoramici, sono state costruite nel XVI° secolo a protezione dalle invasioni turche.
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Il Salento, per chi viaggia in camper, è facilmente fruibile. Le strade sono percorribili senza particolari difficoltà e il mare non è mai lontano dalle arterie principali.
Molti sono i posti in cui sostare, anche se il fortissimo affollamento che si concentra nel mese d’agosto, ci ha spinto più volte a rinunciare a parcheggiare in luoghi seppur molto belli ma assolutamente troppo frequentati, in questi casi abbiamo proseguito alla ricerca di quel minimo di tranquillità e fruibilità, non facile da trovare ma necessaria per una buona vacanza plein-air.

Mappa del Salento - www.parcosalento.com
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in bici

- Walter
In bicicletta e sopratutto in kayak abbiamo esplorato le magnifiche coste e raggiunto i luoghi più selvaggi e incontaminati, mentre in camper ci siamo spostati spesso per trascorrere le serate d’agosto nei pregevoli paesi che si animano notevolmente durante le sagre estive. Ogni sera è un piacevole imbarazzo decidere a quale sagra andare per banchettare con le specialità della cucina salentina, ma spesso è necessario munirsi di molta pazienza, perchè per gustare i piatti più pregiati, l’attesa è estenuante.
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Ricordiamo con immenso piacere i numerosi concerti di musica popolare in cui la pizzica salentina si fonde mirabilmente coi linguaggi musicali del rock, del jazz e della musica sinfonica. Nelle piazze dei paesi della Grecìa Salentina (i paesi a nord di Maglie) abbiamo assistito ai coinvolgenti concerti in cui tutto il popolo balla al ritmo indiavolato e sensuale delle pizziche e delle tarante, senza differenze tra locali e forestieri, tra giovanissimi e anziani.
I concerti, sopratutto i meno commerciali, sono affascinanti e assolutamente unici, ma il concertone finale della “La Notte della Taranta” a Melpignano, sul prato antistante alla magnifica opera d’arte barocca dell’ex Convento degli Agostiniani, è stato comunque memorabile.
Il territorio salentino è un laboratorio musicale ambito e frequentato da artisti di risonanza mondiale.
- I t i n e r a r i o -
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L’autostrada A14 termina a Taranto, dopo una breve sosta alla bella cittadina, percorriamo la strada che ci porta a sud/est verso la provincia di Lecce.
Questo tratto costiero appare molto frequentato, mediocre e poco adatto alla sosta dei camper.
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Torre Colimena

Punta Prosciutto (affollato campeggio libero)
Nei pressi di Torre Colimena giungiamo in un ambiente naturale di rilievo e così può iniziare il bello del nostro viaggio salentino.
Nella zona tra Torre Colimena e Punta Prusciutto, ci sono alcuni spazi adatti alla sosta dei camper e le spiagge di sabbia bianca si allungano per chilometri, in mare qualche scoglio vivacizza il paesaggio.

la spiaggia selvaggia a sud di Punta Prosciutto

spiaggia a sud di Punta Prosciutto
Oltrepassata Punta Prosciutto le dune che si alzano di qualche metro, sono ricamate dai gigli in fiore e arricchite da arbusti mediterranei. Inizia qui l’Area Marina Protetta che si estende lungo la costa per 20 km. sino a Torre Inserraglio.

Torre Lapillo
Dopo le dune, la costa si trasforma in una bassa scogliera e su un piccolo promontorio ecco i ruderi di Torre Castiglione.
Più avanti, ben restaurata, si trova Torre Lapillo, una caratteristica torre che presenta una scalinata esterna a tre archi e che merita una visita.
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sosta all'isola - sullo sfondo Torre Chianca
Ci fermiamo col camper a Torre Chianca, la torre restaurata, sorge su un promontorio che guarda su due insenature.

sosta sull'Isolotto al largo di Porto Cesareo
Poco al largo, l’Isola della Malva (pianta officinale ormai scomparsa), mentre al di là del promontorio, di fronte all’altra baia, c’è l’isola Chianca.
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isolotto al largo di Porto Cesareo
Anche Porto Cesareo ha la sua imponente torre detta Cesarea, posta all’estremità meridionale della baia.
Il paese è un importante centro peschereccio con un Museo della Pesca e di Biologia Marina, ma è anche una affollata stazione balneare deturpata dal troppo e sgraziato cemento.
In kayak, a meno di un chilometro dalla costa, si raggiunge facilmente l’Isola Grande o dei Conigli e sbarcando su una magnifica spiaggetta è possibile passeggiare tra la numerose specie vegetali. L’isola si alza sul mare per soli quattro metri, è lunga un chilometro e larga poche centinaia di metri.
Sempre in kayak, immediatamente a sud di Porto Cesareo, si può visitare il golfo della Strea chiuso dall’omonima penisola; nel versante a mare aperto le boe gialle segnalano la zona A dell’Area Marina Protetta.
Al termine della penisola della Strea sorge la Torre Squillace, simile a Torre Lapillo ma con soli due archi eccentrici alle scale, nei pressi ci sono alcune insenature.
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scogliera nei pressi di Porto Selvaggio

prima della baia di Uluzzo
Poco più a sud Torre Sant’Isidoro è a guardia di un’insenatura ampia e sabbiosa chiusa da un isolotto. Il paesino è una frequentata località balneare, piuttosto caotico in agosto.

costa di Porto Selvaggio

baia di Uluzzo

Torre dell'Alto
La costa prosegue con basse rocce sino a Torre Inserraglio, seguono poi piccole calette mentre la scogliera si alza verso Torre Uluzzo e Torre dell’Alto. Siamo ormai nel Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio

scogli verso Uluzzo

costa e baia di Uluzzo
(vedi: http://www.portoselvaggio.net/ ) , ora la scogliera supera i 40 metri di altezza.

Baia di Uluzzo

nelle grotte della baia di Uluzzo
Da Torre Sant’Isidoro a Torre dell’Alto la strada principale scorre all’interno e da essa si diramano alcuni sterrati che vanno verso il mare ma non sono facilmente percorribili in camper, meglio utilizzare la mountain-bike per raggiungere i magnifici luoghi panoramici affacciati alla scogliera.

in bici tra i fichi d'india nella zona di Lu Rinaro
Bellissima è l’escursione che ci ha portato ai ruderi di Torre d’Uluzzo (possibile sosta camper) e alla pineta costiera di Porto Selvaggio per poi proseguire salendo sulle imponenti rocce di Torre dell’Alto (m.50) una delle più affascinanti fortificazioni aragonesi, dalla quale contempliamo il magnifico panorama di questo tratto costiero, a nord della torre scorgiamo le case di Santa Caterina.

grotta nella baia di Uluzzo
Questo tratto costiero è uno dei più spettacolari del Salento e va percorso pagaiando lentamente per gustare le rocce che si tuffano in un mare intensamente blu, le grotte, di cui alcune a mezza costa, di Sant’Isidoro, di Uluzzo o Bernardini, di Carlo Cosma, del Cavallo, di Marcello Zei, dell’Alto e di Capelvenere, la minuscola spiaggia di Serra Cicora, l’insenatura di Lu Rinaru, la baia ciottolosa di Porto Selvaggio con la sua pineta, nulla di tutto ciò deve essere tralasciato.
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Il centro balneare di Santa Caterina, col suo porto di pesca e con alcune insenature caratterizzate da piccole spiaggette sabbiose, precede Santa Maria del Bagno con la sua spiaggia piccola e riparata.
Dal mare vediamo in alto sulla scogliera e seminascoste dalla pineta, alcune ville di primo ‘900, più avanti ecco le imponenti “Quattro Colonne” chiamate anche Torre Fiume, sono ciò che rimane di una fortezza del 1600.
Oltre il paese, verso sud ci sono alcuni spazi per fermarsi col camper.
Lungo la costa si aprono le grotte del Passero e di San Mauro.
Oltrepassata Punta d’Alto Lido, a Lido Conchiglie e a Rivabella la spiaggia si presenta con dune sabbiose e pini marittimi ma le costruzioni arrivano a pochi metri dal mare, deturpando il paesaggio.
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Gallipoli - Seno del Canneto - raduno organizzato dalla Lega Navale

Gallipoli
Dopo Torre Sabea ecco Gallipoli, la località più mondana del Salento, con una intensissima vita notturna, caotica fino a quasi all’alba.

Gallipoli
Gallipoli è una cittadina marinara che possiede cinque importanti porti: peschereccio, turistico, mercantile, militare e cantieristico. L’antica città, protetta da alte mura, sorge sull’isola collegata alla terraferma da un ponte stradale, va visitata smarrendosi nei suoi stretti vicoli ricchi di chiese e di edifici barocchi.

raduno di Gallipoli, sosta sulla spiaggia a sud del golfo
Il mercato del pesce va visitato all’alba quando arrivano i pescherecci, mentre alla sera le piazze si animano di balli e musiche salentine.
La Lega Navale che a sede nel porto del Seno del Canneto, rivolto verso sud, ai piedi del castello Angioino, ha organizzato una pagaiata a cui ho avuto modo di partecipare e così ho potuto conoscere tanti amici salentini.

Isola di Sant'Andrea

Isola di Sant'Andrea
Circumpagaiare l’isola di Gallipoli, è una bella esperienza che può essere completata con l’esplorazione dell’isola di Sant’Andrea, che si trova a meno di due chilometri al largo, è bassa, disabitata e spoglia, caratterizzata da una laguna di acqua salmastra a nord/est e da una scogliera sulla quale nidificano il gabbiano reale e quello corso, verso il mare aperto svetta un grande faro bianco alto 45 metri, costruito nel 1866.

il faro dell'isola di Sant'Andrea

volo di gabbiani sull'Isola di Sant'Anrea
Uscendo da Gallipoli verso sud, un osceno grattacielo a pochi metri dalla spiaggia, violenta il paesaggio.
L’ampia spiaggia sabbiosa prosegue frequentatissima per alcuni chilometri e in agosto per trovare lo spazio sufficiente allo sbarco dei kayak è necessario spingersi oltre la Baia Verde nella parte più a sud del golfo.
Più avanti la spiaggia, si stempera tra le rocce del selvaggio promontorio di Punta Pizzo.
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Già prima di Punta Pizzo, caratterizzata dalla torre omonima, la costa si fa più interessante per proseguire poi tra le rocce che racchiudono strette spiagge sabbiose e le pinete che a volte le lambiscono, in alcuni punti ci sono piccoli bunker, è una piacevole escursione che facciamo anche in bicicletta.
Tra la Marina di Mancaversa e Torre Suda, non lontano da una inconfondibile villa in stile arabo, il minuscolo porticciolo di Pizzacchio è un rifugio scavato nella roccia e ben protetto dal mare.
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A Torre Suda parcheggiamo il camper sul piccolo promontorio nei pressi della torre restaurata.
Dopo marina di Campilungo le rocce si alzano e formano l’insenatura di Cala dei Diavoli.
Più a sud c’è la grotta del Focone e poco al largo l’isola delle Pazze.
Il faro di Torre San Giovanni ( Marina di Ugento) è inconfondibile, costruito sulla vecchia torre restaurata e dipinta a scacchi bianco/neri, domina il porto, la piccola spiaggia sabbiosa e le pinete.
Marina di Ugento è molto frequentata e perciò col camper proseguiamo ancora verso sud.

in bici tra i canneti
Fontanelle, Torre Mozza, Lido Marini, Torre Pali, sono tutti paesi piuttosto affollati con stabilimenti balneari e spiagge libere, il mare è bello e arricchito da alcuni isolotti rocciosi, anche in questo tratto costiero è facile e molto piacevole percorrere i sentieri in bicicletta inoltrandosi nelle pinete o, con qualche difficoltà, tra le dune costiere e i canneti.
Molto al largo un faro sorge sulle secche di Ugento.
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Torre Pali

la costa nei pressi di Torre Pali
A Torre Pali il porto è naturale e ciò che rimane della torre è bagnato dal mare; nelle vicinanze, tra le calette di nord/ovest o allo spiaggione di sud/est, non mancano gli spazi per fermarsi col camper.
La spiaggia di Pescoluse è lunghissima, l’acqua è trasparente e le dune ricoperte da gigli, ma anche qui c’è molta gente, come anche a Torre Vado, oltre la quale si arriva alla Marina di San Gregorio. La macchia mediterranea e i fichi d’india arrivano a lambire la graziosa baia di ciottoli bianchi e dall’acqua limpidissima. Al posto della torre, sul promontorio che chiude il golfo, è stata costruita una villa … complimenti !
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a ponente di Santa Maria di Leuca

a ponente di Santa Maria di Leuca
Da Torre di San Gregorio la scogliera si alza e per noi kayaker inizia uno spettacolare percorso marino che ci porta a pagaiare lungo l’ultimo tratto del ponente salentino, sino al porto di Santa Maria di Leuca, vertice a sud del Salento.

la grande entrata della Grotta del Drago

Roberta, Aldo e Lilli (il cane husky) sul kayak doppio ... anzi triplo, all'ingresso della grotta
Sono molte le grotte che si incontrano e alcune davvero bellissime, per una attenta esplorazione è meglio munirsi di una buona torcia.
La prima è la Grotta del Drago, con i suoi magnifici colori, ha una apertura di alcune decine di metri e nel suo interno c’è uno scoglio, è larga circa 40 metri.

la terza porta della "Grotta delle tre porte"

Grotta delle 3 Porte, ampia e maestosa
Dopo la bella caletta ciottolosa di Marina di Felloniche (comodo parcheggio adatto al camper) si susseguono molte altre grotte: la Grotta della Stalla, con una stanza

due dei tre ingressi della Grotta Tre Porte

anfratto a ponente di Santa Maria di Leuca
con stalattiti e incantevoli giochi di luce; la Grotta dei Giganti dove sono stati ritrovati resti risalenti all’età del bronzo; tra le più imponenti e belle da esplorare in kayak vi è la

grotta a ponente

grotta a ponente

riflessi luminosi in grotta
Grotta delle Tre Porte in cui la luce filtra da tre ampi ingressi, nel suo interno, a tre metri dal livello del mare, si trova la Grotta del Bambino, dove venne trovato un dente di bambino neanderthaliano, resti di leoni, iene e pachidermi; la Grotta di Titti è sulla scogliera ad alcuni metri di altezza; la Grotta del Fiume, scolpita da un fiume che scorreva in tempi remoti; la Grotta del Diavolo, presso Punta Ristola, nella quale vi si accede anche da terra; la grotta Porcinara, situata a venti metri sul livello del mare. In molte di queste grotte sono stati ritrovati utensili e ceramiche risalenti al neolitico. Alcune grotte hanno più nomi, non può mancare quella del Presepe, ma sopratutto la Grotta degli Innamorati con una spiaggetta all’interno, vi si accede solo a nuoto o in kayak ed è un romantico rifugio per fare l’amore.
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Punta Meliso - il faro di Santa Maria di Leuca

grotta a levante
Dopo l’ultima magnifica baia rocciosa ecco Punta Ristola, sovrastata dalla Torre Vecchia degli Uomini Morti, siamo giunti ormai nel porto di Santa Maria di Leuca, protetto da una diga lunga 800 metri, in fondo al quale è possibile sbarcare coi kayak per visitare il

grotta a levante
paese di Santa Maria di Leuca col suo famoso Santuario e il suo imponente Faro bianco che si eleva per 50 metri sopra i 100 metri di Punta Meliso, la Finibus Terrae.

a levante di Santa Maria di Leuca
Visto dal mare il promontorio di Santa Maria di Leuca è imponente. Ai piedi della scogliera di Punta Meliso proseguono le grotte: quella di Cazzafri è composta da tre cunicoli comunicanti tra loro che si inoltrano per una trentina di metri. Verso nord, altre grotte si aprono nelle

grotta a levante
spettacolari e selvagge pareti rocciose alte oltre 50 metri. Pagaiamo su un mare profondamente blu, incontrando le grotte di levante: la bellissima Grotta di Terradico, di Vertusella, dell’Ortocupo, la Grotta delle Vore alta oltre 25 metri e con i raggi del sole che filtrano da una fessura creando fantastici giochi di luce. Dopo le grotta Giuncacchia e quella della Cattedrale, osserviamo le caratteristiche cavità a mezzacosta dette Mannute (mammelle). Si prosegue con la Grotta del Pozzo, e altre ancora.

grotta a levante

a sud del Ciolo

Grotta dell'Ortocupo

zona delle Mannute

scogliera a levante

Le Mannute

Grotta Pizzimafaru - vicino alle Mannute

- grotta a levante

scogliere a levante

- Grotta Verduselle

- Le Mannute

grotta a levante
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il Ponte del Ciolo

grotta a levante
Non può sfuggire il canyon del Ciolo (a 6 chilometri da Punta Meliso) col suo inconfondibile ponte stradale. L’insenatura è accessibile anche da terra percorrendo una scalinata molto panoramica.

grotte e scogliere a levante

grotta e scogliera a levante

luci in grotta
La grotta Grande del Ciolo merita sicuramente una attenta visita. E’ alta circa 30 metri e lunga 50 metri, la luce filtra dalla volta offrendo suggestivi giochi luminosi ed è possibile sbarcare su una parte franata e raggiungere un laghetto collegato al mare. La grotta è frequentata da uccelli marini e da pipistrelli e in essa sono stati ritrovati reperti paleontologici.
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scogliera a levante

a sud di Castro

grotta lungo la costa di Castro
Al costa prosegue rocciosa e alta oltre 100 metri sino a
Marina di Novaglie, piccolo paesino dai colori intensi, con gli ulivi che arrivano al mare e un porticciolo scavato nella roccia. Da qui è possibile imbarcarsi in kayak ma per il camper non è facile trovare lo spazio necessario per sostare e la stradina che raggiunge la marina è molto stretta.

a sud di Castro
La strada principale che collega la cittadina di Santa Maria di Leuca a Otranto scorre per 50 chilometri alta sul mare ed è perciò la più panoramica del Salento, l’abbiamo ripercorsa anche in bicicletta.
In questo tratto costiero le torri sono collocate molto in alto e non sempre sono facilmente raggiungibili.

nei pressi di Castro

esterno grotta nei pressi di Castro

interno grotta
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grotte ed anfratti a Castro

- tra grotte ed anfratti nella zona di Castro
Le marine di Tricase sono tra le più tranquille del Salento,
Acquaviva, in particolare, si raggiunge da Marina Serra tramite una stradina stretta attraversata da una serie di scalini, perciò è meglio arrivare in kayak dal mare. La baia è bella con sorgenti d’acqua e protetta da due scogli.

dorsale a sud di Castro
Dopo Marina Serra e Porto di Tricase entriamo nella Grotta Matrona, dall’acqua cristallina e con una spiaggetta che ci accoglie al suo interno.

dorsale a levante
Prima della Marina di Andrano, in una insenatura rocciosa visitiamo la Grotta Verde che col sole del mattino assume magnifiche luminescenze verdi.
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A proposito del sole e della illuminazione della costa: a ponente abbiamo preferito pagaiare nelle ore pomeridiane e sino a

ai piedi di inaccessibili scogliere
poco prima del tramonto, mentre lungo le coste

alte e inaccessibili scogliere
rivolte a levante, le escursioni in kayak effettuate al mattino ci hanno permesso di apprezzare maggiormente le scogliere e le pregevoli grotte rischiarate dalla luce solare che penetra direttamente in esse o per riflessione sulle acque antistanti.

costone roccioso vicino a Tricase

costa vicino a Castro
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una dorsale vista dalla Grotta Zinzulusa

famosa "Grotta Romanelli a mezza costa.
Nella zona della Botte, dal mare ammiriamo le numerose agavi con le loro infiorescenze verticali alte oltre 6 metri.
Oltrepassata la Grotta della Palummara e Marina di Marittima ecco Castro Marina, potrebbe essere un bel porticciolo ma è troppo cementificato.
Subito a nord di Castro si apre una baia con scogliere alte oltre 80 metri a picco sul mare e due rinomate grotte: Grotta Zinzulusa col suo monumentale arco d’ingresso dalla cui volta pendono caratteristiche stalattiti chiamati zinzuli (stracci); poco più avanti la Grotta Romanelli è importante per i ritrovamenti archeologici ma non è accessibile dal mare, il suo ingresso è posto a una altezza di circa 8 metri ed è sbarrato.

in bici sulla scogliera nei pressi di Porto Miggiano


a Porto Miggiano
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Torre Miggiano
A Torre Miggiano abbiamo panoramicamente sostato col camper nelle vicinanze dalla bella torre circolare e del caratteristico porto scavato nel tufo.
Le scogliere sono frequentate dai bagnanti che spesso, dopo la giornata al mare, lasciano rifiuti ovunque.
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da Miggiano, la costa degrada verso Otranto
L’abbandono di rifiuti sugli scogli e sulle spiagge salentine più frequentate è purtroppo
una abitudine diffusa, è un vero peccato che posti tanto belli possano essere così poco rispettati. Le spiagge più pulite sono quelle che richiedono una certa fatica per essere raggiunte. Questo significa che i turisti-escursionisti sono in genere i più educati nel rispettare la natura ed il bene comune, mentre generalizzando (le eccezioni ci sono sempre) i turisti-pigri, che si spostano solo pochi metri dal parcheggio del proprio automezzo, sono spesso pigri anche mentalmente e perciò fanno molta fatica a portare via i rifiuti, trovando più comodo abbandonarli dove vengono prodotti.

in kayak nel minuscolo porticciolo di Santa Cesarea

bagno davanti all'ingresso del porticciolo di Santa Cesarea

palazzo moresco a Santa Cesarea

la splendida e affollata scogliera di Santa Cesarea
Santa Cesarea Terme è una cittadina termale, dal mare scorgiamo grandi e sfarzose ville di cui la più appariscente è in stile moresco. Subito dopo il paese pagaiamo ai piedi delle mura delle antiche cave di tufo, l’acqua è limpida il paesaggio molto bello ma le scogliere sono sovraffollate.
In kayak passiamo sotto l’arco e sbarchiamo nell’originale e splendido porticciolo.
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vicino a Porto Badisco

costa vicino a Porto Badisco

Torre Sant'Emiliano
La costa prosegue ancora alta e rocciosa. Col camper scendiamo alla spiaggetta di Porto Badisco, in alta stagione la

strada è percorribile solo di notte e alle primissime ore del mattino, in giornata è vietato il transito. Parcheggiamo in fondo alla spiaggia del piccolo fiordo, c’è qualche casetta e un bar. Oltre ai kayak utilizziamo anche le biciclette per andare ad esplorare i dintorni e il magnifico tratto costiero assolutamente privo di costruzioni che conduce ai ruderi di Torre di Sant’Emiliano e prosegue verso La Palascia o Alba dei Popoli cioè il faro che sorge sul Capo d’Otranto, il promontorio più orientale d’Italia.
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Tra La Palascia e Otranto si trova la Baia di Orte, una bella insenatura rocciosa adatta alla sosta dei camper. Non lontana c’è una cava di bauxite ormai abbandonata che formando un laghetto turchese offre al paesaggio un contrasto di colori tra il verde della pineta e il rosso della terra.
In questa zona numerosi sentieri attraverso la pineta e sulle scogliere portano a scoprire trincee e bunker che avrebbero dovuto proteggere la frontiera orientale.
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a nord di Otranto

La bianca Otranto è stupefacente, è la cittadina del litorale salentino che più ci è piaciuta, si anima nelle ore serali in cui molte piccole piazze divengono incantevoli palcoscenici tarantolati per suoni, balli e film. Molte le cose da vedere, dal castello Aragonense alla Cattedrale, ma ancor più bello è girovagare senza meta assaporando le magiche atmosfere tra i bianchi vicoli del centro storico.
Otranto ha anche una spiaggia comoda e molto affollata.

zona di cascatelle a nord di Otranto

cascatelle d'acqua dolce a nord di Otranto
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Le scogliere a nord di Otranto sono ancora belle e interessanti, dopo una insenatura con piccole spiaggette e superata la Torre Santo Stefano, in una bellissima baia è collocato l’esclusivo villaggio del Club Mediterranee.
Molto bella e suggestiva è anche la baia seguente in cui le

zona vicina al "Club Mediterranee"
dolci acque scendono dalla scogliera per gettarsi in mare, poi, dopo la Grotta Marisa e la Grotta Sacara si arriva al lungo tratto sabbioso antistante i due laghi di Alimini.
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Col camper parcheggiamo alla Baia dei Turchi, dove c’è una comoda area di sosta con pineta e piccole cale sabbiose.
Più a nord, alla foce dei Laghi Alimini la ressa è tale che ci fermiamo solo pochi minuti. Qui i pini marittimi arrivano a lambire la spiaggia e le dune più spettacolari del Salento, sono alte oltre una quindicina di metri, ma la spiaggia d’agosto è attrezzata e super-affollata, andrebbe goduta in bassa stagione.
Anche la spiaggia bianca di Frassanito, adiacente ai Laghi Alimini, è molto turistica.
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verso Torre dell'Orso
Più a nord, la costa ritorna rocciosa ed è molto interessante da percorre in kayak. Specchiulla è una cala fronteggiata da maestosi faraglioni.
Le pinete si spingono fino quasi al mare.
Ci fermiamo a Sant’Andrea dove c’è un piccolo faro e in una insenatura c’è una spiaggetta tra le rocce. Il camper parcheggiato sullo sterrato a nord del paesino dall’alto della falesia domina gli scogli, i faraglioni, gli archi rocciosi e le grotte.
Pagaiando verso nord, quando dal mare spuntano gli Scogli delle Due Sorelle siamo ormai nell’ampia, bella e frequentatissima spiaggia sabbiosa di Torre dell’Orso, racchiusa anch’essa tra promontori rocciosi.
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cunicolo nella Grotta della Poesia

Grotta della Poesia
La Grotta della Poesia, ultima grande grotta della costa salentina, è collocata tra le magnifiche scogliere nei pressi di Roca Vecchia. Il luogo è particolarmente affascinante, e la grotta erosa dal mare è ormai una piscina a cielo aperto. Entrare dal mare col nostro kayak è una esperienza che rimarrà indelebile dalla nostra memoria.

cunicolo nella grotta della Poesia
Sul promontorio di Roca Vecchia ci sono i pochi resti di un castello che nel 1500 servì da rifugio per i pirati saraceni.
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tra Torre Ruggeri e San Foca

tra Torre Ruggeri e San Foca
San Foca è un piccolo paesino con porticciolo e una spiaggia molto affollata, col camper ci fermiamo a nord, sopra alla scogliera alta 7 o 8 metri, la costa è costellata da scogli che la vivacizzano e racchiudono alcune spiaggette.
In bicicletta percorriamo alcuni chilometri tra le suggestive visioni delle scogliere che formano archi rocciosi a mare e in questo paesaggio giungiamo a Torre Specchia Ruggeri.
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Oltrepassata la zona umida delle Cesine, protetta dal WWF, si arriva a Porto Adriano di San Cataldo: la spiaggia di Lecce.
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Dopo un mese di mare salentino, prima di tornare a casa, ancora un giorno va dedicato al mare di pietra scolpita che si può ammirare nella città capoluogo del Salento: Lecce, vero gioiello di architettura barocca.
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Note
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Descrivere oggi l’itinerario fatto 5 anni fa non è stato semplice e non sarei riuscito senza la preziosa collaborazione di Arnaldo Bonazzi detto “Il Capitano”, profondo conoscitore del suo Salento, il quale ha avuto la pazienza di osservare le mie diapositive e tramite esse, mi ha aiutato a ricostruire i luoghi del nostro viaggio.
Maggiori e accurati dettagli sul Salento in kayak si possono rilevare dalle schede del suo blog alla pagina: Kayak nel Salento: Pagaiando coast to coast: http://www.kayaksalento.it/2%20puntata.html opp. http://arnaldo-seakayaker.blogspot.com/
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Ringrazio l’amico Rino Luciano che descrivendoci la sua terra, anzi il suo mare natio, ha fatto crescere in noi la voglia di Salento, e ha dato linfa a questo nostro viaggio.
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Ringrazio l’amico Walter Gilenardi, anch’esso salentino d.o.c., che accompagnandoci ci ha fatto da guida in molte pagaiate.
- E infine ho uno stimato ricordo del Prof. Enrico Preite, insegnante all’Istituto Nautico di Gallipoli, conosciuto al raduno di Gallipoli e ritrovato accampato in tendina a Porto Badisco con un nutrito gruppo di suoi giovanissimi allievi impegnati nel giro del Salento, in kayak naturalmente. Riuscire a motivare e coinvolgere i giovani in una così bella avventura, non è da tutti, bravo Prof, !!! Sul sito: http://www.salentokayak.it/ potete trovare il racconto del viaggio fatto dai ragazzi e altro ancora sul Salento in kayak.
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Mappe dettagliate su: http://www.parcosalento.com/
Articolo e fotografie di Marco Ferrario
Isole EOLIE (2)
DA VULCANO IN VULCANO
Panarea – Stromboli
Vulcano – Lipari – arcipelago di Panarea
Italia – arcipelago delle Isole Eolie – mare Tirreno Meridionale
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100 km in kayak e trekking vulcanici

panorama dalla fumante cresta del Gran Cratere di Vulcano - sullo sfondo l'isola di Lipari

Panarea e a destra lo scoglio La Nave

da destra - Basiluzzo, Spinazzola e Stromboli in lontananza
-viaggio di Roberto Kratter e Marco Ferrario
Prefazione
Da quando nel 2002 mi recai in kayak alle isole Eolie di Alicudi, Filicudi, Salina e Lipari: Isole EOLIE (1), nacque in me il desiderio di esplorare le altre isole dell’arcipelago, quelle dai vulcani ancora attivi.
Sette anni dopo, quel desiderio l’ho realizzato: crateri attivi e colate laviche, esplosioni, fumarole a terra e bolle di gas in mare sono le caratteristiche salienti di queste isole, ma il bello non finisce qui.

la sera del 28 aprile l'arcobaleno corona la nave Laurana in partenza per le Eolie
Il 24 aprile 2009, giorno fissato per la partenza, decidiamo di rinviare il viaggio: il tempo in Sicilia è pessimo e le previsioni non sono incoraggianti; infatti, nei giorni seguenti l’arcipelago è inraggiungibile via mare e la mareggiata e le piogge hanno creato danni e smottamenti lungo le coste.
Il 27 aprile riprendono i collegamenti marittimi, così alla sera del 28 siamo al porto di Napoli e dopo aver lasciato l’auto al comodo ed economico parcheggio Brin, alle ore 20 partiamo con la nave “Laurana” della Siremar/Tirrenia.
Al momento dell’imbarco cessa di piovere e si apre nel cielo un arcobaleno che corona la nave, è un segnale di buon auspicio per la nostra avventura.
Il mare è ancora molto mosso e solo con l’ausilio di chewingum per il mal di mare riusciamo a contenere la nausea e ad addormentarci.

itinerario in kayak
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- 29 aprile 2009 ( 3 ore di trekking )

mappa avuta allo snak-bar di Carola - Le escursioni a Panarea
Alle ore 9 sbarchiamo sull’isola di Panarea, accanto al molo la spiaggia è di grossi ciottoli; lasciamo qui i kayak e rinunciamo a pagaiare a causa del mare ancora molto mosso e del forte vento da nord/ovest.

Panarea - Il portoncino blu

Ape a Panarea
Di fronte al molo dei traghetti, c’è lo snack-bar di Carola, mangiamo un ricco arancino e riceviamo una mappa con indicati i sentieri, ci dedichiamo così al trekking sull’isola.
Il centro abitato di San Pietro è curato ma composto da numerose casette bianche turistiche-residenziali che l’hanno snaturato. La vista si apre su splendidi panorami tra la rigogliosa e variegata vegetazione in fiore.
Nelle strette stradine sfrecciano vecchie moto-ape e più recenti veicoli elettrici.
Proseguiamo verso sud, oltre la frazione di Drauto, la stradina finisce alle ultime case accanto alla caletta Zimmari, l’unica spiaggia sabbiosa dell’isola, ma che non ci sembra adatta alla sistemazione del nostro campo anche perché troppo stretta, forse erosa dalla mareggiata di tre giorni prima.

Punta Milazzese - su questa spiaggia ci siamo riposati il 4 maggio, dopo la traversata Lipari-Panarea
Percorsa la spiaggia si sale per il sentiero e deviando a sinistra si arriva all’articolato promontorio di Punta Milazzese dove in una splendida posizione panoramica, affacciata su Cala Junco, si possono osservare le basi di numerose capanne risalenti all’Età del Bronzo (XIV sec. a.C.).

Punta del Tribunale e del Castello
Attraversiamo il Piano Milazzese, sul monte svettano le rosse cime laviche di Punta del Tribunale e del Castello, e giunti affacciati al mare saliamo lungo la Cresta del Capraio.

lo scoglio eretto della Costa del Capraio
E’ un sentiero ripido e in alcuni tratti abbastanza esposto, che permette di ammirare le ripidi pareti della splendida scogliera occidentale dell’isola.

lo scoglio La Nave
Raggiunta la vetta di Punta del Corvo (421 m.) siamo immersi in una fitta nube che nulla lascia vedere.

Dattilo e Lisca Bianca
Qui incontriamo due ricercatori che aspettano fiduciosi la schiarita che permetta a loro di osservare i rapaci e gli uccelli migratori.
Noi scendiamo passando dal Castello di Salvamento, e usciti dalle nubi, ammiriamo i dirupi nord-occidentali, mentre le onde spumeggianti s’infrangono sullo scoglio della Nave.
Il sentiero giunge sopra a Punta Palisi e si trasforma in stradina, termina qui la splendida, alta e inaccessibile scogliera.
Il panorama spazia su Basiluzzo, e su Dattilo, ma Stromboli è ancora nascosta dalla foschia.
La stradina passando dalla Calcara e dalla frazione di Ditella ci riporta al porto.
Il giro completo dell’isola richiede 3 ore di cammino.

il campo alla spiaggia delle Fumarole - sullo sfondo Basiluzzo e Spinazzola
Prima di rientrare al porto, in località Calcara prendiamo un sentiero che scende tortuoso tra la fitta vegetazione e che in alcuni minuti ci conduce alla spiaggia delle Fumarole, sulla quale si aprono alcune fumarole di caldi vapori solfurei.
La luogo è molto bello e ampio, sottovento, e lo troviamo ideale per sistemare il nostro campo notturno. Su questo versante nord-orientale dell’isola il mare è quasi calmo ma i grossi ciottoli della spiaggia renderebbero troppo problematico e faticoso il nostro sbarco coi kayak carichi e molto pesanti, perciò, tornati al porto, mettiamo nello zaino tutto l’occorrente per il campo e torniamo alla spiaggia delle Fumarole dove sistemiamo le tende su un piano erboso affacciato al mare, di fronte ai magnifici isolotti di Basiluzzo e Dattilo.

cucina al campo sulla spiaggia delle Fumarole - sullo sfondo l'isolotto di Dattilo

Panarea - scoglio La Nave
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Panarea - scogliere di Cala Junco

Panarea (il campanile) sullo sfondo Dattilo

Panarea ( Punta del Tribunale e Castello)

Panarea - panorama verso nord/est da Punta Milazzese

Panarea - Punta Milazzese - resti di capanna del Villaggio Preistorico

Panarea - casa per vacanze
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- 30 aprile ( 5 ore di trekking )

l'alba alla spiaggia delle Fumarole - Basiluzzo e Spinazzola

il campo alla spiaggia delle Fumarole
Il VHF parla chiaro: sul Tirreno meridionale zona est, il mare è ancora molto mosso, forza 5 con onde frangenti, vento di 20/25 nodi con raffiche sino a 35, decidiamo a malincuore di rinunciare al giro in kayak di Panarea e del suo arcipelago, e così, dopo aver passeggiato ancora un poco per l’isola, a mezzogiorno saliamo sul piccolo traghetto della Navigazione Generale Italiana e dopo due ore di navigazione agitata, verso le ore 14 sbarchiamo a Stromboli.

mappa Magmatrek - Le escursioni su Stromboli

Strombolicchio

in lontananza Strombolicchio visto da un tetto di Stromboli
Durante la navigazione scatto ancora qualche fotografia, pensando che ormai Panarea e il suo Arcipelago non li avremmo più potuti navigare in kayak.
Il traghetto ci lascia al Porto di Scari, percorso il molo abbiamo abbandonato i kayak lì vicino, sull’enorme spiaggia nera, accanto alle barche dei pescatori.
Mentre c’incamminiamo per le vie del paese verso la frazione di San Vincenzo, le belle architetture stromboliane catturano la nostra attenzione e le case appaiono vive e vere, contrariamente a quelle di Panarea che ci erano sembrate fasulle.

Pescatori a Scari

Stromboli e la sua nube
Da San Vincenzo molto bello è il panorama con Strombolicchio che emerge dal mare.
Molti visi degli stromboliani sono estremamente espressivi, naturali, spontanei, e attirano la nostra affascinata curiosità e così ci fermiamo a chiacchierare con alcuni socievoli pescatori intenti a pulire le reti.
Già dalla nave il paesaggio di Stromboli appare di una selvaggia, inconsueta e nera bellezza.

Panorama salendo in vetta - Punta Lena, la spiaggia di Ficogrande, Strombolicchio
Iddu (Lui), come il vulcano è amichevolmente e rispettosamente chiamato dagli isolani, con la sua presenza sovrasta il tutto, è impossibile scordarsene, i suoi frequenti sbuffi emanano suoni cupi e violenti che fanno tremare la terra.

Salita allo Stromboli tra le nere sabbie vulcaniche
Noi, piccoli uomini delle Alpi, pensavamo di poterlo scalare facilmente, ma dopo averlo conosciuto abbiamo capito che Iddu va affrontato con lo stesso rispetto che abbiamo per i nostri monti e il nostro mare, non è una semplice montagna al mare, è molto di più.

Ascesa sullo Stromboli tra le nubi
Insieme a due escursionisti francesi conusciuti sul traghetto, programmiamo di salire nel tardo pomeriggio sulla vetta dello Stromboli per poter ammirare le eruzioni da vicino durante le ore notturne, quelle più spettacolari. Attrezzati di lampade frontali, provviste, scarponi e giacca a vento, ci ritroviamo alle 16,30 nel piazzale antistante la chiesa di San Vincenzo.

Mario, la nostra guida in vetta allo Stromboli
Raccogliendo ulteriori informazioni, anche se ancora non completamente convinti della necessità, all’ultimo momento decidiamo di affrontare l’escursione con una guida. Ci rivolgiamo a Bea (bergamasca che vive a Stromboli) e che gestisce il Magmatrek situato nei pressi della chiesa di San Vincenzo. Ad ogni guida affiancata da un accompagnatore, viene affidato un gruppo di 20 escursionisti, non è facile trovare posti liberi senza una prenotazione, ma noi siamo fortunati perché veniamo assegnati ad un gruppo composto prevalentemente da olandesi e in cui ci sono state delle rinunce. Il compito di chiudere il gruppo controllando che si rimanga uniti, viene assegnato a Roberto Kratter, un cognome una sicurezza, per l’escursione al cratere.

Nelle nubi, in vetta allo Stromboli
Alle ore 17 inizia la nostra ascensione al vulcano, passiamo accanto alla chiesa di San Vincenzo e saliamo oltre le ultime case.

Stromboli, la discesa in notturna
Mario, la nostra guida, ci accompagna attraverso un vecchio cimitero abbandonato, le tombe risalgono a oltre un secolo fa.
Il panorama è bellissimo, si dominano le bianche frazioni di Stromboli separate dal blu del mare dalla lunga e ampia striscia nera della spiaggia.
Tra quota 600 e 700 metri ci ritroviamo immersi nelle nuvole, con la sensazione di essere come sospesi nel vuoto, col nulla sotto di noi e sopra un sentiero di pochi metri che salendo si dissolve nella foschia.

Fotografie di Daniel, l'amico francese che è risalito nuovamente in vetta il 2 maggio.
L’umidità è altissima e il freddo si fa sentire, così ci fermiamo per coprirci con giacca a vento, cappelli e coi caschi forniti dal Magmatrek.
I boati delle esplosioni si sentono sempre più vicini, il terreno è molto arido, solo sabbia e rocce vulcaniche, assolutamente tutto nero.
Arrivati sul Pizzo Sopra la Fossa (m.918) siamo praticamente affacciati sulle bocche di fuoco ma immersi nella fitta nebbia non vediamo nulla, udiamo però le secche detonazioni che accompagnano le esplosioni a distanza di pochi minuti le une dalle altre.
Non poter vedere, ma sentire le esplosioni così vicine, implica un ulteriore timore per trovarsi in cima a questa immensa forza naturale. Il forte vento da nord/ovest fa correre le nubi verso di noi e alza la sabbia vulcanica che ci arriva negli occhi, utili sono le maschere-occhiali forniti da Magmatrek, la visibilità è di pochi metri e il freddo è pungente, ci copriamo con altre maglie e sopra la giacca a vento indosso anche la giacca d’acqua che per prudenza avevo portato nello zaino.

Al riparo di rifugi fortificati studiati per resistere a una pioggia di enormi e pesanti massi incandescenti lanciati dal vulcano, ci ripariamo dal vento forte e gelido, la temperatura è di appena sei gradi sopra lo zero.
Mario, la nostra guida, stromboliano nativo di Ginostra, disegnando sulla sabbia col bastone ci spiega che i crateri ardenti di fuoco sono posti duecento metri più in basso, tra il Pizzo dove siamo noi e la grande Sciara del Fuoco rivolta verso nord-ovest, normalmente i lapilli incandescenti cadono sulla sciara e scendono verso il mare.
Le nubi coprono solo la parte alta della montagna e probabilmente, se avessimo effettuato l’escursione notturna in mare davanti alla Sciara del Fuoco, avremmo potuto osservare i massi incandescenti espulsi dal cratere scendere verso il mare.
Ci spostiamo lungo la cresta verso nord-est raggiungendo quota 865: punto d’osservazione sulla parte nord della sciara, ma anche qui il nostro sguardo è limitato dalle fitte nubi, risaliamo perciò verso il Pizzo e dopo le ore 21, nel buio assoluto, con l’ausilio delle lampade frontali e serrati in fila indiana, scendiamo dal vulcano.
Ancora in quota, attraversiamo una zona di forti fumarole in cui il vento spinge i vapori verso di noi, l’odore di zolfo è pungente e prende la gola, le difficoltà respiratorie aumentano, tutti tossiscono, ma presto superiamo questo tratto e fiduciosi nella nostra guida proseguiamo velocemente la discesa attraverso le sabbie vulcaniche.
Il percorso si svolge più a sud rispetto a quello della salita, è meno tortuoso ma più ripido.
Sono certo che senza una valida guida avremmo avuto troppe difficoltà nella discesa ed elevato sarebbe stato il rischio di smarrirsi nell’assoluto buio della notte stromboliana.
Grazie Mario, mai guida fu più apprezzata.
Alle 22 arriviamo a San Vincenzo, che avventura!
L’escursione per chi non è abituato a camminare è piuttosto impegnativa, il dislivello di 900 metri lo si percorre in salita in meno di tre ore.

spiaggia di Scari - l'alba del 1°maggio - Controluce sul nostro campo
La salita notturna con guida è costata 25 euro a testa, e siamo stati attrezzati di casco, occhiali protettivi e di bastoni per chi li richiede.
Raggiunti i nostri kayak alla spiaggia di Scari abbiamo montato le tende per la notte.
Era l’estate del 1976 quando salii con Mariangela sullo Stromboli percorrendo un divertente sentiero di montagna con qualche roccetta lungo un canalone che da Ginostra saliva alla cima dei Vancori (m.924), ricordo il paesaggio splendidamente lunare.
Oggi Mario mi spiega che quel sentiero, dopo le grosse eruzioni del 2003, non è più agibile.
Quella ormai lontana notte estiva la trascorremmo in vetta, nel sacco a pelo, ammirando il notevole effetto scenico del fuoco e delle esplosioni.
All’alba scendemmo lungo la Rina Grande sino ai paesi di Stromboli.
Con la luce del giorno e il tempo bello non incontrammo particolari difficoltà.
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- 1 maggio ( in kayak km. 16 )

Isola di Stromboli - Mappa Istituto Geografico DeAgostini

sulla spiaggia nera di San Vincenzo

la spiaggia di Punta Lena
Il VHF annuncia una giornata di mare mosso ma in calo, da forza 4 a forza 3, decidiamo perciò che è arrivato il momento di mettere in acqua i kayak, iniziamo a pagaiare da Scari verso nord/est, costeggiando l’ampia spiaggia nera che si protende verso Punta Lena.

verso Strombolicchio

Strombolicchio
Da qui lasciamo Stromboli per dirigersi verso il suo piccolo e unico satellite: Strombolicchio.

dalla scogliera di Strombolicchio a Stromboli
La traversata è di 1.600 metri ed arriviamo ai piedi di questo maestoso isolotto lavico alto 43 metri con alcune suggestive guglie e un faro in cima.

da Strombolicchio a Stromboli
Rientriati su Stromboli costeggiamo prima la grande spiaggia di Ficogrande e poi una serie di spiagge più piccole e raccolte, intervallate dalle nere scogliere vulcaniche sulle quali si affacciano le case bianche di Piscità e San Bartolo.
Il mare mosso ci impedisce di avvicinarci troppo ma possiamo scorgere affacciata su una spiaggia, la Grotta di Eolo, formata dal raffreddamento di una crosta lavica.

Piscità

Piscità
Stiamo ormai pagaiando ai piedi del versante nord dell’isola, si susseguono punta Frontone e Punta Labronzo, oltre la quale iniziamo ad ammirare la maestosa Sciara del Fuoco.

la Sciara del Fuoco

la Sciara del Fuoco

testa e cucchiaio - navigando davanti alla Sciara del Fuoco
La Sciara va navigata a una distanza di sicurezza di almeno 500 metri perché qualche lapillo potrebbe cadere direttamente in mare; si estende lungo il versante nord/occidentale dell’isola, ne ammiriamo la sua severa maestosità, ma prestiamo anche molta attenzione al mare piuttosto impegnativo per le alte onde che frangono sul lato destro della nostra rotta.

la Sciara rossa di Fuoco

da Stromboli, sullo sfondo Panarea

navigando verso Ginostra
Doppiata Punta Chiappa pagaiamo con le onde più in poppa sino al porticciolo di Ginostra: Porto Pertuso, il più piccolo porto del mondo, nel quale, con attenzione per le onde che frangono sugli scogli del minuscolo ingresso, decidiamo di fermarci.

Foto Daniel - il nostro ingresso nel Porto Pertuso di Ginostra

Foto Daniel - sbarco a Ginostra

Foto Daniel - io nel Pertuso di Ginostra
Entriamo nel Pertuso uno alla volta, due kayak farebbero fatica a manovrare liberamente.
Mentre tento lo sbarco scivolo in acqua, toccando con la coscia le anemoni che proliferano lungo le pareti del porticciolo.
Queste piante rilasciano una sostanza irritante per le mucose e la pelle, il bruciore è intenso, la coscia si gonfia e per alcuni giorni la pelle mi continuerà fastidiosamente a bruciare, dopo qualche giorno, al calare del bruciore è sopraggiunto un fastidioso prurito e per guarire definitivamente ho dovuto attendere un paio di settimane. Perciò nel porto di Ginostra attenti alle anemoni.

Ginostra

Ginostra - il Porto Pertuso
Ginostra merita una lunga sosta. Dopo aver cucinato al riparo del muretto del porto, ci siamo inoltrati per le ripide stradine del paesino.
A Ginostra ci sono solo mulattiere e perciò è impossibile circolare con veicoli, sette muli sono gli unici mezzo di trasporto.
Il molo costruito pochi anni fa, è ceduto sotto la forza delle mareggiate e perciò la nave, come un tempo, è ancora costretta a fermarsi al largo, ma lo può fare solo a mare calmo, per permettere ai rari passeggeri che scendono a Ginostra di calarsi su una barchetta che li condurrà nel Porto Pertuso.

Ginostra

Ginostra
Col mare grosso Ginostra è il paese che più di altri rimane isolato, spesso per diversi giorni consecutivi.
Saliti al paesino, scambiamo quattro chiacchiere con alcuni cordiali abitanti, ci dicono che a Ginostra risiedono stabilmente una trentina di abitanti, guardandoci in giro notiamo che le belle e tipiche case eoliane sono più numerose degli abitanti ma ben distribuite sopra la scogliera e più diradate. per alcune centinaia di metri, si protendono verso le pendici del vulcano.

le ultime case a Ginostra

Ginostra
Molte sono case di forestieri, non di turisti, che hanno deciso di vivere qui per periodi più o meno lunghi, affascinati dallo splendido isolamento di Ginostra. Per vivere a Ginostra è necessario non amare la confusione e le comodità del consumismo e prediligere il contatto con la natura ancora pura e selvaggia.
L’unica cosa che ci fa capire che siamo nel 21° secolo sono i numerosi, ma non sfacciati, pannelli solari adibiti al riscaldamento dell’acqua e alla produzione d’energia fotovoltaica, spesso sono collocati nei giardini tra le piante di limoni, di ulivi e di fichi d’india.

piccola sciara

Stromboli costa sud
Visitiamo alcune case, i muri esterni di pietre laviche e malta, hanno spessori considerevoli tra i 70 e i 100 centimetri, vediamo anche la casetta rossa di Mario, la nostra guida dell’escursione sul vulcano.
Trascorriamo a Ginostra quasi tre ore girovagando per le mulattiere e chiacchierando con una cordiale abitante che ci mostra casa sua.
Quando ce ne andiamo ci spiace, nonostante le anemoni.
Tornati in mare costeggiamo il versante sud/occidentale, si susseguono i costoni di roccia alternati da frane e canaloni sabbiosi, sino a punta Lena, dove la costa si abbassa e oltre la quale sostiamo su una spiaggia deserta, nei pressi ci sono un paio di casette abbandonate.

Stromboli costa sud

Stromboli costa sud (La Lena)
Proseguiamo poi lungo il versante sud/orientale tra altre frane e scogliere, il mare è calmo, protetto dall’alta montagna e dopo Punta Dell’Omo scorgiamo in lontananza Strombolicchio e le case di Scari.
Ma noi ci fermiamo prima, a circa un chilometro e mezzo da Scari, superato un canalone sabbioso si apre un’ampia rientranza nella quale ammiriamo la più bella e fruibile spiaggia dell’isola, lontano dalle case è ancora pura e selvaggia.
Si tratta della spiaggia di Malpasseddu, nel primo tratto notiamo alcune tende, proseguiamo ancora per 500 metri e sbarchiamo su questa spiaggia tutta e solo nostra.

Stromboli costa sud

Stromboli costa sud/orientale - spiaggia Malpasseddu
E’ una spiaggia di sassi neri arrotondati e dalla dimensione di pochi centimetri, il terreno che preferisco per sistemare la tenda.
Alle ore 18 la spiaggia è ormai in ombra, il sole sta tramontando dietro la vetta del vulcano, prepariamo il campo e la cena, in pace assoluta col mondo intero.

il campo alla spiaggia di Malpasseddu

la cucina alla spiaggia di Malpasseddu
Dal nostro campo, a piedi è possibile seguendo un sentiero tra gli scogli, raggiungere la spiaggia della Petrazza dalla quale si arriva a Scari.
Durante la notte sentiamo passare i gli altri campeggiatori, al rientro dall’escursione in cima al vulcano.
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- 2 maggio ( in kayak km. 15,5 )

l'alba, pagaiando verso Scari.
Oggi la nostra sveglia è alle ore 5,20 e dopo aver smontato il campo, in kayak ci godiamo l’alba pagaiando lentamente per 1,5 km verso il porto di Scari, dove al bar riusciamo a fare colazione, prima di imbarcarci sul traghetto.
La “Laurana” oggi ci porterà da Stromboli, l’isola più settentrionale dell’arcipelago, a Vulcano, l’isola più meridionale, la partenza è per le ore 7.

Vulcano - il Porto di Levante con dietro il golfo del Porto di Ponente

Vulcano - il Porto di Levante
Prima di mezzogiorno sbarchiamo a Vulcano, al Porto di Levante . Col carrellino trainiamo comodamente i nostri kayak attraverso il centro abitato principale dell’isola: è molto deludente e ricco di mediocri negozietti per turisti.
Facciamo alcuni acquisti di frutta, verdura e pane e ci dirigiamo verso la spiaggia nera del Porto di Ponente. Dopo aver cucinato le nostre provviste, ci mettiamo a pagaiare verso sud, costeggiando la sponda occidentale dell’isola di Vulcano.

Isola di Vulcano - mappa Istituto Geografico DeAgostini

Faraglione di Ponente con la costa di Lipari sullo sfondo e i monti di Salina

la costa occidentale di Vulcano
Alle nostre spalle lasciamo le nere scogliere del Vulcanello, passiamo accanto al faraglione e doppiata Punta di Cala del Formaggio iniziamo a percorrere uno dei tratti più spettacolari dell’arcipelago Eoliano.
Il mare ancora mosso, sta riducendo la sua forza e il vento è calato e non presenta raffiche, pagaiamo in ogni ansa tra i promontori di Capo Grosso e Testa Grossa, la costa è molto bella e frastagliata da affascinanti rocce.

la costa occidentale di Vulcano

la costa occidentale di Vulcano e il Gran Cratere fumante

la costa occidentale di Vulcano

la costa occidentale di Vulcano
Nell’ansa tra i promontori di Testa Grossa e Capo Secco entriamo nella Grotta del Cavallo.

la costa occidentale di Vulcano

la costa occidentale di Vulcano

la costa occidentale di Vulcano
Costeggiamo poi la scogliera di Spiaggia Lunga oltre la quale si trova la Grotta dell’Abate.
La scogliera prosegue selvaggia e solitaria lungo la costa della Conigliara, ricca di scogli, sino all’estremità sud dell’isola dove la riva si abbassa nei pressi del Faro Nuovo di Gelso.

campo alla spiaggia dell'Asino

il Faro Nuovo di Gelso
Una ripida e tortuosa stradina scende al molo di Gelso, il posto è molto tranquillo e una minuscola lingua di sabbia permette un comodo sbarco, proprio ai piedi di una semplice trattoria.
Cinquecento metri più avanti, sbarchiamo sulla spiaggia dell’Asino, che delimita a est il golfo di Gelso.

la costa occidentale di Vulcano

la costa occidentale di Vulcano

la costa occidentale di Vulcano
Si tratta di una magnifica spiaggia nera, c’è una capanna-bar ma in questa stagione è chiusa, la spiaggia è tutta e solo nostra, sistemiamo qui il campo.
Di fronte a noi. verso sud, si distinguono i monti Peloritani e Nebrodi e la costa Sicula tra Milazzo e Capo d’Orlando, che da qui è distante poco più di una ventina di chilometri.

campo alla spiaggia dell'Asino (alba)
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- 3 maggio ( in kayak km. 32,5 e 2 ore di trekking )
La mattina pagaiamo in un mare poco mosso, l’isola ci protegge dal vento che viene ancora dato a 10 nodi da nord/ovest.


Vulcano - costa orientale
Oltre la spiaggia dell’Asino vediamo una piccola spiaggetta molto bella e isolata.

Vulcano - costa orientale

Vulcano - costa orientale
Punta Bandiera è il capo più orientale dell’isola, da qui iniziamo a risalire la costa, tra promontori e incontaminate insenature rocciose sino a Punta Luccìa.

Vulcano - costa orientale

Vulcano - costa orientale

Vulcano - costa orientale

Vulcano - costa orientale

Vulcano - costa orientale

Vulcano - costa orientale

Lipari costa occidentale

Vulcano - costa orientale

costa orientale - ai piedi del Vulcano
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Molto bello il tratto di Cala Rossa e Punta Nera, posto ai piedi delle fumarole della Forgia Vecchia, sul versante nord del Gran Cratere, in alto scorgiamo i vapori delle fumarole e sul mare una magnifica spiaggia ciottolosa invita ad una sosta prima di giungere al frequentato porto di Levante.
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spiaggetta ai piedi del Gran Cratere di Vulcano

Vulcano al Porto di Levante
Arrivati al Porto di Levante l’odore di zolfo pervade l’aria mentre passiamo accanto al faraglione giallo di zolfo e al grigio laghetto dei fanghi, ci fermiamo poco dopo sulla comoda spiaggia nera; di fronte, in mare a pochi metri dalla riva, l’acqua bolle.

le bolle nel mare del Porto di Levante
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il mio zainetto sul Gran Cratere
La passeggiata al Gran Cratere (o Fossa di Vulcano) è una breve e facile scalata che non può essere tralasciata.

sul Gran Cratere

sul Gran Cratere
Dal Porto di Levante, con passo sostenuto in 45 minuti, saliamo al bordo del cratere, il panorama è stupendo anche se la sfrenata attività edilizia nella piana di Vulcano e sul Vulcanello non è certo un bel vedere, ma lo sguardo si allarga sull’intero arcipelago: Lipari, Salina, più in lontananza Filicudi e Alicudi avvolta dalla foschia, mentre più a destra ecco Panarea con Basiluzzo e sullo sfondo Stromboli.

il Gran Cratere
La Fossa di Vulcano ha un diametro di mezzo chilometro, la sua tipica forma ricorda i crateri lunari, la bellezza è feroce, i colori gialli, verdi rossicci e neri sono magnifici.

sul Gran Cratere

il Gran Cratere
Sulla sinistra ci sono le fumarole più attive ma un cartello avvisa che i fumi sono tossici e perciò è opportuno non avvicinarsi troppo, proseguendo invece in salita lungo la cresta, si arriva alla vetta più alta (391m.). e in 25 minuti si può completare il giro completo del cratere per osservare anche il panorama sul versante meridionale dell’isola.
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Nel primo pomeriggio riprendiamo il mare, costeggiamo il Vulcanello e attraversiamo le Bocche di Vulcano iniziando a costeggiare il bellissimo versante occidentale dell’isola di Lipari.

Lipari, il Faraglione di Pietralunga - Vulcano sullo sfondo
- traversata Vulcano-Lipari
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- L’isola di Lipari è stata interamente percorsa in kayak nel viaggio del 2002 – vedi: Eko Isole EOLIE (1)

Isola di Lipari - mappa Istituro Geografico DeAgostini
Oltrepassata la spiaggia di Vinci deviamo verso i faraglioni di Pietra Menalda e Pietra Lunga che è un magnifico scoglio colonnare con un arco naturale sotto il quale passiamo coi kayak.

Lipari - Punta del Perciato

Lipari - Punta del Perciato
Dopo un affascinante passaggio sotto Punta Perciato, sbarchiamo sulla magnifica e solitaria spiaggia di Sotto il Monte. A metà spiaggia c’è una capanna con un paio di canoe, una piccola barchetta e un cane, qualcuno ha deciso di trasferirsi qui, lontano dall’altro mondo.

spiaggia di Sotto il Monte

Lipari - Punta del Perciato

Lipari - Punta del Perciato

spiaggia di Sotto il Monte

spiaggia di Sotto il Monte

spiaggia di Sotto il Monte - La capanna dell'abitante

spiaggia di Sotto il Monte
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spiaggia di Valle Muria

Lipari - costa occidentale
Proseguiamo costeggiando la spiaggia di Valle Muria, poi la costa si fa inaccessibile.

Lipari - costa occidentale

Lipari - costa occidentale

Lipari - costa occidentale

Lipari - costa occidentale
A Cala Fico i passaggi tra le rocce sono veramente fantastici con alcuni mirabili archi, faraglioni e articolate grotte.

Lipari - costa occidentale

Lipari - costa occidentale
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La costa prosegue verso nord tra scogliere e faraglioni.

Lipari - costa nord/occidentale

Lipari - costa nord/occidentale
Davanti a noi ci guardano i due monti di Salina.
A punta Legno Nero stiamo costeggiando la costa nord dell’isola e il golfo di Acquacalda appare poco dopo, il paese, dall’aspetto triste e poco curato, sembra stancamente avvolto nella sua mediocre archeologia industriale, decadente e con una frana che recentemente ha distrutto strada e case.
Poco prima di Punta Castagna una bella spiaggia è inaccessibile da terra ma sovrastata da preoccupanti massi.

spiaggia a nord-ovest di Punta Castagna

Lipari - costa nord/occidentale

Punta Castagna
Poche centinaia di metri doppiata Punta Castagna, ci fermiamo alla spiaggia di Porticello, non lontano dagli insediamenti industriali adibiti all’estrazione della pomice, e ormai in stato di abbandono.
E’ una spiaggia sassosa con tanta pomice e sulla quale si trovano facilmente anche sassi vetrosi di nera e lucida ossidiana.
Preparato il campo abbiamo ancora luce per passeggiare tra la spiaggia e le cave di pomice che scendono dal monte. _________________________________________________________________________________________
- 4 maggio ( in kayak km. 36 )

il campo sulla spiaggia di Porticello

il campo sulla spiaggia di Porticello - sullo sfondo Panarea, Basiluzzo Dattilo e più lontano s'intravede Stromboli
Durante la notte e all’alba si sono scatenati tre temporali e quando usciamo dalle tende il vento è piuttosto forte e fa freddo.
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Da dietro Punta Castagna arrivano onde increspate spinte dal maestrale.
L’indecisione è forte, cosa facciamo?

Punta Castagna e vista su Salina
La sera precedente avevamo progettato di arrivare a Panarea, ma al mattino il progetto sembra inrealizzabile.
Le alternative sono: arrivare a Lipari per prendere il traghetto per Napoli nel tardo pomeriggio, oppure attraversare su Salina (5km) con le onde di prua e perciò affrontabili con minori difficoltà, e fare il giro dell’isola per imbarcarci in serata da Rinella.
Col mare calmo avremmo sicuramente attraversato su Panarea, ma con questo tempo decidiamo di aspettare e fare una passeggiata verso Acquacalda e in cima al promontorio di Punta Castagna, anche per cercare di ricevere le informazioni meteo-marine aggiornate sul canale 68 del VHF, che alla spiaggia di Ponticello non ha segnale.
In cima al promontorio il VHF prende e ci annuncia per la giornata un vento calante e un mare forza 3 con onda che si allunga, non sono previsti altri forti temporali ma solo possibili deboli piogge.
Alle undici, vedendo che il mare comunque non è in ulteriore peggioramento, che le nubi sulle vette delle isole sembrano stabili, che il vento appare calato, prendiamo la decisione di attraversare su Panarea.
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Panarea e il suo arcipelago - mappa Istituto Geografico DeAgostini

traversata Lipari-Panarea

traversata Lipari-Panarea
Navighiamo a vista ma la pagaiata è lunga e intensa, due ore e mezza per percorrere 15 km in mare aperto, in direzione NNE con un mare che ci viene lateralmente incontro da NNO facendoci allungare il percorso per cercare di affrontarlo più frontalmente.

traversata Lipari-Panarea

piove mentre pagaiamo verso Panarea
Siamo ormai a un paio di chilometri da Panarea quando inizia a piovere ma poco dopo torna il sole.
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Panarea - costa sud-est

Panarea - costa sud/est
- Panarea – costa sud-est

Panarea - costa sud-est

Panarea - costa sud-est
Arrivati a Panarea sostiamo alla magnifica caletta protetta verso ovest dalle falesie del promontorio di Punta Milazzese, ai piedi del villaggio preistorico.
Il mare nel golfo è calmo, il paesaggio magnifico e Dattilo è al largo che ci aspetta.
Riprendiamo il mare costeggiando caletta Zimmari e la cala successiva, i colori delle scogliere che le separano sono magnificamente rossi.
Da Drauto proseguiamo verso Punta Peppemaria per poi attraversare (km.1,5) sul magnifico scoglio piramidale di Dattilo (m.103).

pagaiando verso Dattilo
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pagaiando verso Dattilo

Dattilo

Dattilo

Lisca Bianca

Lisca Bianca

Lisca Bianca

Lisca Bianca

Lisca Bianca

Lisca Bianca
Proseguiamo la nostra esplorazione dell’arcipelago e tenendo alla nostra destra gli scogli di Lisca Nera arriviamo all’isola di Bottaro dietro la quale si trova l’isola di Lisca Bianca, anch’essa molto bella, con due piccole spiaggette e le rocce gialle di zolfo del quale sentiamo il caratteristico odore. Sull’isola nidificano numerosi gabbiani.

Lisca Bianca (versante nord/occidentale)
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Basiluzzo

Basiluzzo e Stromboli

Basiluzzo

Basiluzzo
Altra piccola traversata di poco superiore ai 2 km ed eccoci ai piedi della più grande isola satellite di Panarea: Basiluzzo è bellissima, con rocce colonnari a picco sul mare.

Basiluzzo

Spinazzola e Basiluzzo, Stromboli sullo sfondo
Mentre percorriamo il versante nord-occidentale il mare e il vento scontrandosi contro queste alte falesie (m.165) rendono in percorso impegnativo ma affascinante, passiamo tra Basiluzzo e lo splendido scoglio della Spinazzola (m.78) e proseguiamo con una traversata di km.3,5 tornando a pagaiare lungo la costa dell’isola madre, di fronte alla spiaggia delle Fumarole, dove avevamo trascorso la prima notte eoliana.

Basiluzzo e Spinazzola

Panarea - costa nord

Panarea - costa nord

Panarea - costa occidentale
La costa nord-occidentale dell’isola presenta un mare ancora mosso.
Passiamo nei pressi dello scoglio della Nave e percorriamo tutta la costa occidentale, interamente inaccessibile da terra.
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Le pareti di roccia vulcanica si gettano in mare dal Castello di Salvamento (m.319), dalla Punta del Corvo (m.421), da Punta Cardosi (m.402) e lungo la spettacolare Costa del Capraio (m.239).
Stiamo pagaiando su un sentiero parallelo e contrario al trekking su questi monti che avevamo percorso cinque giorni prima.
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Cala Junco

Cala Junco

Panarea - costa occidentale

Panarea - costa occidentale

Panarea - costa occidentale

Cala Junco

Punta Milazzese affacciata a Cala Junco
Il paesaggio è davvero magnifico, ma la sorpresa più grande l’abbiamo quando arrivati a sud dell’isola, con un mare finalmente completamento calmo, siamo entrati nella pace assoluta di Cala Junco, sono quasi le ore 18, e il sole illumina splendidamente la baia, le rocce si caricano di un rosso intenso e formano un mirabile scenario difficile da spiegare, la luna è già nel cielo, finalmente privo di nubi e che appare di un blu intenso.
Avevamo visto Cala Junco da terra, ma dal mare e a quest’ora, è tutto un altro vedere, una baia fa-vo-lo-sa.
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Il nostro viaggio alle Eolie finisce qui, quest’ultima giornata in kayak è stata impegnativa, ma anche molto appagante, la soddisfazione è grande mentre percorriamo velocemente gli ultimi chilometri che ci separano dal porto, accanto al quale sbarchiamo su una spiaggia di grossi ciottoli.
Alle 19,30 saliamo sulla nave “Laurana” che dopo una notte di tranquilla navigazione ci riporta a Napoli.
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Medusa alle Eolie
N.B. – A parte qualche breve tratto, il mare delle Eolie ci è sembrato molto limpido ma infestato ovunque da milioni di meduse.

Dattilo, Bottaro e Lisca Bianca
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Articolo e Fotografie di Marco Ferrario
parcheggio per i nostri kayak al porto di Napoli

sbarcati in continente - al porto di Napoli
