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in KAYAK DA MARE, bivaccando libera-mente

Isole ECHINADI

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E C H I N A D I

Isole “Ricci di mare”

A - Arcipelago di Echinades (15)Mare Ionio – Grecia

agosto 2009
Premessa:
Dieci anni fa, mentre dall’isola di Itaca contemplavo il mare che ad est la separa dalla regione greca dell’Acarnania, la mia attenzione fu attratta da numerose terre, apparentemente sperdute nello Ionio greco.
Terre che sembravano isolate e sospese sull’acqua.
Identificai con certezza l’isola di Atokos, a circa 9 chilometri da Itaca, mentre altre, più lontane, si confondevano nella foschia, tra il continente, il mare ed il cielo.
Il desiderio di conoscenza mi spinse a consultare le mappe, così verificai che quanto osservato in lontananza, erano isole disabitate, senza strade nè paesi.
Erano molte isole, più di quante ne immaginassi.
Fu così che nacque in me il desiderio di conoscerle da vicino, tanto più che dopo aver vagabondato numerose volte nell’arcipelago del mare Ionio Greco (Corfù, Paxi, Lefkada, Cefalonia, Itaca, ecc.), di queste isole mai avevo avuto notizie e mai avevo sentito parlarne, sembravano inesistenti.
Invece sono una ventina di isole, isolotti e qualche scoglio, e formano
l'arcipelago delle isole Echinadi.

Sul traghetto da Ancona a Patrasso - i kayak sul tetto del camper

sul traghetto da Ancona a Patrasso - i kayak sul tetto del camper

Il nostro viaggio inizia ad Ancona dove ci imbarchiamo su una nave della compagnia Superfast che in 21 ore di navigazione ci conduce a Patrasso, importante porto sulla costa nord del Peloponneso.
Una nave splendida e pulita, e un viaggio comodo sul ponte aperto, ove abbiamo soggiornato a bordo del nostro camper. Le lunghe ore del viaggio sono state allietate dalla visione di alcuni film portati da casa, grazie al nostro PC portatile.

p1060569 la fortezza di Rio e il ponte

la fortezza di Rio e i pilastri del ponte

Sbarcati a Patrasso, percorriamo una decina di chilometri in direzione di Atene e ci fermiamo a Rio dove la fortezza merita una visita (orario di apertura dalle 8,30 alle 15).

E’ forte il contrasto fra la fortezza antica ed il faraonico ponte stradale costruito in occasione delle olimpiadi del 2004.

B - Ponte tra Rio e Antimor (9)

il ponte tra Rio e Andirio

Il ponte, slanciato simbolo della modernità greca, congiunge il Peloponneso con la Grecia Centrale. In passato lo avevamo percorso altre volte in camper, ma per poter ammirare meglio l’architettura, decidiamo di contemplarlo dal mare e perciò ci imbarchiamo su uno dei numerosi traghetti che ogni dieci minuti, ancora come un tempo, congiungono le due sponde, qui dove termina il golfo di Patrasso e si apre quello di Corinto. Il breve viaggio in traghetto è molto panoramico e più economico del ticket per il diritto di transito sul ponte.

p1060582il ponte visto dal forte di Rio

il ponte visto dal forte di Rio

B - La fortezza di Antirio e il ponte (3)

la fortezza di Andirio e il ponte

Sbarchiamo ad Andirio, nei pressi della fortezza turca.

In camper raggiungiamo la città di Messòlongi e oltrepassiamo il fiume Acheloos; la costa qui è bassa e paludosa e noi, che preferiamo un mare dal paesaggio più vario e movimentato, proseguiamo il viaggio sino al golfo di Astakos.

Astakos è un villaggio situato in fondo all’omonimo golfo. Dal porto di Patrasso, fin qui, abbiamo percorso in camper un centinaio di chilometri su strade in buono stato e poco trafficate.

Dalla strada costiera che prosegue dopo Astakos, alta sulla scogliera del versante occidentale del golfo, scorgiamo alcune calette adatte al campeggio libero ed altre con insediamenti nei pressi di grandi vasche marine adibite all’allevamento del pesce.

A - Da Marathias verso astakos - ritorno (9)

nel golfo di Astakos

A - Spiaggia di marathias

campeggio libero sulla spiaggia di Marathias

Poco prima del promontorio che delimita il golfo prendiamo la deviazione che porta alla spiaggia di Marathias, eccellente base per varare i nostri kayak alla scoperta delle isole Echinadi. La baia è raggiungibile percorrendo una ripida ed ampia strada asfaltata. Tra la vegetazione e vicino alla spiaggia, alcuni greci, con un invadente senso di proprietà, hanno recintato alla bellemeglio la “loro” piazzuola sulla quale hanno sistemato le tende e le roulottes. Nonostante l’aspetto stanziale e un poco triste dell’accampamento, ci fermiamo qui per tre giorni.

E - Pigs on Marathias

i maialini scendono spesso a pascolare alla spiaggia di Marathias

BZ - Da Marathias (7)

piccole spiagge nel golfo di Astakos

C - Da Marathias verso Astakos (1)

spiaggia nel golfo di Astakos e acque cristalline

La spiaggia di Marathias si trova in fondo ad una insenatura riparata dai venti estivi dominanti, mantendo così il mare calmo fino al promontorio.

Usciti dal golfo, in mare aperto, il vento si fa sentire specialmente nelle ore pomeridiane.

Dopo aver esplorato in kayak la bella costa del golfo di Astakos, in fondo alla quale è collocata la cittadina da cui partono i traghetti per le Isole di Itaca e di Cefalonia, e aver costeggiato un tratto a nord in direzione di Mitikas, ci siamo diretti verso le isole Echinadi-Drakoneres.

Mappa Arcipelago Isole Echinadi

mappa dell'Arcipelago delle isole Echinadi

A - Arcipelago di Echinades (2)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (3)

Isole Echinadi - Drakoneres

L’arcipelago delle Echinadi si estende dal largo della piana alluvionale del fiume Acheloos e si allunga in un susseguirsi di una ventina di isole per circa venticinque chilometri verso nord, sino all’imboccatura del golfo di Astakos.

A - Arcipelago di Echinades (14)

Isole Echinadi - Drakoneres

Considerate sacre nell’antichità, le Echinadi facevano parte del Regno di Ulisse e le troviamo citate da Omero nell’Iliade.

A - Arcipelago di Echinades (39p)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (21)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (37 p)

Isole Echinadi - Drakoneres

Nei tempi antichi le isole erano più numerose, ma i continui depositi alluvionali del fiume Acheloos hanno collegato alcune di esse al continente, questo processo è oggi evidente per l’isola di Petales, ormai quasi congiunta all’Acarnania.

A - Arcipelago di Echinades (35p)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (38p)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (34p)

Isole Echinadi - Drakoneres

Sono comunque ancora molte le isole e gli isolotti distanti dalla terraferma da 1 a 8 chilomerti.

A - Arcipelago di Echinades (19p)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (18p)

Isole Echinadi - Drakoneres

L’arcipelago è pressochè disabitato e deserto, nel Mediterraneo è una situazione non comune.

A - Arcipelago di Echinades (28p)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (29p)

Isole Echinadi - Drakoneres

Il nome Echinadi, deriva da echino: il riccio di mare in lingua greca. Infatti queste sono isole dai contorni rocciosi, taglienti e pungenti, che feriscono facilmente, come gli aculei dei ricci di mare, è perciò necessario affrontarle coi dovuti modi.

A - Arcipelago di Echinades (26p)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (13p)

Isole Echinadi - Drakoneres (la baia delle capre)

I luoghi in cui è possibile sbarcare col kayak sono pochissimi e spesso problematici.

A - Arcipelago di Echinades (8p)

Isole Echinadi - Drakoneres (relitti)

A - Arcipelago di Echinades (11p)

Isole Echinadi - Drakoneres (capre e baracca)

A - Arcipelago di Echinades (6p)

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (23)p

Isole Echinadi - Drakoneres

L’arcipelago delle isole Echinodi è suddiviso in tre sottogruppi.
A sud, al largo della piana alluvionale dell’Acheloos, c’è il gruppo delle isole Ouniades: l’isola di Oxia è la più alta e raggiunge i 421 metri s.l.m., le altre sono: Kouneli, Makri e Vromonas.
A nord dell’arcipelago il gruppo più numeroso forma le Drakoneres, che prende il nome dall’isola Drakonera, la più vasta e che raggiunge l’altezza di 137 metri s.l.m.; le altre isole sono: Kalogiros, Karlonisi, Provati, Pondiko, Tsakalonisi, Pistros, Filippos, Lambrinos, Sofia e Praso.

A - Arcipelago di Echinades (25p)

alcune sperdute Isole Echinadi

A - Arcipelago di Echinades (24p)

L'isola di Atokos di fronte a Itaca, vista dalle Drakoneres - più lontano, a destra, l'isola di Arkoudi e i monti di Lefkada.

Tra i due gruppi si trova il gruppetto delle piccole isole di Modia: Gravaris, Soros, Apada e Modi, l’isola più grande di esse e che da il nome al gruppo.

A - Arcipelago di Echinades (40)p

Isole Echinadi - Drakoneres

A - Arcipelago di Echinades (4p)

Isole Echinadi - Drakoneres (insediamento per l'allevamento del pesce)

Tutte le isole dell’arcipelago fanno parte delle prefetture di Itaca o di Cefalonia.
Molte isole sono private e alcune sembra siano attualmente in vendita con grossi rischi futuri per il patrimonio naturale dell’intero arcipelago.

Su alcune isole si scorgono caprette e piccole baracche apparentemente disabitate, forse servono come base per i pastori di capre che sporadicamente raggiungono l’arcipelago.

Dalla spiaggia di Marathias si raggiunge facilmente l’isola di Kalogiros, distante solo 1,5 km., la prima isola del gruppo delle Drakoneres.

E’ bello pagaiare liberamente tra queste isole ancora selvagge e assolutamente silenziose nonostante l’alta stagione estiva. Di isola in isola si percorre a piacere tutto l’arcipelago, allungandosi verso sud e ritornando percorrendo altre “strade” tra altre isole.

A - Arcipelago di Echinades (30p)

Isole Echinadi - Drakoneres (allevamento del pesce)

A - Arcipelago di Echinades (31)p

Isole Echinadi - Drakoneres (allevamento del pesce)

Colpiscono la nostra curiosità, alcuni enormi allevemanti di pesci tenuti da extracumunitari di origine asiatica e africana, spesso vestiti coi loro costumi e che vivono in fatiscenti baracche galleggianti,

A - Arcipelago di Echinades (32p)

Isole Echinadi - Drakoneres (vasche per l'allevamento del pesce)

A - Arcipelago di Echinades (42p)

Isole Echinadi - Drakoneres, isole disabitate con acqua cristallina e spiagge di plastica

Arcipelago di Echinades

Isole Echinadi - Drakoneres , una delle poche possibilità di sbarco

A sud/est dell’isola di Draconera c’è una baia rocciosa molto bella. Le altre cale, sopratutto quelle più esposte a nord, sono invase da rifiuti plastificati portati dal mare, ma evidentemente “frutto” dell’inciviltà umana che li ha abbandonati a miglia di distanza da questo arcipelago, altrimenti incontaminato.

A - Arcipelago di Echinades (47p)

Il promontorio del Golfo di Astakos e a destra, in lontananza, la baia di Marathias, dalla quale siamo partiti, in kayak da mare,per l'esplorazione dell'arcipelago.

A - Promontorio del Golfo di Astakos- ritorno (7)p

sul Lago di COMO (1a)

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Pagaiata del Barbarossa

(o di San Giovanni)

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F U O C H I

C O M A C I N I

Fuochi sull'Isola Comacina

Notte di fuoco sull'Isola Comacina

Italia settentrionale – Lago di Como – Ramo di Como
Mappa Escursione in kayak "Pagaiata del Barbarossa" - Istituto Geografico DeAgostini

Itinerario dell'escursione in kayak - km.32 - ________"Pagaiata del Barbarossa"______________________ Mappa Istituto Geografico DeAgostini - Lago di Como, Alto Ramo di Como

Prefazione

L’Isola Camacina è l’unica isola del lago di Como.

Nell’alto Medioevo era abitata da migliaia di persone; vederla oggi, disabitata, non pare vero che a quei tempi era un importante centro religioso, militare e politico a cui facevano riferimento i territori circostanti.

Durante la guerra dei dieci anni tra Milano e Como, la Pieve dell’Isola Comacina si schierò con Milano, che vinse la guerra e distrusse Como.

Qualche anno dopo, Como riprese forza e grazie anche all’alleanza stipulata con l’imperatore Federico Barbarossa potè compiere la terribile vendetta. Il 24 giugno (giorno di San Giovanni) dell’anno 1169 l’Isola Comacina venne attaccata dal Barbarossa e dai Comaschi che la rasero completamente al suolo e dopo aver disperso le pietre nel lago la incendiarono.

Successivamente il Barbarossa, con un decreto imperiale, ne vietò la ricostruzione.

Da allora l’Isola Comacina non fu più abitata.

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Punta di Bellagi e Villa Melzi

Bellagio e Villa Melzi

Nel pomeriggio di sabato 27 giugno 2009 c’imbarchiamo dalla spiaggia di San Giovanni, sul ramo di Como, 1,5 km a sud di Bellagio. Parcheggiamo l’auto, nei pressi della spiaggia, alla fine dello sterrato che costeggia la sponda destra del torrente Perlo. La spiaggia è ampia e ciotolosa, sulla destra è attrezzata con un piccolo bar stagionale, mentre a sinistra, oltre il torrente, prosegue libera e più appartata.

Dal lago, un poco al largo, ci soffermiamo ad ammirare il promontorio di Bellagio con la bella cittadina adagiata sulla riva, e poco a destra il bianco candore di Villa Melzi, anch’essa affacciata al lago e avvolta dal suo rinomato parco.

Villa Balbianello sulla Punta di Lavedo

pagaiando verso Villa Balbianello sulla Punta di Lavedo

Mentre il cielo si stà annuvolando, decidiamo di raggiungere la sponda occidentale, attraversando il lago verso Est/sud/est, in direzione dell’inconfondibile Dosso di Lavedo; sono poco meno di 4 km di traversata.

Il lago si è fatto cupo e il sole è ormai coperto dalle nubi che persisteranno per tutto il pomeriggio. Il temporale sembra in arrivo, ma in realtà abbiamo poi saputo che si è scatenato molto violento sulle città di Como e Lecco, risparmiando questo tratto di lago.

Villa Balbianello

Villa Balbianello

Superarata la Punta di Lavedo, sulla quale sorge la meravigliosa Villa Balbianello, costeggiamo la sponda occidentale del ramo comasco, dopo la splendida Villa Cassinella, caratterizzata dal verde intenso dei suoi giardini e dei suoi cipressi, e dopo il paese di Campo entriamo nella Zoca de l’oli: il golfo riparato dall’isola Comacina.

Il traffico di barche, gommoni e lucie è più intenso del solito, e nonostante il tempo uggioso, sono numerosi i bagnanti lungo le rive; oggi e domani sono giorni di festa per la grande Sagra di San Giovanni.

Nel golfo si trovano: Ospitaletto di Ossuccio, col suo originale campanile opera dei Magistri Comacini e che è divenuto uno degli emblemi del Lario, la Villa Leoni, Spurano con la romanica chiesa dei Santi Giacomo e Filippo costruita in parte sulle rocce e in parte su due archi a lago, infine Villa Beccaria affacciata sul promontorio della Puncia che chiude la Zoca de l’oli, proprio di fronte alla punta sud dell’Isola Comacina.

villa a nord di Argegno

villa a nord di Argegno

Brienno

pagaiando verso Brienno

Proseguiamo la nostra escursione ammirando le belle case e le affascinanti piazzette di Sala Comacina, affacciate al lago, ma deturpate da una inestetica passeggiata a balconata.

Oltrepassato il paese di Colonno, dopo un’alta cascata a lago che scende dietro al ponte della strada Regina, arriviamo alla costa rocciosa di Argegno. Per una breve sosta ci fermiamo dopo la chiesa, alla spiaggetta del lido situato nei pressi della foce del fiume Telo. (km. 10,5)

Brienno

Brienno

Risaliti sui kayak dopo altri 4 km giungiamo a Brienno, dal lago il paese sembra molto caratteristico, con le sue antiche case bagnate dalle acque.

Careno sullo sfondo

Careno sullo sfondo

Ancora 2,5 km. di pagaiata e alla punta di Torriggia (frazione di Laglio) attraversiamo il lago nel punto più stretto dell’intero bacino (650 metri), e giungiamo a Careno. (km. 17,5)

Careno - il campanile della chiesa di San Michele
Careno – il campanile della chiesa di San Martino

L’acqua alta del lago ci permette di superare un muretto sommerso e sbarcare sulla spiaggetta del piccolo lido.

A Careno è d’obbligo una passeggiata tra le antiche case e lungo le strette e caratteristiche scalinate. Affacciata al lago, la chiesetta romanica di San Martino risale al XII° sec. (ma il campanile è del XV° sec.) e completa il paesaggio con scorci davvero magnifici.

I nuvoloni sembrano allontanarsi e il cielo lentemente si apre con squarci luminosi.

Careno - ortensie e campanile

Careno - ortensie e campanile

Sosta al lido di Careno

sosta al lido di Careno

l'orrido di Nesso

l'orrido di Nesso

Risalendo la sponda orientale del ramo di Como, in località Coatesa di Nesso, passiamo sotto all’inconfondibile Ponte della Civera ed entriamo nel famoso Orrido di Nesso, caratterizzato dalle acque dei torrenti Touf e Nosè che unendosi si gettano spumeggiando nella profonda e suggestiva gola. Col lago alto è possibile entrare nell’Orrido pagaiando per un centinaio di metri, senza correre rischi di urtare le rocce. In questa stagione il tardo pomeriggio è il momento in cui la luce illumina meglio la gola.

Ponte della Civera a Coatessa di Nesso

Ponte della Civera a Coatesa di Nesso è l'ingresso dell'Orrido

A nord di Nesso la costa è selvaggia, rocciosa e spesso il bosco scosceso sfiora le acque.

a nord di Nesso

a nord di Nesso

Cavagnola

Cavagnola

Tramonto - il cielo sopra Argegno

Tramonto - il cielo sopra Argegno

Tramonto su Argegno

Tramonto su Argegno

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Tramonto sopra Argegno

Tramonto sopra Argegno

Tramonto sopra Argegno

Tramonto sopra Argegno

E’ ormai sera, il cielo si è aperto e il sole calando dietro i monti della Val d’Intelvi, ha colorato le acque del golfo di Argegno, di un rosso passionale e profondo.

Il lago in questa zona raggiunge la profondità di 410 metri, massima profondità per un lago europeo. ____________________________________________________________________________________ Oltrepassata la Punta della Cavagnola, costeggiamo la sponda di Lezzeno con le sue numerose frazioni e dopo le ore 21 ci fermiamo su una spiaggetta (km. 25,5) per preparare la nostra cena.

E' l'ora del caffè - spiaggetta a Lezzeno

spiaggetta a Lezzeno... e dopo aver cenato, è l'ora del caffè

Luci tra Ossuccio e Sala Comacina

luci tra Ossuccio e il Dosso di Lavedo

____________________________________________________________________________________ Davanti a noi, vicino alla sponda occidentale, a poco più di 2 chilometri al largo dalla nostra spiaggetta, una macchia scura spezza le luci lungo la riva. E’ il ciuffo boscoso dell’Isola Comacina.

Sono le 22,30 quando udiamo le prime esplosioni e l’Isola si accende di mirabolanti fuochi che riflettono sull’acqua le loro luci colorate.

IMGP3665I fuochi su Isola Comacina
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fuochi su Isola Comacina
fuochi su Isola Comacina
IMGP3667I fuochi su Isola Comacina

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IMGP3687I fuochi su Isola Comacina

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……………in un crescendo continuo, lo spettacolo si protrae per quasi un’ora e dal nostro privilegiato ed esclusivo punto di osservazione, lo possiamo godere pienamente in tranquillità. ____________________________________________________________________________________

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- Alle 23,30 accendiamo le nostre luci e riprendiamo a pagaiare nella pace della notte lariana. Dopo le ultime case di Lezzeno, la costa è assolutamente buia per alcuni chilometri.

Villa La Placida

Villa La Placida

Nel pèorticciolo di San Giovanni

nel porticciolo di San Giovanni

____________________________________________________________________________________ E’ quasi l’una di notte quando arriviamo al porticciolo di San Giovanni, il paesino è ancora in festa con balli e musiche sulla piazza accanto alla chiesa, una piccola spiaggia a nord della darsena permette lo sbarco.

San Giovanni

San Giovanni

San Giovanni

San Giovanni

L’una è ormai passata quando terminiamo la nostra escursione approdando sulla spiaggia alla foce del torrente Perlo, il bar sulla spiaggia è ancora aperto, mentre ad di là del torrente, nella parte più isolata, scorgiamo alcune tende che hanno trovato una buona sistemazione per la notte.________________________________________________ (Totale pagaiata Km.32) __________________________Escursione di Marco Zonno e Marco Ferrario

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———————————————————————————————————————– - Note

– Sapremo dai giornali della domenica che i fuochi all’Isola Comacina hanno attirato migliaia di turisti sul lungolago e la strada Regina da Argegno a Lenno è stata chiusa al traffico per 4 ore; molti i battelli e le barche che hanno invaso la Zoca de l’oli per assistere al grandioso spettacolo pirotecnico che ricorda la distruzione e l’incendio dell’isola ad opera del Barbarossa, avvenuta nella notte di San Giovanni, il 24 giugno del 1169.

-L’isola ai giorni nostri è una piccola “Pompei” Lariana, ricca di resti medioevali, molti dei quali ancora sepolti.

- La costa di Lezzeno, per noi kayaker, è un eccellente punto di osservazione dei fuochi, è una sponda tranquilla perchè trascurata dal turismo e raggiungibile facilmente in kayak evitando il traffico di battelli, motoscafi e gommoni che si riversano invece lungo la sponda occidentale, quella vicino all’isola.