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in KAYAK DA MARE, bivaccando libera-mente

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Isola di TAVOLARA

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Tornando in kayak da mare all’Isola di

T A V O L A R A

Mappa tratta dalla Carta dell’Area Marina Protetta TAVOLARA Punta Coda Cavallo – http://www.amptavolara.it

Sardegna – Gallura

Mare Tirreno Centrale

Alba – spiaggia a nord di Cala Finanza

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Questo racconto lo dedico agli amici Roberto Kratter e Ettore Moretti, con i quali mi recai a Tavolara nel 2010, fu un trekking nautico molto intenso ed affascinante descritto sempre su Eko in

Il mare in quei giorni non fu sempre navigabile e un terribile vento ci impedì la circumpagaiata completa dell’isola di Tavolara.

Questa estate, trovandomi in Sardegna, mi recai nuovamente a pagaiare attorno all’isola, per fare il giro completo e descrivere fotograficamente quegli aspetti naturalistici che non abbiamo potuto ammirare nel viaggio precedente.

Perciò questo articolo è da considerare come una appendice al primo, ben più ricco di informazioni e notizie che riguardano non solo Tavolara, ma anche Molara e il tratto costiero da Capo Coda Cavallo a Capo Ceraso.

poco prima dell’alba – spiaggia a nord di Cala Finanza – Tavolara sullo sfondo

sabbia e graniti a nord di Cala Finanza

alba – spiaggia a nord di Cala Finanza – Tavolara sullo sfondo

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Porto San Paolo, il paese di fronte all’isola della Tavolara, dista dal porto di Olbia solo una ventina di minuti d’auto.

Domani è l’ultimo giorno del mio soggiorno sardo, alle ore 15,30 mi dovrò imbarcare sul traghetto Olbia-Livorno, perciò ho a disposizione mezza giornata per il giro dell’isola, … perchè no?! … ho deciso!

DOMANI SI VA A TAVOLARA!!!

Mentre preparo il kayak è ormai notte, ma la luna non è ancora sorta per rischiarare un poco la spiaggia di Porto San Paolo.

Poco dopo, aiutato dalla bussola che indica l’Est, attraverso il golfo di Porto San Paolo, nel quale sonnecchiano alcune imbarcazioni e raggiungo il promontorio che delimita a nord Cala Finanza, oltrepassato il quale, mi fermo su una magnifica spiaggietta a doppio arco contrapposto protetto da una piccola scogliera granitica, il luogo si presta alla mia sosta notturna.

– Dalla spiaggia di Porto San Paolo alla spiaggetta ho percorso in kayak da mare poco più di 1 Km.

l’alba è nuvolosa su Tavolara

navigando all’alba da Porto San Paolo a Tavolara

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Il buio della notte non è assoluto e permette comunque di scorgere l’enorme ed inconfondibile sagoma del monte di Tavolara; con l’alba i dettagli del paesaggio progressivamente si arricchiscono di particolari.

Isola di Molara

A nord della spiaggetta ecco l’Isola Piana, dove eravamo sbarcati nel nostro precedente viaggio, ricordo le belle spiagge, i gabbiani sulle rocce rosse e l’acqua di un azzurrissimo candore.

– Tavolara è ad est, si naviga bene a vista, nonostante il sole all’orizzonte sia coperto da uno strato di nubi e così indirizzo la prua verso Punta La Mandria di Tavolara, la traversata è inferiore a 4 Km.

Poche pagaiate verso Tavolara ed ecco che in lontananza verso destra, al largo di Punta La Greca, individuo l’emergere dell’inconfondibile relitto della nave Chrisso, sempre più consumato dal mare.

Il monte di Tavolara e a destra Punta La Mandria

Avvicinandomi a Tavolara, sulla mia sinistra ecco il golfo formato dallo Spalmatore di Terra, le poche luci sono ancora accese su questa unica parte abitata e non montuosa di Tavolara.

Questa zona è già stata raccontata nella mia descrizione del viaggio precedente.

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Tavolara – Punta La Mandria

Tavolara – costa sud-orientale

Tavolara – costa sud-orientale

Raggiunta Punta La Mandria inizio a costeggiare la montagna calcarea di Tavolara.

Tavolara – costa sud-orientale

Tavolara – costa sud-orientale

Tavolara – costa SE

La scogliera prosegue altissima, strapiombante ed inaccessibile per tutta la lunghezza di questo versante.

Tavolara – costa SE

Tavolara – costa SE

Tavolara – costa SE

Tavolara – costa SE

Tavolara  – costa SE

Arrivato alla boa gialla che delimita la zona A di protezione alla Riserva Marina Integrale, mi sposto al largo e continuo ad ammirare questa montagna gigantesca e selvaggia che si tuffa in un mare dal blu intenso, anzi il colore dell’acqua oggi è tenebroso, a tratti cobalto o quasi grigio, a causa di un cielo davvero plumbeo che oscura il sole.

Tavolara – costa SE

Tavolara – costa SE

Tavolara – costa SE

Tavolara – costa SE e boa gialla delimitante la zona A

Proseguo al largo della seconda boa gialla e raggiungo la terza che si trova sempre al largo in corrispondenza del promontorio nord-orientale dell’isola: Punta del Papa.

in lontananza, l’Isola di Molarotto

Isola di Tavolara – a destra Punta del Papa

– Da Punta La Mandria alla boa gialla al largo di Punta del Papa ho percorso 6 Km.

nel mare cupo di Tavolara

nel nare cupo di Tavolara

nel mare cupo di Tavolara

Alla mia destra, in lontnanza l’Isola di Molara e l’isolotto di Molarotto mi hanno fatto compagnia.

Isola di Tavolara – a destra Punta del Papa

Tavolara – la costa NE e il vecchio faro di Punta del Papa

Isola di Tavolara – la boa gialla al largo di Punta del Papa

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Tavolara – l’Arco di Ulisse e il vecchio Faro

Tavolara – navigando verso la boa gialla, sullo sfondo la scogliera di Punta Timone

Tavolara – la boa gialla delimita la zona A nella zona dell’Arco di Ulisse e del Vecchio Faro

Dalla Punta del Papa inizia il breve tratto costiero rivolto a Nord-Est.

Tavolara – la scogliera dell’arco di Ulisse con il vecchio Faro e la Punta del Papa in lontananza

Il primo pezzo va fatto ancora al largo per i divieti della zona A, ma la navigazione distante permette di ammirare nella sua globalità una costa ancora molto montagnosa e ricca di particolararità come la caratteristica Punta del Papa e l’enorme Arco di Tavolara o Arco di Ulisse, sopra il quale, a poca distanza, il vecchio faro di Punta Papa domina il mare.

E’ un faro costruito nel 1861 e rimase in attività sino al 1922.

Tavolara – l’accesso alla Cala di Levante

Sui monti, il paesaggio è segnato da alcune altissime antenne adibite alle comunicazioni radio di supporto ai sommergibili.

Tavolara – il monte che delimita a est l’accesso alla Cala di Levante

Tavolara – Cala di Levante

Tavolara – Cala di Levante

Superata l’ultima boa gialla è possibile tornare a costeggiore ed affacciarsi alla Cala di Levante.

Tavolara – muraglioni in cemento e gallerie a Cala di Levante

Tavolara – scogliere e gallerie a Cala di Levante

Tavolara – la scogliera orientale di Punta del Timone

Tavolara – scogliera orientale di Punta del Timone

La delusione è forte, Cala di Levante presenta vasti tratti cementificati con orribili muraglioni a mare, in altri punti sembra una baia sventrata da un cataclisma provocato dall’uomo. Qua e la si vedono gallerie che entrano nella montagna. Alcune orribili case prefabbricate, forse sono solo poco più che conteiner adibiti all’alloggio di operai e muratori che vi stanno lavorando o forse vi alloggiano i militari della base.

Tavolara – scogliera orientale di Punta del Timone

Tavolara – Punta Timone, lo spigolo nord.

Proseguo verso Punta Timone: uno stupendo scoglio posto al vertice nord dell’isola.

Tavolara – Punta Timone versante nord-ovest

– Da Punta del Papa seguendo le boe gialle e poi entrando in Cala di Levante e costeggiando fino a Punta Timone: 3 Km.

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Tavolara – la zona militare e il molo che delimita la Cala di Ponente

Tavolara – l’ingresso al porto di Cala di Ponente

Doppiata Punta Timone, pagaio velocemente lungo il versante nord-orientale di Tavolara, lo avevo percorso interamente anche nel viaggio precedente.

Scatto alcune fotografie per ricordare che nel primo tratto ci sono sulla parete della scogliera dei cartelli che specificano “Zona Militare” e obbligano a pagaiare lontano dalla costa vietando assolutamente l’accesso all’interno della Cala di Ponente, il porto della base militare.

– Da Punta Timone, estremo nord di Tavolara, al Passetto, punta sud-orientale dell’isola, si percorrono oltre 7 Km.

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Tavolara – gabbiani e granito alla punta sud-occidentale dell’isola

A conclusione del giro dell’isola sbarco sulla spiaggia del Passetto, unica sosta fatta, utile per pranzare prima di affrotare la traversata conclusiva verso Porto San Paolo.

il Passetto non esiste più, oggi c’è una doppia spiaggia che congiunge l’isolotto all’estremo sud-occidentale di Tavolara

Questo estremo sud dell’Isola di Tavolara, è un poco cambiato rispetto a due anni prima, allora eravamo riusciti a passare oltre sfruttando i pochi centimetri di acqua che permettono ad un kayak di navigare. Oggi non è più possibile, i depositi di poseidonia hanno creato uno sbarramento che ne ha chiuso il passaggio. L’isoletta granitica, rifugio dei gabbiani, è ormai collegata a Tavolara da una doppia spiaggia di sabbia e alghe ed è divenuta la propaggine estrema dell’isola di Tavolara.

Tavolara – il Passetto, ultima giovane spiaggia sud-occidentale.

– Passando nelle vicinanze della costa sud di Isola Piana, dal Passetto di Tavolara allo sbarco nei pressi del molo a Porto San Paolo, pagaio ancora per 3,5 Km.

L’aprodo a Porto San Paolo, vicino al molo dei battelli per Tavolara

Arrivo a Porto San Paolo a mezzogiorno, carico il kayak sull’auto e raggiungo il Porto di Olbia.

Con estrema soddisfazione ho finalmente completato la circumpagaiata dell’isola di Tavolara.

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 – Totale trekking in kayak da mare: 25 Km.

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N.B. – Per altre e dettagliate informazioni su Tavolara in kayak da mare, vedere Isole TAVOLARA e MOLARA.

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Capo TESTA e la VALLE DELLA LUNA

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In Kayak da Mare alla

Valle della Luna

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CAPO   TESTA

pagaiare tra I Graniti di Capo Testa

Mediterraneo – Isola di Sardegna – Gallura

Mare di Sardegna – Bocche di Bonifacio

Capo Testa – La spiaggia dell’Ea (Acqua) nella Valle della Luna

Collocato all’estremo nord della Sardegna, Capo Testa è quasi un’isola che delimita l’ingresso sud-occidentale alle leggendarie e temute Bocche di Bonifacio. 

Ekomappa - collocazione di CapoTesta e le Bocche di Bonifacio

Eko-mappa – le Bocche di Bonifacio e Capo Testa

pagaiando tra I Graniti di Capo Testa

pagaiando tra I Graniti di Capo Testa

Capo Testa - La Valle della Luna - La Mano dell'Orso

Capo Testa – Valle della Luna – la roccia della Mano dell’Orso

Il promontorio ha un perimetro di dieci chilometri che noi kayakers siamo in grado di circumpagaiare quasi completamente come fosse un’isola, in quanto è congiunto alla terra madre da un’istmo sabbioso largo poche decine di metri e facilmente accessibile da entrambi i versanti.

Eko-mappa - Capo Testa

Eko-mappa – Capo Testa

Capo Testa - Faro e scogliere granitiche della costa nord.

Capo Testa – Faro e scogliere granitiche della costa nord.

Navigare tra queste rocce è una grande emozione.

La bellezza è selvaggia, un vero gioiello naturale che trasmette sensazioni e sentimenti primordiali.

Le mastodontiche scogliere granitiche sono state modellate nei millenni dall’incessante vento che le ha scolpite in forme bizzarre e fantastiche.

Capo Testa - il cartello lungo la strada che conduce da Santa Teresa di Gallura a Capo Testa, indica una serie di percorsi a piedi

il cartello lungo la strada che conduce da Santa Teresa di Gallura a Capo Testa, indica una serie di percorsi a piedi

L’istmo, che unisce Capo Testa all’isola di Sardegna, è situato tre chilometri a ovest dal paese di Santa Teresa di Gallura; in automobile, seguendo le indicazioni, lo raggiungiamo facilmente.

 la spiaggia sabbiosa della Rena di Levante o Tibula, nostro punto d'imbarco.

la spiaggia sabbiosa della Rena di Levante o Tibula, nostro punto d’imbarco.

Capo Testa - I Graniti di Levante

Capo Testa – I Graniti di Levante

Capo Testa - I Graniti di Levante al mattino sono in ombra.

Capo Testa – I Graniti di Levante al mattino sono in ombra.

Ampi parcheggi sterrati consentono la sosta a pochi metri dalle spiagge sabbiose di Levante e di Ponente.

Capo Testa - I Graniti di Levante

Capo Testa – I Graniti di Levante

Prendiamo mare dalla spiaggia della Rena di Levante o Tibula o Rena dell’Istimu. 

Capo Testa - I Graniti di Levante

Capo Testa – I Graniti di Levante

Capo Testa - I Graniti di Levante

Capo Testa – I Graniti di Levante

Dopo un tratto di bassa scogliera, nell’estremità occidentale dell’ampio Golfo di Levante, passiamo tra i graniti posti al largo della spiaggia di Zia Colomba.

Capo Testa - I Graniti di Levante in controluce

Capo Testa – I Graniti di Levante in controluce

Capo Testa - I Graniti di Levante

Capo Testa – I Graniti di Levante al primo mattino sono ancora in ombra

Capo Testa - I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa – I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa - I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa – I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa - I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa – I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa - I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa – Ja tra Graniti di Capo Acuto

Sulla collina, il villaggio turistico di Capo Testa e l’Hotel Mirage deturpando il paesaggio e da essi molti turisti si riversano sulla spiaggia sottostante.

Gli insediamenti turistici, sorti sul versante orientale, sono le uniche cementificazioni sul promontorio.

Capo Testa - I Graniti di Capo Acuto

Capo Testa – I Graniti di Capo Acuto

Più a occidente, probabilmente grazie anche alle vecchie servitù militari, la natura è quasi incontaminata.

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – I Graniti della costa nord

Pagaiando tra scogli granitici arrotondati e levigati, scorgiamo la spiaggetta Rosa o dei Graniti; nei pressi, sdraiate vicino al mare, si trovano alcune colonne di epoca romana.

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – Ja e il gabbiano, tra i sassi granitici della costa nord

Nelle vicinanze di questa costa, si trovava il porto Romano di Tibula, dove il granito prelevato dalle Cave delle Pietre Tagliate (Li petri taddati) veniva caricato sulle navi, per essere portato nella Roma Imperiale.

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – I Graniti della costa nord

Le pietre con cui è stato eretto il Phantheon arrivano da Capo Testa.

Nel Medio Evo, anche i Pisani, con questo granito, realizzarono molti colonnati delle loro chiese.

Capo Testa - Faro e Graniti della costa nord

Capo Testa – il Faro e i Graniti della costa nord

Capo Testa - Faro e Graniti della costa nord

Capo Testa – il Faro e i Graniti della costa nord

Oltrepassata Punta Acuta, costeggiamo la costa nord di Capo Testa in un crescendo di rocce alte e spettacolari, molte delle quali circondate completamente dal mare.

Da scogliera in scogliera, raggiungiamo la caletta rocciosa di Porto Sino e più avanti l’ampia baia di Cala Spinosa, dominata dal Faro di Capo Testa e coronata anch’essa da massi ciclopici.

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – Pagaiando tra i Graniti della costa nord

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – I Graniti della costa nord

Una spiaggia sabbiosa si trova sotto al parcheggio non lontano dal Faro ed è raggiungibile a piedi tramite un ripido sentiero. Un altro percorso scende alla baia dopo aver costeggiato la recinzione.

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – I Graniti della costa nord

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – I Graniti della costa nord

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – I Graniti della costa nord

Capo Testa - I Graniti della costa nord

Capo Testa – I Graniti della costa nord

Capo Testa - costa nord - discesa a Cala Spinosa

Capo Testa – costa nord – una discesa a Cala Spinosa

Punta nord di Capo Testa - I Graniti di Cala Spinosa

Punta nord di Capo Testa – Il Faro e i Graniti di Cala Spinosa

Il bianco Faro di Capo Testa è funzionante dal 1845, quando sostituì il vecchio faro, ancora osservabile a poca distanza.

Posto nell’ingresso sud-occidentale delle Bocche di Bonifacio, per la sua posizione strategica, il faro di Capo Testa svolge una funzione molto importante per la navigazione. 

Punta nord di Capo Testa - I Graniti di Cala Spinosa

Punta nord di Capo Testa – I Graniti di Cala Spinosa

Allungando lo sguardo verso nord, in lontananza, tra il blu del mare e l’azzurro del cielo, a poco più di tredici chilometri, distinguiamo la Corsica, contraddistinta dall’inconfondibile linea bianca della scogliera di Bonifacio e poco più a est, le isole di Lavezzi e di Cavalli.

Punta nord di Capo Testa

Punta nord di Capo Testa

Capo Testa - I Graniti Occidentali

Capo Testa – I Graniti Occidentali

Capo Testa - I Graniti Occidentali

Capo Testa – sopra i Graniti Occidentali,  spunta ancora la lanterna del faro

La costa occidentale di Capo Testa è il versante più isolato e selvaggio.

Capo Testa - I Graniti Occidentali - il Faro Nuovo e il Vecchio Faro

Capo Testa – I Graniti Occidentali – il Faro Nuovo e a destra il Vecchio Faro

Capo Testa - Isole di granito lungo la Costa Occidentale

Capo Testa – Isole di granito lungo la Costa Occidentale

Capo Testa - Isole di granito lungo la Costa Occidentale

Capo Testa – Isole di granito lungo la Costa Occidentale

Sorprendente è l’isolotto delle Torpediniere, armoniosamente scolpito dalle forze naturali del mare e del vento.

Capo Testa - Isole di granito lungo la Costa Occidentale

Capo Testa – Isole di granito lungo la Costa Occidentale

Capo Testa - I Graniti Occidentali

Capo Testa – I Graniti Occidentali

Capo Testa - graniti della costa occidentale

Capo Testa – graniti della costa occidentale

Capo Testa - graniti della costa occidentale

Capo Testa – graniti della costa occidentale

Capo Testa - graniti della costa occidentale

Capo Testa – graniti della costa occidentale

Capo Testa - graniti della costa occidentale -

Capo Testa – graniti della costa occidentale a nord di Cala Francese

Dopo le due spiaggette di Cala Francese, sopra le quali, dal mare, sorgiamo ancora la lanterna del Faro, proseguiamo tra stupefacenti graniti  dall’aspetto lunare.

Capo Testa - costa occidentale - Cala Francese

Capo Testa – costa occidentale – la spiaggia di Cala Francese

Capo Testa - graniti della costa occidentale

Capo Testa – graniti della costa occidentale

Capo Testa - graniti della costa occidentale

Capo Testa – graniti della costa occidentale

Capo Testa - I graniti della Cresta dell'Indiano alla Valle della Luna

Capo Testa – I graniti della Cresta dell’Indiano chiudono a nord la Valle della Luna

Capo Testa - graniti della costa occidentale

Capo Testa – graniti della costa occidentale

Capo Testa - Campeggio libero ai piedi della Cresta dell'Indiano - Valle della Luna

Capo Testa – alcune tende sono ai piedi della Cresta dell’Indiano – Valle della Luna

A sei chilometri dal nostro punto d’imbarco, approdiamo sulla spiaggia di Cala dell’Ea o dell’Acqua, porta d’accesso alla VALLE DELLA LUNA che, davanti ai nostri occhi, ci appare come un vero eden incontaminato.

Capo Testa - Sbarco sulla spiaggia dell'Ea - Valle della Luna

Capo Testa – Sbarco sulla spiaggia dell’Ea – Valle della Luna

Capo Testa - spiaggia dell'Ea alla Valle della Luna

Capo Testa – spiaggia dell’Ea alla Valle della Luna

Abbandoniamo i kayak sulla spiaggia composta da grossolani granelli granitici e ci incamminiamo tra le straordinarie formazioni rocciose.

Capo Testa - Il promontorio della Mano dell'Orso - Valle della Luna

Capo Testa – Il promontorio della Mano dell’Orso – Valle della Luna

Capo Testa - Valle della Luna - Tende in campeggio libero vicino alla Cala di Mezzo

Capo Testa – Valle della Luna – Campeggio libero sopra Cala di Mezzo

Alla nostra sinistra ci sono le rocce della spettacolare Cresta dell’Indiano, mentre a destra, il promontorio granitico denominato Mano dell’Orso separa la Cala dell’Ea dalla Cala di Mezzo, dietro la quale si erge la Roccia del Dinosauro.

Capo Testa - Ja alla Valle della Luna

Capo Testa – Ja tra le rocce della Valle della Luna

Altri ammassi granitici hanno assunto nomi molto evocativi: Torre Profallica, Corno di Rinoceronte, Musa Marina, Torre dell’Antro, Scoglio del Sole, Torre del Gabbiano Bianco e Stanco.

Capo Testa - La Valle della Luna - campeggio libero

Capo Testa – La Valle della Luna – campeggio libero

Tra tutte, la roccia più alta e imponente (m.127), detta La Turri o Il Teschio, è una splendida palestra per i free-climbing che affrontano i nove percorsi che si diramano sulla famosa Parete della Luna.

Capo Testa - La Valle della Luna

Capo Testa – La Valle della Luna

Ciascun percorso ha un nome:

Turbamento Inguinale, Seno di Luna, Cammino del Capo, Collo dell’Ortelli, Uccellacci Uccellini, Lama Tagliente, Pilastro di Corallo, Saluto al Sole, Rosso di Sera.

Capo Testa - La Valle della Luna

Capo Testa – La Valle della Luna

Scalare queste sculture naturali è un gioco meraviglioso, ma ci sono anche passaggi molto impegnativi e adatti solo a free climbing esperti ed attrezzati, in grado di superare difficoltà di 5° e a volte anche superiori al 7°.

Capo Testa - La Valle della Luna

Capo Testa – La Valle della Luna – scendendo a Cala d’Ea

Un breve e semplice trekking è però alla portata di tutti ed è veramente soave passeggiare tra fantastiche architetture tondeggianti, pareti forate e pinnacoli svettanti.

Capo Testa - Ja al forno della Valle della Luna

Capo Testa – Ja al forno della Valle della Luna

Graniti dalle sfumate colorazioni: grigio chiaro-rosa-arancio, a secondo dell’incidenza della luce solare, sembra giochino con le ombre e le luci e insinuandosi tra la vegetazione di un verde intenso, disegnando scorci sublimi.

Capo Testa - La Valle della Luna

Capo Testa – La Valle della Luna

Capo Testa - La Valle della Luna

Capo Testa – La Valle della Luna

Dalla spiaggia dell’Ea, percorriamo per 350 metri il sentiero di fondovalle e ci soffermiamo a un masso molto particolare, tagliato geometricamente per una lunghezza e una altezza di alcuni metri e collocato in modo quasi piramidale.

Capo Testa - le rocce spaccate alla Valle della Luna

Capo Testa – le rocce spaccate alla Valle della Luna

Capo Testa - le rocce spaccate alla Valle della Luna

Capo Testa – le rocce spaccate alla Valle della Luna

Lungo le linee di rottura, notiamo i solchi e i fori lasciati dagli antichi romani, i quali tagliavano queste pietre inserendo negli incavi dei paletti di legno che venivano poi bagnati e gonfiandosi, consentivano una  regolare rottura.

Capo Testa - Ja alla piramide della Valle della Luna

Capo Testa – Ja alla “piramide” della Valle della Luna

Capo Testa - le rocce spaccate alla Valle della Luna

Capo Testa – le rocce spaccate alla Valle della Luna

Oltrepassati questi massi, il sentiero si inoltra tra i profumati cespugli della macchia mediterranea.

Capo Testa - La Valle della Luna

Capo Testa – La Valle della Luna

Un percorso a sinistra conduce al villaggio turistico di Capo Testa, a meno di un chilometro, mentre proseguendo verso destra, dopo seicento metri, si raggiungono le prime casette dell’altro villaggio turistico affacciato al golfo della Colba.

Capo Testa - tipico rifugio alla Valle della Luna

Capo Testa – Ja in un tipico rifugio alla Valle della Luna

La Valle della Luna, dalla fine degli anni ’60 e per tutto il decennio successivo, fu un luogo molto frequentato degli hippies europei che alloggiarono nelle grotte e negli anfratti rocciosi.

Capo Testa - La Valle della Luna - accampamento sotto il sasso

Capo Testa – La Valle della Luna – accampamento di “pirati”

Questa valle è un posto davvero inconsueto, solitario, maestosamente selvaggio e, avvolti dalla sua bellezza, ci svela tutta la follia e l’assurdità del nostro vivere quotidiano.

Un luogo ideale per la cultura hippie e non solo per essa. 

Oggi, nonostante l’alta stagione estiva, la valle è poco frequentata.

Alcune grotte appaiono abitate e poche tende, sparse ai piedi dei picchi rocciosi, guardano verso il mare.

Forse c’è ancora chi vive qui tutto l’anno, in perfetta sintonia con la natura e grazie al ristoro di una sorgente d’acqua nascosta tra i cespugli.

Tra queste architetture, in questo luogo che appare davvero libero e incontaminato, si apprezza subito la sensazione di leggerezza derivata dall’essere, anni luce lontani dalla nostra grigia civiltà chiusa su se stessa.

Capo Testa - La Valle della Luna - La Mano dell'Orso

Capo Testa – La Valle della Luna – La Mano dell’Orso

Guardando il paesaggio, un’estasi e un sentimento di serenità ci pervade.

Avvolti dalla grandiosità del luogo, occorre fare uno sforzo di volontà per non rimanere irrimediabilmente stregati e riuscire a risalire nuovamente sui kayak. 

Riprendendo a pagaiare, le intense emozioni non ci abbandonano.

Si susseguono ancora aspre scogliere a picco sul mare, numerose rocce affioranti e incantevoli insenature.

Capo Testa - graniti alla Valle della Luna

Capo Testa – graniti alla Valle della Luna

Capo Testa - Valle della Luna - Scorcio della Cresta dell'Indiano

Capo Testa – Valle della Luna – Scorcio della Cresta dell’Indiano

Capo Testa - graniti alla Valle della Luna

Capo Testa – graniti alla Valle della Luna

Cala Grande è l’ultima spiaggia occidentale poi, fino alla punta sud di Capo Testa, solo i graniti e i gabbiani accompagnano il nostro pagaiare.

Capo Testa - graniti alla Valle della Luna

Capo Testa – graniti alla Valle della Luna

Capo Testa - graniti alla Valle della Luna

Capo Testa – graniti alla Valle della Luna

Capo Testa - graniti alla Valle della Luna e la spiaggia di Mezzo

Capo Testa – Valle della Luna – massiccio granitico sulla spiaggia di Mezzo

Capo Testa - graniti alla Valle della Luna

Capo Testa – graniti alla Valle della Luna

Capo Testa - graniti alla Valle della Luna

Capo Testa – graniti alla Valle della Luna

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – graniti occidentali

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – graniti occidentali

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – graniti occidentali

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – graniti occidentali

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – graniti occidentali

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – graniti occidentali

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – Pagaiando ai piedi dei graniti occidentali

Capo Testa - graniti occidentali

Capo Testa – graniti occidentali

Capo Testa - La Scogliera della Funtanaccia

Capo Testa – La Scogliera della Funtanaccia

Quando entriamo nell’ampio golfo della Colba o di Santa Reparata, le sensazioni provate nella Valle della Luna svaniscono definitivamente.

La scogliera della Funtanaccia è pregevole, ma  profondamente diversa da quanto visto e vissuto nei minuti precedenti.

Capo Testa - il cartello lungo la strada  indica i sentieri del promontorio

Mappa di Capo Testa – i sentieri del promontorio

Infine, giunti alla candida sabbia dell’ampia Rena di Ponente (o della Taltana), tra la folla, le sdraio e gli ombrelloni, fatichiamo a trovare lo spazio utile per sbarcare.

Riprendiamo l’auto, lasciata in mattinata a pochi metri di distanza, al parcheggio nella baia di Levante.

L’incredibile ed affascinante paesaggio di Capo Testa, come fosse un angolo di paradiso, accarezzando dolcemente i nostri cuori, ci ha arricchito immensamente. 

Jacopo e Marco Ferrario – Escursione in kayak da mare: 10 km.

Isola di CAPRAIA

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Week-end  di  fine  estate 

 pagaiando  attorno  all’ Isola di CAPRAIA

alla scoperta delle sue origini vulcaniche.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – in kayak da mare navigando verso Punta del Turco

Isola di Capraia – costa occidentale – l’arco del Reciso

Isola di Capraia – aspettando l’alba – bivacco a Cala Mortola

Isola di Capraia – Cala Rossa e la torre dello Zenobito

Mediterraneo – Italia

Mare Tirreno Settentrionale 

 Isola dell’Arcipelago Toscano 

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Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – Punta Zenobito

Il kayak da mare ci consente di avvicinarci con attenzione e delicatezza alle coste di Capraia.

E’ con il massimo rispetto per la natura dell’Isola che pagaiando sulle sue acque, entriamo a far parte del paesaggio vivendolo intensamente e con interesse e curiosità, comprendiamo ed apprezziamo la sua movimentata storia geologica.

Nove milioni di anni fa l’isola emerse dal mare  sotto forma di lava e di magma.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Per due milioni di anni il vulcano rimase attivo, poi si spense, ma si risvegliò nel Pliocene, quando con una serie di terremoti e fratture si formò il cono vulcanico dello Zenobito che rimase attivo per un breve periodo.

Isola di Capraia – costa orientale

Pagaiando sotto costa, si osservano gli affascinanti colori delle rocce e le diverse conformazioni delle scogliere che evidenziano l’inequivocabile origine vulcanica dell’isola. 

Isola di Capraia – costa occidentale

Sullo strato di lava consolidata è cresciuta una macchia mediterranea che ricordo di aver visto, in primavera, esplodere in strepitose fioriture.

Capraia è quasi incontaminata.

La presenza della Colonia Penale (1873-1986) l’ha preservata dalla cementificazione e l’isola è rimasta abbastanza selvaggia e non presenta ancora segni evidenti di scempi edilizi, come invece si osservano nella vicina Isola d’Elba.

Eko-mappa – Isola di Capraia – posizione nel Mare Tirreno Settentrionale

Isola di Capraia – costa sud-orientale – colata lavica

Dal 1989 Capraia è entrata a far parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ma in questi ultimi anni la pressione turistica inizia a farsi sentire e a creare i primi problemi.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Colate laviche allo Scoglione

Isola di Capraia – costa sud-orientale – colate laviche

Il porto, che è stato ingrandito sacrificando la spiaggia, oggi occupa l’intera baia e d’estate offre riparo a troppe barche motorizzate che di giorno scorrazzano lungo queste coste.

Anche dall’Elba arrivano numerose imbarcazioni che cariche di turisti percorrono il perimetro dell’isola.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – colate laviche

Le barche motorizzate inquinano l’aria e l’acqua ed emettono rumori che disturbano la pace e la tranquillità della fauna locale, ce ne rendiamo ben conto quando le incrociamo sulla nostra rotta.

E’ un modo di gestire il territorio e le acque di un Parco Marino Protetto che stento a comprendere, anzi, lo comprendo solo se si antepongono gli interessi economici a breve scadenza, a quelli di lunga scadenza, che sono poi i veri interessi di una zona protetta, cioè la conservazione e la salvaguardia della natura, preservandola per le future generazioni. 

Un Parco Nazionale Marino, per certi aspetti, oggi è meno salvaguardato di un semplice parco di città. In un parco cittadino sono banditi tutti i veicoli motorizzati e inquinanti privati e non di servizio, mentre chiunque può liberamente accedervi a piedi o con piccoli veicoli che non emettono scarichi inquinanti e forti rumori.

Perciò, come in tanti parchi cittadini è possibile circolare in bicicletta, coi pattini, con gli skiroll o gli skeit; anche sul mare di un Parco Nazionale dovrebbero poter circolare liberamente solo le imbarcazioni a vela, le canoe, i kayak e ogni mezzo ecologicamente compatibile; certamente non i motoscafi, non i rumorosissimi acquascooter puzzolenti di smog e nemmeno gli yacht che spesso rilasciano in acqua chiazze oleose e non solo.

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IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.32

IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.33

Non è la prima volta che andiamo a Capraia, in passato abbiamo pagaiato più volte su queste acque, ma sempre nella stagione primaverile, la più bella per ammirare i vivaci colori della vegetazione.

Il primo di questi viaggi è stato raccontato dall’amico Luciano Belloni sulle pagine della rivista trimestrale “Il Kayak da Mare” (autunno 1998).

IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.34

IL KAYAK DA MARE – Autunno 1998-pag.35

Durante quel viaggio

il forte vento e il mare mosso non ci permisero di fare il giro completo dell’isola.

A lato: le pagine del racconto di Luciano e la mia prefazione.

Cliccare sulle pagine per leggere.

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L’Isola di Capraia ha un aspetto montuoso e culmina col Monte Castello (mt. 445).

Nell’unico centro abitato risiedono circa 350 persone. Qualche abitazione e alcuni negozi si trovano anche attorno al porto dove, nella Salata: lo stabilimento in cui i detenuti della Colonia Penale salavano le acciughe, è ospitata la sede del punto informativo del Parco.

Al molo arrivano i traghetti da Livorno e da Portoferraio (Isola d’Elba).

I venti sono spesso impetuosi ed è facile incontrare mare mosso lungo i tratti più esposti. Le possibilità di sbarco sono pochissime ed anche da terra la costa è poco accessibile presentandosi con pareti verticali e impressionanti, in particolare lungo il versante occidentale.

Una buona rete di sentieri e mulattiere, permettono l’esplorazione dell’isola, così, volendo, è consigliabile intervallare i trekking in kayak con altrettanto interessanti escursioni a piedi.

Eko-mappa – Isola di Capraia

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Livorno – l’ingresso nel traghetto per Capraia – Kayak da mare e carrellino

Livorno – l’ingresso nel traghetto Toremar – Kayak da mare e carrellino

Lasciamo l’auto parcheggiata nei pressi del Porto di Livorno e, col carrellino, portiamo i kayak nel garage del traghetto  Toremar che parte alle ore 8,30 di sabato.

(andata e ritorno, due persone con due kayak, al costo di poco superiore le 60 euro).

l’Isola di Capraia vista dal traghetto della Toremar

Tre ore dopo siamo già a Capraia e sempre col carrellino usciamo dal traghetto per percorrere trecento metri e raggiungere un piccolo scivolo all’interno del porto e qui calziamo i nostri kayak.

Navigando tagliando i golfi, da promontorio a promontorio, si percorrono poco più di una ventina di chilometri, ma costeggiando scrupolosamente ed entrando nelle grotte i chilometri sono oltre trenta e a Capraia, per noi, è prioritaria la lenta navigazione esplorativa sotto costa. 

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Attraversiamo il porto e ci dirigiamo a nord, costeggiando l’isola in senso antiorario.

Isola di Capraia – costa orientale – la Ripa Rossa

Dietro al molo di attracco del traghetto, dove un tempo c’erano solo scogli, è stata sistemata una spiaggia di ghiaia e un tavolato in legno per prendere il sole. Avrebbe potuto essere un comodo punto d’imbarco per i nostri kayak, ma in questo sabato di settembre la spiaggia è troppo affollata.

Isola di Capraia – costa orientale – Punta di Porto Vecchio

Dopo la Ripa Rossa e la Punta di Porto Vecchio entriamo nell’ampia cala omonima e osserviamo i rilievi affacciati al golfo, distinguendo i terrazzamenti ormai non più coltivati.

Punta della Barbice, che chiude a nord la Cala di Porto Vecchio, è frequentata dai gabbiani e dai Marangoni dal ciuffo che depositano i loro bianchi escrementi sugli scogli affioranti e in particolare sullo scoglio del Corso, il più alto sul mare.

Isola di Capraia – costa orientale – le scogliere di Cala di Porto Vecchio e di Punta Barbice

Isola di Capraia – costa orientale – le scogliere di Cala  Porto Vecchio

Isola di Capraia – costa nord-orientale – le scogliere a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa nord-orientale – Grotta a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa orientale – le scogliere a Punta Barbice

Isola di Capraia – costa nord-orientale – le scogliere a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa nord

A Punta del Vecchiaione ci soffermiamo in una grotta e poco oltre entriamo nella Grotta della Mortola. 

Isola di Capraia – costa nord

Isola di Capraia – le scogliere a Punta del Vecchiaione

Isola di Capraia – costa nord-orientale – Grotta della Mortola

Isola di Capraia – costa nord – Cala Mortola

A Cala Mortola ammiriamo la spiaggia sabbiosa, l’unica di tutta l’isola;

nei nostri precedenti viaggi, non abbiamo mai potuto godere di questo litorale, qui c’erano solo grossi ciottoli che rendevano troppo complicato lo sbarco.

Isola di Capraia – la spiaggia a Cala Mortola (sabbia, sassi e tanta legna portata dal mare).

Isola di Capraia – costa nord-orientale – sosta sulla spiaggia di Cala Mortola

Il mistero della spiaggia che appare e scompare si spiega con l’andamento delle mareggiate. In inverno i violenti venti da nord-est scatenano burrasche che spazzano la sabbia portandola nei fondali della baia. 

In estate invece, il vento dominante è il Libeccio, e così, la corrente che si forma durante le libecciate, ricrea la spiaggia sabbiosa. 

Sapendo che non ci saranno altre comode possibilità di sbarco, approfittiamo di questo miracolo della natura per una breve sosta e un bagno in acque limpide.

Isola di Capraia – le rocce di Cala Mortola

Isola di Capraia – le rocce di Cala Mortola

Isola di Capraia – le rocce di Cala Mortola

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Riprendiamo i kayak e fatti pochi metri ci ritroviamo a pagaiare davanti a spettacolari rocce tafonate e poi, ai piedi delle scogliere delle Frane dei Neri e della Botte, dove la roccia, geologicamente molto interessante, è intensamente colorata da striature orizzontali rosso-arancio.

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Isola di Capraia – La Torre della Regina a Punta della Teglia

Lo scalo della Teglia è posto ai piedi della Torre della Regina che svetta sul monte della Punta della Teglia, estremo nord dell’isola. La Torre, l’unica dell’isola a pianta quadrata, risale al 17° secolo e fu eretta dai genovesi per sorvegliare il tratto di mare che guarda verso l’isola di Gorgona, la Toscana e Capo Corso.

Isola di Capraia – rocce vulcaniche – costa nord-orientale

Isola di Capraia – costa nord-orientale

Al largo di Punta Teglia gli scogli delle Formiche sono frequentati dagli uccelli marini.

Isola di Capraia – costa nord-orientale

Isola di Capraia – grotta lungo la costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord – nei pressi di Punta La Teglia

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord

Oltrepassato il capo a nord dell’isola, in lontananza scorgiamo, verso ovest, i monti di Capo Corso. La Corsica non è poi così lontana, da qui sono meno di trenta chilometri.

La scogliera occidentale di Capraia ci appare subito alta e strapiombante in mare.

Nella zona del Dattero, in quota crescono le palme nane.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale – Grotta dell’Acquissucola

Più a sud, lo scenario è caratterizzato da grotte e frane

e poco dopo il promontorio dell’Acquissucola entriamo nella Grotta omonima.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Dopo Punta Seccatoia la costa scoscesa è molto frastagliata e noi ci divertiamo a zigzagare tra i numerosi scogli affioranti.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale

Isola di Capraia – costa nord-occidentale – rocce tafonate nei pressi di Punta Manza

A Punta Manza le rocce tafonate dall’azione erosiva del vento sono spettacolari, le contempliamo mentre passiamo tra il promontorio e un grande scoglio frequentato dai cormorani.

Isola di Capraia – costa nord-occidentale – rocce tafonate nei pressi di Punta Manza

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Dopo il Seno della Peruccia, una stretta fenditura si insinua spezzando Punta Recisello.

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa occidentale – l’arco del Reciso

Più avanti arriviamo a uno spettacolare pinnacolo roccioso che si protende in mare e in cui si apre un arco naturale, è lo Scoglio del Reciso che precede la cala omonima. 

La costa prosegue verticale e spettacolare anche a Punta e a Cala del Fondo, con rocce tafonate in cui nidificano i corvi imperiali.

Isola di Capraia – costa occidentale

L’Isolotto di Peraiola (o dei Gabbiani) è alto 34 metri e presenta una scoscesa costa occidentale, su esso nidificano i gabbiani reali.

Nella Cala del Vetriolo, tra falesie, tafoni e sculture naturali scolpite dal vento nella roccia lavica, si insinua una piccola grotta con doppio ingresso.

Isola di Capraia – costa occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – le rocce tafonate

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

A punta Trattorio proseguono le falesie tafonate. In alto, a 167 metri, scorgiamo un faro, è l’unica traccia di intervento umano lungo la costa occidentale. 

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Nella zona delle Cote, è necessario pagaiare scrupolosamente sottocosta per scorgere, dietro ad uno sperone roccioso, l’ingresso della Grotta della Foca, frequentata dalla foca monaca fino ai primi decenni del ventesimo secolo. Sul fondo della grotta c’è una spiaggetta ciottolosa.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – Zonno in grotta

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – spiaggia di grotta

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Dopo la lunga costa del Sondaretto, a Punta Linguelle incontriamo numerosi gabbiani reali

e oltre il promontorio si trova l’impressionante fenditura delle Cantine. 

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – controluce marino

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – sovrapposizioni di colate laviche

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – le rocce laviche di Cala del Moreto

Nell’ampia Cala del Moretto osserviamo le sovrapposizioni di colate laviche caratterizzate da strati rocciosi di differenti colori.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – le rocce di Cala del Moreto

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – navigando verso Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – navigando verso Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – navigando verso Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – la Torre dello Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-occidentale

La Calanca del Sordo è ai piedi dell’antica Torre dello Zenobito (mt.81), posta sul promontorio dello Zenobito, estrema propaggine meridionale dell’isola. La Torre,  osservabile anche da Cala Rossa, è databile al 16° secolo e oggi appare abbandonata sullo sperone roccioso ed esposta da secoli all’erosione dei venti, ha assunto un aspetto inquietante, inserendosi perfettamente in questo paesaggio estremamente selvaggio.

Isola di Capraia – costa sud-occidentale – Punta dello Zenobito                                       – lo scoglio della foca che sale sulla scogliera

Isola di Capraia – pagaiamo tra le onde a Punta Zenobito – sullo sfondo Punta Rossa

Isola di Capraia – il mare mosso a Punta Zenobito e il nostro ingresso a Cala Rossa

Isola di Capraia – Punta dello Zenobito

Isola di Capraia – Punta Zenobito

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Zenobito e Punta Rossa

Doppiata Punta Zenobito, ci troviamo a pagaiare in quello che cinque milioni di anni fa era un condotto vulcanico in piena attività e oggi, aperto verso il mare, prende il nome di Cala Rossa.

Qui la falesia a picco sull’acqua è molto particolare e unica, dal netto contrasto cromatico: per un terzo bianca-grigia e per due terzi rossa-amaranto, posta tra l’azzurro del cielo vivacizzato da piccole e sfumate nubi bianche e il blu-cobalto del mare.  

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Cala Rossa

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Cala Rossa

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Rossa

Ricordo che in primavera la cromaticità della baia è ulteriormente arricchita dal colore verde-argentato della Cineraria e sopratutto dai suoi numerosi fiori di un bel giallo intenso.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Rossa

Isola di Capraia – costa sud-orientale – Punta Rossa

Isola di Capraia – Cala Rossa e Punta dello Zenobito

Ci intratteniamo a lungo a contemplare e godere del paesaggio di questa baia; prima, prestando attenzione ai numerosi scogli affioranti, pagaiamo sotto la scogliera, poi ci spostiamo al largo, per ammirarla nella sua totalità. Il mare un poco mosso rende più divertente l’esplorazione e le onde donano dinamismo alla superficie dell’acqua.

Isola di Capraia – Cala Rossa e la torre dello Zenobito

Isola di Capraia – Cala Rossa

Isola di Capraia – Cala Rossa e la torre dello Zenobito

Punta Rossa, con le sue rocce laviche di color rosso scuro, chiude la baia.

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Proseguendo sotto costa, è sempre con estremo interesse che continuiamo ad osservare l’evoluzione geologica dell’isola.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – in kayak da mare navigando sulle onde verso Punta del Turco

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Vicino allo scoglio del Gatto ecco la Grotta del Sale, ma le onde rendendo difficoltoso l’ingresso e perciò proseguiamo oltre.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Punta del Turco è riconoscibile per le rocce grigie fessurate verticalmente, le quali fanno da scenografia al volo dei gabbiani; mentre, il promontorio successivo, è frequentato dal falco pellegrino e dai corvi imperiali.

Isola di Capraia – costa sud-orientale – scoglio di lava

Passiamo poi ai piedi di un grosso scoglio di roccia vulcanica che si eleva dal mare ed è molto frequentato dagli uccelli marini.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Impressionanti pareti laviche si susseguono e assumono aspetti molto suggestivi a Punta Patello e sopratutto dopo la Cala del Ceppo (raggiungibile anche tramite un sentiero) e a Punta della Cividata, dove la scogliera vulcanica si eleva per oltre duecento metri.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale – isolotto di lava (lo Scoglione)

Isola di Capraia – costa sud-orientale

La Costa delle Capre è caratterizzata da colate laviche fratturate verticalmente e sulle pendici del monte si intravedono antichi muretti a secco e terrazzamenti agricoli da tempo abbandonati.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa orientale – Punta Belvedere

Isola di Capraia – costa orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – rocce tafonate lungo la costa sud-orientale

Isola di Capraia – pagaiando all’ombra della costa orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

In un tratto di costa tafonata, un caratteristico scoglio lavico si è piegato su se stesso e attira la nostra attenzione, lo fotografo, ma non mi sono accorto che uno schizzo d’acqua marina ha sporcato l’obbiettivo e così l’immagine è inutilizzabile, peccato.

Siamo ormai a Cala Zurletto, nella quale scende un sentiero.

Isola di Capraia – costa sud-orientale –

Isola di Capraia – costa orientale

Isola di Capraia – costa orientale

I fichi d’india svettano sulla scogliera di Punta Bellavista o della Fica e poco oltre ecco la caratteristica Torre del Bagno: risale al 15° secolo ed è collocata accanto all’antico scalo che un tempo serviva da approdo per accedere al sovrastante Forte di San Giorgio.

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa sud-orientale

Isola di Capraia – costa orientale – Punta Bellavista

Isola di Capraia – costa orientale – La Torre del Bagno

Isola di Capraia – La Torre del Bagno ai piedi del Castello di San Giorgio

Isola di Capraia – il vecchio convento di Sant’Anatonio si affaccia sulla cala omonima – a destra il Faro di Capraia e a sinistra la Torre del Porto

Dopo le chiare rocce tufacee e di pomici, c’è una grotta franata, e poi ecco la Cala San Francesco, ai piedi del vecchio convento di Sant’Antonio.

Raggiungiamo le nere rocce di Punta del Fanale o di Ferraione, in alto svetta l’inconfondibile e bianchissimo Faro, mentre a mare, collocata su uno scoglio, si trova la Statua di Cristo Re che benedice tutti i marinai.

costa orientale – il Faro di Capraia e Punta Ferraione

costa orientale – il Faro di Capraia

Isola di Capraia – costa orientale – il paese

Anche su queste rocce volano i gabbiani e i cormorani mentre, oltre il promontorio, all’ingresso del golfo del Porto, i corvi imperiali volteggiano tra le scogliere e la Torre del Porto.

Capraia – La Torre del Porto si affaccia al Golfo

Costeggiando il golfo, arriviamo in località La Grotta, dove è stato ricavato sulla scogliera uno spazio organizzato con un tavolato adibito alla balneazione. Poi entriamo in un porto-canale e raggiungiamo il ponte della strada che porta in paese.  

Ritornati nel Porto, lo attraversiamo per sbarcare alla spiaggia dei Frati, posta a nord accanto al molo del traghetto. Ormai la zona è in ombra e i bagnanti l’hanno abbandonata.

Isola di Capraia – bivacco notturno a Cala Mortola

Isola di Capraia – bivacco aspettando l’alba a Cala Mortola

Al tramonto, mentre Zonno preferisce recarsi in campeggio, riprendo il kayak per realizzare un sogno: raggiungere, tre chilometri più a nord, la Cala della Mortola per trascorrere la notte bivaccando sulla magica e famosa spiaggia che scompare e riappare.

Isola di Capraia – bivacco aspettando l’alba a Cala Mortola

Nella baia non sono solo, alcune barche hanno gettato l’ancora per trascorrere la notte sulle placide acque del golfo. 

Isola di Capraia – bivacco all’alba a Cala Mortola

Isola di Capraia – Cala Mortola

La spiaggia è cosparsa di tronchi e rami portati dal mare, così evito di montare la tenda e approfitto della legna per organizzare un  bivacco che mi ripari dall’umidità notturna.

Trascorro la notte in compagnia di luna e stelle e al primo albeggio mi tuffo in mare per una nuotata in assoluta libertà e in totale comunione con la natura che mi circonda, poi, faccio colazione, rimetto tutto nei gavoni e via !

un altro giro dell’isola mi attende, questa volta in senso orario.  

La prospettiva è cambiata ed è quasi come fare un trekking marino in una nuova isola. Il sole illumina diversamente la costa, valorizzando le zone che il giorno precedente erano in ombra. Intercalando la navigazione sotto costa con tratti di navigazione al largo, ho potuto così godere di un paesaggio non ripetitivo, ammirando sia nuovi pregiati dettagli, che la panoramicità complessiva.

Il traghetto della Toremar al molo del porto di Capraia

Rientro al Porto nel primo pomeriggio e ritrovo  Zonno reduce da un’escursione a piedi all’interno dell’isola.

La nave della Toremar è già al molo d’imbarco, ma abbiamo ancora tutto il tempo per fare una breve passeggiata in paese e raggiungere Punta Belvedere dove c’è un meraviglioso balcone affacciato al mare Tirreno.

Dal porto, la strada asfaltata sale per ottocento metri e finisce nel paese di Capraia Isola, ma noi percorriamo la  mulattiera lastricata di origini romane, che sale ripida attraverso la verde macchia mediterranea impreziosita dalle bacche violacee del mirto.

Isola di Capraia – Punta Bellavista – panorama Tirrenico con fichi d’india

Il Paese è costruito sopra al promontorio di Punta Ferraione ed è dominato dal Castello di San Giorgio, posto a strapiombo sul mare.

Tra il Castello e Punta Belvedere, un sentiero scende alla suggestiva Torretta del Bagno, ma non c’è tempo per altre escursioni, tra poco più di un’ora la nostra nave parte per Livorno.

Sbarchiamo a Livorno quando il sole è ormai tramontato.

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Ho cercato di raccontare Capraia vista dal kayak, ma sono le fotografie  (sebbene scattate con una semplice macchina digitale compatta e durante una navigazione non sempre tranquilla, perciò in movimento e tra spruzzi d’acqua che bagnano l’obbiettivo)  che più di qualsiasi parola, esprimono tutto il fascino e la ricchezza naturalistica di questo policromatico smeraldo mediterraneo.

Eko – autoritratto in kayak da mare a Cala Rossa – Isola di Capraia.

Trekking in kayak da mare di Marco Zonno e Marco Ferrario

Fotografie e testo di Marco Ferrario