Kayak per il diritto alla vita (Lampedusa)
Kayak per il diritto alla vita
Lampedusa, 21 settembre 2011.
“Verso le 17 di ieri,” racconta Georges Alexandre, “alcuni ospiti del Centro di accoglienza dell’isola hanno innescato un incendio all’interno della struttura, per protesta contro le difficili condizioni di vita a cui sono costretti i profughi a Lampedusa. Dopo aver seguito gli eventi, mi sono recato a mangiare qualcosa presso un venditore ambulante di panini e bibite. Lì mi ha avvicinato un uomo, chiedendomi chi fossi e iniziando a darmi leggere spinte. Mi sono spostato, ma l’uomo ha continuato a provocarmi, insultandomi in ragione del fatto che sono straniero e mimando il gesto di afferrarmi i testicoli. Mi sono allontanato, dopo aver pagato il panino e la bevanda. L’uomo però mi ha seguito e dopo alcuni minuti mi si è avvicinato ancora e mi ha afferrato per la gola, insultandomi nuovamente: ‘Straniero di merda, perché rimani qua?’. Ha cercato di colpirmi al capo con una bottiglietta vuota che mi ha strappato di mano, quindi mi ha assestato due pugni in faccia. Ha continuato a insultarmi, finché alcuni lampedusani l’hanno fermato. Quindi mi ha sputato ripetutamente in faccia, invitandomi a lasciare l’isola. I miei soccorritori mi hanno invitato a interrompere il mio lavoro umanitario, dicendomi: ‘Ma vuoi essere ammazzato? Se fai una denuncia, tutti noi, qui, testimonieremo a favore del tuo aggressore, affermando che sei stato tu a iniziare la rissa’”.
“Georges” sottolineano Malini, Pegoraro e Picciau, “aveva già subìto atteggiamenti intimidatori, a Lampedusa, e una perquisizione del proprio furgone nonché molteplici interrogatori da parte delle autorità locali di polizia. I suoi rapporti di testimonianza sono preziosi per il lavoro di osservazione delle migrazioni da parte delle istituzioni internazionali e dei media”.
Il Gruppo EveryOne ha relazionato i membri della Commissione Libertà Civili del Parlamento europeo, Navi Pillay, Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e Margaret Sekaggya, lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla condizione dei Difensori dei Diritti Umani, riguardo alla violenta aggressione subita dall’attivista. “I nostri difensori dei diritti umani” spiegano ancora i co-presidenti di EveryOne, “sono oggetto da tempo e sempre più spesso di minacce e vere e proprie azioni persecutorie. … per tutti noi operare per i diritti delle minoranze è sempre più difficile e pericoloso. Riteniamo che dietro alle violenze e alle intimidazioni che colpiscono Georges ci sia un disegno preciso, che intende zittire i difensori dei diritti umani in Italia, poiché i loro rapporti e le loro campagne a sostegno di individui e gruppi sociali perseguitati danno molto fastidio ai promotori di politiche intolleranti e anti-immigrazione”.
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A pelo d’acqua, dalla Tunisia a Bruxelles in kayak
Intervista a Georges Alexandre di Pasquale Mormile – 23 gennaio 2012
ecco le risposte che riguardano la sua esperienza in kayak.
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- Perchè la scelta del kayak per testimoniare la violazione dei diritti umani?
Le sofferenze patite dalle persone che decidono di affrontare una traversata così pericolosa, non si possono comprendere solo a parole. Ecco perchè ho scelto il kayak. Mi permetteva di stare in mare aperto a pelo d’acqua, in pratica come coloro i quali giungono su qualche isola del Mediterraneo meridionale su delle barche, che a chiamarle così ci vuol coraggio. Immagina queste imbarcazioni, stracolme di persone che la appesantiscono in modo tale da rendere un miracolo ogni approdo alla terra ferma.
A dire il vero, fino a giugno 2010 avevo praticato il kayak solo in qualche rara occasione, nei laghi del Canada e non in mare. Così ho frequentato un corso intensivo di tre settimane lungo le coste dei paesi baschi, durante le quali ho imparato a manovrare questa imbarcazione, anche in mare aperto. La circumnavigazione di Lampedusa è solo una delle traversate in kayak che ho finora compiuto. In seguito, sono partito dalla Tunisia raggiungendo proprio Lampedusa dopo 4 (10-13 settembre 2011). Quindi Lampedusa-Linosa (5 ottobre 2011) ed infine da Linosa a Malta (2-5 dicembre 2011).
- Quali sono le tappe del tuo tragitto e quando credi di arrivare a Bruxelles?
Risalirò le coste occidentali della penisola italiana fino a giungere, spero verso luglio 2012, alle foci del fiume Rhône (il Rodano). Da lì potrò arrivare fino a Lione e a quel punto percorrerò la Francia attraverso canali e fiumi, fino a raggiungere, salvo devizioni dovute ad imprevisti o inviti di persone che incontrerò lungo il mio cammino, Bruxelles, spero, entro mese di ottobre.
L’intera intervista è qui: A-pelo-d-acqua-dalla-Tunisia-a-Bruxelles-in-kayak
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Ho aggiunto all’articolo alcuni passi di “A pelo d’acqua, dalla Tunisia a Bruxelles in kayak”
Intervista di Pasquale Mormile a Georges Alexandre – 23 gennaio 2012
- Perchè la scelta del kayak per testimoniare la violazione dei diritti umani?
Le sofferenze patite dalle persone che decidono di affrontare una traversata così pericolosa, non si possono comprendere solo a parole. Ecco perchè ho scelto il kayak. Mi permetteva di stare in mare aperto a pelo d’acqua, in pratica come coloro i quali giungono su qualche isola del Mediterraneo meridionale su delle barche, che a chiamarle così ci vuol coraggio. Immagina queste imbarcazioni, stracolme di persone che la appesantiscono in modo tale da rendere un miracolo ogni approdo alla terra ferma.
A dire il vero, fino a giugno 2010 avevo praticato il kayak solo in qualche rara occasione, nei laghi del Canada e non in mare. Così ho frequentato un corso intensivo di tre settimane lungo le coste dei paesi baschi, durante le quali ho imparato a manovrare questa imbarcazione, anche in mare aperto. La circumnavigazione di Lampedusa è solo una delle traversate in kayak che ho finora compiuto. In seguito, sono partito dalla Tunisia raggiungendo proprio Lampedusa dopo 4 (10-13 settembre 2011). Quindi Lampedusa-Linosa (5 ottobre 2011) ed infine da Linosa a Malta (2-5 dicembre 2011).
- Quali sono le tappe del tuo tragitto e quando credi di arrivare a Bruxelles?
Risalirò le coste occidentali della penisola italiana fino a giungere, spero verso luglio 2012, alle foci del fiume Rhône (il Rodano). Da lì potrò arrivare fino a Lione e a quel punto percorrerò la Francia attraverso canali e fiumi, fino a raggiungere, salvo devizioni dovute ad imprevisti o inviti di persone che incontrerò lungo il mio cammino, Bruxelles, spero, entro mese di ottobre.
L’intera intervista è qui: http://www.unimondo.org/Notizie/A-pelo-d-acqua-dalla-Tunisia-a-Bruxelles-in-kayak
eko
28 gennaio 2012 alle 23:02
Alex ha subito diverse pressioni, nei mesi trascorsi a Lampedusa e il suo lavoro è continuamente e inspiegabilmente controllato dalle autorità. Abbiamo più volte segnalato al Rapporteur dell’Onu sui difensori dei diritti umani gli eventi repressivi che toccano l’attivista, così come altri attivisti del nostro gruppo. Oggi un consulente dell’Onu e dell’Ue è venuto in Italia a intervistare noi co-presidenti e Alex nell’àmbito di uno studio sulle migrazioni e le difficoltà degli attivisti umanitari. L’Alto Commissario per i Diritti Umani ha già manifestato ufficialmente grande preoccupazione per le continue pressioni e per l’ostilità istituzionale contro il Gruppo EveryOne, così come altri organismi internazionali e parlamentari europei e italiani. Non bisogna sottovalutare né le continue forme di intimidazione né l’aggressione violenta contro Alex ed è necessario seguire il suo percorso umanitario con estrema cura, tenendo conto delle condizioni ardue in cui opera. Nonostante ciò, le azioni umanitarie coordinate del nostro gruppo e di Alex – con il suo glorioso Kayak – porteranno un appello all’Unione europea, sottolineando le continue violazioni dei diritti dei migranti perpetrate dalle autorità italiane in violazione della Convenzione di Ginevra e della carta dei diritti fondamentali nell’Ue.
Roberto Malin
24 settembre 2011 alle 19:02
Ciao Marco, episodio increscioso, senza dubbio. Ma si può cadere nel tranello di fare di tutta l’erba un fascio. La situazione a Lampedusa è complessa ed instabile, la gente del posto e la povera gente nord-africana sono all’esasperazione. Ma non penso che a Lampedusa siano tutti orci e mafiosi. Sicuramente individui come quello dell’episodio citato peggiorano soltanto la situazione.
Spero vivamente che Georges possa continuare la sua attività, utile per tutti, in pace.
Saluto con pagaia
Danilo
Danilo
24 settembre 2011 alle 16:43
Mi è pervenuto un articolo molto significativo.
Invito a leggerlo cliccando su http://www.ilcarrettinodelleidee.com/notizie/i-diritti-umani-sono-cosa-nostra.html
E’ scritto da Annamaria Fazio ed è accompagnato da una bella fotografia di Georges sul suo kayak.
Eko
eko
24 settembre 2011 alle 16:15