Isole TAVOLARA e MOLARA
Pagaiando tra dolomiti e graniti
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IN KAYAK DA MARE
ALLE ISOLE DI
TAVOLARA e MOLARA
Mare Tirreno centrale – settore ovest
Gallura sud-orientale (SARDEGNA)
Trekking nautico di Ettore Moretti, Roberto Kratter, Marco Ferrario.
18-20 settembre 2010
Il paesaggio marino della Gallura sud-orientale è da annoverare tra i più belli del Mediterraneo ed è caratterizzato dall’imponente mole del monte di Tavolara.
Da Capo Ceraso (che chiude a sud il Golfo di Olbia) a Punta l’Isuledda (poco più a sud di San Teodoro), si estende l’Area Marina Protetta denominata Tavolara – Punta Coda Cavallo.
La costa è frastagliata da numerosi promontori che separano calette e insenature affacciate su un mare dalle mille sfumature di blu, azzurro e turchese.
Le spiagge sono di sabbia candida che si fa rosata in prossimità dell’acqua.
Le rocce granitiche, splendidamente scolpite dai venti, inluminate dal sole riflettono il loro colore che assume infinite e calde tonalità rosa-arancioni.
E’ una costa di grande valore paesistico, che in passato non è stata sufficientemente protetta e così oggi appare deturpata dalla speculazione edilizia.
Villaggi, villette e casupole lambiscono numerose spiagge e spesso anche i promontori rocciosi non sono stati risparmiati dallo scempio.
Al largo di questo tratto di costa Gallurese, si trovano le Isole di Tavolara, di Molara, alcuni isolotti e un arcipelago di piccoli scogli disseminati in un mare incantevole.
Sono luoghi incontaminati e fruibili dal kayaker amante e rispettoso della natura.
Sono quese le pregevoli mete del nostro viaggio e settembre, come anche la primavera, è il periodo migliore per godere di queste meraviglie, lontano dall’affollamento che caratterizza i mesi di luglio e agosto.
Tavolara, emergendo dall’acqua con tutto il fascino di una montagna dolomitica, è sempre visibile da ogni luogo del nostro percorso e spicca anche per il comtrasto col paesaggio granitico circostante.
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Raggiungere la Sardegna dal continente è semplice.
Diverse navi partono alla sera da Genova, Livorno, e Civitavecchia e arrivano in prima mattina a Golfo Aranci e a Olbia.
Noi viaggiamo comodamente su un traghetto della Sardinia Ferries che percorre la tratta Livorno-Golfo Aranci.
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Eko Mappa del nostro itinerario in kayak nell'Area Marina TAVOLARA - Punta Coda Cavallo ___________________ Errata corrige: 1° giorno Km. 43 - 2° gg Km. 5 - 3° gg Km. 47
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- Sabato 18 settembre
Dalla nave, che sfiora il promontorio di Capo Figari, non può sfuggire, osservando a sud, un enorme blocco di calcare strapiombante sul mare, è Isola di Tavolara, la nostra meta.
Sbarcati a Golfo Aranci, in auto percorriamo velocemente una cinquantina di chilometri e raggiungiamo il paese turistico di San Teodoro.
Dal centro del paesino imbocchiamo via Cala d’Ambra e alla fine della strada asfaltata ci fermiamo nel vasto piazzale sterrato affacciato al mare e adiacente alla spiaggia.
Il posto è ottimo per il nostro imbarco e preparati i kayak, lasciamo l’auto parcheggiata a poche decine di metri, di fronte a un hotel-ristorante.
Pioviggina mentre stiviamo nei gavoni tutto l’occorrente per trascorrere tre giorni in completa autonomia.
Alle 10 del mattino tutto è pronto e iniziamo a pagaiare verso Capo Coda Cavallo, l’inconfondibile promontorio situato a nord.
Siamo avvolti, anzi immersi, nelle sfumatore grigie di mare, terra e cielo.
Senza il sole diventa difficile godere pienamente delle bellezze della costa, perciò decidiamo di guadagnare tempo evitando di costeggiare e pagaiando al largo di Punta Sabotino e Isola Rossa. Dopo 10 km. raggiungiamo Capo Coda Cavallo, doppiato il quale, costeggiamo a nord l’Isola Proratora.
Proseguiamo poi verso Punta Molara e Punta M. Pedrosu e oltrepassata l’Isola Cana, attraversiamo il golfo di Porto Taverna.
Quando finalmente arriva il primo raggio di sole, ci fermiamo su una incantevole spiaggia subito a sud di Punta Don Diego.
Da Cala D’Ambra, abbiamo percorso 17 Km., tagliando tutti i golfi, ci ripromettiamo di costeggiarli quando saremo sulla via del ritorno.
Dopo la sosta-pranzo, ci rimettiamo a pagaiare.
Ora la luce solare fa risplendere le affascinanti scogliere granitiche.
Al largo tra Punta Don Diego e Punta La Greca, ci sono una serie di scogli pericolosi per la navigazione, i Cerri.
Nei pressi giace il relitto del mercantile cipriota Chrisso, arenatosi nel 1974 durante una mareggiata di tramontana; oggi appare spezzato in due tronconi ormai corrosi dalla salsedine e dalla violenza del mare e dei venti, è comunque un suggestivo monumento che si innalza tra la costa sarda e l’Isola di Tavolara.
Non lontano dal relitto, è d’obbligo una sosta su Isola Piana.
E’ un isolotto, habitat di gabbiani e cormorani, coronato da rocce e scogli rossastri.
Sbarchiamo su una candida spiaggia e rimaniamo affascinati dal mare limpido e turchese.
Proseguendo, passiamo a nord dell’Isola Cavalli e stando al largo, vediamo il triste panorama di Porto San Paolo ormai abbruttito dal troppo cemento.
Per attirare gli acquirenti degli alloggi, un tratto di questa costa è stato battezzato col nome di Costa Corallina.
Le nostre pagaie si mantengono al largo mentre osserviamo che anche l’adiacente golfo di Porto Istana è ridotto ad un grosso insediamento balneare, non rimane che dirigere la prua verso il versante sud-orientale di Capo Ceraso che presenta invece una costa ancora selvaggia e rocciosa, intervallata da alcune spiaggette tra cui: Sas Enas Appara, del Dottore e di Porto Legnaiolo sulla quale ci fermiamo brevemente.
Poco prima del vertice di Capo Ceraso incontriamo l’Isola Barca Sconcia, frequentata da molti gabbiani.
Da Capo Ceraso, pagaiamo a vista verso l’inconfondibile Punta Timone, il capo più a nord dell’Isola di Tavolara, molto suggestivo e caratterizzato da una inconfondibile piramide rocciosa alta 184 metri sulla quale è posta una lunga antenna.
E’ una traversata di 8 Km., durante la quale abbiamo modo di ammirare alla nostra sinistra, in lontananza, il panorama delle ripide e alte falesie di Capo Figari, che delimitano e proteggono Golfo Aranci, forse un giorno saranno la meta di una nostra nuova pagaiata.
Alla nostra destra, verso sud-est, contempliamo nella sua globalità la montagna di Tavolara, che su questo versante presenta folte macchie mediterranee.
Da Punta Timone costeggiamo l’aspra penisola dello Spalmatore di Fuori che termina al porto militare della Cala di Ponente, alcuni cartelli sulla scogliera avvisano di mantenersi a 500 metri dalla costa.
Sulla vetta del promontorio, ci sono le antenne radio ad onda lunga utilizzate per le comunicazioni militari con i sommergibili.
Continuiamo a pagaiare sottocosta verso sud-ovest, ai piedi della catena montuosa di Tavolara che termina sopra la Cala di Tramontana.
La costa rivolta a nord-ovest dello Spalmatore di Terra presenta spiagge sassose e con alghe.
Costeggiando è necessario pagaiare con molta attenzione per via dei numerosi scogli affioranti culminanti, poche centinaia di metri al largo, con le Isolette dei Topi e dei Porri.
Il sole è tramontato mentre passiamo dal Passetto, la lingua di sabbia a pelo d’acqua che unisce l’isola ad una grossa zolla granitica.
Doppiata l’estremità sud-occidentale dell’isola di Tavolara, sbarchiamo sulla grande spiaggia dello Spalmatore di Terra e sistemiamo il nostro campo notturno.
Prima di ritirarci nelle tende ascoltiamo il bellettino del mare, per domani è previsto molto mosso e vento forza 6, accidenti !
(18 settembre – percorsi in kayak km.43)
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- Domenica 19 settembre
Durante la notte il vento si è fatto sempre più forte e la tenda di Roberto al mattino conterà ben due bacchette rotte.
All’alba l’ultimo bollettino VHF è ancora più preoccupante di quello ascoltato la sera precedente.
Nelle prossime ore il maestrale raggiungerà forza 7 e il mare sarà agitato.
Smontiamo il campo e mentre facciamo colazione ragioniamo su come organizzare la giornata.
Percorriamo il Sentiero del Prolago, attrezzato con cartellonistica esplicativa e delimitato da staccionate, effettuiando così una piacevole e facilissima passeggiata che permette di visionare l’intera penisola dello Spalmatore di Terra.
Ci soffermiamo alla piccola e candida spiaggia del Passetto, un luogo per così dire, magico.
Passeggiando tra dune e ginepri, arriviamo al versante nord-occidentale dello Spalmatore di Terra,

Tavolara - gli scogli del versante nord-occidentale dello Spalmatore di Terra - al largo l'isola dei Topi - in lontananza Capo Figari
poi raggiungiamo il caratteristico e minuscolo cimitero che ospita le tombe dei re di Tavolara e dei loro famigliari.
Incontriamo un piccolo gregge di capre selvatiche,
e ci spostiamo nella zona residenziale dell’isola, dove ci sono una dozzina di semplici abitazioni un poco dimesse e due ristoranti con bar annesso.
Dal punto di vista urbanistico, nulla di rilevante, anzi, la casa più grande è un “pugno in un occhio” al mirabile paesaggio in cui è collocata.
A parte le rare costruzioni dello Spalmatore di Dentro e gli stabili della base militare allo Spalmatore di Fuori, Tavolara è rimasta incontaminata.
Due piccoli pontili si protendono in mare e alla loro radice ci sono i due ristoranti con bar annesso dove ci sediamo al tavolo per ragionare sulle opportunità della giornata.
“Il maestrale, vento da nord-ovest, non dovrebbe alzare onde molto alte, il tratto di mare in cui ci troviamo è abbastanza protetto dalle alture galluresi e, in particolare, il versante orientale di Tavolara dovrebbe essere ancora più protetto pichè la catena montuosa si erge a baluardo, perpendicolare alla direzione del vento.”
Esternizzo il mio pensiero che viene recepito da Ettore e Roberto.
Con molta attenzione potremmo raggiungere Punta La Mandria, doppiata la quale continueremo a pagaiare lungo l’intero versante orientale di Tavolara, il più spettacolare dell’isola.
E così, sfidando il vento, mettiamo i kayak in acqua, costeggiamo tutto il golfo dello Spalmatore di Terra e raggiungiamo Punta La Mandria.
Giunti al promontorio il vento è fortissimo ma pagaiamo ancora per qualche centinaia di metri oltre Punta La Mandria.
Dalle vette della catena montuosa, raffiche di vento, violente ed irregolari, si gettano nel mare, mescolando ulteriormente le acque già agitate dal maestrale
Ci troviamo presto avvolti da una nuvola d’acqua e la respiriamo, l’attenzione è massima, fare fotografie è impossibile in questo “rodeo”.
Roberto inverte la direzione per tornare, e noi non abbiamo dubbi, è meglio rientrare e ci accodiamo.
Poco dopo, un’onda frangendo lateralmente sorprende Roberto che si ritrova scuffiato in acqua.
Fatico molto a manovrare per raggiungerlo e mentre mi affianco al suo kayak per effettuare un soccorso assistito, il vento e la corrente ci spingono lontano dal promontorio, in mezzo al canale che separa Tavolara da Molara.
Il kayak di Roberto appesantito dall’acqua è molto basso. In questo mare agitato è complicato mantenere l’equilibrio senza essere sostenuti, perciò cerco di bilanciare il peso mentre Roberto con facilità rientra nel pozzetto.
Per svuotare il pozzetto è necessario prima riallacciare il paraspruzzi, l’aiuto è indispensabile per non scuffiare nuovamente.
Solo ora, infilando la pompa di sentina dall’alto del paraspruzzi, Roberto riesce a svuotare il kayak pompando l’acqua imbarcata e in pochi minuti il suo kayak torna agibile, ma intanto ci siamo ulteriormente allontanati da Tavolara.
A operazione terminata posso rimettermi a pagaiare.
Il rientro nella baia dello Spalmatore di Terra è stato molto impegnativo, non solo per l’equilibrio, ma sopratutto per vincere la forza del vento e delle correnti contrarie.
Le rocce del monte e del promontorio ci appaiono sempre nella stessa posizione, nonostante continuiamo a pagaiare con forza e senza sosta, sembra di essere quasi fermi.
Sono lunghi minuti di battaglia contro le forze della natura.
Evidentemente procediamo, molto lentamente, ma procediamo, riuscendo a raggiungere la spiaggia dalla quale ci eravamo imbarcati. Finalmente !
Per tutto il resto della giornata i kayak rimarranno abbandonati sulla spiaggia.
In questa ultima domenica estiva, sulla grande spiaggia di Tavolara ci siamo solo noi.
Oggi anche le barche che fanno servizio da Porto San Paolo non navigano, Tavolara è praticamente isolata,
e ora, per noi è d’obbligo un pò di relax sulla spiaggia.

Sulla spiaggia di Spalmatore di Terra - TAVOLARA - due modi diversi per riprendersi dopo le fatiche
Nel pomeriggio ripercorriamo il Sentiero del Prolago

Tavolara - la costa nord dello Spalmatore di Terra - L'isola dei Topi e sullo sfondo Capo Ceraso e Capo Figari
e raggiungiamo il bar dove ci sediamo ai tavolini sorseggiando una granita e commentando la giornata con alcuni alpinisti di ritorno dalla scalata.
Ci raccontano che la montagna è aspra e difficile e il panorama è unico e magnifico, dolomitico, anzi ancora più particolare perchè ai piedi c’è la distesa blu del mare.
La vetta di Punta Cannone (565 m.), si raggiunge in un’ora e mezza di trekking impegnativo che richiede doti alpinistiche e un’attrezzatura adeguata con corde ed imbragature per affrontare gli ultimi 80 metri di parete di 3° grado. E’ opportuno farsi accompagnare da una guida locale, perchè il sentiero è invaso dalla macchia e perciò non è facile da individuare.
Durante la loro ascesa, sono rimasti particolarmente impressionati dagli spruzzi d’acqua marina che salivano sino a quota 300. Non possiamo far altro che pensare che poche ore prima, noi eravamo 300 metri più in basso, tra quell’acqua.
Passeggiamo poi nel piazzale sterrato dove a fine luglio si svolge il Festival del Nuovo Cinema Italiano “Una notte in Italia”, e immaginiamo tutto il piacere di trascorre le serate vedendo film nell’incantevole cornice di questo memorabile paesaggio mediterraneo.
(Per info: cinema-tavolara)
La storia moderna del minuscolo regno di Tavolara è piuttosto particolare e inizia nel 1807, quando dalla Corsica, Giuseppe Bertoleoni, dopo aver lasciato parte della sua famiglia su alcune isole dell’arcipelago della Maddalena, raggiunse Tavolara, allora disabitata e si stabilì costruendo una casa e vivendo da pastore e coltivatore.
Quando nel 1839 il Re di Sardegna Carlo Alberto volle fare una battuta di caccia sull’isola, conobbe Giuseppe che lo ospitò. Fu in quell’occasione che il sovrano gli riconobbe il titolo di re di Tavolara.
Paolo Bertoleoni, il figlio di Giuseppe, succedette al padre come re Paolo 1° e successivamente ereditò il regno suo figlio Carlo 1°, del quale si può ammirare un ritratto con famiglia a Buchingham Palace (Londra) tra le collezioni dei ritratti reali della Regina Vittoria, con questa didascalia “”La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova, il più piccolo regno del mondo.”
Nel 1861 a Tavolara venne costruito il faro.
Una Bertoleoni sposata Molinas si trasferì a Spalmatore di Fuori vivendo di allevamento, caccia e pesca.
Nel 1920 il vecchio faro venne sostituito col nuovo a Punta Timone e i discendenti di Molinas-Bertoleoni furono assunti per la conduzione.
Nel 1930 quattro famiglie risiedevano sull’isola, due a Spalmatore di Fuori e due a Spalmatore di Terra, in totale venti persone che alle vecchie attività di pesca e pastorizia, aggiunsero anche la preparazione della calce.
I sardi però iniziarono a prelevare la pietra calcarea e il legname, provocando gravi disboscamenti ed erosione della costa, alterando così l’equilibrio ecologico dell’isola di Tavolara.
Alcuni pescatori ponzesi si spostarono definitivamente sull’isola così la popolazione, nel censimento del 1952, raggiunse i 61 abitanti.
Negli anni cinquanta a Tavolara arrivarono i primi tutisti, ma, dopo la morte del re Paolo 2° nel 1962, e la realizzazione a Punta Timone della base militare Nato, la regina erede al trono si trasferì con la famiglia sulla costa sarda, a Porto San Paolo e a Capo Testa, così come il resto della popolazione.
Dal 1993, il re è Tonino, secondo figlio di Carlo 2°, con la sua famiglia si dedica all’attività turistica, trasportando in barca i visitatori da Porto San Paolo a Spalmatore di Terra e gestistendo il ristorante “Da Tonino – Re di Tavolara”, mentre la famiglia della sorella principessa, possiede il ristorante adiacente “La Corona”. Pochi ed essenziali alloggi, vengono affittati a chi ama l’isola.

Dopo che il vento ha rotto i sostegni della tenda, ecco il nuovo bivacco di Roberto sulla spiaggia dello Spalmatore di Terra - Tavolara
La nostra giornata si conclude con la cena al ristorante del Re di Tavolara, siamo gli unici avventori, oggi nessuno turista è sbarcato sull’isola.
Chissà se domani riusciremo a predere mare, il bollettino serale prevede ancora mare mosso con maestrale forza 6.
(Domenica 19 settembre – percorsi in kayak km. 5 )
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- Lunedì 20 settembre
All’alba il mare è spesso più calmo, perciò ci svegliamo che il sole è ancora nascosto dietro al monte di Tavolara.
Il maestrale ha ridotto la sua violenza, il mare è poco mosso e il VHF annuncia una giornata con vento in calo da forza 5 a forza 4.
Per evitare sorprese, decidiamo di attraversare subito verso la Sardegna, e perciò, rinunciamo alla colazione e ci mettiamo in acqua a pagaiare velocemente per raggiungere i graniti dell’Isolotto Rosso che, con il sole dell’alba, ci appare molto rosso, è rosso anche il mare.
Deviamo poi verso il relitto incagliato che, con questa illuminazione, sembra diverso da come l’avevamo osservato nel pomeriggio di due giorni prima.
Costeggiamo poi i graniti erosi dal vento di Punta Greca e Punta Don Diego ed entriamo nel golfo di Porto Taverna.
Alla nostra destra il litorale denominato Costa Dorata, pullula di villette.
Ci fermiamo a far colazione sulla soffice sabbia della grande spiaggia di Porto Taverna, che divide lo stagno dal mare.
Il moto ondoso e il vento sono in calo e così proseguiamo il nostro trekking pagaiando verso Cala Girgolu, che appare circondata da numerose villette sulla scogliera.
Isola Cana e Punta M. Pedrosu chiudono il golfo di Porto Taverna con i loro massi granitici.
Belle anche le rocce frastagliate di Punta Molara e tutta la costa della penisola di Capo Caoda Cavallo, che però presenta numerose lottizzazioni che deturpano il paesaggio.
Si susseguono: Cala Ginepro, Cala Purgatorio, Punta dell’Isoledda, Cala Suaraccia, Punta Lastra Ruia e Cala Coda Cavallo caratterizzata da una lunga spiaggia.
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Dopo aver costeggiato l’intero golfo, sbarchiamo sulla graziosa spiaggetta dell’Isola di Proratora, di fronte alla punta di Coda di Lu Furru.
Anche Proratora è formata di granito rosso e anche Proratora è magnifica, è alta 27 metri e scoscesa sul versante rivolto verso Molara dove c’è anche una grotta.
Ripreso il mare decidiamo di andare alla scoperta dell’Isola di Molara.
Molara ha un perimetro di circa 9,5 km. e raggiunge l’altezza massima di 158 metri a Punta La Guardia.
E’ molto diversa da Tavolara, collinare, più dolce e il suo aspetto è tipicamente gallurese, perciò anch’essa caratterizzata da magnifiche rocce granitiche e da una lussureggiante vegetazione mediterranea alimentata da alcune sorgenti.
E’ un isola privata che lungo la costa si presenta incontaminata e libera da insediamenti.
E’ consentito accedere alle sponde e sbarcare, ma occorre avere il permesso del custode per esplorare l’interno.
Dall’isola di Proratora, con una breve traversata di meno di 2 km., giungiamo a Punta l’Aia di Molara, dalla quale inizia il nostro giro antiorario dell’isola.
Doppiata Punta Scirocco ci appare in lontananza l’isolotto conico di Molarotto, uno scoglio alto 51 metri e frequentato da numerosi uccelli marini che si riproducono trovando ospitalità tra le rocce granitiche. Non è possibile avvicinarsi perchè protetto dalla Riserva Integrale. Su Molarotto è presente anche una lucertola, unica al mondo.
Il versante est di Molara è bellissimo e il granito assume forme stravaganti.
In alto all’isola, a quota 110, si trovano i resti delle antiche mura di un castello di epoca medioevale che serviva a difesa dai frequenti attacchi di pirati saraceni.
Punta Levante è caratterizzata dalla monumentale roccia detta del Dinosauro.
Poco dopo, ci soffermiamo a Punta Falcone per osservare la costa di Tavolara che termina a nord-est con la Punta del Papa. Spettacolare è l’imponente verticalità dell’intero massiccio calcareo.
Avremmo voluto deviare verso queste falesie, che non siamo riusciti ad esplorare il giorno precedente a causa del mare agitato, ma il tempo non lo consente, dobbiamo necessariamente continuare e comunque questa costa è classificata come Riserva Integrale ed è anche zona militare, perciò vi è il divieto di navigazione a meno di 500 metri dalla costa, l’area è delimitata da grosse boe galleggianti.
Lungo la costa nord di Molara, 1 km. oltre Punta Arresto, si trova Cala Chiesa.
Lo sbarco nella cala ciottolosa ci avrebbe permesso di visitare i ruderi della chiesetta romanica di San Ponziano ormai seminascosti dalla vegetazione e di inoltrarci alla scoperta del villaggio medioevale di Gurguray, abbandonato definitivamente da diversi secoli.
Appostati sugli scogli di Molara ci sono numerosi marangoni (cormorani).
Lo scoglio più grosso è quello del Fico, al largo di Cala Spagnola.
Arrivati a Cala Spagnola, approdiamo sulla piccola spiaggia per una breve sosta. Da qui parte uno sterrato che porta verso l’interno dell’isola, alla villa padronale e alla casa del custode.
La costa rivolta verso sud-ovest è caratterizzata dalla zona denominata le Piscine, cioè da un mare turchese delimitato da numerosi scogli molto affascinanti.
Terminata la circumnavigazione dell’isola di Molara, riattraversiamo lo stretto che ci separa da Capo Coda Cavallo e proseguiamo costeggiando il versante sud del promontorio, caratterizzato da un lungo susseguirsi di scogli e scogliere.
Giunti all’ingresso del golfo di Porto Brandinchi, nelle vicinanze di Isola Rossa, oltrepassata Punta Tamargio, sostiamo per pranzare su un’incantevole spiaggetta tra gli scogli.
Davanti ai nostri occhi il paesaggio del golfo di Porto Brandinchi ci appare deturpato dall’intensa urbanizzazione a esclusivo scopo turistico. E’ un vero peccato, perchè le candide spiagge di sabbia fine: di Salinedda, Cala Brandinchi (denominata Tahiti) e Porto Brandinchi, mantengono i colori esotici, ma la vegetazione è stata in gran parte sostituita da dense architetture tanto false quanto poco abitate, se si esclude l’affollamento dell’alta stagione estiva.
E’ un paesaggio triste di casette in multiproprietà, casette che non dovrebbero esistere, tantomeno in un parco naturale, casette che dovrebbero essere abbattute per ridare alla natura lo spazio sottratto.
Dopo la Marina di Lu Impostu e nei pressi del grande porto turistico di Marina di Puntaldia (400 posti barca), osserviamo, affacciato al mare, un vasto campo da golf.
Oltre il promontorio di Punta Sabatino, inizia l’ampio golfo della Cinta e di San Teodoro.
Una duna sabbiosa lunga 3 km. e ricca di vegetazione mediterranea, separa lo Stagno di San Teodoro dal mare, noi ci fermiamo poco oltre la foce dello stagno per farci un buon caffè.
Ripreso il mare, pagaiamo verso il molo del porto di San Teodoro, poi, surfando un poco, concludiamo il nostro viaggio in kayak sbarcando a Cala d’Ambra, da dove eravamo partiti tre giorni prima.
( 20 settembre – percorsi in kayak km. 47 )
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Percorso totale in kayak da mare: Km.95
Sono stati giorni belli e intensi, che non dimenticheremo mai.
Rimanne il desiderio di tornare su queste isole, visitando in kayak anche la parte orientale di Tavolara, da Punta La Mandria a Punta Timpone, sfiorando la guglia del Papa per entrare nella grotta, esplorare le altre grotte tra queste alte falesie e pagaiare ai piedi dell’Arco di Ulisse.
Avremmo voluto dedicare altro tempo anche a Molara, per scoprirne i segreti più intimi e interni.
Ho deciso!
Tornerò su queste isole, col mio kayak e un paio di amici.
Fotografie di Ettore Moretti e Marco Ferrario




























































































































































































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quanta passione ed emozione traspare da queste pagine complimenti.
Luca Sabato
3 gennaio 2011 alle 18:41
Felicidades Marco, por esta ruta tan sugestiva en el lado oriental de Cerdeña.Un lugar donde seguro que el silencio del mar y la carencia de contaminacion hacen que la navegacion y la acampada sean un placer para los sentidos.
Por cierto, me parecen perfectos tus mapas de campo sobre las rutas que haceis a menudo.
Un abrazo desde España. Rafa.
Rafa
16 dicembre 2010 alle 12:33
Wonderful pics’! They seem to tell the story. I can’t understand the language but as an avid kayaker, I can definitely connect!
Thanks.
Prakash Alfonso
15 dicembre 2010 alle 06:38
Ringrazio tutti per i commenti molto gratificanti.
Cliccando i titoli della colonna a destra potete leggere e sopratutto osservare le fotografie inerenti altri 16 itinerari, tutti in kayak da mare e alcuni anche in camper.
eko
2 dicembre 2010 alle 19:45
Complimenti, bellissimo articolo con tante foto che rendono molto bene l’idea di cosa devono essere quei posti. Siete una fonte di idee e di informazioni preziosa ! Vincenzo
vincenzo
2 dicembre 2010 alle 18:38
Bellissimo, grazie!!! Claudio.
Claudio Castellano
25 novembre 2010 alle 21:38
Ho rivissuto con grande piacere la vacanza fatta in Kayak alcuni anni fa. Facendo campo base al Camping Coda Cavallo abbiamo (io e mia moglie) girato in lungo ed in largo Tavolara, Molara e la costa. In pratica pagaiata dopo pagaiata, (anch’io con il KDM 520 di Alessandrini) il giro così ben documentato dalla’amico Marco Ferrario. Grazie per aver rinverdito il bel ricordo. Piero
Piero Monti
22 novembre 2010 alle 14:16
[...] más info en este post (en [...]
UNA NUEVA RUTA POR EL MEDITERRÁNEO « canoista.com
16 novembre 2010 alle 18:44